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Risultati concreti e soddisfacenti dai controlli del territorio della Polizia Municipale

Prosegue l’opera di controllo del territorio da parte degli agenti del Comando di Polizia Municipale, agli ordini del Col.Felice D’Andrea. L’attività svolta dai poliziotti locali ha prodotto un cospicuo incremento dei verbali elevati ai danni dei cittadini inosservanti delle normative vigenti, ma anche una più incisiva opera di prevenzione. Viabilità, abusivismo edilizio, controllo della merce esposta al pubblico e mancato utilizzo del casco le operazioni, nelle quali sono stati conseguiti risultati concreti e soddisfacenti. Il controllo del territorio è spesso effettuato dalle pattuglie anche fino alle ore 23:30, ossia attraverso un servizio serale, che potrebbe essere esteso anche alle ore notturne, attraverso un incremento dell’organico a disposizione e lo stanziamento di fondi aggiuntivi. Infatti gli episodi criminosi notturni ai danni del patrimonio non mancano, come testimonia il furto commesso alcuni giorni fa ai danni di un tabacchi di via Diaz, con danni per migliaia di euro provocati da ignoti alla rivendita. Una menzione particolare va fatta alle cosiddette pattuglie di prossimità che operano, raccogliendo informazioni preziose da parte dei residenti dei vari quartieri, attraverso le quali riescono poi a controllare le varie situazioni anomale, che eventualmente dovessero presentarsi. Un’attività info-investigativa, che permette di tenere costantemente aggiornata la “banca dati” delle informazioni utili all’operato degli uomini in divisa. A tal proposito importante e proficua si sta rivelando la collaborazione, instauratasi tra associazioni culturali e di volontariato con il personale della Polizia Locale, atta a risolvere con maggiore tempestività le problematiche che assillano la città. Un contributo alla riduzione dei fenomeni criminosi è venuto anche dal controllo effettuato ai cosiddetti obiettivi sensibili (banche, uffici postali, scuole, piazze cittadine, esercizi commerciali ecc.), come quando i Vigili Urbani sono riusciti a sventare un tentativo di furto alla scuola media “Capasso”, anche se nulla hanno potuto contro la furia distruttrice della notte compresa tra il 15 ed 16 febbraio scorso, che ha messo in ginocchio ben tre plessi scolastici. Controlli anche ai tanti extracomunitari, presenti soprattutto nel centro storico. Inoltre i poliziotti municipali, coordinati dal Magg.G.Trezza, sono quotidianamente impegnati nel controllo del corretto svolgimento del servizio di nettezza urbana, del rispetto dell’orario di conferimento dei rifiuti e dello sversamento abusivo di rifiuti di varie tipologie. Numerose anche le autovetture rubate in altri Comuni e ritrovate nelle nostre aree urbane, con conseguente restituzione delle…

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Pascoleranno di nuovo sul nostro territorio le pecore dei Cannavacciuolo?

