Alcuni momenti del Consiglio comunale dedicato alla vicenda depuratore Ngp

Il “massimo sforzo” che riusciva, dunque, a produrre il Consiglio comunale del 3 febbraio scorso, era la richiesta alla Prefettura della convocazione di un tavolo tecnico sulle problematiche Ngp ed inceneritore. Dal canto suo la Regione già aveva ribattuto che il Comune non aveva presentato alcuna opposizione al procedimento autorizzativo all’esercizio dell’impianto, avviato a maggio 2009 (quando il Comune era retto dal Commissario straordinario Latella) e conclusosi due mesi dopo in piena campagna elettorale. Tra gli interventi registratisi durante l’infruttuosa seduta della Pubblica Assise, c’era quello del Consigliere Giancarlo Esposito (Pdl), che dichiarava: “Il Consigliere Piatto diceva che il problema poteva considerarsi risolto con il rinvio di tutte le carte al tavolo tecnico, da istituirsi in Prefettura. Ma il problema viene in questo modo tergiversato, perché il rinvio a quel tavolo non ha ad oggetto l’autorizzazione integrata ambientale. Quindi ci troviamo ancora una volta a nascondere i reali problemi di questo territorio”. Interveniva poi il Consigliere Vincenzo De Maria, candidato al Consiglio regionale, che affermava: “Sulla salvaguardia dei posti di lavoro, credo che siamo tutti d’accordo, anche se qui stiamo parlando di una trentina di posti. Però non vorrei trascurare le conseguenze ambientali, che l’attività dell’impianto comporta. E mi sto occupando, e nel dire ciò mi rivolgo al Sindaco, che è anche un medico, di pratiche di tumore e proprio in questa settimana, purtroppo, ne ho evase altre 25. Come ricordava il Consigliere Esposito, anch’io votai la Delibera di Consiglio comunale (la n.19 del 21.10.2009 ndr), con cui si impegnava chiaramente il Sindaco e la Giunta ad impugnare l’autorizzazione rilasciata dalla Regione, se questa non fosse stata osservante di quanto deliberato dal Civico consesso il 21 ottobre scorso. Cosa che poi è avvenuta. E – proseguiva De Maria – ricordo al Sindaco che occorre accelerare i tempi, perché un ricorso preparato e presentato in fretta e furia, non gioverebbe a questa città. Invito pertanto il primo cittadino a concretizzare quanto prima, mentre potrebbero risultare fruttuosi anche incontri con associazioni ambientaliste, che potrebbero apportare il loro contributo sulla questione ambientale. Ma desidererei che il Sindaco rispondesse ad un mio quesito, ossia: quando verrà fatta una caratterizzazione delle aziende presenti sul nostro territorio, per stabilire cosa entra e cosa esce dalle stesse, per poter avere informazioni reali, per poter parlare concretamente di ambiente? Infatti qui ci stiamo fossilizzando sulla vicenda Ngp, ma su questo territorio ci sono altre aziende che inquinano dieci volte più di Ngp”. Questa, dunque, l’ennesima discussione circa l’impianto, classificabile come Industria Insalubre di I classe. Da segnalare, poi, l’iniziativa del Consigliere Liguori, promotore di un Referendum consultivo popolare, atto a raccogliere firme per indurre il Sindaco, ad avvalersi dei poteri concessigli da Decreto regio e da quelli ministeriali, citati nel precedente articolo e ad opporsi quindi al deliberato regionale. Ma intanto si prosegue con la tipologia di impianto, così come concepito durante la Conferenza di Servizi, svoltasi lo scorso I ottobre, ossia con un impianto di trattamento e di smaltimento di notevoli quantità di rifiuti, quotidianamente inviati nella nostra città con le autocisterne e, nello specifico, di un depuratore che, ampliato, raggiungerà una superficie di 37mila metri quadri e sarà destinato a trattare circa 2400 tonnellate al giorno (100 tonn/ora) di liquami o, se volete, un milione e 800mila metri cubi di acque tossiche, di cui 730mila provenienti da attività industriali esterne all’ex Montefibre. Reflui pericolosi da trattare e forse provenienti dalle fabbriche chimiche (sebbene N.G.P. Bio Natura smentisca categoricamente).

