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Questione Ilmas: senza stipendio da mesi ora devono anche “pagare” l’azienda

Torniamo nuovamente ad occuparci dell’Ilmas, l’azienda piemontese produttrice di componentistica aereonautica ed aerospaziale, con una sede nella locale zona Asi e che dalla scorsa estate è a rischio fallimento. Da 9 mesi i 185 dipendenti non percepiscono nè salario, né cassa integrazione, perché l’azienda è in amministrazione controllata. E sono ormai innumerevoli le manifestazioni inscenate dai dipendenti dell’azienda. Da luglio 2008, ossia da quando i titolari della ditta hanno portato i libri contabili in tribunale, l’azienda è retta da un amministratore straordinario, che dovrebbe ridefinire un nuovo piano industriale in vista di un rilancio dell’attività produttiva. “Siamo ridotti sul lastrico, perché da maggio non percepiamo un euro – spiegavano gli operai – perciò vogliamo la cassa integrazione e conoscere quale sarà il nostro futuro occupazionale”. Adesso piove sul bagnato, visto che il gruppo aerospaziale ha spedito agli operai dello stabilimento una lettera, a seguito della quale ogni lavoratore deve restituire all’azienda 600 euro. “In riferimento all’acconto stipendi arretrati erogato il I ottobre 2009 per euro 600 – recita la lettera – si comunica che tale importo non rientra nelle competenze della passata amministrazione straordinaria (dal 29.09.2009 ndr). L’attuale stato giuridico della società impone l’immediata restituzione delle somme non autorizzate. La preghiamo, pertanto, di voler inviare tale somma a mezzo di bonifico bancario intestato ad Ilmas spa”. Questo il testo della comunicazione, inviata alle 185 tute blu, da 14 mesi senza retribuzione. La vertenza lavoro rischia di spostarsi sul piano legale. A detta del segretario provinciale Uilm, Giovanni Rao, “al danno si è aggiunta la beffa. Infatti l’Ilmas pretende la restituzione del credito, che i lavoratori vantano dal mese di maggio dell’anno scorso sull’azienda. E la giustificazione del commissario Ferrara è stata che l’Ilmas li ha concessi prima del commissariamento. Da dove prenderanno questi soldi gli operai?”- si chiede Rao. Il sindacato, oltre ad aver dato mandato esplorativo ai legali, si sta confrontando con il Sindaco di Casalnuovo Peluso, per riaprire il tavolo con Regione, Ministero e ditte, firmatari dell’accordo del 2005. Per la concessione della Cig, c’erano stati degli intoppi burocratici, che avevano bloccato il via libera da parte del Ministero del Lavoro. In effetti la prima richiesta per la cassa integrazione per la ristrutturazione, legata ai 18 milioni di euro mai erogati da Sviluppo Italia per l’ampliamento…

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Inceneritore: protestano tre operai di una ditta esterna

L’emergenza occupazionale sul nostro territorio, caratterizzata da forti ritardi nel pagamento degli stipendi, licenziamenti e mancato avvio delle attività industriali, vede protagonisti questa volta gli operai della ditta Dbf di Carinola, che ha effettuato lavori per conto dell’inceneritore. Negli ultimi mesi i tre operai (Ivan Cirella, Sabatino Dell’Aquila e Vincenzo Camposano) più volte hanno dato vita ad azioni di protesta e lo scorso 26 febbraio è scaduto il contratto a termine, senza che arrivasse la notizia di essere stati assunti stabilmente nella “A2A”, l’azienda lombarda che gestisce l’impianto. L’ultima protesta li ha portati ad avviare uno sciopero della fame e della sete e a trascorrere la notte seduti su una panca di legno o in una Fiat Panda, parcheggiata nei pressi del termovalorizzatore. I loro colleghi mostrano solidarietà, portando acqua e sigarette e ricordando che anche loro hanno contribuito alla costruzione del termovalorizzatore. I tre, tutti sposati con figli, lavoravano come tubisti e saldatori con altri sette colleghi per la suddetta ditta e stringono tra le mani un “verbale di accordo” datato 30 maggio 2007 tra Commissariato di Governo, Fibe e sindacati, in cui si specifica che la “struttura commissariale si impegna ad attuare ogni azione positiva nel favorire le assunzioni del personale coinvolto nella costruzione e residente in Acerra alle dipendenze dell’ente che gestirà il termovalorizzatore”. Forti di questo documento, i lavoratori reclamano di essere assunti dalla A2A anche come operai generici, pur essendo specializzati. A dicembre scorso il rapporto con la Dbf si era interrotto una prima volta. Anche in quella occasione i tre si erano collocati all’esterno dei cancelli d’entrata ed erano riusciti a prorogare il loro rapporto di lavoro per altri due mesi. In tasca hanno ancora l’ultima busta paga percepita, con l’importo ammontante ad euro 700. Sul posto non è mancata la presenza delle Forze dell’Ordine e delle sigle sindacali, che hanno chiesto un intervento risolutivo della vicenda sia al Prefetto Pansa, sia al Sottosegretario Bertolaso, anche per evitare risvolti drammatici della situazione. A seguito del persistere nell’azione di protesta, i manifestanti si sentivano anche male, a causa di un calo ipoglicemico, ricorrendo alle cure dei sanitari dell’ambulanza intervenuta sul posto, prima di essere accompagnati in clinica, da dove venivano dimessi poco dopo. Intanto prosegue la protesta degli operai che dichiarano: “Da qui…

