Alcuni punti del ricorso presentato al Tar dal legale della “Pellini srl”

A seguito della notifica dell’Ordinanza, i destinatari della stessa, rappresentati e difesi dall’Avv.Monica Mazziotti in data 11.12.2009 proponevano ricorso al Tar Campania (notificato tre giorni dopo al Comune) per l’annullamento dell’ordinanza adottata dal Comune e dell’accertamento istruttorio compiuto dalla Polizia Municipale e dal geometra comunale.

Dal canto suo l’Ente di Viale della Democrazia si costituiva in giudizio, conferendo incarico congiuntamente e disgiuntamente all’Avv.A.Cretella e all’Avv.M.Balletta per essere rappresentato e difeso dinanzi all’organo giudiziario amministrativo regionale. Nel ricorso, tra l’altro, si legge che “allorché l’Amministrazione intervenga, quando il privato ha acquisito la legittimazione all’esercizio dell’attività edilizia tramite presentazione di Dia, dovrà farlo con particolari cautele, che tengano conto del consolidamento dell’affidamento del privato.

In particolare, allorché sia decorso il termine “di legge” per l’intervento verificatorio dell’amministrazione comunale, quest’ultima dovrà intervenire in autotutela sul provvedimento tacito, medio tempore formatosi con la presentazione della Dia, dando il dovuto avviso di avvio del procedimento di revoca o annullamento dello stesso e, quindi, procedere solo successivamente, con attività repressiva, provvedendo a fornire adeguata motivazione circa le norme violate e le ragioni di pubblico interesse sottese all’attività repressiva. Nel caso specifico – proseguiva il legale – a seguito di presentazione delle Dia, di cui da contezza la stessa Amministrazione, si è venuto a formare il provvedimento (silenzioso) di autorizzazione alla realizzazione delle opere ivi previste…Il provvedimento gravato è altresì illegittimo sotto diverso e non meno rilevante profilo. In buona sostanza la Pubblica Amministrazione avrebbe dovuto esplicitare nel provvedimento le norme in materia urbanistica in concreto violate dalla società ricorrente, laddove si è limitata, invece, a qualificare “sic et simpliciter” in contrasto con gli strumenti urbanistici tali opere.

La giurisprudenza amministrativa, invero, in un caso del tutto analogo a quello che ci occupa, di disciplina urbanistica, che vietava l’esercizio di attività di recupero e smaltimento di qualsiasi tipo di rifiuto in zona agricola, ha sentenziato che la ricorrente aveva ormai maturato il diritto a svolgere l’attività di recupero dei rifiuti non pericolosi, la quale trova fondamento nelle delibere provinciali di autorizzazione e rinnovo all’iscrizione, da cui ne discende una posizione giuridica ormai consolidata…In ordine alla parte in cui si legge che l’area ricade in una zona a vincolo paesaggistico-ambientale – ricordava l’avvocato – si ricorda che l’impianto si trova in prossimità di un corso d’acqua appartenente ai Regi Lagni.

Occorre ricordare che la Provincia di Napoli, giusta deliberazione n.1548 del 9.7.1997, autorizzava lo scarico reflui nel canale Regi Lagni con riferimento all’impianto di depurazione dell’allora ditta Pellini Cuono. Ciò comprova, una volta di più, che non sussista un’inedificabilità assoluta con riferimento alla prossimità ad un corso d’acqua…Si chiede pertanto l’accoglimento del ricorso con ogni conseguenza di legge”. Ovviamente cercheremo di informarvi sull’esito del pronunciamento dell’organo amministrativo regionale.  

 

Joseph Fontano

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Autovettura contesa tra più proprietari: denunciata una coppia

Intercettavano l’auto, di cui avevano denunciato la rapina e, armati di bastone, se la facevano restituire da una coppia che nel frattempo, ignorando l’accaduto, l’aveva acquistata. Veniva presentata una nuova denuncia, questa volta alla Polizia, che in poche ore individuava i responsabili e li deferiva alla Magistratura per «esercizio arbitrario delle proprie ragioni».

