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Il Comitato per lo Sviluppo reputa negativo lo spostamento del mercato nel rione Madonnella

Lo spostamento del mercato del sabato nel quartiere Madonnella, dunque, comporta altresì la necessità di organizzare l’attività di conferimento dei rifiuti solidi urbani differenziati, anche con cassonetti; la necessità di avere servizi igienici per disabili e le critiche avanzate dal Comitato per lo Sviluppo del quartiere Madonnelle. Questo, in un manifesto affisso in città lo scorso 11 settembre, scrive che “è diabolico pensare di inserire in un quartiere così degradato un mercato cittadino, laddove invece è previsto un parco a verde attrezzato. Non siamo contro lo spostamento provvisorio del mercato, già destinato ad un’altra parte dello stesso quartiere e non disdegniamo nuove proposte. Ma chiediamo che siano integrate nel nuovo piano di zona esistente, che prevedeva un’area commerciale attrezzata coperta, un palazzetto dello sport con annesse aree di parcheggio ed un parco di quartiere con verde attrezzato, il che avrebbe reso il quartiere degno di essere vissuto e non una landa desolata. Al di là del fatto che il quartiere necessita di un’illuminazione più adeguata, di una pulizia delle caditoie con posa a livello di strada delle stesse, di marciapiedi liberi da erbacce e riasfaltati, ma l’allocazione provvisoria del mercato, così com’è concepita, non solo è uno sperpero di denaro pubblico ed un aggravio igienico-ambientale dell’area, ma è anche antieconomico per gli operatori in quanto decentrato e privo di ogni forma di sicurezza. Infine – conclude il Comitato – i residenti non potranno né sposarsi, né morire di sabato, perché le aree antistanti la parrocchia saranno occupate dalle bancarelle. Il comitato ritiene che il mandato di amministrare viene conferito dai cittadini per dare risposte ai problemi, non per vederli acuire. Caro Sindaco, ascolta di più i tuoi cittadini e meno i tuoi assessori”. Dal canto suo l’Assessore alle Attività Produttive De Matteis specificava che “la destinazione provvisoria indicata (che dovrebbe durare circa 2 anni ndr) è stata individuata dall’Ufficio Tecnico, è prevista dal Siad ed il suo Assessorato ha avviato una serie di verifiche, per venire incontro alle esigenze di tutti. E’ chiaro che la soluzione migliore sarà scelta dalla Giunta comunale tra le proposte concrete, che nel frattempo saranno giunte al Comune. La destinazione finale del mercato, stando a quanto già approvato dalla passata amministrazione, dovrebbe essere alle spalle del supermercato Conad, dove sorge un’area di proprietà…

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Una piscina al posto del mercato?

In merito alla questione relativa alla realizzazione della piscina comunale, vorrei sottolineare che tale struttura toglierebbe un servizio già sperimentato e funzionale da anni, qual è il mercato settimanale per, forse, molto forse, risultare utile a qualche acerrano, con grande dispendio per l’intera collettività locale, visti gli alti costi di gestione che la stessa comporta! Sembrava che quest’Amministrazione volesse riflettere su questo tipo di localizzazione. Nel merito si possono prendere “due piccioni con una fava”. Innanzitutto il mercato rimarrebbe al suo posto. In più, aprendolo come mercato giornaliero, i coltivatori acerrani potrebbero vendere i propri prodotti, magari costruendo dei box lungo il perimetro interno prospiciente via Clanio e via De Rosa. Il tutto sarebbe trasformato in una villa comunale, rimuovendo l’asfalto esistente e quindi realizzando viali con piantumazione di alberi di alto fusto e, naturalmente, fruendo di questo come locazione del mercato cittadino, di cui gli Acerrani sono pedissequi fruitori. Inoltre si potrebbe realizzare l’impianto natatorio, già finanziato, ricadente nell’area PIP, in zona Marchese, accessibile al grande flusso veicolare, rendendolo pertanto fruibile anche alle comunità limitrofe, che troverebbero comodo raggiungerlo, senza doversi immergere nel traffico cittadino. Il tutto, ovviamente, stabilito attraverso una Delibera di Consiglio Comunale votata all’unanimità che, da una parte, rafforzerebbe un servizio per la città, mentre dall’altra, darebbe sbocco ed opportunità lavorativa ad una grande e tradizionale attività della comunità acerrana, ossia la produzione ortofrutticola.                                                                                                  Antonio Perotti – ex Assessore al Bilancio