Joseph Fontano

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Un ex dipendente della Montefibre parla di tangenti ai politici. La replica del Sindaco

Mentre, dunque, prosegue l’iniziativa del Consigliere Liguori, promotore di una raccolta di firme (tra i firmatari ci sono anche alcuni Consiglieri comunali), per spronare il Sindaco ad utilizzare i poteri speciali conferiti dalla legge, per bloccare l’avvio dell’impianto sito nell’ex Montefibre, non si placa la rabbia dei cittadini. Critico, ad esempio, l’ex Assessore Sandro Sicignano, tra gli artefici della Delibera di Giunta comunale del 2000, che impone il diniego delle amministrazioni comunali alle industrie inquinanti del territorio. Secondo il professionista, “Tommaso Esposito ha abbandonato la lotta per la salute di Acerra ed ha dimenticato che anch’egli era in piazza contro lo scempio ambientale”. Ma a suscitare non poche polemiche era la frase pronunciata da un ex dipendente della Montefibre (e riportata in data 16.02.2010 da un quotidiano), Antonio Montesarchio, il quale avrebbe affermato: “C’è un giro di tangenti su questa vicenda, che vede coinvolti molti nostri amministratori”. Un’affermazione di certo grave, che potrebbe avere uno strascico giudiziario ed alla quale il giorno successivo replicava il primo cittadino T.Esposito che, da noi intervistato, dichiarava: “L’impegno di contrasto all’allocazione sul nostro territorio dell’impianto di depurazione, così come deliberato dalla Giunta regionale, ma scollegato dall’Accordo di Programma del 2006, prosegue e non si è mai interrotto. Abbiamo votato contro durante la prima e la seconda Conferenza dei Servizi, opponendoci anche al Ministero. Abbiamo già dato mandato al legale del Comune di preparare il ricorso, con il quale ci costituiremo al Tar Campania avverso il provvedimento di autorizzazione. Per quanto concerne l’affermazione sulle tangenti – concludeva la fascia tricolore – lascio a chi rende simili dichiarazioni la responsabilità di ciò che dice, ma lo invito a fare nomi e cognomi degli amministratori a lui noti, in modo tale che insieme a lui andrò dal Magistrato, affinchè l’Autorità Giudiziaria possa procedere nei confronti di chi si rende colpevole di fatti così gravi”. Circa il referendum, con 500 firme si può presentare la proposta referendaria, con 1300 circa si ammette la legittimità del referendum. Ma su tutto permane il rischio del quorum. Bisognerà superare il 50% più uno dei SI, per poter validare il quesito referendario. E la Giunta comunale potrebbe sempre decidere di non tenerne conto.

 

                                                                                                                        Joseph Fontano

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Il Dirigente all’Urbanistica ha ordinato la demolizione delle opere abusive di Contrada Tappia

