Edizione Integrale del 23 Febbraio 2010

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Depuratore ex Montefibre: manca la dovuta determinazione per scongiurarne l’avvio

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Ancora in primo piano la questione del depuratore ex Montefibre che è stato oggetto del rilascio, da parte della Giunta regionale della Campania in data 30.12.2009, attraverso il Decreto n.390, dell’Autorizzazione Ambientale Integrata, con cui si è autorizzato la “Ngp-Bio Natura srl”, ad esercire l’impianto Biac, sito nell’ex Montefibre e modificato al trattamento di rifiuti liquidi da soggetti esterni e per l’eliminazione o il recupero di rifiuti pericolosi e non. Notizia comunicata al Comune in data 7 gennaio 2010 ma “divenuta pubblica” per caso solo undici giorni dopo!!! E già evidenziammo che tale autorizzazione contrasta con quanto deliberato dal Consiglio comunale del 21 ottobre 2009 che prevede, tra l’altro, di limitare l’autorizzazione ad un impianto di depurazione delle acque reflue industriali (cioè canalizzate direttamente) con esclusione dei rifiuti liquidi (cioè delle acque reflue industriali non canalizzate direttamente). E con l’art.4 dell’Accordo di Programma, approvato con Delibera di Consiglio comunale n.18 del 5 aprile 2006, che fa espresso riferimento all’adeguamento, con ammodernamento, dell’esistente impianto di depurazione del sito industriale Montefibre/NGP, al fine di depurare le acque reflue delle aziende del sito e delle aree circostanti. Ed in attesa che l’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Esposito, presenti ricorso al Tar attraverso il proprio legale, per chiedere l’annullamento del suddetto provvedimento, così come precisato dal primo cittadino lo scorso 24 gennaio, la vicenda veniva dibattuta durante il Consiglio comunale del 3 febbraio scorso. Una Pubblica Assise alla quale erano presenti sia alcuni lavoratori di Ngp, in attesa da 9 mesi della corresponsione della cassa integrazione e sia i Comitati civici ambientalisti. Questi, in particolare, sono preoccupati che l’autorizzazione concessa per il depuratore crei il precedente per altri impianti, che hanno già protocollato in Comune la comunicazione di avvio della procedura di richiesta di Autorizzazione Ambientale Integrata (dopo Friel, Fenice ed Italambiente). A sostenere la soluzione del ricorso alla giustizia amministrativa contro l’impianto di depurazione anche Legambiente, che avrebbe già constatato la pericolosità del depuratore. Purtroppo la proposta di deliberazione urgente, avanzata al Civico consesso dal Consigliere Alfonso Liguori (Pdl), affinché fosse discussa all’inizio dei lavori, per evitare che non fosse messa a votazione per mancanza del numero legale (cosa poi puntualmente verificatasi), non passava. Questi proponeva che il Sindaco utilizzi i poteri, che gli sono conferiti sia dal Decreto regio del…

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Le pesanti critiche dei comitati ambientalisti all’amministrazione comunale

