Approvato in Consiglio comunale il Piano Casa, ma ……..

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Torniamo a dare risalto alla legge n.19 del 28 dicembre 2009, più nota come Piano Casa, con cui la Giunta regionale della Campania ha approvato le norme relative agli interventi per il rilancio economico, la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, la prevenzione del rischio antisismico nonché la semplificazione amministrativa. Un provvedimento con il quale la Regione ha inteso, tra l’altro, contrastare la crisi economica e tutelare i livelli occupazionali attraverso il rilancio delle attività edilizie ed il miglioramento della qualità architettonica ed edilizia; favorire l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili; abbattere le barriere architettoniche; incrementare, in risposta ai bisogni abitativi delle famiglie in condizioni di particolare disagio economico e sociale, il patrimonio di edilizia residenziale pubblica e privata, anche riqualificando aree urbane degradate o esposte a particolari rischi ambientali. E’ il caso di ricordare che la legge n.19/09, pubblicata sul BURC il 4 gennaio scorso, ha validità 18 mesi e consente anche aumenti di cubatura (20%) su edifici esistenti uni o bifamiliari, ma anche su fabbricati composti al massimo da due piani fuori terra; sostituzione edilizia (aumenti fino al 35%) del volume esistente per demolizione e ricostruzione, con tecniche e norme riguardanti il risparmio energetico e le costruzioni in zona sismica; recupero dei sottotetti non abitabili (legge 19/2001 e 15/2000), interventi sugli edifici sanati (a patto che la concessione edilizia sia stata rilasciata nei termini delle leggi nazionali sul condono). Non consente, invece, interventi sugli edifici abusivi, nei centri storici (zona A), nelle aree di inedificabilità assoluta (o a rischio vulcanico e idraulico), riserve naturali, parchi e nelle aree che, nei 60 giorni dopo la pubblicazione della legge, i Comuni dovessero escludere. La legge, dunque, prevede che i Comuni, entro il termine perentorio di 60 giorni dalla sua entrata in vigore, potevano individuare, mediante deliberazione consiliare, aree del proprio territorio, nelle quali è esclusa la possibilità di applicazione degli art.4-5 e 7 della legge, per motivate esigenze di carattere urbanistico ed edilizio. Ebbene, nonostante che la stessa amministrazione comunale scriva che “occorre salvaguardare le parti storiche della città e che i tessuti antichi di particolare rilevanza sono caratterizzati da un elevato livello di degrado ambientale”, si è rischiato davvero di non approvare in Consiglio comunale la Delibera di Giunta comunale n.22 del 22 febbraio scorso. E ciò, sia perché…

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Piano Casa: due gli emendamenti alla Delibera di Giunta votata dal Civico consesso

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Dai criteri restrittivi per la realizzazione del piano casa e propri della relazione istruttoria della Delibera n.22, infatti, emerge chiaramente che non si potranno abbattere i vecchi edifici del centro storico e le masserie. Sarà possibile ricostruire palazzi storici e case rurali, solo nel caso che siano semidistrutti o che le trasformazioni edilizie intervenute negli anni abbiano reso irriconoscibile i caratteri architettonici originari. “Vogliamo preservare l’identità urbanistica e culturale della città, perché solo così è possibile non rinunciare alle nostre radici – spiegava la fascia tricolore alla vigilia del Consiglio comunale flop.- Abbiamo un patrimonio urbanistico e storico di straordinaria importanza, legato alle radici di una società contadina che non si devono perdere. Il nostro territorio è ricco di manufatti di antico impianto, di notevole interesse ambientale. Sono a tutti gli effetti il completamento rurale della città storica”. Parole pronunciate sopratutto a tutela del centro storico, al quale si era giunti dopo una serie di burrascose riunioni di maggioranza, che vedevano contrapposti da una parte il Sindaco e parte della maggioranza, che fortemente premevano per una salvaguardia totale dei palazzi del centro antico; dall’altra un nutrito gruppo di forze politiche, che invece spingeva per ridurre al minimo l’area inedificabile. Alla fine l’atto amministrativo varato dalla Giunta tagliava fuori da qualsiasi opera di rifacimento tutti i cortili, le case a corte, i palazzi e i palazzotti signorili nel centro storico e lungo la direttrice, che da piazza Castello conduce alla stazione ferroviaria. La stessa tutela è stata riservata alle masserie e ai borghi costituiti da più edifici residenziali e dai mulini, taverne, casine localizzati lungo la rete idrografica e stradale, che dirama a raggiera a partire dal centro urbano. Intanto venivano proposti due emendamenti. Il primo che recita: “Tutti i progetti di ricostruzione, di cui alla legge regionale 19/09 art.5 che ricadono all’interno del nucleo di antico impianto, dovranno mantenere inalterato l’impianto tipologico di contesto”. Emendamento che sostituiva quello che recitava: “Tutti i progetti di ricostruzione dovranno comunque mantenere inalterato l’impianto tipologico ed i caratteri architettonici originari degli edifici demoliti”. L’altro emendamento aggiuntivo recita: “Si impegna l’Amministrazione comunale a garantire la piena coerenza degli atti amministrativi in materia urbanistica in particolare tra il dispositivo della Delibera di Giunta comunale n.22 ed il nuovo Piano Urbanistico comunale, tenendo conto del…