Lo scorso 7 dicembre rendemmo nota la decisione del sig.Mario Cannavacciuolo, ex allevatore di ovini e protagonista, unitamente agli altri componenti della propria famiglia e di quella dei Gerlando, di infinte battaglie giudiziarie e di proteste con le sue greggi al seguito, di voler riprendere la sua attività di allevatore. Questi già il 7 ottobre aveva scritto al Sindaco T.Esposito, all’Assessore all’Ambiente P.Marangio ed al Presidente del Consiglio comunale R.Lettieri una lettera, alla quale erano allegate una serie di ordinanze emesse nel corso degli anni di divieto del pascolo vagante su tutto il territorio comunale agli erbivori stanziali e transumanti. “In data 20.10.2003 – si legge nella missiva – con Ordinanza del Comune di Acerra veniva vietato il pascolo vagante agli ovini dell’azienda da me gestita insieme a mio fratello Vincenzo (poi deceduto circa un anno e mezzo fa e nel cui sangue furono rinvenuti 225 picogrammi di diossina, a fronte dei 10 consentiti nell’essere umano ndr). Da allora in poi, a seguito di varie vicissitudini, non abbiamo più potuto svolgere la nostra attività di pastori. Orbene, alla luce della recente Valutazione di Impatto Ambientale, elaborata dai tecnici preposti, si chiede di conoscere lo stato della situazione, anche e sopratutto al fine di poter riprendere l’attività. Difatti lo scrivente ha in animo di mettere in cantiere un’attività di allevamento di ovini, anche e soprattutto perché ormai, a distanza di 6 anni, le difficoltà economiche sue e della propria famiglia si sono notevolmente aggravate. Mette conto osservare che, rispetto a quella che sarà l’attività amministrativa in merito e dello stato della situazione, lo scrivente dovrà prendere delle decisioni che comunque, allo stato, non sono più procrastinabili. Si chiede che pertanto gli organi in indirizzo – concludeva la lettera – diano risposte chiare e definitive. Si resta in attesa di sollecito riscontro, al fine di chiarire la situazione”. Non avendone ottenuto alcuna risposta, lo stesso sig.Mario lo scorso 12 novembre diffidava il Sindaco “a dare risposte alla legittima istanza, nei termini di cui alle citate norme, visto che sono scaduti i termini di legge, senza che il Comune abbia risposto alla lettera protocollata in data 7.10.2009”. Oltre a ciò per i primi giorni del 2008 era prevista l’erogazione della somma complessiva di 600 mila euro alle famiglie Gerlando e Cannavacciuolo…

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Dalla Conferenza dei Servizi nessuna possibilità agli allevatori di ovini

Ma le speranze e le risposte ai quesiti degli allevatori erano affidate alla Conferenza dei Servizi, svoltasi lo scorso 4 febbraio presso il Comune ed alla quale partecipavano, oltre all’Ente comunale, rappresentato dal Segretario Generale, nonché Dirigente del settore Ambiente Dr.ssa M.Piscopo ed alla famiglia Cannavacciuolo, anche i Servizi Veterinari dell’Asl Na3 Sud nelle persone del Dott.A.Pecoraro e del Dott.G.Timorati e l’Arpac, rappresentata dalla Dott.ssa G.Agrello. Ebbene, alla fine la Conferenza stabiliva “l’impossibilità della revoca delle ordinanze di divieto di pascolo vagante ed il rinvio ad un’eventuale nuova comunicazione per un possibile progetto a stabulazione fissa, in collaborazione con i servizi veterinari”. Durante l’incontro il Dott.Pecoraro specificava che i Servizi Veterinari avevano proposto all’Assessorato regionale alla Sanità – Settore Veterinario la revoca delle Ordinanze di divieto di pascolo vagante, in essere in taluni Comuni del territorio dell’ex Asl Na 4. La Regione, con nota del 4.6.2008, specificava di non condividere tale proposta. La Dr.ssa Agrello, dal canto suo, riferiva di non avere dati per superamento di CSC per la Contrada “Pagliarone”, sito nel quale era localizzata l’azienda di allevamento ovini Cannavacciuolo. Unico punto a favore dei pastori era la disponibilità mostrata dal Servizio Veterinario alla proposta avanzata dal legale rappresentante degli allevatori, Avv.Lanciano, di poter effettuare stabulazione fissa, con individuazione e stanziamento di un’area nel Piano regolatore. “Abbiamo le mani legate – dichiarava crucciata Orsola Cannavacciuolo – perché, stando all’ordinanza regionale, possiamo stanziare un gregge non vagante solo nella zona industriale. Far sorgere un’azienda ovina tra l’inceneritore ed il depuratore Ngp, è un macello. Inoltre è necessaria una quantità di denaro, di cui non disponiamo. Il Governo deve ancora corrisponderci la seconda tranche di indennizzi, ossia 150mila euro. Avevamo chiesto al Comune di aiutarci per un inserimento lavorativo, perché siamo in ginocchio, ma ancora non è stato fatto nulla per noi”. L’Assessore comunale alle Pol.Ambientali P.Marangio precisava che “Arpac e Regione hanno deciso di prolungare il divieto di pascolo per precauzione, visto che le pecore mangiano una quantità spropositata di erba, veicolo primario di veleni. Il divieto di pascolo vagante vale per 30 Comuni dell’Asl Na4. Ad Acerra il pericolo diossina non c’è, tranne che per contrada Varignano e zona Calabricito per la presenza della discarica. In merito agli indennizzi – concludeva il componente la Giunta Esposito –…

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Depuratore ex Montefibre: conferito l’incarico al legale per il ricorso al T.A.R.