Ancora una struttura attribuibile alla “Pellini srl” interessata da un’Ordinanza di demolizione, in quanto le opere della stessa risultano abusive, perché realizzate senza che sia stato rilasciato il permesso di costruire e, pertanto, sprovviste di titolo abilitativo? La risposta positiva la si può desumere dall’Ordinanza di demolizione (la n.84), emessa il 7 ottobre 2009 dal Dirigente comunale all’Urbanistica Arch.M.Santoro e notificata ai diretti interessati, ossia a Domenico Pellini, quale legale rappresentante della società “Pellini srl” ed alla consorte il 14 ottobre scorso, con relativo ripristino dello stato dei luoghi. Ad essere oggetto di controllo da parte degli agenti della Polizia Municipale, che provvedevano a redigere relativa comunicazione di reato, era la struttura adibita a deposito e a trattamento dei rifiuti, sita a Contrada Tappia. Nell’Ordinanza, che contiene una dettagliata relazione dei manufatti presenti, si fa riferimento “ad una tettoia, posta a copertura dei serbatoi del gasolio; ad un’altra tettoia a forma di L; ad un gruppo di n.2 containers e tettoia di copertura. Inoltre l’intera area risulta completamente pavimentata in parte con masso in calcestruzzo di tipo industriale e parte con conglomerato bituminoso”. All’avvio del procedimento di demolizione i coniugi Pellini hanno chiesto la definizione dell’avviato procedimento, senza l’adozione di alcun provvedimento sanzionatorio, in quanto non sussisterebbero i presupposti di legge, essendo l’impianto di stoccaggio e trattamento dei rifiuti, situato a Contrada Tappia “regolarmente censito, riconosciuto ed autorizzato dalla Provincia di Napoli e dalla Regione Campania con vari provvedimenti”. “Rilevato che le suddette osservazioni sono infondate – scrive il Dirigente della VI Direzione – in quanto, da attenta verifica presso gli uffici comunali, sono state reperite le copie di provvedimenti regionali relativi all’impianto, tutti adottati ex art.27 D.L.gs. 22/97 per l’esercizio dello stesso, ma non è stata reperita alcuna autorizzazione regionale alla realizzazione dell’impianto stesso, ex art.27 D.L.gs. 22/97, avente efficacia di permesso di costruire”. Pertanto il Dirigente ordinava ai coniugi Pellini di procedere, entro 90 giorni dalla notifica del provvedimento (scaduto da oltre un mese), alla demolizione delle opere abusive sopra indicate, realizzate sul territorio comunale in località Contrada Tappia. Qualora fosse stato accertato dal Comando di Polizia Municipale l’inottemperanza dell’Ordinanza, si sarebbe proceduto all’adozione dei provvedimenti consequenziali previsti dalla legge 47/85 e successive modifiche ed integrazioni. Avverso tale ordinanza dirigenziale i coniugi Pellini e la “Pellini srl”, tutti rappresentati e difesi dall’Avv.Mazziotti, presentavano ricorso al Tar Campania, notificato al Comune in data 14.12.2009 per l’annullamento della suddetta ordinanza adottata dal Municipio. Lo stesso Dirigente comunale all’Urbanistica, invitato per un parere se costituirsi o meno in giudizio in resistenza del notificato ricorso, esprimeva parere positivo, vista la delicatezza della problematica. Il Comune, pertanto, si costituiva nel giudizio promosso innanzi al Tribunale Amministrativo campano, facendosi rappresentare e difendere, congiuntamente e disgiuntamente, dagli Avvocati Balletta e Cretella. Ovviamente, anche in questo caso, cercheremo di informarvi sull’esito del pronunciamento dell’organo amministrativo regionale.   

 Joseph Fontano

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L’On.Marrazzo: “Per garantire i livelli occupazionali occorre una revisione dei piani industriali”