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Incendio distrugge vagone di un treno regionale

Un incendio doloso scoppiato nel pomeriggio su una vettura di un treno regionale, impegnato sulla linea Caserta-Napoli, distruggeva un intero vagone, ma fortunatamente non si registravano persone ferite tra gli 80 viaggiatori a bordo, ma solo qualcuno in stato di choc. La circolazione restava sospesa per oltre un’ora e complessivamente erano sette i treni regionali cancellati e qualcuno indirizzato su percorso alternativo. Questo il primo bilancio di un gesto compiuto da ignoti a bordo del treno 24323 Caserta-Napoli. Era il capotreno, poco prima dell’arrivo alla stazione di Acerra, a notare la presenza di fumo e fiamme sulla seconda vettura e prontamente avvisava la Sala Operativa per l’attivazione delle procedure di emergenza. Per consentire l’intervento dei Vigili del Fuoco era necessario sospendere la circolazione ferroviaria tra le stazioni di Napoli e Cancello. Trenitalia (Gruppo FS) disponeva un servizio sostitutivo con autobus per garantire i collegamenti sul tratto di linea interrotto. Solo dopo aver spento le fiamme e dopo gli accertamenti di integrità e sicurezza della linea da parte del personale tecnico delle Ferrovie, era possibile ripristinare la regolare circolazione dei treni. Dai primi accertamenti, eseguiti dalla Polizia scientifica del Commissariato di Afragola, sarebbe emersa la natura dolosa del gesto, che avrebbe potuto avere conseguenze gravissime. Le Ferrovie dello Stato sporgevano denuncia contro ignoti, mentre la Polizia sta esaminando alcune immagini riprese dalle telecamere installate nella stazione di Acerra.

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Già esclusa dall’appalto dei 5 anni, per la Ego Eco si prospetta la risoluzione contrattuale

In merito alla telenovela, che si trascina ormai da anni e relativa all’appalto del servizio cittadino di igiene urbana, ci eravamo lasciati all’inizio del mese scorso con la Determina dirigenziale n.159 del 2 febbraio 2010, con la quale la “Ego Eco srl” veniva esclusa dalla procedura di gara relativa all’appalto del servizio di igiene urbana per il periodo di cinque anni. Le motivazioni erano fornite dal verbale, redatto in data 29.01.2010 dalla Commissione di Gara, presieduta dalla Dr.ssa M.Piscopo e che evidenziava la mancanza dei requisiti attestanti la capacità tecnica del Bando di Gara. Infatti, il totale dei servizi resi nel triennio 2006-2008 (a seguito delle verifiche) risulta essere di euro 17.646.975,17 inferiore, quindi, a quanto richiesto al punto 4 del Bando, pari ad euro 20.000.000,00. Risulta pertanto una differenza in meno, per servizi resi, di euro 3.706.352,62. Ma anche la mancata presentazione delle certificazioni rilasciate dai Comuni a prova delle dichiarazioni rese in sede di gara, entro i 10 giorni fissati per l’esibizione delle stesse. Un termine perentorio, così come sancito dalla determinazione dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici. E la mancata esibizione viene considerata una negligenza da parte dell’operatore economico e quindi sanzionata. Una considerazione, sulla perentorietà del termine, suffragata dalla sentenza del Consiglio di Stato n.2482/2002. In merito a questo punto il legale della società laziale aveva eccepito che “in relazione alla mancata esibizione dei certificati dei Comuni, per i quali Ego Eco ha prestato servizio, si evidenzia che il mancato rilascio non è addebitabile alla società, che ha posto in essere tutte le attività indispensabili, per ottemperare alle richieste di codesta Amministrazione…I documenti, di cui si chiede l’esibizione, non sono nella disponibilità della società che è pronta, comunque, ad esibire tutto quanto in suo possesso”. Comunque sia, l’impresa romana veniva esclusa anche a seguito dell’art.48 del D.Lgs.n.163/2006, che recita: “Quando tale prova non sia fornita, ovvero non confermi le dichiarazioni contenute nella domanda di partecipazione o nell’offerta, le stazioni appaltanti procedono all’esclusione del concorrente dalla gara…ed alla segnalazione del fatto all’Autorità per i provvedimenti di cui…”. A questo punto tale provvedimento aveva ripercussioni anche sulla gara d’appalto indetta dal Comune con procedura negoziata, per l’affidamento del servizio per 4 mesi (13 gennaio-30 aprile 2010), ricorrendo al vecchio capitolato d’appalto, integrato della gestione delle…