Sull’ultimo numero vi riferimmo della rabbia e della delusione dei comitati ambientalisti e delle pesanti critiche da essi rivolte all’amministrazione comunale, a seguito soprattutto del Consiglio comunale dello scorso 3 febbraio, rivelatosi sostanzialmente sterile e privo di prese di posizioni chiare e nette da parte degli esponenti della maggioranza (molti dei quali si dileguavano dai banchi della sala consiliare, svanendo nel nulla), in merito alla questione del depuratore ex Montefibre. Impianto, com’è ormai noto, che è stato oggetto del rilascio, da parte della Giunta regionale della Campania in data 30.12.2009, attraverso il Decreto dirigenziale n.390, dell’Autorizzazione Ambientale Integrata, con cui si è autorizzato la “Ngp-Bio Natura srl”, ad esercire l’impianto Biac, sito nell’ex Montefibre e modificato al trattamento di rifiuti liquidi da soggetti esterni e per l’eliminazione o il recupero di rifiuti pericolosi e non. Notizia comunicata al Comune in data 7 gennaio 2010 ma “divenuta pubblica” per caso solo undici giorni dopo!!! E già evidenziammo che tale autorizzazione contrasta con quanto deliberato dal Consiglio comunale del 21 ottobre 2009 che prevede, tra l’altro, di limitare l’autorizzazione ad un impianto di depurazione delle acque reflue industriali (cioè canalizzate direttamente) con esclusione dei rifiuti liquidi (cioè delle acque reflue industriali non canalizzate direttamente). E con l’art.4 dell’Accordo di Programma, approvato con Delibera di Consiglio comunale n.18 del 5 aprile 2006, che fa espresso riferimento all’adeguamento, con ammodernamento, dell’esistente impianto di depurazione del sito industriale Montefibre/NGP, al fine di depurare le acque reflue delle aziende del sito e delle aree circostanti. In particolare i Comitati civici ambientalisti sono preoccupati che l’autorizzazione concessa per il depuratore crei il precedente per altri impianti, che hanno già protocollato in Comune la comunicazione di avvio della procedura di richiesta di Autorizzazione Ambientale Integrata (dopo Friel, Fenice ed Italambiente). Tutti, comunque, erano in attesa che l’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Esposito, presentasse ricorso al Tar Campania avverso il Decreto regionale di autorizzazione, attraverso il proprio legale, che stava vagliando gli aspetti tecnici della vicenda, per chiedere l’annullamento del suddetto provvedimento. Ricorso che il Comune può presentare al Tar nei 60 giorni, a partire dall’11 gennaio o al Presidente della Repubblica entro 120 giorni. Incarico, con conseguente costituzione in giudizio dell’Ente di Viale della Democrazia, che è stato conferito lo scorso 10 febbraio all’Avv.Vincenzo Giuffrè, che…

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Un ex dipendente della Montefibre parla di tangenti ai politici. La replica del Sindaco