Accende una sigaretta e, indicando l’inceneritore che ingoia rifiuti a pieno ritmo, sbotta: “La strategia di Berlusconi? Promettere per non mantenere. I nostri timori sulle cosiddette compensazioni, purtroppo, erano fondati: gli sgravi e le agevolazioni promesse dal Governo non sono mai arrivati sul tavolo e nelle tasche dei cittadini di Acerra. Avremmo preferito essere smentiti. Invece i fatti ci hanno dato ragione. Ma la battaglia è appena iniziata: sarà compito del prossimo Consiglio regionale rinfrescare la memoria al Governo e imporre il rispetto dei patti”. Nicola Marrazzo, 53 anni, Consigliere regionale uscente di Italia dei Valori, Presidente della Commissione Bilancio, è un pacato per vocazione. Ma di fronte all’inceneritore che, insieme con la monnezza, brucia anche le promesse, non riesce a mantenersi calmo: “Berlusconi con le parole ci fa vedere il paradiso, racconta barzellette per farci sorridere e poi ci lascia nell’inferno. Ma c’è poco da stare allegri. In Italia e soprattutto nel Mezzogiorno, migliaia di famiglie stanno facendo i conti con la crisi economica, con i licenziamenti e la cassa integrazione. Penso agli impianti industriali di Acerra, che non riescono a ripartire. Penso agli operai di Fiat auto, di Montefibre e di Ilmas Sud, che temono di rimanere senza stipendio e senza occupazione. Ed il Governo che cosa fa? Niente, specialmente per gli Italiani del Mezzogiorno, vere vittime di una crisi che non è ancora passata. Perché, se perdere il lavoro al Nord è un problema, essere licenziati al Sud è una tragedia”. Secondo lei, qual è il futuro degli operai di Fiat Auto, Montefibre e Ilmas Sud? “Gli incentivi destinati dal Governo al mercato automobilistico, come Italia dei Valori temeva, non sono bastati a garantire i livelli occupazionali, che poi era l’obiettivo principale di tutta l’operazione. Ritengo, invece, che sia necessario attuare un piano di sviluppo industriale, che tenga conto delle reali esigenze del mercato auto. C’è bisogno di una revisione dei piani industriali attraverso una nuova politica economica, che guardi con attenzione alle famiglie ed alle fasce medio-basse degli Italiani, che devono essere messi in condizione di consumare di più. Solo così si potrà instaurare di nuovo un ciclo economico virtuoso, senza dimenticare però che bisogna configurare il tutto nell’ambito della globalità economica che, se da un lato può rappresentare un vantaggio dall’altro, se male governata, diventa uno svantaggio”. Legalità e trasparenza, qual è l’impegno del centrosinistra? “Il nostro presidente Di Pietro, anche nel corso del recente congresso nazionale, ha voluto rimarcare come la mission prioritaria, per chi rappresenta Italia dei Valori nelle istituzioni, è e resta quello della legalità e della trasparenza. Devo dire che il candidato presidente del centrosinistra, il Sindaco di Salerno Enzo De Luca, lo ha messo al primo posto del programma della coalizione. In particolare, al di là della selezione naturale dei candidati nelle singole liste elettorali, ha voluto precisare, anche su nostra indicazione, che lo svolgimento delle assemblee e dell’esecutivo regionale vanno trasmesse in rete via web, in modo da garantire la massima trasparenza e la concreta possibilità di accedere alle informazioni da parte di qualsiasi cittadino. E’ questo un segnale importante. Ovviamente da solo non basta. C’è bisogno del massimo sforzo di tutti, perché nella nostra regione, ma se mi consentite in tutto il Paese, prenda corpo una nuova cultura dell’amministrare. Quella, cioè, che vede il cittadino ed i suoi bisogni punto di riferimento centrale della nostra azione politica”. L’ultimo congresso di IDV segna una svolta. Da partito di opposizione a partito di governo, per contribuire al cambiamento del Paese e ridare nuovo smalto alla coalizione e per rispondere all’esigenza di nuovo che, comunque, emerge dagli Italiani tutti. La scelta di appoggiare il Sindaco Vincenzo De Luca è in linea con questa visione e risponde ad una logica di appartenenza, per sconfiggere le destre, che diversamente, troverebbero terreno fertile in tutte e tredici regioni al voto. Bisogna riconoscere al Presidente Di Pietro la brillante ed innovativa idea di accogliere nel proprio congresso un candidato presidente, che senza se e senza ma, ha dichiarato tutta la propria disponibilità a dimettersi in caso di riconosciuta colpevolezza in una sua vicenda giudiziaria, peraltro, ancora tutta da leggere e sulla quale nessuno è titolato ad esprimere giudizi di moralità». La vicenda del nucleare: qual è la sua posizione? “Contrario. Anzi, come IDV abbiamo ritenuto indispensabile l’inserimento di un emendamento in finanziaria regionale, per porre rimedio ad un’ennesima, scellerata scelta politica del Governo, bocciando il piano del Ministro Scajola. Bisogna rispettare gli indirizzi politici delle amministrazioni locali, la Campania, che ha più volte ribadito con fermezza la contrarietà al ricorso al nucleare. Crediamo fortemente nelle ragioni che sottendono le nostre scelte, tant’è che abbiamo già presentato alla Corte Costituzionale dei quesiti per la promozione di un referendum abrogativo”.

                                                                                                                           Elvira Castaldo

 