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La rabbia e la delusione del comitato “Donne del 29 Agosto” e dell’associazione “AssoCampaniafelix”, a seguito di un Consiglio comunale sostanzialmente sterile e privo di prese di posizioni chiare e nette da parte degli esponenti della maggioranza (molti dei quali si dileguavano dai banchi della sala consiliare, svanendo nel nulla), provocava un manifesto dal titolo eloquente, ossia: “Che Schifo!!!”. “I Consiglieri lasciano l’aula consiliare alla chetichella – recita il manifesto – per sottrarsi al voto di un documento che, se fosse stato approvato, avrebbe aiutato la collettività. Costoro, nella seduta del 3 febbraio, hanno fatto venir meno il numero legale per la discussione dell’interrogazione, con risposta in Consiglio, del Consigliere Liguori, che sollecitava il Sindaco ad esercitare il suo potere di opporsi (richiamando il decreto regio del 1934) a decisioni, che mettono in pericolo la salute dei cittadini di un territorio. Ciò avrebbe consentito un’azione immediata ed efficace, per contrastare l’ampliamento del depuratore di rifiuti liquidi pericolosi, provenienti da ogni parte, autorizzato dalla Regione. In mattinata – prosegue il pubblico avviso – è stato stravolto l’ordine del giorno, inserendo un argomento secondario non previsto, per arrivare solo nel pomeriggio ad affrontare frettolosamente le questioni cruciali all’Ordine del Giorno: l’inceneritore, il suo controllo e la sua gestione; l’ampliamento e la modifica del depuratore NGP. Le due problematiche sono state accorpate opportunamente in un unico documento, approvato da maggioranza ed opposizione insieme (tranne qualche eccezione), che prevede solo la blanda richiesta di un ennesimo tavolo tecnico in Prefettura e l’impegno di un eventuale ricorso al Tar (per opporsi all’A.I.A. del depuratore rilasciata dalla Regione). Questi signori, con il loro comportamento indegno, hanno rivelato di non volersi concretamente opporre a decisioni dannose, diventando così complici di quei poteri che vogliono ridurre Acerra a Latrina d’Italia. La prossima volta – conclude il manifesto – prima di andare in Consiglio comunale, guardate negli occhi i vostri figli!”. Intanto l’AssoCampaniafelix, attraverso una nota, rincarava la dose, definendo fallimentare la politica del governo cittadino sul piano della tutela della salute e dell’ambiente e ricordando quanto siano ancora aperte le ferite dell’inquinamento dell’ex Montefibre, con 250 operai morti su un totale di 2000, di cui il 7% uccisi dal cancro. Ed ora si organizza questa magagna istituzionale, per dare lavoro ad un totale di 27 persone….

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Questione inceneritore: botta e risposta in Consiglio comunale tra Di Fiore e Marangio

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Altro punto posto all’Ordine del Giorno del Consiglio comunale dello scorso 3 febbraio era quello relativo all’inceneritore, al suo controllo ed alla sua gestione. A tal proposito i Consiglieri del Pdl Bigliardo e Di Fiore chiedevano che il Sindaco e l’amministrazione riferissero sullo stato dei lavori di realizzazione e funzionamento dell’inceneritore. In particolare chiedevano che il Consiglio comunale fosse informato dal Sindaco, sul livello di attività di termodistruzione dei rifiuti allo stato in esecuzione nel termovalorizzatore; su cosa oggi sta bruciando l’impianto; sulle attività di controllo e di verifica svolte finora dal Comune sulla presenza di polveri Pm 10 in atmosfera; sull’attività di concertazione istituzionale, extracomunale, al fine di coinvolgere i disoccupati nel processo di formazione del quadro delle risorse umane dell’inceneritore. Inoltre sui benefici programmati per la popolazione locale, in termini di esenzione tributaria, somministrazione gratuita dell’acqua, dell’energia elettrica, azzeramento della Tarsu, come compensazione per la realizzazione dell’inceneritore; sullo stato dei lavori di bonifica del territorio acerrano; sullo stato di attuazione del programma strategico per le compensazioni ambientali per l’anno 2009 con la prima quota pari ad euro  5.835.600,00 circa; su chi è l’epidemiologo nell’osservatorio ambientale del termovalorizzatore e chi è il rappresentante del Comune in esso e sulla base di quali titoli, esperienze professionali ed accademiche sono stati scelti. Il gruppo del Pdl proponeva anche l’istituzione di un collegio consiliare composto da rappresentanti del Consiglio comunale di maggioranza ed opposizione, presieduto dal Sindaco con funzioni di vigilanza e di controllo sull’attività ed il funzionamento dell’inceneritore, al fine di raggiungere tutti i suddetti benefici tributari, ambientali ed economici. A rispondere sulla questione era l’Assessore all’Ambiente Marangio, il quale dichiarava: “Da anni c’è una parte del nostro territorio sottratto alla competenza degli Enti locali ed oggi siamo in una situazione particolare. Il Governo nazionale, infatti, ha approvato in data 20.12.2009 il Decreto legge n.195 che introduce nelle sue disposizioni norme, che porterebbero alla gestione ordinaria in luogo di quella commissariale. Ma su questo tema il nostro Comune ancora non ha dati certi. Di certo hanno influito vari fattori – proseguiva l’assessore – come l’incarico che doveva lasciare il sottosegretario Bertolaso, anche se ancora non l’ha fatto. E c’è un accordo stipulato il 26 marzo del 2009 tra il Comune di Acerra, nella persona del Commissario straordinario Dr.ssa Latella…