Mentre, dunque, prosegue l’iniziativa del Consigliere Liguori, promotore di una raccolta di firme (tra i firmatari ci sono anche alcuni Consiglieri comunali), per spronare il Sindaco ad utilizzare i poteri speciali conferiti dalla legge, per bloccare l’avvio dell’impianto sito nell’ex Montefibre, non si placa la rabbia dei cittadini. Critico, ad esempio, l’ex Assessore Sandro Sicignano, tra gli artefici della Delibera di Giunta comunale del 2000, che impone il diniego delle amministrazioni comunali alle industrie inquinanti del territorio. Secondo il professionista, “Tommaso Esposito ha abbandonato la lotta per la salute di Acerra ed ha dimenticato che anch’egli era in piazza contro lo scempio ambientale”. Ma a suscitare non poche polemiche era la frase pronunciata da un ex dipendente della Montefibre (e riportata in data 16.02.2010 da un quotidiano), Antonio Montesarchio, il quale avrebbe affermato: “C’è un giro di tangenti su questa vicenda, che vede coinvolti molti nostri amministratori”. Un’affermazione di certo grave, che potrebbe avere uno strascico giudiziario ed alla quale il giorno successivo replicava il primo cittadino T.Esposito che, da noi intervistato, dichiarava: “L’impegno di contrasto all’allocazione sul nostro territorio dell’impianto di depurazione, così come deliberato dalla Giunta regionale, ma scollegato dall’Accordo di Programma del 2006, prosegue e non si è mai interrotto. Abbiamo votato contro durante la prima e la seconda Conferenza dei Servizi, opponendoci anche al Ministero. Abbiamo già dato mandato al legale del Comune di preparare il ricorso, con il quale ci costituiremo al Tar Campania avverso il provvedimento di autorizzazione. Per quanto concerne l’affermazione sulle tangenti – concludeva la fascia tricolore – lascio a chi rende simili dichiarazioni la responsabilità di ciò che dice, ma lo invito a fare nomi e cognomi degli amministratori a lui noti, in modo tale che insieme a lui andrò dal Magistrato, affinchè l’Autorità Giudiziaria possa procedere nei confronti di chi si rende colpevole di fatti così gravi”. Circa il referendum, con 500 firme si può presentare la proposta referendaria, con 1300 circa si ammette la legittimità del referendum. Ma su tutto permane il rischio del quorum. Bisognerà superare il 50% più uno dei SI, per poter validare il quesito referendario. E la Giunta comunale potrebbe sempre decidere di non tenerne conto.                                                                                                                           Joseph Fontano

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Il Dirigente all’Urbanistica ha ordinato la demolizione delle opere abusive di Contrada Tappia

Ancora una struttura attribuibile alla “Pellini srl” interessata da un’Ordinanza di demolizione, in quanto le opere della stessa risultano abusive, perché realizzate senza che sia stato rilasciato il permesso di costruire e, pertanto, sprovviste di titolo abilitativo? La risposta positiva la si può desumere dall’Ordinanza di demolizione (la n.84), emessa il 7 ottobre 2009 dal Dirigente comunale all’Urbanistica Arch.M.Santoro e notificata ai diretti interessati, ossia a Domenico Pellini, quale legale rappresentante della società “Pellini srl” ed alla consorte il 14 ottobre scorso, con relativo ripristino dello stato dei luoghi. Ad essere oggetto di controllo da parte degli agenti della Polizia Municipale, che provvedevano a redigere relativa comunicazione di reato, era la struttura adibita a deposito e a trattamento dei rifiuti, sita a Contrada Tappia. Nell’Ordinanza, che contiene una dettagliata relazione dei manufatti presenti, si fa riferimento “ad una tettoia, posta a copertura dei serbatoi del gasolio; ad un’altra tettoia a forma di L; ad un gruppo di n.2 containers e tettoia di copertura. Inoltre l’intera area risulta completamente pavimentata in parte con masso in calcestruzzo di tipo industriale e parte con conglomerato bituminoso”. All’avvio del procedimento di demolizione i coniugi Pellini hanno chiesto la definizione dell’avviato procedimento, senza l’adozione di alcun provvedimento sanzionatorio, in quanto non sussisterebbero i presupposti di legge, essendo l’impianto di stoccaggio e trattamento dei rifiuti, situato a Contrada Tappia “regolarmente censito, riconosciuto ed autorizzato dalla Provincia di Napoli e dalla Regione Campania con vari provvedimenti”. “Rilevato che le suddette osservazioni sono infondate – scrive il Dirigente della VI Direzione – in quanto, da attenta verifica presso gli uffici comunali, sono state reperite le copie di provvedimenti regionali relativi all’impianto, tutti adottati ex art.27 D.L.gs. 22/97 per l’esercizio dello stesso, ma non è stata reperita alcuna autorizzazione regionale alla realizzazione dell’impianto stesso, ex art.27 D.L.gs. 22/97, avente efficacia di permesso di costruire”. Pertanto il Dirigente ordinava ai coniugi Pellini di procedere, entro 90 giorni dalla notifica del provvedimento (scaduto da oltre un mese), alla demolizione delle opere abusive sopra indicate, realizzate sul territorio comunale in località Contrada Tappia. Qualora fosse stato accertato dal Comando di Polizia Municipale l’inottemperanza dell’Ordinanza, si sarebbe proceduto all’adozione dei provvedimenti consequenziali previsti dalla legge 47/85 e successive modifiche ed integrazioni. Avverso tale ordinanza dirigenziale i coniugi Pellini e la “Pellini…