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Le controdeduzioni del legale della Ego Eco. Le grane giudiziarie del Dirigente

Ovviamente a contestare il provvedimento dirigenziale arrivavano il 23 febbraio scorso le controdeduzioni del legale della società laziale, l’Avv.G.Marone, che scriveva: “Il procedimento di risoluzione contrattuale avviato dal Comune è illegittimo, perché inficiato da vizi suoi propri, oltre che da vizi relativi alla citata determina dirigenziale. Sotto il primo profilo del tutto inconferente è il richiamo agli art. 38 e 48 del D.Lgs.163/06. L’art.38 prescrive che sono escluse dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti …e non possono stipulare i relativi contratti i soggetti che nell’anno precedente la data di pubblicazione del bando hanno reso false dichiarazioni in merito ai requisiti ed alle condizioni rilevanti per la partecipazione alle procedure di gara e per l’affidamento e sub-appalti risultanti dai dati in possesso dell’Osservatorio. Tale norma non è applicabile al caso di specie – precisa Marone – perché disciplina esclusivamente la fase di aggiudicazione di una gara e la stipula del relativo contratto. Mentre nella specie già vi è un affidamento in corso, che non può essere unilateralmente risolto. Per la stessa ragione non può essere applicato l’art.48, che disciplina il controllo sul possesso dei requisiti dichiarati dai concorrenti per l’ammissione alla gara. In ogni caso nella specie manca la falsa dichiarazione….Secondo il Comune la Ego Eco avrebbe falsamente dichiarato di avere eseguito servizi per oltre 20 milioni di euro, mentre l’importo accertato si attesterebbe su 17 milioni. Non si sarebbe attivata per l’acquisizione delle certificazioni degli enti indicati in sede di gara. Da taluni certificati dei predetti enti risulterebbe la risoluzione del rapporto per gravi e continue violazioni o certificati negativi per servizi resi. Senonchè – scrive il legale – non vi alcuna falsa dichiarazione, perché la Ego Eco, nel partecipare alla gara, ha dichiarato per l’anno 2006 di aver affittato il ramo d’azienda della società C.I.C. e dal bilancio della stessa relativo a quell’anno risultano ricavi per servizi analoghi pari ad euro 5.803.191,23 e per gli anni 2007-2008 e dal bilancio della Ego Eco risultano ricavi pari rispettivamente ad euro 4.791.775,07 e ad euro 10.758.167,49 per un totale quindi di euro 21.353.133,70. La circostanza, poi, che tali importi non corrispondano a quelli risultanti dai certificati rilasciati dalle amministrazioni committenti è del tutto ininfluente, ai fini dell’affidamento, perché quei certificati riguardano i pagamenti effettuati,…

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Ingiunzioni della “Pellini srl”: il Tribunale di Nola si dichiara non competente