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Adeguamento sismico: la Provincia invia anche ad Acerra il Commissario ad Acta

In attesa di conoscere le decisioni assunte o che sta per assumere l’attuale amministrazione cittadina targata Esposito e relative all’approvazione in Consiglio comunale del Piano Urbanistico Comunale, già approvato nel febbraio dell’anno scorso dalla Giunta comunale, capeggiata dall’ex Sindaco Marletta e costato 250 mila euro, è interessante dare risalto ad una decisione presa dal numero uno di Palazzo Matteotti. Come riferiva anche un noto quotidiano lo scorso I agosto, per il mancato adeguamento sismico del Piano Regolatore Generale di alcuni Comuni, il Presidente della Provincia, Luigi Cesaro, è intervenuto ed ha inviato in 18 Enti locali del napoletano altrettanti Commissari ad Acta. Tra i Comuni interessati dal provvedimento figura anche Acerra. La decisione è stata assunta dopo le diffide inviate circa un anno fa, con le quali si invitavano le amministrazioni comunali “ad adeguare la propria strumentazione urbanistica alla legge regionale 9/83, che detta le norme per l’esercizio delle funzioni regionali in materia di difesa del territorio dal rischio sismico”. Regole che sembrano avere solo un aspetto tecnico ed interessare solo il Comune, ma che in realtà fissano, “ai fini della previsione del rischio sismico, nuove modalità per la vigilanza sulle costruzioni, sopraelevazioni, ampliamenti e riparazioni da eseguire”. Un esempio molto semplice da citare potrebbe essere rappresentato da un cittadino, che decide di realizzare una costruzione o anche una sopraelevazione. Questi deve produrre, tra l’altro, indagini geologiche e calcoli statici, in rapporto al grado di sismicità della zona. Qualora il Comune non provveda ad adeguare il Prg nei termini previsti, interviene la Provincia in via sostitutiva, che si preoccupa di tale adeguamento. Intervento esercitato attraverso un Commissario ad Acta. Vista l’inerzia dei Municipi il Presidente della Provincia ha decretato alla fine di luglio l’invio dei 18 Commissari, il cui incarico ha valore annuale. Gli atti susseguenti alla decisione intrapresa da Cesaro sono stati notificati ai Comuni durante il mese scorso, particolarmente caldo non solo per ragioni climatiche, a seguito delle elevate temperature registrate.

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Questione Ice Snei: riprendono gli sgomberi delle cantinole. Protestano i residenti

In merito alla questione irrisolta dei box del complesso residenziale Ice-Snei, già vi riferimmo del sopralluogo preliminare effettuato lo scorso 2 aprile da parte della Polizia Municipale e di un funzionario dell’Ufficio Tecnico, a seguito di un esposto prodotto da alcuni abitanti a nome di tutti gli inquilini del complesso. Esposto inviato in data 9.3.2010 anche alle Forze dell’Ordine, alla Procura della Repubblica di Nola, al Sindaco T.Esposito ed al Dirigente all’Urbanistica Arch.M.Santoro. E ciò, per stabilire una volta per tutte la proprietà delle cantinole al piano terra, trasformate negli anni in garage ed in attività varie e la cui titolarità viene rivendicata sia dal Comune che dalla società costruttrice. L’intricata vicenda risale a circa 30 anni fa, quando prese il via la questione relativa alla proprietà di 113 box per alcuni dei quali, nel corso degli anni, sono scattati gli sgomberi, susseguenti alla morosità degli usufruttuari, che non verserebbero con regolarità la quota di affitto all’Ice-Snei. Quote che, invece, sostengono i residenti, andrebbero versate al Comune, che nel 1985 acquistò l’intero complesso residenziale, comprese le pertinenze, per circa 26 miliardi delle vecchie lire. Tornando adesso all’attualità della vicenda lo scorso 8 settembre, alla presenza dell’Ufficiale giudiziario, supportato dagli agenti del locale Commissariato di Polizia, si è dato esecuzione ad un ordine di sfratto, emesso dal Tribunale di Nola su richiesta della società costruttrice degli immobili, che continua a recapitare ai residenti lettere di sfratto per mancato pagamento con relativa data di esecutività. Nello specifico è stato sgomberato un box dei pochi oggetti in esso contenuti, mentre per un altro locale è scattato il rinvio dell’ordine di sfratto, previo accordo con il “titolare”. Ed intanto spunta una Delibera del Commissario straordinario Luigi Della Corte datata 23.08.1984, secondo la quale “la società accetta di cedere il complesso per la sola parte residenziale per l’importo di 28 miliardi di lire e per una superficie convenzionale di 35.260 metri quadri”. Nel frattempo è stata redatta la tanto attesa relazione del Dirigente comunale all’Urbanistica, mentre sarebbe emerso che dagli atti notarili in possesso del Comune risulterebbe che il proprietario delle cantinole sarebbe l’Ice-Snei. Circostanza sulla quale non sarebbe d’accordo lo stesso Dirigente. Relazione dirigenziale consegnata, tra gli altri, anche all’Avv.Petrillo, che da anni rappresenta e difende l’Ente comunale in una lunghissima causa…