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Il Dirigente all’Urbanistica ha ordinato la demolizione dell’impianto della “Pellini srl”

Nuovo capitolo della vicenda Pellini, questa volta riportata agli onori della cronaca, non a seguito dell’ennesima ingiunzione di pagamento avanzata dal gruppo imprenditoriale e notificata al Comune, (la somma complessiva che la ditta “Pellini srl” ha richiesto ammonta ad oltre 10 milioni di euro, comprensivi di interessi, per il periodo che intercorre dal 15 novembre 2002 al 31 dicembre 2008). Somme contro il cui pagamento il Comune si è opposto, costituendosi in giudizio. Ma al centro dell’attenzione è ancora l’impianto di stoccaggio e trattamento dei rifiuti, sito in contrada “Lenza-Schiavone” e che occupa una superficie di 15.000 mq, nel quale furono stoccati i rifiuti solidi urbani fin dal lontano 2001 per effetto della solita crisi dei rifiuti in Campania. Rifiuti stoccati per decisione del Commissariato di Governo, che allora approvò le condizioni economiche poste a carico del Comune, ma che poi disponeva l’utilizzo del sito da parte del Consorzio di Bacino Napoli 2. Un sito di trasferenza, in cui venivano accolti tutti i rifiuti, che il Commissariato decideva di volta in volta di far confluire. Le disposizioni commissariali di utilizzo del sito venivano emesse fino all’anno 2004, ma l’intoppo si è avuto, allorché è mutata la gestione. Per cui il Commissariato non ha più liquidato le fatture trasmessegli dal Comune. Il sequestro dell’intero impianto di compostaggio, che l’anno scorso subì anche dei raid incendiari, fu disposto nel gennaio del 2006 dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Napoli Dr.ssa Maria Cristina Ribera, da anni in prima linea nel combattere e perseguire i reati inerenti l’ecomafia. Lo stesso impianto è adesso interessato da una nuova ordinanza di demolizione (la n.85) delle opere abusivamente realizzate, emessa il 12 ottobre 2009 dal Dirigente comunale all’Urbanistica Arch.M.Santoro e notificata ai diretti interessati il 25 novembre scorso, con relativo ripristino dello stato dei luoghi. Nell’Ordinanza, che contiene una dettagliata relazione dei manufatti presenti, si legge che “tali opere risultano in contrasto con gli strumenti urbanistici, allora ed oggi vigenti, in quanto ricadenti in zona agricola e l’area in questione ricade in zona vincolata e non risulta preventivamente richiesta, né rilasciata, l’autorizzazione paesaggistico-ambientale, con la conseguenza che anche le citate denunce di inizio attività non sono mai divenute giuridicamente efficaci. Per l’impianto di gestione dei rifiuti – prosegue l’atto amministrativo – non risulta essere rilasciata…

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Alcuni punti del ricorso presentato al Tar dal legale della “Pellini srl”