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Il Dirigente all’Urbanistica ha ordinato la demolizione dell’impianto della “Pellini srl”

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Nuovo capitolo della vicenda Pellini, questa volta riportata agli onori della cronaca, non a seguito dell’ennesima ingiunzione di pagamento avanzata dal gruppo imprenditoriale e notificata al Comune, (la somma complessiva che la ditta “Pellini srl” ha richiesto ammonta ad oltre 10 milioni di euro, comprensivi di interessi, per il periodo che intercorre dal 15 novembre 2002 al 31 dicembre 2008). Somme contro il cui pagamento il Comune si è opposto, costituendosi in giudizio. Ma al centro dell’attenzione è ancora l’impianto di stoccaggio e trattamento dei rifiuti, sito in contrada “Lenza-Schiavone” e che occupa una superficie di 15.000 mq, nel quale furono stoccati i rifiuti solidi urbani fin dal lontano 2001 per effetto della solita crisi dei rifiuti in Campania. Rifiuti stoccati per decisione del Commissariato di Governo, che allora approvò le condizioni economiche poste a carico del Comune, ma che poi disponeva l’utilizzo del sito da parte del Consorzio di Bacino Napoli 2. Un sito di trasferenza, in cui venivano accolti tutti i rifiuti, che il Commissariato decideva di volta in volta di far confluire. Le disposizioni commissariali di utilizzo del sito venivano emesse fino all’anno 2004, ma l’intoppo si è avuto, allorché è mutata la gestione. Per cui il Commissariato non ha più liquidato le fatture trasmessegli dal Comune. Il sequestro dell’intero impianto di compostaggio, che l’anno scorso subì anche dei raid incendiari, fu disposto nel gennaio del 2006 dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Napoli Dr.ssa Maria Cristina Ribera, da anni in prima linea nel combattere e perseguire i reati inerenti l’ecomafia. Lo stesso impianto è adesso interessato da una nuova ordinanza di demolizione (la n.85) delle opere abusivamente realizzate, emessa il 12 ottobre 2009 dal Dirigente comunale all’Urbanistica Arch.M.Santoro e notificata ai diretti interessati il 25 novembre scorso, con relativo ripristino dello stato dei luoghi. Nell’Ordinanza, che contiene una dettagliata relazione dei manufatti presenti, si legge che “tali opere risultano in contrasto con gli strumenti urbanistici, allora ed oggi vigenti, in quanto ricadenti in zona agricola e l’area in questione ricade in zona vincolata e non risulta preventivamente richiesta, né rilasciata, l’autorizzazione paesaggistico-ambientale, con la conseguenza che anche le citate denunce di inizio attività non sono mai divenute giuridicamente efficaci. Per l’impianto di gestione dei rifiuti – prosegue l’atto amministrativo – non risulta essere rilasciata…

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Alcuni punti del ricorso presentato al Tar dal legale della “Pellini srl”