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Le critiche dell’opposizione alla Delibera di Giunta sul Piano Casa

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“Il Piano Casa ricade ad Acerra in un momento, in cui l’economia locale è al collasso – affermava il capogruppo del Pdl G.Bigliardo – ed in questi 60 giorni mi aspettavo una Delibera di Giunta proposta al Consiglio comunale frutto di confronti tra maggioranza, opposizione, tecnici e parti sociali. Ed invece così non è stato ed abbiamo un atto amministrativo, che è un copia-incolla di ciò che è stato deciso per il PUC dalla passata amministrazione. Ed anche stavolta si va avanti a colpi di maggioranza. Siamo ovviamente per la tutela del patrimonio storico ed artistico, ma il nostro voto è contrario, non perché non vogliamo lo sviluppo dell’economia cittadina, ma perché non vogliamo tanti vincoli, che poi non saranno mantenuti. Le autorizzazione dei richiedenti a poter iniziare i lavori, saranno alla base della campagna elettorale di chi si prodigherà nell’assistere i cittadini nell’espletamento delle procedure burocratiche”. Dal canto suo il Consigliere G.De Laurentis dichiarava: “Se due mesi fa la maggioranza avesse approvato nella pubblica assise il Piano Urbanistico comunale, che ritengo valido, allora avremmo avuto una maggiore definizione e tutela del centro storico, soggetto alle indicazioni del Piano Casa. Invece ad oggi il centro antico si muove tra quanto previsto dal Piano Regolatore del 1982, che lo limita al solo Castello Baronale ed il nuovo Piano Urbanistico, che invece lo definisce meglio. Sul punto comunque mi astengo, sperando che l’impatto del provvedimento urbanistico non superi il 50% nel centro storico, anche se resto critico verso la legge regionale approvata il 28 dicembre scorso, in quanto mi sembra una legge frettolosa senza linee guida ma solo con una legge quadro”. Molto critico il Consigliere S.Buonavolontà (Pdl), che diceva: “La Delibera approvata dalla Giunta comunale non affronta per nulla la questione dei sottotetti, molti dei quali sono sottoposti a sequestro, con relativi danni socio-economici per migliaia di cittadini. Acquirenti che hanno comprato una struttura, che gli è stata venduta come civile abitazione, ma che poi hanno scoperto essere non abitabile. Pur sapendo che le Commissioni consiliari sono partite in ritardo, sta di fatto che in due mesi la maggioranza non ha affrontato con i dovuti approfondimenti tale materia”. Duro anche l’intervento del Consigliere Liguori, che sbottava: “La Delibera, così come relata, è una variante al vigente PRG, perché oltre…