A seguito della notifica dell’Ordinanza, i destinatari della stessa, rappresentati e difesi dall’Avv.Monica Mazziotti in data 11.12.2009 proponevano ricorso al Tar Campania (notificato tre giorni dopo al Comune) per l’annullamento dell’ordinanza adottata dal Comune e dell’accertamento istruttorio compiuto dalla Polizia Municipale e dal geometra comunale. Dal canto suo l’Ente di Viale della Democrazia si costituiva in giudizio, conferendo incarico congiuntamente e disgiuntamente all’Avv.A.Cretella e all’Avv.M.Balletta per essere rappresentato e difeso dinanzi all’organo giudiziario amministrativo regionale. Nel ricorso, tra l’altro, si legge che “allorché l’Amministrazione intervenga, quando il privato ha acquisito la legittimazione all’esercizio dell’attività edilizia tramite presentazione di Dia, dovrà farlo con particolari cautele, che tengano conto del consolidamento dell’affidamento del privato. In particolare, allorché sia decorso il termine “di legge” per l’intervento verificatorio dell’amministrazione comunale, quest’ultima dovrà intervenire in autotutela sul provvedimento tacito, medio tempore formatosi con la presentazione della Dia, dando il dovuto avviso di avvio del procedimento di revoca o annullamento dello stesso e, quindi, procedere solo successivamente, con attività repressiva, provvedendo a fornire adeguata motivazione circa le norme violate e le ragioni di pubblico interesse sottese all’attività repressiva. Nel caso specifico – proseguiva il legale – a seguito di presentazione delle Dia, di cui da contezza la stessa Amministrazione, si è venuto a formare il provvedimento (silenzioso) di autorizzazione alla realizzazione delle opere ivi previste…Il provvedimento gravato è altresì illegittimo sotto diverso e non meno rilevante profilo. In buona sostanza la Pubblica Amministrazione avrebbe dovuto esplicitare nel provvedimento le norme in materia urbanistica in concreto violate dalla società ricorrente, laddove si è limitata, invece, a qualificare “sic et simpliciter” in contrasto con gli strumenti urbanistici tali opere. La giurisprudenza amministrativa, invero, in un caso del tutto analogo a quello che ci occupa, di disciplina urbanistica, che vietava l’esercizio di attività di recupero e smaltimento di qualsiasi tipo di rifiuto in zona agricola, ha sentenziato che la ricorrente aveva ormai maturato il diritto a svolgere l’attività di recupero dei rifiuti non pericolosi, la quale trova fondamento nelle delibere provinciali di autorizzazione e rinnovo all’iscrizione, da cui ne discende una posizione giuridica ormai consolidata…In ordine alla parte in cui si legge che l’area ricade in una zona a vincolo paesaggistico-ambientale – ricordava l’avvocato – si ricorda che l’impianto si trova in prossimità di un corso d’acqua…

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Autovettura contesa tra più proprietari: denunciata una coppia

Intercettavano l’auto, di cui avevano denunciato la rapina e, armati di bastone, se la facevano restituire da una coppia che nel frattempo, ignorando l’accaduto, l’aveva acquistata. Veniva presentata una nuova denuncia, questa volta alla Polizia, che in poche ore individuava i responsabili e li deferiva alla Magistratura per «esercizio arbitrario delle proprie ragioni». La storia dai molti aspetti farseschi accadeva di sera ad Acerra e coinvolgeva ben 5 persone, tra cui il primo proprietario di una vecchia Peugeot 106, che fornivano diverse versioni. Un guazzabuglio, che teneva impegnati per ore gli investigatori del locale Commissariato, retto dal Vicequestore Bianca Lassandro. Ad essere subito denunciati erano G.P., un pregiudicato di 32 anni e la convivente F.L., di 30, entrambi di Caivano. I due, dopo essersi fatti consegnare l’auto, erano andati a denunciarne il ritrovamento ai Carabinieri di Caivano. La storia, dai tratti surreali, cominciava lo scorso dicembre, quando G.S., pregiudicato 32enne di Acerra, vendeva la Peugeot a G.P. in cambio di mille euro da pagare, 500 subito e la restante parte a fine dicembre. Ed è a questo punto che la storia si complicava. Il pregiudicato affermava che a gennaio, visto il mancato saldo, si faceva restituire l’auto con l’impegno, una volta rivendutala, di restituire a G.P. parte dei 500 euro versati. Questi, invece, sosteneva di aver denunciato ai Carabinieri la rapina dell’auto. L’unica cosa certa è che la Peugeot veniva di nuovo rivenduta da G.S. ad una coppia acerrana. Ma i due giovani venivano intercettati dai primi acquirenti che, armati di bastone e sotto la minaccia di una presunta pistola, inveivano contro di loro, pretendendo l’immediata restituzione dell’auto. E senza lasciare traccia di sé, si allontanano in tutta fretta. Le indagini degli inquirenti comunque proseguivano, per accertare la veridicità delle versioni fornite