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Igiene Urbana: ecco cosa si fa per incrementare la raccolta differenziata in città!!!

In merito all’espletamento del servizio cittadino di igiene urbana, sullo scorso numero vi riferimmo di ciò che maggiormente colpisce il cittadino-contribuente, ossia della qualità del servizio reso dalla “Falzarano srl”, ossia dall’impresa di Airola che opera in città e che, dallo scorso 16 giugno, è stata proclamata aggiudicataria provvisoria della gara relativa al periodo di cinque anni, in virtù di un’offerta al ribasso di appena l’1,86% praticata sull’importo di euro 35.255.000,00. E documentammo (con l’ausilio delle immagini), la qualità insoddisfacente e carente del servizio reso attualmente ad Acerra dalla società sannita nelle sue prime settimane di lavoro e che coinvolge indistintamente tanto le periferie quanto il centro storico. Riscontri effettuati anche da personale della Polizia Municipale, che è deputato al controllo del corretto svolgimento del servizio. Mancato spazzamento (spesso reiterato) di strade e marciapiedi, con i rifiuti di varie tipologie che insistono lungo le vie urbane; campane di vetro svuotate, solo quando ormai tracimanti e circondate da buste contenenti bottiglie abbandonate intorno alle stesse; persistenza di ingombranti per giorni interi (materassi, elettrodomestici e suppellettili varie la fanno da padrone), prima di essere rimossi; lavaggio dei cassonetti a singhiozzo o inesistente; raccolta differenziata che torna ad assestarsi su percentuali risibili e bassissime; assenza di un numero verde, che l’impresa deve obbligatoriamente attivare ed al quale il cittadino può telefonare ed inoltrare le proprie richieste; mancata distribuzione dei sacchetti in un’area urbana raggiungibile dall’intera comunità; mancato lavaggio delle strade ecc. E tanto altro ancora. Infatti l’elenco potrebbe continuare con la presenza di sfalci e ramaglie, assimilati ai rifiuti umidi e che vanno trasportati nel sito idoneo, con cui il Comune è convenzionato; le vere e proprie discariche a cielo aperto site all’ingresso della città ecc. Il tutto, mentre l’Ufficio comunale competente o quello dei Vigili Urbani è intasato dalle proteste dei cittadini, rappresentate di persona o al telefono. Da quell’articolo, nel mentre scriviamo, quasi nulla è cambiato. Adesso il nostro obiettivo è puntato sia sugli “sforzi” compiuti dalla società beneventana, per incrementare la percentuale dei rifiuti urbani differenziati della nostra città e sia sull’isola ecologica (l’unica aperta alla collettività), sita in località “Frassitelli”. Per quanto riguarda il primo punto, un esempio emblematico dell’impegno profuso nella differenziazione dei rifiuti lo abbiamo riscontrato lo scorso 10 luglio nell’area che ospita il mercato…

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Isola Ecologica: disattesa l’Ordinanza commissariale. Problemi all’ambiente?