Nuovo capitolo della vicenda Pellini, questa volta riportata agli onori della cronaca, in riferimento alle ingiunzioni di pagamento avanzate dal gruppo imprenditoriale e notificate in questi anni al Comune, (la somma complessiva che la ditta Pellini srl ha richiesto ormai ammonta ad oltre 10 milioni di euro, comprensivi di interessi, per il periodo che intercorre dal 15 novembre 2002 al 31 dicembre 2008). Somme contro il cui pagamento il Comune si è sempre opposto, costituendosi in giudizio. Già vi riferimmo, in merito alle suddette ingiunzioni, della nota inviata all’ex Sindaco Marletta dall’Avv. Alfredo Cretella, il   legale rappresentante del Comune, che sta seguendo tale vicenda. Dalla stessa nota si evinceva che in relazione ai decreti ingiuntivi n.2189/2006 e n.1018/2007 il Tribunale di Nola aveva stabilito che “le cause che si occupano dei decreti sono riservate per l’ammissione dei mezzi istruttori. In ogni caso l’esecuzione è sospesa”. In relazione, poi, al decreto ingiuntivo n.489/2008 il Tribunale nolano aveva decretato che “la causa verrà chiamata per il 22 ottobre del 2009 sempre per l’ammissione dei mezzi istruttori. Anche in tal caso la Pellini srl non ha ottenuto la concessione della provvisoria esecuzione, pure richiesta con insistenza negli atti difensivi”. In parole povere, almeno fino all’ottobre scorso, a fronte delle reiterate richieste economiche avanzate dal noto gruppo imprenditoriale, il Comune non doveva corrispondere allo stesso neanche un centesimo. Ebbene, alcuni giorni fa è stata notificata al Comune la sentenza n.2558/2009, emessa dalla II sezione civile (Presidente Dr.ssa Federica D’Ambrosio), con cui il Tribunale nolano ha dichiarato la propria incompetenza, in quanto è competente il Tribunale di Napoli. Pertanto ha fissato il termine di 90 giorni per la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente ed ha compensato interamente tra le parti le spese di lite. Nella causa relativa all’intimazione di pagamento, come terzo chiamato in causa, c’è anche il Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania. A leggere i motivi della decisione, scaturita dal difetto di giurisdizione sollevato tanto dal terzo chiamato (il Commissariato di Governo), quanto dall’opponente (il Comune di Acerra) emerge che “non vi è motivo per discostarsi dal consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui, alla luce della declaratoria di parziale incostituzionalità dell’art.33 del D.Lgs.n.80/1998, modificato poi dall’art.7 legge 205/2000, per effetto della quale le controversie relative a concessioni…

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Depuratore ex Montefibre: scontro a distanza Liguori – Amministrazione comunale

Non c’è pace circa la questione del depuratore ex Montefibre. Impianto, com’è ormai noto, che è stato oggetto del rilascio, da parte della Giunta regionale della Campania in data 30.12.2009, attraverso il Decreto dirigenziale n.390, dell’Autorizzazione Ambientale Integrata, con cui si è autorizzato la “Ngp-Bio Natura srl”, ad esercire l’impianto Biac, sito nell’ex Montefibre e modificato al trattamento di rifiuti liquidi da soggetti esterni e per l’eliminazione o il recupero di rifiuti pericolosi e non. Decreto regionale avverso il quale l’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Esposito, ha presentato ricorso al Tar Campania lo scorso 2 marzo attraverso il proprio legale, l’Avv.V.Giuffrè, che ha vagliato gli aspetti tecnici della vicenda, per chiedere l’annullamento del suddetto provvedimento. In attesa di conoscere le decisioni dell’organo giurisdizionale campano, susseguente alla costituzione in giudizio del Comune, prosegue l’iniziativa del Consigliere Liguori, promotore di un referendum consultivo popolare, con relativa raccolta di firme (tra i firmatari ci sono anche alcuni Consiglieri comunali), per spronare il Sindaco ad utilizzare i poteri speciali conferiti dalla legge, per bloccare l’avvio dell’impianto sito nell’ex Montefibre e, nello specifico, il Decreto regio n.1265 del 1934, che gli consente l’emissione di un’Ordinanza, atta a bloccare il Decreto della Giunta regionale ed i Decreti ministeriali del giugno 2006 e del maggio 2007 in base ai quali, dichiarando lo stato di disastro ambientale per diossina, ha il potere di bloccare ulteriori attività industriali ritenute dannose per la salute pubblica, in deroga a tutti i regolamenti ambientali. “La natura, l’ambiente e la vita sono un dono di Dio, sono valori da difendere e da preservare – recita il manifesto affisso dal Consigliere comunale – e la difesa del territorio è un dovere dei cittadini e della politica. Quando la politica fallisce, entra in campo il popolo. Nessuno deve più usare le nostre terre come una latrina…Non possiamo permettere a nessuno di trasformare la nostra città in un campo di sterminio di massa. Il silenzio e la sordità di chi può e non fa niente è vergognoso”. In replica al citato manifesto arrivava un comunicato stampa del Sindaco e dell’Assessore all’Ambiente Marangio. “In questi giorni, su iniziativa del Consigliere comunale Liguori e di alcuni comitati civici, è stata intrapresa la sottoscrizione di un quesito referendario, per tenere una consultazione popolare in merito all’Autorizzazione Ambientale…