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Il Tribunale condanna il Comune ed accoglie il ricorso della Provincia

La cronaca giudiziaria e, con specifico riferimento, quella che ci riferisce di citazioni, ricorsi, ingiunzioni di pagamento, costituzioni in giudizio, transazioni bonarie ecc. è tra gli argomenti, ai quali sempre diamo ampio risalto. E ciò, ovviamente, perché la materia appassiona i nostri tantissimi lettori, che vengono a sapere da quest’organo di informazione delle centinaia di cause, che finiscono per avere un interesse diffuso per i cittadini acerrani. Occupiamoci, adesso, della sentenza n.2688/2009 (notificata al Comune il 29 maggio 2009) emessa dal Tar Campania – V Sezione (Presidente Dr. Antonio Onorato), a seguito del ricorso n.367/2009 proposto dalla Provincia di Napoli (difesa e rappresentata dall’Avv.Aldo Di Falco) contro il Comune di Acerra, (difeso e rappresentato dall’Avv.Maurizio Balletta) per l’annullamento dell’Ordinanza sindacale n.60 del novembre 2008, con la quale l’ex sindaco Marletta ordinò, ai sensi dell’art.54 del D.Lgs 267/2000, di provvedere con la massima urgenza alla rimozione dei rifiuti giacenti lungo la strada provinciale 517 Fangone località Gaudello. I fatti. Con nota del 22.09.2008 la II Direzione Viabilità dell’Amministrazione Provinciale di Napoli segnalava al Comune di Acerra che in prossimità del tratto di strada 517 Fangone località Gaudello, ricadente nel suo territorio, giacevano rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non, abbandonati da ignoti e, pertanto, invitava con urgenza a rimuoverli e smaltirli secondo le normative vigenti. “L’Amministrazione comunale – si legge nella sentenza – anziché esercitare le proprie funzioni in materia di smaltimenti rifiuti, alcuni giorni dopo, a mezzo del Sindaco, da un lato, emetteva nei confronti della Provincia di Napoli ordinanza contingibile ed urgente e dall’altro, a mezzo della Polizia Municipale, provvedeva a sequestrare l’area, nominando quale custode giudiziario il Dirigente provinciale della II Direzione, dandone contestuale informazione alla Procura di Nola. In primis l’Amministrazione provinciale ha dedotto l’illegittimità della suddetta ordinanza per violazione dell’art.2 comma 6 del D.L. 90/2008 convertito nella legge n.123/2008. Il provvedimento impugnato è stato adottato dal solo sindaco in assenza della necessaria e preventiva intesa con il Sottosegretario di Stato per l’Emergenza Rifiuti in Campania, come stabilito appunto dalla legge 123. Infatti in Campania l’esercizio dei poteri d’urgenza da parte del sindaco deve combinarsi con quelle proprie e prevalenti del Sottosegretario all’Emergenza Rifiuti, organo a cui il decreto innanzi citato ha demandato il compito di gestire la fase transitoria, a decorrere dalla liquidazione del…

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