La storia dai molti aspetti farseschi accadeva di sera ad Acerra e coinvolgeva ben 5 persone, tra cui il primo proprietario di una vecchia Peugeot 106, che fornivano diverse versioni. Un guazzabuglio, che teneva impegnati per ore gli investigatori del locale Commissariato, retto dal Vicequestore Bianca Lassandro. Ad essere subito denunciati erano G.P., un pregiudicato di 32 anni e la convivente F.L., di 30, entrambi di Caivano. I due, dopo essersi fatti consegnare l’auto, erano andati a denunciarne il ritrovamento ai Carabinieri di Caivano. La storia, dai tratti surreali, cominciava lo scorso dicembre, quando G.S., pregiudicato 32enne di Acerra, vendeva la Peugeot a G.P. in cambio di mille euro da pagare, 500 subito e la restante parte a fine dicembre.

Ed è a questo punto che la storia si complicava. Il pregiudicato affermava che a gennaio, visto il mancato saldo, si faceva restituire l’auto con l’impegno, una volta rivendutala, di restituire a G.P. parte dei 500 euro versati. Questi, invece, sosteneva di aver denunciato ai Carabinieri la rapina dell’auto. L’unica cosa certa è che la Peugeot veniva di nuovo rivenduta da G.S. ad una coppia acerrana. Ma i due giovani venivano intercettati dai primi acquirenti che, armati di bastone e sotto la minaccia di una presunta pistola, inveivano contro di loro, pretendendo l’immediata restituzione dell’auto.

E senza lasciare traccia di sé, si allontanano in tutta fretta. Le indagini degli inquirenti comunque proseguivano, per accertare la veridicità delle versioni fornite

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Corretto conferimento dei rifiuti differenziati

In merito al conferimento dei rifiuti differenziati – conferimento imballaggi (Carta e Cartone), (Plastica e Lattine in alluminio e in acciaio), con esclusione dei piatti e dei bicchieri monouso, vista anche l’Ordinanza del Commissario Straordinario n.8 dell’8 aprile 2009, sentito anche il Vice Segretario generale e Dirigente del Servizio di Igiene Urbana, il Comune avvisa la cittadinanza che dovrà conferire, presso il proprio numero civico correttamente i seguenti rifiuti da raccolta differenziata.

Gli imballaggi in carta e cartone vanno conferiti tutti i giorni, con esclusione delle giornate che precedono le domeniche e le giornate festive, dalle ore 20:00 alle ore 6:00.

Gli imballaggi in plastica e lattine in alluminio e in acciaio (multimateriale – no piatti e bicchieri monouso) esclusivamente il mercoledì sera a partire dalle ore 20:00. Il vetro può essere  conferito tutti i giorni nelle apposite campane adibite alla raccolta dello stesso e dislocate nei vari punti del territorio comunale.

La Polizia Municipale sanzionerà i trasgressori, visto il Regolamento vigente del Servizio di Igiene Urbana, nonché ai sensi delle vigenti normative in materia di illecito ed incontrollato conferimento dei rifiuti.

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Piazza Duomo: partiti gli interventi di riqualificazione e restauro della fontana

Nell’ambito della riqualificazione e sistemazione delle piazze cittadine l’Amministrazione comunale, alla fine del mese scorso, manifestava l’esigenza di ripristinare la fontana ubicata a piazza Duomo, nello slargo antistante la Cattedrale e che rappresenta un elemento ornamentale della piazza stessa. Si tratta di lavori di restauro e conservazione da apportare, appunto, alla fontana pubblica, che è composta da tre vasche sovrapposte, sostenute da una colonna centrale e che è collocata su un basamento circolare in pietra lavica. Ma non mancano le note dolenti, dovute sia all’incuria che agli atti vandalici, di cui spesso sono interessati gli elementi dell’arredo urbano.