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Riceviamo e pubblichiamo

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Egregio Direttore, vorrei richiamare la Sua attenzione su una mia riflessione. Non molto tempo fa, nel mese di giugno 2009, si insediava la nuova Amministrazione comunale. Se non ricordo male, si proposero ben 5 candidati Sindaci alla guida del paese e, per la prima volta, spuntava il fenomeno delle molte liste civiche. Molti volti nuovi prestati alla politica tanto che, nell’occasione, faceva presagire una stagione di crescita non solo politica ma anche culturale. Infatti bastava dare uno sguardo alle varie liste elettorali, per appurare una più massiccia partecipazione di donne e di giovani alla vita politica e nell’aria si avvertiva quella strana sensazione di un maggiore interesse per la cosa pubblica. “Il voltare pagina, il rompere con il passato, il non essere o farsi condizionare da decisioni calate dall’alto, una maggiore trasparenza e legalità”. Erano questi gli slogan in campagna elettorale. Sono trascorsi ormai 9 mesi, da quando la Giunta si è insediata e non si è visto ancora niente. Tutti i cittadini, da queste aspettative, ora si chiedono quali azioni sono state intraprese, in relazione alle tante problematiche che attagliano la città quali, ad esempio: la morsa della pressione fiscale; l’assenza di progetti di investimento; la non attenzione al commercio locale; la problematica del traffico e della sosta; la mancata raccolta differenziata e tutela dell’ambiente; l’assenza di occupazione sul territorio; l’esiguità di strutture per lo sport ed il tempo libero ed il mancato avvio dell’area Pip. Tutte queste tematiche sono attese da anni dalla cittadinanza locale, che aveva riposto un’enorme fiducia nell’attuale Amministrazione comunale ed in particolar modo nel primo cittadino. Se il buon giorno si vede dal mattino, con profondo rammarico dico che rimango deluso di tutto ciò e, come al solito, assistiamo al consueto papocchio all’italiana. Che confusione, sarà perché…..                                                                                          Comitato Politico Pdl C.so Italia                                                                                                                     Il Coordinatore

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Già esclusa dall’appalto dei 5 anni, per la Ego Eco si prospetta la risoluzione contrattuale

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In merito alla telenovela, che si trascina ormai da anni e relativa all’appalto del servizio cittadino di igiene urbana, ci eravamo lasciati all’inizio del mese scorso con la Determina dirigenziale n.159 del 2 febbraio 2010, con la quale la “Ego Eco srl” veniva esclusa dalla procedura di gara relativa all’appalto del servizio di igiene urbana per il periodo di cinque anni. Le motivazioni erano fornite dal verbale, redatto in data 29.01.2010 dalla Commissione di Gara, presieduta dalla Dr.ssa M.Piscopo e che evidenziava la mancanza dei requisiti attestanti la capacità tecnica del Bando di Gara. Infatti, il totale dei servizi resi nel triennio 2006-2008 (a seguito delle verifiche) risulta essere di euro 17.646.975,17 inferiore, quindi, a quanto richiesto al punto 4 del Bando, pari ad euro 20.000.000,00. Risulta pertanto una differenza in meno, per servizi resi, di euro 3.706.352,62. Ma anche la mancata presentazione delle certificazioni rilasciate dai Comuni a prova delle dichiarazioni rese in sede di gara, entro i 10 giorni fissati per l’esibizione delle stesse. Un termine perentorio, così come sancito dalla determinazione dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici. E la mancata esibizione viene considerata una negligenza da parte dell’operatore economico e quindi sanzionata. Una considerazione, sulla perentorietà del termine, suffragata dalla sentenza del Consiglio di Stato n.2482/2002. In merito a questo punto il legale della società laziale aveva eccepito che “in relazione alla mancata esibizione dei certificati dei Comuni, per i quali Ego Eco ha prestato servizio, si evidenzia che il mancato rilascio non è addebitabile alla società, che ha posto in essere tutte le attività indispensabili, per ottemperare alle richieste di codesta Amministrazione…I documenti, di cui si chiede l’esibizione, non sono nella disponibilità della società che è pronta, comunque, ad esibire tutto quanto in suo possesso”. Comunque sia, l’impresa romana veniva esclusa anche a seguito dell’art.48 del D.Lgs.n.163/2006, che recita: “Quando tale prova non sia fornita, ovvero non confermi le dichiarazioni contenute nella domanda di partecipazione o nell’offerta, le stazioni appaltanti procedono all’esclusione del concorrente dalla gara…ed alla segnalazione del fatto all’Autorità per i provvedimenti di cui…”. A questo punto tale provvedimento aveva ripercussioni anche sulla gara d’appalto indetta dal Comune con procedura negoziata, per l’affidamento del servizio per 4 mesi (13 gennaio-30 aprile 2010), ricorrendo al vecchio capitolato d’appalto, integrato della gestione delle…