Per quanto riguarda l’isola ecologica innanzi citata, la struttura aprì al pubblico in data 18.05.2009 dotata di cassoni di raccolta, in cui depositare i rifiuti differenziati conferiti, privi della dovuta copertura!!! Tant’è che ci chiedevamo cosa fosse accaduto, qualora piovesse e determinate tipologie di rifiuto (quali ad esempio lavatrici, televisori, frigoriferi, monitor ed altro) fossero esposte all’intemperie. E ricordammo quanto già era stato stabilito dal Commissario Delegato per l’Emergenza Rifiuti in Campania attraverso l’Ordinanza n.20 del 19.02.2008 (che è parte integrante della Delibera di Giunta comunale n.24 del 27.02.2008), nella quale si legge, tra l’altro, che “i cassoni dovranno essere attrezzati con coperture, atte ad evitare che le acque meteoriche vengano a contatto con i rifiuti e dovranno essere provvisti di sistemi, in grado di evidenziare e contenere eventuali perdite. Lo stoccaggio dei Raee dovrà essere effettuato, adottando criteri che garantiscano la protezione delle apparecchiature dimesse durante le operazioni di carico e scarico…”. A seguito del nostro articolo, il 24 giugno 2009 il Comune comprò 16 teloni (vedi foto n.1), di cui 6 per le vasche dell’isola ecologica di via Mulino Vecchio per un totale di 3200,00 euro, per dotare tali cassoni di teloni di copertura. Ebbene, basta recarsi presso la struttura Frassitelli, per rendersi conto che i cassoni sono ancora privi della dovuta copertura e dell’esposizione, a qualsiasi agente atmosferico, sopratutto degli elettrodomestici, che si trovano negli stessi cassoni e che attendono di essere smaltiti presso aziende specializzate nel settore (vedi foto n.2 e 3). Ed intanto stiamo verificando, che i cassoni siano provvisti di sistemi, in grado di evidenziare e contenere eventuali perdite, sopratutto del freon, l’idrocarburo usato come agente refrigerante per gli elettrodomestici. Ma come già scrivemmo alla fine di maggio, suscita perplessità il sito scelto dalla “Falzarano” in cui allocare il cantiere, per lo svolgimento per i prossimi 5 anni del servizio cittadino di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti. Si tratta infatti della struttura dell’ATR, sita in zona ASI e riconducibile al gruppo imprenditoriale “Pellini”, protagonista di tante vicende giudiziarie, alcune delle quali ancora in essere e di contenziosi con il Comune (la somma complessiva che la ditta “Pellini srl” ha richiesto ammonta ad oltre 11 milioni di euro, comprensivi di interessi). Tant’è vero che la società di Airola, in una nota inviata…

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Via Spaventa ancora priva di pubblica illuminazione. Le proteste dei residenti

E’ una strada comunale a tutti gli effetti, anche se sembra che nessuna delle amministrazioni comunali, succedutesi in questi ultimi anni, se ne sia accorta. Il riferimento è a via Silvio Spaventa, un percorso cittadino a senso unico che da via Diaz conduce in quel dedalo di vicoli, stradine e viuzze, di cui è costellato il quartiere Pozzillo. Una strada lungo la quale, negli anni, sono aumentati i nuclei familiari residenti e che a tutt’oggi è quasi totalmente priva della necessaria pubblica illuminazione. E sono stati proprio alcuni dei residenti a contattarci e ad illustraci la situazione, specificando che la problematica è ben nota all’Ufficio Tecnico comunale. “Si parla tanto di sicurezza urbana e di opere che la favoriscano – dice amareggiato il sig. Carlo – ma in tutti questi anni il Comune non ha avuto la forza di installare in questa via gli indispensabili corpi luminosi, per tutelare la pubblica incolumità. E siamo costretti ad uscire e a fare rientro a casa al buio, mentre in altri quartieri cittadini, come ad esempio nello Spinello, l’impianto di pubblica illuminazione è tale, da garantire visibilità in ogni punto del rione periferico”. Anche altri genitori, che abitano lungo la suddetta via, sono preoccupati per i propri figli che devono rincasare, sopratutto durante la stagione invernale, quando le ore di buio sono più lunghe. E’ evidente, dunque, il disagio creato a decine di famiglie e a chi transita lungo via Spaventa, priva di un’infrastruttura primaria essenziale, utile anche al recupero ed allo sviluppo urbano. Eppure il Decreto del Ministro degli Interni Maroni del 5 agosto 2008, avente ad oggetto “La definizione e gli ambiti di applicazione per l’Incolumità Pubblica e la Sicurezza Urbana” è abbastanza chiaro. Infatti lo stesso Decreto all’art. 1 ricorda che “per incolumità pubblica si intende l’integrità fisica della popolazione e per sicurezza urbana un bene pubblico da tutelare attraverso attività poste a difesa, nell’ambito delle comunità locali, del rispetto delle norme che regolano la vita civile, per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani, la convivenza civile e la coesione sociale”. L’art.2, invece, dispone che “il Sindaco interviene per prevenire e contrastare le situazioni urbane di degrado o di isolamento, che favoriscono l’insorgere di fenomeni criminosi, quali lo spaccio di stupefacenti, l’accattonaggio con impiego di minori…