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Riceviamo e pubblichiamo

Illustre Direttore, le invio questa lettera in diritto di replica all’articolo pubblicato sul numero 64 del 15 dicembre 2009 dal titolo: “Acquedotti scpa ha tagliato per giorni l’erogazione idrica a 6 famiglie”, che la prego di pubblicare a tutela della onorabilità della società che rappresento. L’autore, riportando il testo dell’articolo 12 della Convenzione “Qualora il periodo di mora dovesse eccedere i 60 giorni sarà facoltà del concessionario procedere all’interruzione della fornitura”, ha liquidato come illegittimo lo stesso. A parere della scrivente società è fondato ritenere che la pretestuosa ricostruzione dei fatti nonché la infondata qualificazione di illegittimità dell’art.12 della Convenzione possano indurre gli utenti del servizio idrico del Comune di Acerra, a ritenere che il pagamento dell’acqua è una facoltà e non un obbligo contrattuale. Ma vi è di più. Tale articolo induce i cittadini acerrani al convincimento che il provvedimento di interruzione idrica è illegittimo, diffondendo sul territorio una campagna di disinformazione, che arreca alla scrivente un danno ingiusto per l’incremento della morosità e la delegittimazione nello svolgimento dell’attività di contrasto alla morosità del servizio idrico, teso anche alla tutela di tutti i cittadini che correttamente pagano l’acqua. Alla luce di quanto esposto si intende confermare la piena e totale liceità dell’art.12 e, nello specifico, dell’iniziativa di sospensione della fornitura idrica nei casi di mancato pagamento dei consumi idrici. All’uopo si riporta l’orientamento del Tribunale di Nola, Autorità giudiziaria competente per il territorio di Acerra, il quale ha confermato che il fornitore del servizio idrico ben può procedere all’interruzione della fornitura nei casi di mancato pagamento dei consumi idrici. (Tribunale di Nola – ordinanza del 10 settembre 2008 – Presidente Dr.Giuliano Perpetua; giudice Dr.Enrico Quaranta). Distinti saluti.

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La replica del Direttore Responsabile

Esimio Architetto,

è palese che l’articolo giornalistico, a cui lei fa riferimento, è quello relativo all’interruzione dell’erogazione idrica, operata dai dipendenti della società in data 10.12.2009 ad un intero condominio, sito a via Bradolini ed abitato da sei famiglie imparentate tra di loro, in quanto i condomini erano in grave ritardo con il pagamento delle fatture inviate e con 19 persone, tra cui due anziani ultranovantenni gravemente ammalati, rimaste per cinque giorni senz’acqua e costrette a rifornirsi dalla fontanina presente in strada, con tanto di atto di diffida e di costituzione in mora, presentato dai condomini attraverso il loro legale. In primis occorre precisare che la ricostruzione dei fatti (già divulgati da un noto quotidiano) è stata compiuta dallo scrivente con la solita puntualità e precisione, interpellando non solo i destinatari del provvedimento, dai quali si veniva a sapere, ad esempio, che il personale della società si era presentato addirittura “scortato” da guardie giurate di un noto istituto di vigilanza, ma anche i servizi sociali del Comune e reperendo e consultando gli atti predisposti dal legale di parte. In secondo luogo la “Scpa Acquedotti” ha agito nei confronti di cittadini, che non avevano pagato alcune bollette arretrate, perché viziate, a loro dire, da presunti errori di fatturazione, che avevano portato gli importi ad oltre 10 mila euro. Cifre a quattro zeri, che erano state impugnate già l’anno precedente con un ricorso, a cui la società non aveva dato mai risposta. Così come resta acclarata la mancata comunicazione, da parte della società, dell’improvvisa interruzione della fornitura all’intero stabile condominiale, non preceduta da alcuna valida intimazione di pagamento, né da un dovuto preavviso di distacco. In tal modo il gestore ha precluso l’approvvigionamento di un bene di prima necessità e di basilare e fondamentale importanza come l’acqua potabile, necessaria a soddisfare le più elementari esigenze di vita, non tenendo in alcun conto le legittime istanze del condominio. Tant’è vero che, a fronte della situazione dedotta, la Acquedotti ScpA non ha neanche pensato per un attimo di attivare le vie legali, per procedere al recupero del proprio presunto credito, preferendo la costrizione forzosa del distacco della fornitura. Del resto sarebbe stato sufficiente procedere ad un recupero forzoso del credito, con un procedimento di ingiunzione. Se la società si sentiva poi nel suo pieno diritto, perché dinanzi all’azione intrapresa dall’Avv.Fabio Orefice, con relativa denuncia contro la stessa per interruzione di pubblico servizio, questa riteneva di dover ripristinare il servizio, sia pure a scartamento ridotto? Infine, se il citato art.12 della Convenzione è stato definito illegittimo dallo scrivente, è di certo sulla scorta di pronunce degli organi giudiziari competenti. Se infatti la Soc.Acquedotti cita la sentenza del Tribunale di Nola, che conferma che il fornitore del servizio idrico può procedere all’interruzione della fornitura nei casi di mancato pagamento dei consumi idrici, possiamo citare varie sentenze, emesse in questi anni, che hanno stabilito esattamente l’opposto (Tribunale di Enna – 2009; Tribunale di Bari – 2004; Tribunale di Caltanissetta – 2009; Tribunale di Terracina (Ordinanza) – 2007; Tribunale Penale di Orvieto – 2008 ecc.). Nel restare a disposizione per qualsiasi chiarimento,  distinti saluti.