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Assegnazione loculi: il Consigliere De Maria si rivolge alla Procura di Nola

Ha creato non poca fibrillazione in seno alla Casa comunale e non la lettera inviata lo scorso I marzo dal Consigliere comunale Vincenzo De Maria (Forza Pdl) al Sindaco, al Vice-sindaco nonché Assessore al Cimitero A.Crimaldi, al Segretario generale, al Presidente del Consiglio comunale, al responsabile dell’Ufficio cimiteriale, al Dirigente Dr.F.Annunziata ed alla Procura della Repubblica di Nola, con la quale chiedeva di far luce in merito ai criteri di assegnazione dei loculi cimiteriali. Due, nello specifico, le richieste avanzate dal Consigliere: la sospensione dell’assegnazione dei loculi cimiteriali, per stabilire i criteri pubblici per l’assegnazione degli stessi ed un’ispezione per il controllo e la trasparenza di assegnazione. “Il prossimo 3 marzo il cimitero di nuova costruzione sarà consegnato dai tecnici e dall’impresa appaltatrice all’Ente Comune in via definitiva e tutte le autorizzazioni erano già pronte da metà febbraio. In merito all’assegnazione dei loculi e dei terreni per la costruzione di cappelle, si propone – recita la lettera – di non assegnare nessun loculo o terreno, eccetto quelli necessari per i morti giornalieri, prima di stabilire i criteri di equità e di trasparenza per tutti i cittadini. Di effettuare un censimento e rendere pubblici gli elenchi dei loculi occupati e da occupare e di effettuare l’informatizzazione degli elenchi dei loculi, per consentire una maggiore trasparenza. Di utilizzare tutti i mezzi di comunicazione, compreso il portale del Comune, per informare i cittadini delle disposizioni riguardanti il cimitero ed il controllo delle assegnazioni. Di realizzare le infrastrutture necessarie, prima di rilasciare i permessi di costruire nei lotti cimiteriali. Di effettuare, per conto del Comune, un’unica indagine geologica preliminare, prima dell’assegnazione dei lotti già acquistati dai cittadini per la costruzione di cappelle e sarcofagi, per sgravare gli stessi di un’ulteriore spesa”. Oltre ad un immediato controllo ispettivo da parte delle autorità competenti, De Maria chiedeva di sapere quanti e quali loculi sono stati resi disponibili per l’assegnazione; se tutte le procedure adottate sono conformi alle regole di trasparenza e di equità; se è stato stabilito un criterio, con il quale sono stati assegnati i loculi; se il cittadino è stato informato dei loculi messi a disposizione per i morti giornalieri attraverso un atto amministrativo o mezzo d’informazione e se l’elenco dei loculi disponibili è stato reso pubblico per la scelta dell’assegnazione. “La…

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Assegnazione loculi cimiteriali: il Dirigente al ramo ricostruisce la vicenda