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A seguito della notifica dell’Ordinanza, i destinatari della stessa, rappresentati e difesi dall’Avv.Monica Mazziotti in data 11.12.2009 proponevano ricorso al Tar Campania (notificato tre giorni dopo al Comune) per l’annullamento dell’ordinanza adottata dal Comune e dell’accertamento istruttorio compiuto dalla Polizia Municipale e dal geometra comunale. Dal canto suo l’Ente di Viale della Democrazia si costituiva in giudizio, conferendo incarico congiuntamente e disgiuntamente all’Avv.A.Cretella e all’Avv.M.Balletta per essere rappresentato e difeso dinanzi all’organo giudiziario amministrativo regionale. Nel ricorso, tra l’altro, si legge che “allorché l’Amministrazione intervenga, quando il privato ha acquisito la legittimazione all’esercizio dell’attività edilizia tramite presentazione di Dia, dovrà farlo con particolari cautele, che tengano conto del consolidamento dell’affidamento del privato. In particolare, allorché sia decorso il termine “di legge” per l’intervento verificatorio dell’amministrazione comunale, quest’ultima dovrà intervenire in autotutela sul provvedimento tacito, medio tempore formatosi con la presentazione della Dia, dando il dovuto avviso di avvio del procedimento di revoca o annullamento dello stesso e, quindi, procedere solo successivamente, con attività repressiva, provvedendo a fornire adeguata motivazione circa le norme violate e le ragioni di pubblico interesse sottese all’attività repressiva. Nel caso specifico – proseguiva il legale – a seguito di presentazione delle Dia, di cui da contezza la stessa Amministrazione, si è venuto a formare il provvedimento (silenzioso) di autorizzazione alla realizzazione delle opere ivi previste…Il provvedimento gravato è altresì illegittimo sotto diverso e non meno rilevante profilo. In buona sostanza la Pubblica Amministrazione avrebbe dovuto esplicitare nel provvedimento le norme in materia urbanistica in concreto violate dalla società ricorrente, laddove si è limitata, invece, a qualificare “sic et simpliciter” in contrasto con gli strumenti urbanistici tali opere. La giurisprudenza amministrativa, invero, in un caso del tutto analogo a quello che ci occupa, di disciplina urbanistica, che vietava l’esercizio di attività di recupero e smaltimento di qualsiasi tipo di rifiuto in zona agricola, ha sentenziato che la ricorrente aveva ormai maturato il diritto a svolgere l’attività di recupero dei rifiuti non pericolosi, la quale trova fondamento nelle delibere provinciali di autorizzazione e rinnovo all’iscrizione, da cui ne discende una posizione giuridica ormai consolidata…In ordine alla parte in cui si legge che l’area ricade in una zona a vincolo paesaggistico-ambientale – ricordava l’avvocato – si ricorda che l’impianto si trova in prossimità di un corso d’acqua…

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Autovettura contesa tra più proprietari: denunciata una coppia

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Intercettavano l’auto, di cui avevano denunciato la rapina e, armati di bastone, se la facevano restituire da una coppia che nel frattempo, ignorando l’accaduto, l’aveva acquistata. Veniva presentata una nuova denuncia, questa volta alla Polizia, che in poche ore individuava i responsabili e li deferiva alla Magistratura per «esercizio arbitrario delle proprie ragioni». La storia dai molti aspetti farseschi accadeva di sera ad Acerra e coinvolgeva ben 5 persone, tra cui il primo proprietario di una vecchia Peugeot 106, che fornivano diverse versioni. Un guazzabuglio, che teneva impegnati per ore gli investigatori del locale Commissariato, retto dal Vicequestore Bianca Lassandro. Ad essere subito denunciati erano G.P., un pregiudicato di 32 anni e la convivente F.L., di 30, entrambi di Caivano. I due, dopo essersi fatti consegnare l’auto, erano andati a denunciarne il ritrovamento ai Carabinieri di Caivano. La storia, dai tratti surreali, cominciava lo scorso dicembre, quando G.S., pregiudicato 32enne di Acerra, vendeva la Peugeot a G.P. in cambio di mille euro da pagare, 500 subito e la restante parte a fine dicembre. Ed è a questo punto che la storia si complicava. Il pregiudicato affermava che a gennaio, visto il mancato saldo, si faceva restituire l’auto con l’impegno, una volta rivendutala, di restituire a G.P. parte dei 500 euro versati. Questi, invece, sosteneva di aver denunciato ai Carabinieri la rapina dell’auto. L’unica cosa certa è che la Peugeot veniva di nuovo rivenduta da G.S. ad una coppia acerrana. Ma i due giovani venivano intercettati dai primi acquirenti che, armati di bastone e sotto la minaccia di una presunta pistola, inveivano contro di loro, pretendendo l’immediata restituzione dell’auto. E senza lasciare traccia di sé, si allontanano in tutta fretta. Le indagini degli inquirenti comunque proseguivano, per accertare la veridicità delle versioni fornite