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Le controdeduzioni del legale della Ego Eco. Le grane giudiziarie del Dirigente

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Ovviamente a contestare il provvedimento dirigenziale arrivavano il 23 febbraio scorso le controdeduzioni del legale della società laziale, l’Avv.G.Marone, che scriveva: “Il procedimento di risoluzione contrattuale avviato dal Comune è illegittimo, perché inficiato da vizi suoi propri, oltre che da vizi relativi alla citata determina dirigenziale. Sotto il primo profilo del tutto inconferente è il richiamo agli art. 38 e 48 del D.Lgs.163/06. L’art.38 prescrive che sono escluse dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti …e non possono stipulare i relativi contratti i soggetti che nell’anno precedente la data di pubblicazione del bando hanno reso false dichiarazioni in merito ai requisiti ed alle condizioni rilevanti per la partecipazione alle procedure di gara e per l’affidamento e sub-appalti risultanti dai dati in possesso dell’Osservatorio. Tale norma non è applicabile al caso di specie – precisa Marone – perché disciplina esclusivamente la fase di aggiudicazione di una gara e la stipula del relativo contratto. Mentre nella specie già vi è un affidamento in corso, che non può essere unilateralmente risolto. Per la stessa ragione non può essere applicato l’art.48, che disciplina il controllo sul possesso dei requisiti dichiarati dai concorrenti per l’ammissione alla gara. In ogni caso nella specie manca la falsa dichiarazione….Secondo il Comune la Ego Eco avrebbe falsamente dichiarato di avere eseguito servizi per oltre 20 milioni di euro, mentre l’importo accertato si attesterebbe su 17 milioni. Non si sarebbe attivata per l’acquisizione delle certificazioni degli enti indicati in sede di gara. Da taluni certificati dei predetti enti risulterebbe la risoluzione del rapporto per gravi e continue violazioni o certificati negativi per servizi resi. Senonchè – scrive il legale – non vi alcuna falsa dichiarazione, perché la Ego Eco, nel partecipare alla gara, ha dichiarato per l’anno 2006 di aver affittato il ramo d’azienda della società C.I.C. e dal bilancio della stessa relativo a quell’anno risultano ricavi per servizi analoghi pari ad euro 5.803.191,23 e per gli anni 2007-2008 e dal bilancio della Ego Eco risultano ricavi pari rispettivamente ad euro 4.791.775,07 e ad euro 10.758.167,49 per un totale quindi di euro 21.353.133,70. La circostanza, poi, che tali importi non corrispondano a quelli risultanti dai certificati rilasciati dalle amministrazioni committenti è del tutto ininfluente, ai fini dell’affidamento, perché quei certificati riguardano i pagamenti effettuati,…

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Regi Lagni: partito tra molte perplessità il risanamento dei canali borbonici