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L’interrogazione consiliare rivolta al Sindaco sui doveri e l’operato della “Acquedotti Scpa”

Adesso, senza voler riproporre di nuovo ai nostri lettori le questioni inerenti alla Acquedotti Scpa ed ampiamente da noi esposte in questi anni (l’affidamento del servizio idrico integrato alla stessa, intervenuto in mancanza del necessario presupposto di legittimità, come attestato dall’A.T.O. Napoli 2 lo scorso 7 maggio, con conseguente interrogazione consiliare; la quasi totale mancanza di pulizia e manutenzione delle caditoie, che hanno provocato l’invio al Comune delle istanze di risarcimento danni da parte di cittadini ed esercenti, che nel corso delle avverse condizioni atmosferiche, verificatesi sopratutto in data 14.09.2009 e 06.11.2009, subirono ingenti danni agli immobili ed alle attività commerciali; la risposta alla società data dal Dirigente comunale ai Lavori Pubblici, Arch.Martone, datata 30.12.2009 la quale scrive che, relativamente alla massima solerzia, precisione e continuità, con cui la società asserisce di compiere la pulizia delle caditoie, tale società millanta tali interventi e tanto altro ancora), cosa c’è di nuovo? L’interrogazione consiliare rivolta al Sindaco Esposito e presentata durante il Consiglio comunale dello scorso 29.01.2010 dai Consiglieri G.Bigliardo e P.Di Fiore (Pdl), con la quale il primo cittadino e l’amministrazione comunale riferiscano sull’esecuzione dei doveri contrattuali posti a carico della società Acquedotti Scpa, per effetto del provvedimento in affidamento in concessione del servizio idrico comunale, come da Determina dirigenziale n.185/2005. In particolare i suddetti Consiglieri chiedono che il Civico consesso sia informato sullo stato patrimoniale del capitale azionario del Comune nella società; se il Comune per la riscossione pregressa e la società concessionaria hanno restituito agli utenti la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione, come imposto dalla sentenza della Corte Costituzionale n.335/2008; se la società ha svolto opere di manutenzione ordinaria e straordinaria sulle reti idriche e fognarie ricevute in comodato. Che sia informato sulle risultanze delle ultime analisi e controlli di qualità sull’acqua erogata agli Acerrani, svolti dalla società concessionaria; se il Comune ha mai verificato, con proprie analisi, nel quadro dei suoi poteri di controllo e di vigilanza, le risultanze delle analisi svolte dalla società concessionaria; sui progetti di intervento effettuati dalla stessa, sul complesso degli impianti idrici e fognari, per la revisione generale dell’intera rete idrica e fognaria esistente e per il suo potenziamento, modalità, termini, condizioni e strutture impiegate dalla società per la vigilanza ed il monitoraggio sulle reti idriche e fognarie. Chiedono, inoltre, che il Sindaco riferisca sulle scritture contabili della società concessionaria, relative agli anni 2006-2007-2008-2009, al fine di verificare l’esattezza delle corresponsioni dovute al Comune per gli anni passati e per l’anno 2009 ex art.6 della convenzione con la società. Pertanto il gruppo Pdl propone che sia deliberato, che le Commissioni consiliari competenti per l’amministrazione finanziaria e i lavori pubblici, di concerto con la Commissioni consiliare di Vigilanza, predispongano entro sei mesi e per il futuro, con cadenza semestrale, relazione sullo stato di esecuzione degli obblighi contrattuali posti a carico della società Acquedotti Scpa. E speriamo che al più presto il Sindaco ed il suo esecutivo forniscano risposte esaurienti e concrete su tali quesiti, per non privare i contribuenti di informazioni, che spettano loro di diritto. 