Le pareti interne della vasca inferiore in pietra calcarea, che presenta un diametro di circa 4 metri, risultavano infatti imbrattate da vernice di colore azzurro, mentre quelle esterne presentavano un diffuso degrado manutentivo. La vasca intermedia, anch’essa in pietra calcarea, si presentava di colore scuro, determinato dalle incrostazioni e formazioni di una spessa patina biologica, che incrementava lo stato di degrado del marmo. La vasca terminale non risultava dello stesso materiale di quelle sottostanti, per cui era sostenibile l’ipotesi di una sostituzione in luogo di quella originaria in pietra calcarea. Come si evinceva dalla relazione tecnica, stilata dal tecnico comunale incaricato di seguire i lavori, non risultavano documenti agli atti del Comune, che potessero essere validi ai fini di una ricostruzione storica della fontana.

Veniva infatti reperita solo una foto storica, dalla quale era stato possibile desumere che la vasca superiore fosse corredata di un elemento terminale che, presumibilmente, riprendeva le fattezze del giglio rappresentato nello stemma comunale. Dalla visione della foto era possibile ipotizzare il sistema di getto dell’acqua, che avveniva a caduta dall’alto e non attraverso l’impianto esistente, che alimentava i getti attraverso un anello circolare montato nella vasca inferiore.

Tale ipotesi è sostenibile dalle informazioni assunte presso il Museo del Castello Baronale, dove si può visionare un elemento scultoreo a maschera, raffigurante un putto che, insieme agli altri due elementi, costituivano originariamente il sistema di getto nelle vasche sottostanti. Adesso il tipo di intervento, che è iniziato lo scorso I febbraio e che comporta una spesa di 10.650,00 euro e tempi di esecuzione fissati in 20 giorni, prevede opere di sostituzione degli elementi originari ed opere di pulitura dei materiali con ricostituzione delle parti ammalorate e divelte nel rispetto dei materiali preesistenti. Tali lavori, dunque, hanno lo scopo di restituire alla fontana il suo originale decoro in uno con la piena funzionalità della piazza.

                                                                                                                     Joseph Fontano

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Il Tribunale condanna il Comune ed accoglie il ricorso della Provincia

La cronaca giudiziaria e, con specifico riferimento, quella che ci riferisce di citazioni, ricorsi, ingiunzioni di pagamento, costituzioni in giudizio, transazioni bonarie ecc. è tra gli argomenti, ai quali sempre diamo ampio risalto.

E ciò, ovviamente, perché la materia appassiona i nostri tantissimi lettori, che vengono a sapere da quest’organo di informazione delle centinaia di cause, che finiscono per avere un interesse diffuso per i cittadini acerrani. Occupiamoci, adesso, della sentenza n.2688/2009 (notificata al Comune il 29 maggio 2009) emessa dal Tar Campania – V Sezione (Presidente Dr. Antonio Onorato), a seguito del ricorso n.367/2009 proposto dalla Provincia di Napoli (difesa e rappresentata dall’Avv.Aldo Di Falco) contro il Comune di Acerra, (difeso e rappresentato dall’Avv.Maurizio Balletta) per l’annullamento dell’Ordinanza sindacale n.60 del novembre 2008, con la quale l’ex sindaco Marletta ordinò, ai sensi dell’art.54 del D.Lgs 267/2000, di provvedere con la massima urgenza alla rimozione dei rifiuti giacenti lungo la strada provinciale 517 Fangone località Gaudello. I fatti. Con nota del 22.09.2008 la II Direzione Viabilità dell’Amministrazione Provinciale di Napoli segnalava al Comune di Acerra che in prossimità del tratto di strada 517 Fangone località Gaudello, ricadente nel suo territorio, giacevano rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non, abbandonati da ignoti e, pertanto, invitava con urgenza a rimuoverli e smaltirli secondo le normative vigenti.

“L’Amministrazione comunale – si legge nella sentenza – anziché esercitare le proprie funzioni in materia di smaltimenti rifiuti, alcuni giorni dopo, a mezzo del Sindaco, da un lato, emetteva nei confronti della Provincia di Napoli ordinanza contingibile ed urgente e dall’altro, a mezzo della Polizia Municipale, provvedeva a sequestrare l’area, nominando quale custode giudiziario il Dirigente provinciale della II Direzione, dandone contestuale informazione alla Procura di Nola. In primis l’Amministrazione provinciale ha dedotto l’illegittimità della suddetta ordinanza per violazione dell’art.2 comma 6 del D.L. 90/2008 convertito nella legge n.123/2008.