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Corretto conferimento dei rifiuti differenziati

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In merito al conferimento dei rifiuti differenziati – conferimento imballaggi (Carta e Cartone), (Plastica e Lattine in alluminio e in acciaio), con esclusione dei piatti e dei bicchieri monouso, vista anche l’Ordinanza del Commissario Straordinario n.8 dell’8 aprile 2009, sentito anche il Vice Segretario generale e Dirigente del Servizio di Igiene Urbana, il Comune avvisa la cittadinanza che dovrà conferire, presso il proprio numero civico correttamente i seguenti rifiuti da raccolta differenziata. Gli imballaggi in carta e cartone vanno conferiti tutti i giorni, con esclusione delle giornate che precedono le domeniche e le giornate festive, dalle ore 20:00 alle ore 6:00. Gli imballaggi in plastica e lattine in alluminio e in acciaio (multimateriale – no piatti e bicchieri monouso) esclusivamente il mercoledì sera a partire dalle ore 20:00. Il vetro può essere  conferito tutti i giorni nelle apposite campane adibite alla raccolta dello stesso e dislocate nei vari punti del territorio comunale. La Polizia Municipale sanzionerà i trasgressori, visto il Regolamento vigente del Servizio di Igiene Urbana, nonché ai sensi delle vigenti normative in materia di illecito ed incontrollato conferimento dei rifiuti.

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Piazza Duomo: partiti gli interventi di riqualificazione e restauro della fontana

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Nell’ambito della riqualificazione e sistemazione delle piazze cittadine l’Amministrazione comunale, alla fine del mese scorso, manifestava l’esigenza di ripristinare la fontana ubicata a piazza Duomo, nello slargo antistante la Cattedrale e che rappresenta un elemento ornamentale della piazza stessa. Si tratta di lavori di restauro e conservazione da apportare, appunto, alla fontana pubblica, che è composta da tre vasche sovrapposte, sostenute da una colonna centrale e che è collocata su un basamento circolare in pietra lavica. Ma non mancano le note dolenti, dovute sia all’incuria che agli atti vandalici, di cui spesso sono interessati gli elementi dell’arredo urbano. Le pareti interne della vasca inferiore in pietra calcarea, che presenta un diametro di circa 4 metri, risultavano infatti imbrattate da vernice di colore azzurro, mentre quelle esterne presentavano un diffuso degrado manutentivo. La vasca intermedia, anch’essa in pietra calcarea, si presentava di colore scuro, determinato dalle incrostazioni e formazioni di una spessa patina biologica, che incrementava lo stato di degrado del marmo. La vasca terminale non risultava dello stesso materiale di quelle sottostanti, per cui era sostenibile l’ipotesi di una sostituzione in luogo di quella originaria in pietra calcarea. Come si evinceva dalla relazione tecnica, stilata dal tecnico comunale incaricato di seguire i lavori, non risultavano documenti agli atti del Comune, che potessero essere validi ai fini di una ricostruzione storica della fontana. Veniva infatti reperita solo una foto storica, dalla quale era stato possibile desumere che la vasca superiore fosse corredata di un elemento terminale che, presumibilmente, riprendeva le fattezze del giglio rappresentato nello stemma comunale. Dalla visione della foto era possibile ipotizzare il sistema di getto dell’acqua, che avveniva a caduta dall’alto e non attraverso l’impianto esistente, che alimentava i getti attraverso un anello circolare montato nella vasca inferiore. Tale ipotesi è sostenibile dalle informazioni assunte presso il Museo del Castello Baronale, dove si può visionare un elemento scultoreo a maschera, raffigurante un putto che, insieme agli altri due elementi, costituivano originariamente il sistema di getto nelle vasche sottostanti. Adesso il tipo di intervento, che è iniziato lo scorso I febbraio e che comporta una spesa di 10.650,00 euro e tempi di esecuzione fissati in 20 giorni, prevede opere di sostituzione degli elementi originari ed opere di pulitura dei materiali con ricostituzione delle parti ammalorate e divelte…