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Quello di trasformare i Regi Lagni in giardini, bonificando e ripulendo i 57 chilometri del canale principale, che nasce dal nolano e sfocia sul litorale domitio, è l’obiettivo che si è posto da tempo la Regione Campania. Il tutto, piantumando lungo tutto il tragitto una vera e propria foresta, protetta da una recinzione e sorvegliata a vista da sistemi satellitari e guardie ambientali ed installando ponti di attraversamento in legno. Un progetto che Regione, Comuni, Arpac e Consorzio di bonifica del Basso Volturno misero in cantiere nei mesi scorsi con un primo finanziamento di 50 milioni di euro. Il progetto, che intende trasformare i canali borbonici dall’attuale fogna a cielo aperto a giardino d’Europa, ricalca il modello dei corsi d’acqua che percorrono il bacino carbonifero tedesco della Ruhr. I primi interventi sono stati effettuati ad Acerra, dove dopo oltre cento anni sono tornati ad insistere lungo le sponde di circa tre chilometri di canale 200 tra pioppi ed ontani. Ed il cosiddetto “Parco di Acerra” è stato celebrato con una manifestazione lo scorso 27 febbraio, svoltasi sia lungo le sponde del noto corso d’acqua, che presso il Castello baronale. All’appuntamento presenziavano gli Assessori regionali all’Ambiente e all’Agricoltura, le scolaresche cittadine, il Sindaco Esposito, l’assessore Marangio ed i Direttori dell’Arpac, G.Volpicelli ed A.De Nardo. “È stato un primo intervento di recupero del paesaggio storico dei lagni, a cui anche noi come Comune abbiamo contribuito attraverso la creazione di barriere, per evitare il ripetersi degli sversamenti abusivi di rifiuti”, spiegava l’Assessore all’Ambiente Marangio. Ad Acerra le squadre dell’Arpac sono ancora al lavoro per bonificare l’intero tratto dei Regi Lagni, ma già sono state rimosse 400 tonnellate di rifiuti e denunciati alla Magistratura 5 titolari di scarichi abusivi, che sversavano i loro liquami industriali nell’alveo, che costeggia il corso principale del lagno. Un altro scarico di grosse dimensioni veniva chiuso il giorno successivo. Nonostante ciò la puzza è ancora persistente e l’acqua non è certo pura e trasparente. Il primo cantiere, situato nei pressi del “Ponte di Napoli”, all’ingresso della città, si estende per circa 6mila mq. È il primo nucleo di un parco, che si estenderà su di un’area complessiva di 30mila mq. Ed il progetto investirà in futuro i territori di ben 20 Comuni del napoletano e del casertano….

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Ingiunzioni della “Pellini srl”: il Tribunale di Nola si dichiara non competente

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Nuovo capitolo della vicenda Pellini, questa volta riportata agli onori della cronaca, in riferimento alle ingiunzioni di pagamento avanzate dal gruppo imprenditoriale e notificate in questi anni al Comune, (la somma complessiva che la ditta Pellini srl ha richiesto ormai ammonta ad oltre 10 milioni di euro, comprensivi di interessi, per il periodo che intercorre dal 15 novembre 2002 al 31 dicembre 2008). Somme contro il cui pagamento il Comune si è sempre opposto, costituendosi in giudizio. Già vi riferimmo, in merito alle suddette ingiunzioni, della nota inviata all’ex Sindaco Marletta dall’Avv. Alfredo Cretella, il   legale rappresentante del Comune, che sta seguendo tale vicenda. Dalla stessa nota si evinceva che in relazione ai decreti ingiuntivi n.2189/2006 e n.1018/2007 il Tribunale di Nola aveva stabilito che “le cause che si occupano dei decreti sono riservate per l’ammissione dei mezzi istruttori. In ogni caso l’esecuzione è sospesa”. In relazione, poi, al decreto ingiuntivo n.489/2008 il Tribunale nolano aveva decretato che “la causa verrà chiamata per il 22 ottobre del 2009 sempre per l’ammissione dei mezzi istruttori. Anche in tal caso la Pellini srl non ha ottenuto la concessione della provvisoria esecuzione, pure richiesta con insistenza negli atti difensivi”. In parole povere, almeno fino all’ottobre scorso, a fronte delle reiterate richieste economiche avanzate dal noto gruppo imprenditoriale, il Comune non doveva corrispondere allo stesso neanche un centesimo. Ebbene, alcuni giorni fa è stata notificata al Comune la sentenza n.2558/2009, emessa dalla II sezione civile (Presidente Dr.ssa Federica D’Ambrosio), con cui il Tribunale nolano ha dichiarato la propria incompetenza, in quanto è competente il Tribunale di Napoli. Pertanto ha fissato il termine di 90 giorni per la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente ed ha compensato interamente tra le parti le spese di lite. Nella causa relativa all’intimazione di pagamento, come terzo chiamato in causa, c’è anche il Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania. A leggere i motivi della decisione, scaturita dal difetto di giurisdizione sollevato tanto dal terzo chiamato (il Commissariato di Governo), quanto dall’opponente (il Comune di Acerra) emerge che “non vi è motivo per discostarsi dal consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui, alla luce della declaratoria di parziale incostituzionalità dell’art.33 del D.Lgs.n.80/1998, modificato poi dall’art.7 legge 205/2000, per effetto della quale le controversie relative a concessioni…