Il provvedimento impugnato è stato adottato dal solo sindaco in assenza della necessaria e preventiva intesa con il Sottosegretario di Stato per l’Emergenza Rifiuti in Campania, come stabilito appunto dalla legge 123. Infatti in Campania l’esercizio dei poteri d’urgenza da parte del sindaco deve combinarsi con quelle proprie e prevalenti del Sottosegretario all’Emergenza Rifiuti, organo a cui il decreto innanzi citato ha demandato il compito di gestire la fase transitoria, a decorrere dalla liquidazione del Commissario Straordinario alla cessazione dello stato di emergenza, fissato al 31.12.2009. Sottosegretario che, a tal fine, il medesimo decreto autorizza a derogare proprio agli art. 50 e 54 del D.lgs 267/2000, l’ultimo dei quali è assunto dal Sindaco a fondamento del potere di ordinanza esercitato col provvedimento in questa sede impugnato.

Tale intesa si concretizza – prosegue la sentenza – in un provvedimento, il cui contenuto sia condiviso da entrambi gli organi, cui la legge attribuisce il potere e, sotto il profilo soggettivo, nell’imprescindibile emanazione congiunta dello stesso da parte del Sottosegretario e del sindaco, o mediante la sottoscrizione di entrambi o mediante acquisizione preventiva da parte di quest’ultimo del consenso del primo alla proposta di ordinanza d’urgenza a assumersi. Requisiti indefettibili dell’ordinanza che, nel caso di specie, risultano del tutto assenti, non essendovi né la doppia firma, né il riferimento all’atto di consenso preventivo del Sottosegretario. Il Comune, invece, riteneva che l’ordinanza, emessa a tutela della pubblica e privata incolumità e per la sicurezza della circolazione, non costituisce esercizio dei poteri d’urgenza, previsti dalla normativa ambientale e di igiene, né di poteri connessi alla gestione dei rifiuti o con la stessa interferenti. Ma è lo stesso Comune a scrivere e a mettere agli atti, che parte dei rifiuti sono stati rimossi da una società su disposizione del Commissariato di Governo. Che, quindi, come autorità statale, va consultata, perché ha il potere di adottare provvedimenti finalizzati alla rimozione dei rifiuti”.

Alla fine il TAR accoglieva il ricorso della ricorrente; annullava l’ordinanza, compensava le spese di giudizio ed ordinava che la sentenza fosse eseguita dall’Autorità Amministrativa.

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Proposta l’eliminazione della cabina dell’Enel dal fossato del Castello

Ancora una lettera inviata al Sindaco Tommaso Esposito dal Dott.Antonio Santoro, ex primo cittadino della nostra città.

Questa volta l’oggetto della lettera, protocollata lo scorso 28 gennaio ed inviata anche alla nostra redazione giornalistica, è la cabina elettrica (vedi foto) sita nel fossato del Castello Baronale. Quella, per intenderci, che si trova alle spalle della statua raffigurante Padre Pio e collocata a piazzale Renella. “Il 15 aprile 2009 inviai una mia richiesta all’allora Commissario Straordinario del Comune di Acerra – si legge nella lettera – per verificare la possibilità di eliminare la cabina elettrica che insiste su suolo comunale, concesso all’Enel per 2 anni nel 1975. Naturalmente non c’è stato alcun riscontro. Ora che è ancora in corso il lavoro di restauro del muro di cinta del Castello, mi rivolgo a Te, Sindaco, per riprendere l’argomento ed eliminare quella struttura, che altera e deturpa lo scenario. Con te non ci sarà il vezzo di non rispondere al cittadino e, nell’attesa, ti saluto, come sempre, cordialmente”.