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Il Tribunale condanna il Comune ed accoglie il ricorso della Provincia

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La cronaca giudiziaria e, con specifico riferimento, quella che ci riferisce di citazioni, ricorsi, ingiunzioni di pagamento, costituzioni in giudizio, transazioni bonarie ecc. è tra gli argomenti, ai quali sempre diamo ampio risalto. E ciò, ovviamente, perché la materia appassiona i nostri tantissimi lettori, che vengono a sapere da quest’organo di informazione delle centinaia di cause, che finiscono per avere un interesse diffuso per i cittadini acerrani. Occupiamoci, adesso, della sentenza n.2688/2009 (notificata al Comune il 29 maggio 2009) emessa dal Tar Campania – V Sezione (Presidente Dr. Antonio Onorato), a seguito del ricorso n.367/2009 proposto dalla Provincia di Napoli (difesa e rappresentata dall’Avv.Aldo Di Falco) contro il Comune di Acerra, (difeso e rappresentato dall’Avv.Maurizio Balletta) per l’annullamento dell’Ordinanza sindacale n.60 del novembre 2008, con la quale l’ex sindaco Marletta ordinò, ai sensi dell’art.54 del D.Lgs 267/2000, di provvedere con la massima urgenza alla rimozione dei rifiuti giacenti lungo la strada provinciale 517 Fangone località Gaudello. I fatti. Con nota del 22.09.2008 la II Direzione Viabilità dell’Amministrazione Provinciale di Napoli segnalava al Comune di Acerra che in prossimità del tratto di strada 517 Fangone località Gaudello, ricadente nel suo territorio, giacevano rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non, abbandonati da ignoti e, pertanto, invitava con urgenza a rimuoverli e smaltirli secondo le normative vigenti. “L’Amministrazione comunale – si legge nella sentenza – anziché esercitare le proprie funzioni in materia di smaltimenti rifiuti, alcuni giorni dopo, a mezzo del Sindaco, da un lato, emetteva nei confronti della Provincia di Napoli ordinanza contingibile ed urgente e dall’altro, a mezzo della Polizia Municipale, provvedeva a sequestrare l’area, nominando quale custode giudiziario il Dirigente provinciale della II Direzione, dandone contestuale informazione alla Procura di Nola. In primis l’Amministrazione provinciale ha dedotto l’illegittimità della suddetta ordinanza per violazione dell’art.2 comma 6 del D.L. 90/2008 convertito nella legge n.123/2008. Il provvedimento impugnato è stato adottato dal solo sindaco in assenza della necessaria e preventiva intesa con il Sottosegretario di Stato per l’Emergenza Rifiuti in Campania, come stabilito appunto dalla legge 123. Infatti in Campania l’esercizio dei poteri d’urgenza da parte del sindaco deve combinarsi con quelle proprie e prevalenti del Sottosegretario all’Emergenza Rifiuti, organo a cui il decreto innanzi citato ha demandato il compito di gestire la fase transitoria, a decorrere dalla liquidazione del…

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