 

                                                                                                                           Joseph Fontano

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Nominato il nuovo Assessore in luogo del dimessosi Granata

E’ terminata con la nomina di Nicola De Matteis ad Assessore al Personale, alle Politiche Finanziare, al Contenzioso ed alle Attività Produttive al posto del dimessosi Raffaele Granata, la disputa interna che si era aperta, ormai da tempo, in seno alla lista civica “Progetto Acerra”, che ha contribuito alle amministrative di giugno scorso all’affermazione elettorale dell’attuale Sindaco Tommaso Esposto e che portò a sedere in Consiglio comunale due Consiglieri: Affinito e Piatto. La nomina a componente dell’attuale Giunta comunale è arrivata ufficialmente lo scorso 11 febbraio, attraverso il Decreto sindacale n.I. Nonostante il tentativo di mantenere il riserbo fino all’ultimo momento, il nome dell’ex Consigliere comunale della passata amministrazione cittadina, nonché neo Segretario del movimento civico come successore di Granata, era dato da giorni come già ufficioso. Il nome del 52enne ragioniere compariva anche nella prima rosa di candidati, che fu presentata all’attenzione del Sindaco durante la composizione dell’esecutivo comunale, poi presentato alla città il 23 luglio dell’anno scorso. “La lista che mi hanno presentato aveva gli stessi 5 nomi di otto mesi fa – affermava il primo cittadino – tranne quello di Amato Lamberti. La scelta di De Matteis è il frutto della condivisione di un percorso fatto dai partiti di maggioranza, che hanno deciso di dare seguito al documento firmato a luglio 2009 secondo il quale, di fronte ad una divisione interna ad un partito, si sarebbe rispettato il risultato elettorale (la cosiddetta normativa antiribaltone). Inoltre, considerando le competenze che tale ruolo richiede, riconosce nella sua persona la giusta professionalità Con ciò – concludeva Esposito – non disdegno affatto il supporto ideologico e di fatto dato all’amministrazione dall’ex Assessore Granata”. In seno alla lista civica si era venuta a creare una spaccatura insanabile, che vedeva due fazioni contrapposte contendersi davanti al Giudice di Pace la paternità della lista stessa. Da qui le dimissioni di Granata protocollate lo scorso I febbraio e la fuoriuscita del gruppo politico, che si è rivolto alla giustizia civile, con conseguente collocazione del consigliere Affinito nel gruppo misto. La fuoriuscita del gruppo dissenziente, che annovera anche l’ex Assessore Altobelli e lo stesso Granata si ha, come si evince da un documento datato 14 gennaio 2010 ed inviato al primo cittadino ed ai Segretari politici delle forze della coalizione per “ragioni di divergenze politiche e di dissenso circa il comportamento di alcuni esponenti e per dare vita ad un nuovo movimento politico”. “Ringrazio della fiducia accordatami – ha dichiarato il neo Assessore – e, al di là delle questioni che attengono ai partiti, la cosa più importante e che più mi preme è la risoluzione delle problematiche della città”.

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Edizione Integrale del 23 Febbraio 2010

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Depuratore ex Montefibre: manca la dovuta determinazione per scongiurarne l’avvio

Ancora in primo piano la questione del depuratore ex Montefibre che è stato oggetto del rilascio, da parte della Giunta regionale della Campania in data 30.12.2009, attraverso il Decreto n.390, dell’Autorizzazione Ambientale Integrata, con cui si è autorizzato la “Ngp-Bio Natura srl”, ad esercire l’impianto Biac, sito nell’ex Montefibre e modificato al trattamento di rifiuti liquidi da soggetti esterni e per l’eliminazione o il recupero di rifiuti pericolosi e non. Notizia comunicata al Comune in data 7 gennaio 2010 ma “divenuta pubblica” per caso solo undici giorni dopo!!!

E già evidenziammo che tale autorizzazione contrasta con quanto deliberato dal Consiglio comunale del 21 ottobre 2009 che prevede, tra l’altro, di limitare l’autorizzazione ad un impianto di depurazione delle acque reflue industriali (cioè canalizzate direttamente) con esclusione dei rifiuti liquidi (cioè delle acque reflue industriali non canalizzate direttamente).