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Questione allevatori: ancora nessuna possibilità alla ripresa dell’attività

Ancora in primo piano la questione della famiglia Cannavacciuolo, ex allevatori di ovini e protagonisti, unitamente alla famiglia Gerlando, di infinte battaglie giudiziarie e di proteste con le loro greggi al seguito, in merito alla volontà di voler riprendere la loro attività di allevatori. Il sig,Mario, già il 7 ottobre dell’anno scorso aveva scritto al Sindaco Esposito, all’Assessore all’Ambiente Marangio ed al Presidente del Consiglio comunale una lettera, alla quale erano allegate una serie di ordinanze emesse nel corso degli anni di divieto del pascolo vagante su tutto il territorio comunale agli erbivori stanziali e transumanti e con la quale chiedeva di conoscere lo stato della situazione, anche e sopratutto al fine di poter riprendere l’attività. La risposta negativa venne dalla Conferenza dei Servizi, svoltasi in data 04.02.2010 presso il Comune ed alla quale partecipavano le parti interessate. Infatti la Conferenza stabiliva “l’impossibilità della revoca delle ordinanze di divieto di pascolo vagante ed il rinvio ad un’eventuale nuova comunicazione per un possibile progetto a stabulazione fissa, in collaborazione con i servizi veterinari”. Durante l’incontro il Dott.Pecoraro specificava che i Servizi Veterinari avevano proposto all’Assessorato regionale alla Sanità – Settore Veterinario la revoca delle Ordinanze di divieto di pascolo vagante, in essere in taluni Comuni del territorio dell’ex Asl Na 4. La Regione, con nota del 4.6.2008, specificava di non condividere tale proposta. La Dr.ssa Agrello, dal canto suo, riferiva di non avere dati per superamento di CSC per la Contrada “Pagliarone”, sito nel quale era localizzata l’azienda di allevamento ovini Cannavacciuolo. Unico punto a favore dei pastori era la disponibilità mostrata dal Servizio Veterinario alla proposta avanzata dal legale rappresentante degli allevatori, Avv.Lanciano, di poter effettuare stabulazione fissa, con individuazione e stanziamento di un’area nel Piano regolatore. Una nuova Conferenza dei Servizi si teneva lo scorso 30 giugno e vi prendevano parte: l’Ente comunale, rappresentato dal Segretario Generale, nonché Dirigente del settore Ambiente Dr.ssa M.Piscopo; la famiglia Cannavacciuolo; i Servizi Veterinari dell’Asl Na3 Sud nelle persone del Dott.A.Crimaldi e della Dott.ssa D.Carlino; l’Arpac, rappresentata dalla Dott.ssa F.Giovinazzi; il Direttore del servizio Veterinario L.Vallefuoco ed i rappresentanti dei comitati ambientalisti locali, tra cui il Consigliere Liguori. L’esito della Conferenza? Si stabiliva nuovamente l’impossibilità della revoca delle ordinanze di divieto di pascolo vagante per la presenza di diossina ben oltre…

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Il giovane ex allevatore punta il dito contro il Comune