Giova ricordare che la suddetta cabina fa il paio con l’altra, che si trova in una posizione diametralmente opposta rispetto alla prima, ma sempre allocata a piazzale Renella, a ridosso di detto fossato. Una buona occasione, perché l’amministrazione comunale prenda due piccioni con una fava?

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Contraffazione e ricettazione: denunciati 5 Cinesi

Erano i Carabinieri del nucleo radiomobile di Castello di Cisterna a scoprire, durante un’operazione di controllo del territorio, un opificio abusivo sito in contrada San Giovanni e a denunciare in stato di libertà 5 cittadini cinesi (4 uomini ed una donna), tutti domiciliati in contrada San Giovanni, ritenuti responsabili di contraffazione, ricettazione, violazione della normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro ed in materia di tutela dell’ambiente.

I 5 extracomunitari venivano sorpresi in un appartamento adibito a laboratorio clandestino, mentre erano intenti a confezionare giubbotti di pelle con il marchio falso di una nota casa di abbigliamento. L’appartamento veniva sottoposto a sequestro, unitamente alle 5 macchine per cucire, a 60 giubbotti di pelle ed alle altre attrezzature rinvenute. Nel corso di approfondimenti sulla posizione degli stranieri in Italia risultava che uno dei cinesi non aveva ottemperato al decreto di espulsione, emesso nei suoi confronti il 9 luglio del 2009 dal Questore di Caserta. L’extracomunitario veniva pertanto arrestato e restava  in attesa di essere giudicato dall’autorità giudiziaria competente con rito direttissimo.

Una buona operazione dei Militari dell’Arma che assetava un colpo importante all’industria del falso, purtroppo sempre pronta ad immettere sul mercato prodotti contraffatti venduti a basso costo, ai danni di chi opera nella legalità e nel rispetto delle normative vigenti.

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Una densa nube di fumo si leva dall’inceneritore: allarme tra i cittadini

Preoccupazione anche ad Acerra dopo la diffusione su YouTube nei giorni scorsi di un filmato, nel quale si vedeva una densa nube di fumo biancastro innalzarsi da una delle ciminiere del termovalorizzatore sito in località Pantano. La struttura guidata da Bertolaso sottolineava che anche questa volta, così come nelle occasioni precedenti, le emissioni sono assolutamente nella norma.

Ma T.Sodano, responsabile nazionale ambiente del Prc ed ex vicepresidente della Commissione sul ciclo dei rifiuti, dopo aver espresso preoccupazione per l’episodio, sottolineava: “Siamo preoccupati anche dalle modalità, con cui viene controllato l’impianto.

Non ci sembra giusto che sia l’azienda stessa a controllare il proprio operato”. Le immagini contenute in un video amatoriale mostravano la parte di cielo sovrastante l’area, in cui si trova il termodistruttore, invasa da una fitta nube di fumo proveniente dall’impianto. “Quest’episodio – diceva Sodano – riporta a galla per l’ennesima volta tutti i dubbi che abbiamo sollevato in questi mesi e che giacciono in un esposto-denuncia da me presentato alla Procura della Repubblica a giugno 2009”. Intanto lo scorso 31 dicembre per Decreto l’Osservatorio sul termovalorizzatore ha cessato la sua attività, lasciando ora all’A2A anche quest’aspetto. Un’altro aspetto dei controlli riguarda il display coi dati in tempo reale delle emissioni, che era stato promesso ad Acerra a piazza Duomo. Inoltre nella zona si attende ancora la bonifica annunciata.

“Tutte queste circostanze – aggiungeva Sodano – ci inducono a ritenere che sia indispensabile un attento e severo controllo sul funzionamento dell’impianto da parte di un soggetto esterno. L’inceneritore sta funzionando in spregio a tutte le norme ambientali comunitarie, ma anche di tutte le prescrizioni prese col Comune di Acerra prima della sua apertura. In queste condizioni l’impianto funziona in regime di illegalità”. Dalla struttura commissariale confermavano invece che tutto procede secondo i piani previsti e che le emissioni sono nella norma e sotto controllo. Ma chi si adirava per tutto ciò era anche il Sindaco Tommaso Eposito, che affermava:

“Dobbiamo avere garanzie precise sul corretto funzionamento dell’inceneritore e creare un organismo di controllo neutrale che sostituisca il disciolto osservatorio ambientale. È grave che ristori ambientali, benefici fiscali e bonifica del territorio siano stati solo delle promesse”.