E con l’art.4 dell’Accordo di Programma, approvato con Delibera di Consiglio comunale n.18 del 5 aprile 2006, che fa espresso riferimento all’adeguamento, con ammodernamento, dell’esistente impianto di depurazione del sito industriale Montefibre/NGP, al fine di depurare le acque reflue delle aziende del sito e delle aree circostanti.

Ed in attesa che l’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Esposito, presenti ricorso al Tar attraverso il proprio legale, per chiedere l’annullamento del suddetto provvedimento, così come precisato dal primo cittadino lo scorso 24 gennaio, la vicenda veniva dibattuta durante il Consiglio comunale del 3 febbraio scorso. Una Pubblica Assise alla quale erano presenti sia alcuni lavoratori di Ngp, in attesa da 9 mesi della corresponsione della cassa integrazione e sia i Comitati civici ambientalisti. Questi, in particolare, sono preoccupati che l’autorizzazione concessa per il depuratore crei il precedente per altri impianti, che hanno già protocollato in Comune la comunicazione di avvio della procedura di richiesta di Autorizzazione Ambientale Integrata (dopo Friel, Fenice ed Italambiente).

A sostenere la soluzione del ricorso alla giustizia amministrativa contro l’impianto di depurazione anche Legambiente, che avrebbe già constatato la pericolosità del depuratore. Purtroppo la proposta di deliberazione urgente, avanzata al Civico consesso dal Consigliere Alfonso Liguori (Pdl), affinché fosse discussa all’inizio dei lavori, per evitare che non fosse messa a votazione per mancanza del numero legale (cosa poi puntualmente verificatasi), non passava.

Questi proponeva che il Sindaco utilizzi i poteri, che gli sono conferiti sia dal Decreto regio del 1934, che gli consente l’emissione di un’Ordinanza, atta a bloccare il Decreto della Giunta regionale e sia dai Decreti ministeriali del maggio 2007 in base ai quali, dichiarando lo stato di disastro ambientale per diossina, ha il potere di bloccare ulteriori attività industriali ritenute dannose, in deroga a tutti i regolamenti ambientali. Adirato il Comitato “Donne del 29 Agosto”, che consultavano Luigi Adinolfi, legale del coordinamento regionale rifiuti, secondo il quale il Comune può presentare ricorso al Tar nei 60 giorni, a partire dall’11 gennaio o al Presidente della Repubblica entro 120 giorni. Ngp non risulta proprietaria dell’impianto e manca il nullaosta del comitato direttivo dell’Asl di Napoli.

La Valutazione di Impatto Ambientale risale al settembre 2008 ed andava chiesto un aggiornamento, in quanto non conterrebbe la sommatoria degli elementi inquinanti. L’integrazione documentale presentata da Ngp il 13 luglio 2009 modifica in modo sostanziale il progetto e le considerazioni dell’Ing.Di Buono, consulente esterno del Comune, possono essere utilizzate per procedere all’impugnativa.

L’unico dubbio per l’avvocato resta l’istante, pena l’inammissibilità: cioè va firmato da un ricorrente vicino all’impianto che, attraverso una perizia, deve dimostrare danni alla propria attività o persona, causati dall’impianto di smaltimento, classificabile come Industria Insalubre di I classe.

Il “massimo sforzo” che riusciva, per adesso, a produrre il Consiglio comunale, era la richiesta alla Prefettura della convocazione di un tavolo tecnico sulle problematiche Ngp ed inceneritore. Dal canto suo la Regione già aveva ribattuto che il Comune non aveva presentato alcuna opposizione al procedimento autorizzativo all’esercizio dell’impianto, avviato a maggio scorso (quando il Comune era retto dal Commissario straordinario L.Latella) e conclusosi due mesi dopo in piena campagna elettorale.

Dalla lettura del Decreto regionale emerge anche che “nelle more del rilascio dell’autorizzazione provinciale o della deroga all’impianto di “Omomorto” di Caivano, il gestore dell’impianto della NGP potrà utilizzare la preesistente asta fognaria con sbocco nei Regi Lagni, per la quale la società è autorizzata”.

 

 

                                                                                                                Joseph Fontano

 

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