A conclusione della Conferenza era amaro lo sfogo di Alessandro Cannavacciuolo, il quale dichiarava: “Siamo stati costretti a rinunciare. Oltre al danno economico c’è anche l’umiliazione di tanti sacrifici. Ma lotteremo, perché l’inquinamento da diossina in zona Asi non lo abbiamo provocato noi. Dove sono le bonifiche, gli interventi ed i monitoraggi del Comune? Aria fritta. La Montefibre, i Pellini ed altre aziende hanno devastato il territorio ma il Comune non interviene e noi paghiamo le spese, tant’è che siamo in ginocchio. Volevamo solo svolgere un’attività tramandata di generazione in generazione e che è l’unica che sappiamo fare. Asl ed Arpac – proseguiva l’ex allevatore – dicono che mancano nuovi elementi sulle bonifiche e sul superamento della soglia di contaminazione, come conferma una nota della Regione Campania del 25 giugno. Chi doveva fare queste bonifiche? Che il sito fosse inquinato lo sappiamo fin dal 2004. Però autorizzano gli agricoltori a coltivare negli stessi campi e a vendere i prodotti. Si poteva dimostrare che il terreno in contrada Pagliarone fosse immune, ma a nostre spese, dato che risulta dell’Asi. Il Comune non sa nemmeno dimostrare che quell’area è privata. Da quando ci hanno sequestrato il gregge nel 2003, non abbiamo potuto vendere nulla, né latte, né lana, né pecore. Gran parte degli indennizzi ricevuti sono serviti per sanare i tanti debiti accumulati in 7 anni ed il Governo deve ancora risarcirci. Ne prendiamo atto ed agiremo di conseguenza”. Restano necessari comunque il monitoraggio e la caratterizzazione dell’intera zona Asi, il cui costo ammonta a 400mila euro, mentre la caratterizzazione dei suoli dei Cannavacciuolo dovrebbe avvenire a loro spese. Intanto, in merito alla contaminazione da diossina, lo scorso 5 luglio veniva depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Nola, con il quale le associazioni e i comitati ambientalisti mirano a bloccare la vendita dei prodotti agricoli e ad accertare, se si siano verificati degli omessi controlli da parte del Comune, nel mancare di effettuare sopralluoghi e controlli tecnico-scientifici che, secondo i comitati, sono di pertinenza dell’Ente di Viale della Democrazia.      Angelo Rega

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Il Tribunale sentenzia che Cuono Pellini deve pagare ai Cannavacciuolo 100 mila euro

Abbiamo più volte scritto che l’impianto sito in località Lenza-Schiavone e di proprietà della “Pellini srl” ha procurato non pochi grattacapi al noto gruppo imprenditoriale locale. Com’è noto l’impianto era stato la causa della sentenza di condanna (la n.1921/2008) emessa dal Tribunale di Nola nei confronti dell’imprenditore Cuono Pellini, titolare della “Pellini s.r.l.”, ad una pena di tre anni di reclusione; al pagamento di 15mila euro di ammenda per i reati di realizzazione di discarica abusiva, immissioni di esalazioni moleste e costruzione ed attivazione di impianto in assenza di autorizzazione all’inquinamento atmosferico ed al pagamento di una provvisionale di 100.000,00 euro in favore degli allevatori Mario e Vincenzo Cannavacciuolo (quest’ultimo morto di tumore qualche anno fa). Impianto di stoccaggio e trattamento di rifiuti ed oggetto di varie ingiunzioni di pagamento avanzate dal gruppo imprenditoriale e notificate al Comune (la somma complessiva che la ditta Pellini srl ha richiesto ormai ammonta ad oltre 11 milioni di euro, comprensivi di interessi, per il periodo che intercorre dal 15 novembre 2002 al 31 dicembre 2009). Somme contro il cui pagamento il Comune si è sempre opposto, costituendosi in giudizio. Un verdetto di condanna contro il quale l’imputato ha presentato ricorso in appello. Tornando all’impianto, che ha una dimensione di 15.000 mq; che fu sequestrato nel gennaio del 2006 dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Napoli Dr.ssa Maria Cristina Ribera e per l’utilizzo del quale il Comune pagava 5000,00 euro al giorno, occorre dire che contro il pagamento dei 100 mila euro ai suddetti allevatori il sig.Cuono, rappresentato e difeso dall’Avv.F.Acampora, l’anno scorso propose ricorso al Tribunale nolano, con cui chiedeva l’annullamento dell’atto di precetto notificatogli, per omessa indicazione della notifica del titolo esecutivo e per non aver indicato nell’intestazione del predetto atto di precetto, benché quest’ultimo costituisca atto di parte, l’autorità giudiziaria del Tribunale di Nola. Ovviamente i membri della famiglia Cannavacciuolo, regolarmente costituitisi e rappresentati e difesi dall’Avv.G.Bianco, negavano la nullità del precetto, perché il titolo esecutivo era facilmente identificabile dalle altre indicazioni nello stesso contenute e sostenevano che il titolo esecutivo, unitamente ad altro atto di precetto, era stato notificato all’opponente in data 05.05.2009. “L’opponente ha contestato la nullità dell’atto di precetto, perché non indicava la data di notifica del titolo esecutivo (la sentenza n.1921/2008 del Tribunale di Nola,…

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