Non tardava ad arrivare la risposta del Dirigente al Cimitero Dr.F.Annunziata che, due giorni dopo, nel riscontrare la lettera del Consigliere De Maria, scriveva: “E’ a dir poco paradossale che un Consigliere comunale, che riceve un rifiuto ad una sua richiesta personale per un loculo di 2° fila per la tumulazione di una sua zia, possa ventilare in una sua interrogazione il sospetto di un’eventuale creazione di un sistema di potere, di clientele e di personalismi compiacenti. Il Comune ha costruito un nicchiario con i soldi della prevendita dei costruendi loculi e, pertanto, i cittadini risultano assegnatari del costruendo nicchiario sin dal lontano 2003. Lo scrivente – proseguiva il Dr.Annunziata – al quale, da poco più di un anno, è stata affidata la responsabilità amministrativa e non tecnica della gestione dei servizi cimiteriali si è adoperato affinché, in attesa dell’ultimazione dei lavori, venisse consegnato anticipatamente un blocco di loculi già costruiti. E ciò per alleviare le legittime proteste dei cittadini assegnatari fin dal 2003 dei loculi a costruire. Ciò è stato possibile nel settembre 2009, a seguito della consegna provvisoria di un blocco di loculi alle spalle della Chiesa Grande con acceso dal vecchio cimitero. A partire pertanto dalla consegna di detti loculi, è stato disposto l’utilizzo dei loculi di 4° e 5° e 6° fila, solo per i decessi giornalieri e per soggetti non destinatari di precedenti provvedimenti di assegnazione loculi. Tutto ciò anche al fine di scongiurare un possibile commercio irregolare di loculi all’interno del cimitero comunale, attesa la necessità di “accaparrarsi” un loculo in caso di decesso di un familiare per evitare il ricorso ai campi di inumazione, pratica quest’ultima per usanze locali destinata in prevalenza a soggetti meno abbienti. L’attività amministrativa sinora svolta – chiariva il Dirigente – ha determinato apprezzamenti positivi da tutti gli operatori del settore e da cittadini acerrani, attestati anche con comunicazioni formali di encomio al Sindaco, per l’attività svolta dagli uffici cimiteriali. Il giorno 26 u.s. il Consigliere interrogante, recatosi prima presso gli uffici preposti alle attività cimiteriali e, successivamente, presso l’ufficio dello scrivente, chiedeva l’utilizzo di un loculo di 2° fila per la tumulazione di una sua congiunta deceduta in pari data, ricevendo un motivato rifiuto e la disponibilità all’assegnazione di un loculo di 6° fila (unici ancora…

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E’ buona ogni soluzione per fermare la devastazione

Se gli istituti scolastici cittadini devono continuare ad offrirci continuamente scene, come quella descritta dalla foto qui pubblicata, allora occorre ricorrere a qualsiasi misura, per arginare e debellare quelli che vengono ancora chiamati atti di vandalismo ma che, in realtà, sono veri e propri reati contro il patrimonio, con tanto di danni economici arrecati all’intera collettività. Oltre ai danni sociali e culturali, dovuti alla mancata fruizione da parte degli studenti dell’attività didattica. Ne prendano atto i Dirigenti scolastici, le Forze dell’Ordine, l’Amministrazione comunale e, perché no, gli stessi genitori degli studenti. Le ultime azioni criminose commesse contro le scuole locali risalgono alla settimana scorsa, in occasione del Carnevale. Le “gesta” di ladri e teppisti hanno causato un altro pesante bilancio: messi a soqquadro il terzo ed il quarto Circolo didattico, da cui sono stati sottratti ben 21 estintori in tre distinti raid, nonché la scuola media “Capasso”, dove alcuni giovani con il volto coperto da passamontagna (individuati attraverso il sistema di sorveglianza con gli allarmi collegati ai telefoni di casa di alcuni docenti) hanno anche divelto un armadietto per i diversamente abili. Una scuola, che vanta il triste record dell’istituto più bersagliato da vandali e ladri, con oltre 70 raid dal 1992 ad oggi. A poco è servito l’impegno delle Forze dell’Ordine nell’opera di controllo del territorio e di prevenzione degli episodi criminosi. Infatti la furia distruttrice dei delinquenti ha messo in ginocchio ben tre plessi scolastici. «Abbiamo chiesto anche l’intervento delle Forze dell’Ordine, ma erano impegnate in altre operazioni di pubblica sicurezza. Ormai siamo allo stremo e ci aspetta un futuro nero». Queste le parole pronunciate con rabbia dalla Dirigente del III Circolo, Francesca Boccini. Al quarto Circolo, invece, per circa una settimana si sono susseguiti ben tre raid. I ladri hanno portato via gli estintori, che poi sono stati ritrovati in campagna completamente svuotati, mettendo a rischio l’attività didattica. Adesso, al di là dei singoli episodi, sembra che la situazione sia chiara alle istituzioni competenti, visto che l’Assessore alla Pubblica Istruzione I.Verone, afferma: “C’è un problema sicurezza a cui prestiamo molta attenzione. Per fronteggiare i numerosi raid nelle scuole in futuro, doteremo le stesse di un sistema di videosorveglianza direttamente collegato con la centrale della Polizia Urbana”. E ci sono le soluzioni contro l’accanimento e le…

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