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L’Etruria rivendica di aver dato i natali a Pulcinella

Gli etruschi sono dappertutto e ci sono alla grande. Ormai l’esercito di turisti a caccia degli enigmatici Tirreni si ingrossa come un fiume in piena. Ma i misteri intorno a questo popolo non finiscono mai. Non molti, infatti, sanno che l’origine della maschera di Pulcinella, considerata uno dei simboli di Napoli al pari del Vesuvio, affonda invece le sue profonde radici addirittura nella cultura etrusca. Una bella doccia fredda per molti partenopei, così attaccati alle loro tradizioni come la mozzarella sulla meravigliosa pizza margherita. Ma scavando un pò più a fondo e, soprattutto, a Tarquinia, in località Monterozzi, esiste una tomba detta appunto del “Pulcinella”. Un vero macigno gettato nello stagno delle conoscenze. Le pitture di questa tomba, che fu scoperta nel 1872 e che risale alla fine del VI secolo a.C., sono state, purtroppo, danneggiate da ignoti. Essa consiste in una camera con soffitto a doppio spiovente. Sul frontone della parete di fondo due leoni fronteggiano la mensola di sostegno del columen. Sulle pareti laterali, dalla cui sommità pendono corone floreali, si svolgono danze, musiche, gare atletiche e corse a cavallo in onore del defunto. Interessante la lira fornita di plettro dipinta al centro della parete di fondo ed il Phersu danzante sulla parete sinistra, che si è voluto accostare alla maschera di Pulcinella prima maniera, quello apparso sulle scene con la Commedia dell’Arte. Divertente, grottesco, sguaiato. Gobbo e dal ventre prominente, un voluminoso abito bianco (forse un sudario?) ed una maschera dal naso lungo e deforme, una voce stridula a tratti inquietante, a tratti semplicemente comica. La tradizione ufficiale vuole che “Pulcinella Cetrulo” sia nato ad Acerra (sarebbe stato addirittura un contadino particolarmente noto per le sue buffonerie, poi reclutato in una compagnia di attori cittadini). Altri attribuiscono l’invenzione della sua maschera all’attore Silvio Fiorillo di Capua, a cavallo tra il 500 ed il 600. Più generalmente si usa far risalire la sua figura alle farse atellane del IV secolo a.C. ed alla tradizione latina del Maccus. Tuttavia, dietro l’immagine comica ed alquanto rassicurante di una delle figure più popolari della Commedia dell’Arte, è possibile dipanare i fili di una mitologia ben più inquietante. Una serie di indizi e studi specifici la ricondurrebbero, infatti, proprio ad un terrificante e feroce demone etrusco: Phersu, membro della corte di Persefone, regina degli Inferi. E questo personaggio lo troviamo, sempre a Tarquinia, anche nella tomba detta degli Auguri. In questo caso si tratta di una vera e propria creatura infernale alle prese con un crudele gioco, che ha come protagonisti un essere mascherato e con berretto appuntito (il Phersu, appunto), che tiene al guinzaglio un cane e lo aizza contro un individuo incappucciato ed armato di una grossa clava nodosa. Probabilmente un prigioniero da giustiziare. E continuando su questo filone, si sprecano i racconti popolari, che vorrebbero Pulcinella nato dalle viscere del Vesuvio, considerata una delle “bocche dell’Inferno” da un uovo comparso per volere del dio Plutone (il consorte di Persefone, guarda caso).Esiste un’incredibile e sterminata bibliografia su questa maschera e sulle sue origini, sicuramente la più universalmente popolare e incarnata in quell’archetipo universale, che studiosi del calibro di Karl Gustav Jung e Karol Kerenyi definirono “il briccone divino”. Pulcinella un significato storico ce l’ha, ma anche artistico-culturale e psico-sociale. Descrive chiaramente una perenne emergenza. Simboleggia oggi l’inerme plebeo napoletano che, stanco degli abusi e delle umiliazioni perpetrate dalla cinica nobiltà e borghesia istintivamente, senza aver maturato una coscienza del proprio ruolo sociale, si ribella ai potenti, a coloro che nel corso dei secoli hanno imposto una vita dura ed avversa al popolo. Quindi ogni partenopeo-Pulcinella con la sua ironia e con la sua forza si burla di ogni forma di potere costituito ed essendo esso stesso l’anima del popolo, rispecchia il desiderio di ribellione e di rivincita in ogni sua forma, incarnando il rifiuto per eccellenza di ogni regola o norma, recepite come imposizione e legge estranea-straniera. La sua grande versatilità ed adattamento si traducono, poi, nello sbeffeggiare la tragicità esistenziale con qualche imbroglio o a fare dispetti. E se non impara mai a stare zitto “il segreto di Pulcinella” diventa condivisione del “tutto con tutti”. Nella storiografia Pulcinella si può rintracciare fra i vari personaggi delle Fabulae Atellanae nate, appunto, ad Acerra. Ma guarda caso città come Acerra, Nola e Sorrento furono colonie etrusche. In questo modo i nodi della matassa si collegano e si stringono. E Pulcinella diventa cittadino onorario d’Etruria.