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Depuratore ex Montefibre: scontro a distanza Liguori – Amministrazione comunale

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Non c’è pace circa la questione del depuratore ex Montefibre. Impianto, com’è ormai noto, che è stato oggetto del rilascio, da parte della Giunta regionale della Campania in data 30.12.2009, attraverso il Decreto dirigenziale n.390, dell’Autorizzazione Ambientale Integrata, con cui si è autorizzato la “Ngp-Bio Natura srl”, ad esercire l’impianto Biac, sito nell’ex Montefibre e modificato al trattamento di rifiuti liquidi da soggetti esterni e per l’eliminazione o il recupero di rifiuti pericolosi e non. Decreto regionale avverso il quale l’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Esposito, ha presentato ricorso al Tar Campania lo scorso 2 marzo attraverso il proprio legale, l’Avv.V.Giuffrè, che ha vagliato gli aspetti tecnici della vicenda, per chiedere l’annullamento del suddetto provvedimento. In attesa di conoscere le decisioni dell’organo giurisdizionale campano, susseguente alla costituzione in giudizio del Comune, prosegue l’iniziativa del Consigliere Liguori, promotore di un referendum consultivo popolare, con relativa raccolta di firme (tra i firmatari ci sono anche alcuni Consiglieri comunali), per spronare il Sindaco ad utilizzare i poteri speciali conferiti dalla legge, per bloccare l’avvio dell’impianto sito nell’ex Montefibre e, nello specifico, il Decreto regio n.1265 del 1934, che gli consente l’emissione di un’Ordinanza, atta a bloccare il Decreto della Giunta regionale ed i Decreti ministeriali del giugno 2006 e del maggio 2007 in base ai quali, dichiarando lo stato di disastro ambientale per diossina, ha il potere di bloccare ulteriori attività industriali ritenute dannose per la salute pubblica, in deroga a tutti i regolamenti ambientali. “La natura, l’ambiente e la vita sono un dono di Dio, sono valori da difendere e da preservare – recita il manifesto affisso dal Consigliere comunale – e la difesa del territorio è un dovere dei cittadini e della politica. Quando la politica fallisce, entra in campo il popolo. Nessuno deve più usare le nostre terre come una latrina…Non possiamo permettere a nessuno di trasformare la nostra città in un campo di sterminio di massa. Il silenzio e la sordità di chi può e non fa niente è vergognoso”. In replica al citato manifesto arrivava un comunicato stampa del Sindaco e dell’Assessore all’Ambiente Marangio. “In questi giorni, su iniziativa del Consigliere comunale Liguori e di alcuni comitati civici, è stata intrapresa la sottoscrizione di un quesito referendario, per tenere una consultazione popolare in merito all’Autorizzazione Ambientale…

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Distribuzione sacchetti RSU

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Si porta a conoscenza della cittadinanza che i sacchetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani sono distribuiti presso il cantiere della società “Ego Eco”, sita in località Gaudello. I sacchetti vengono consegnati agli utenti tutti i giorni, dal lunedì al sabato dalle ore 8:00 alle ore 12:00, previa presentazione della ricevuta dell’avvenuto pagamento della Tarsu. Per ulteriori informazioni telefonare allo 081/8039791.

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