                                                                                                                  Antonio Puzone

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Le critiche dell’estrema sinistra alla maggioranza sulle questioni ambientali

Il grave comportamento assunto dalle forze politiche di maggioranza durante il Consiglio comunale del 3 febbraio scorso, dedicato quasi totalmente alle questioni ambientali e, soprattutto, alla questione del depuratore Ngp, provocava anche le critiche della coalizione Un Punto a Sinistra, rappresentata nel Civico consesso dal Consigliere G.De Laurentiis, che si rivolgeva alla città attraverso un manifesto, fatto affiggere qualche giorno dopo dal titolo: “La città in balia del caos”.

“Dal Consiglio comunale dello scorso 3 febbraio è emerso con evidenza il totale disorientamento dell’amministrazione comunale e della maggioranza che la sostiene. Dopo 7 mesi – recitava il manifesto – sembra non trasparire ancora una linea politico-programmatica chiara su questioni caratterizzanti come quella ambientale. Per l’ennesima volta abbiamo chiesto quali siano le azioni, che si intende promuovere, rispetto agli sforamenti dei limiti di presenza di polveri sottili PM10. Da dati Arpac sono ormai 191 i giorni, nei quali ci sono stati sforamenti a fronte dei 35 massimi annui previsti dalle normative.

Ciò è avvenuto in meno di un anno di esercizio, per giunta provvisorio, dell’inceneritore! Ancora una volta abbiamo ricevuto risposte vaghe e sia l’opposizione di centro-destra che l’attuale maggioranza si sono solo preoccupati di come garantire ristori, compensazioni, tornaconto. Ma quanto può mai costare la salute dei cittadini? Quanto il futuro di Acerra? Come se non bastasse – proseguiva il pubblico avviso – la maggioranza è fuggita dalle proprie responsabilità anche nei confronti dell’autorizzazione data dalla Regione all’utilizzo per terzi del depuratore ex Montefibre, non proponendo azioni giudiziarie o amministrative e neanche indirizzi politici, ma preferendo far cadere il numero legale in Consiglio comunale.

I continui tentativi della maggioranza di rinviare sempre le decisioni rischiano non solo di tenere bloccata la città, ma addirittura di lasciarla sprofondare nel baratro delle scelte imposte a danno dei cittadini….Per quanto riguarda il depuratore Ngp-Montefibre, va impugnata l’autorizzazione regionale, proponendo successivamente un tavolo interistituzionale, che miri sopratutto alla tutela dei posti di lavoro, senza ricatti da parte dell’azienda, nel rispetto pieno dell’accordo sottoscritto nel 2006”.

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