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Alcuni punti del ricorso presentato in Appello dai legali del Pellini

Volendo adesso riportare qualche passaggio del corposo ricorso presentato dai legali dell’imputato, nella parte in cui lo stesso è accusato del reato di realizzazione di discarica abusiva di RSU in concorso con De Chiara Luigi (già Dirigente del Comune di Acerra poi deceduto) gli avvocati, dopo aver ripercorso l’iter burocratico e tecnico inerente all’impianto della “Pellini srl”, sito in località “Lenza Schiavone”, scrivevano che “l’azione penale è stata esercitata nei confronti del solo Pellini Cuono, a dispetto dell’essenziale contributo causale dato dalle ordinanze commissariali e comunali ed ignorando con queste l’attività di gestione cui hanno concorso la Pomigliano Ambiente; la Igica s.p.a. ed il Consorzio di Bacino Napoli 2. Appare difficile misurare la responsabilità del singolo imputato Pellini Cuono titolare dell’area, senza l’opportuna e preliminare valutazione degli atti amministrativi e delle attività di gestione: situazione a cui pone solo parzialmente rimedio il Giudice monocratico in sentenza, affermando che “la realizzazione di una  discarica abusiva è la diretta conseguenza della negligenza di coloro, cui era stata affidata la gestione dell’impianto di stoccaggio in questione (ossia il Consorzio di Bacino Napoli 2 e le società che con esso collaboravano), nonché dei soggetti pubblici deputati alla funzione di controllo”….Secondo il giudice monocratico Cuono Pellini avrebbe concorso nel reato, prima mediante condotta istigatrice ed agevolatrice nella fase dell’emanazione; poi con condotta di partecipazione materiale; infine con condotta omissiva e consenziente. La prima attività di Pellini Cuono – si legge nel ricorso – conseguente all’emergenza creata dalla chiusura della discarica di Tufino, è consistita nell’aderire alle sollecitazione del Commissariato di Governo e del Comune, nel mettere a disposizione del Comune la propria area, impiegando autorizzazioni e cassoni scarrabili per convogliare rifiuti solidi urbani, in conformità alle prescrizioni dell’Ordinanza n.17 del 22.01.2001 del Sindaco di Acerra. L’eccezionale mole dei conferimenti ed il rapidissimo esaurimento dei cassoni indusse quindi il Comune all’adozione dell’Ordinanza n.18 del 23.01.2001, con cui si disponeva di convogliare i rifiuti sul piazzale coinbendato e cementato dell’impianto di compostaggio della Pellini. Solo al cospetto della conclamata inadeguatezza del sito autorizzato in contrada Lenza Schiavone, il Pellini manifestò in data 04.06.2001 la disponibilità dell’area attigua dell’estensione di circa 13.000 mq. Area per la quale in data 01.02.2001 aveva presentato Dia, per eseguire opere di recinzione e pavimentazione. Tale area, già il giorno successivo,…

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Pulizia Casa comunale: il Tar Campania riaffida l’appalto alla “Scala Enterprise”

Lo scorso 18 gennaio la cronaca giudiziaria faceva registrare l’ennesima sentenza contraria al Comune di Acerra, a seguito del ricorso n.4927/2009 proposto contro l’Ente di Viale della Democrazia dalla società “Scala Enterprise”, rappresentata e difesa dall’Avv.F.De Angelis e nei confronti del “Ccs-Consorzio Conai Service”, rappresentato e difeso dall’Avv.C.Serafino per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della Determina dirigenziale n.401 del 28.08.2009 di revoca dell’aggiudicazione provvisoria della gara, bandita il 3 marzo 2009 e relativa all’affidamento dell’appalto del servizio triennale di pulizia dei locali del Municipio e dell’ex Pretura, per l’importo a base d’asta di euro 1.034.366,00 ed affidato appunto alla società Scala Enterprise. Stando a quanto sentenziato dal Tribunale Amministrativo Regionale attraverso la sentenza n.51/2010 che ha annullato, per illegittimità, il suddetto atto dirigenziale, il Comune non poteva revocare l’appalto alla ricorrente, che il 21 maggio del 2009 veniva dichiarata aggiudicataria provvisoria della procedura aperta, gara espletata con il criterio del massimo ribasso (praticato dall’impresa di Napoli nella misura del 19,2%). Una sentenza, che era stata già preceduta dall’Ordinanza n.672 del 28 ottobre 2009 emessa dalla I sezione del Tar Campania (Presidente Dr.Antonio Guida), con cui aveva stabilito che “il mancato tempestivo pagamento dell’obbligazione contributiva da parte della ricorrente, adempimento assolto dopo pochi giorni, è riconducibile ad un mero errore materiale e non può essere considerato come una grave violazione”  Infatti, avviata la fase di verifica del possesso dei requisiti, il Comune comunicava alla società ricorrente che dagli accertamenti eseguiti erano emerse violazioni di natura contributiva, emergenti dal Durc (Documento Unico Regolarità Contributiva). La Scala Enterprise srl rendeva tempestivamente giustificazioni sulla situazione contestata, evidenziando l’insussistenza dei debiti tributari e rappresentando di aver eseguito, già a marzo del 2009, i propri versamenti contributivi mediante delega telematica. Il 27 agosto 2009 il Dirigente comunale riteneva sussistenti i presupposti per la revoca dell’appalto per mancanza dei requisiti. Disponeva, inoltre, l’incameramento della cauzione provvisoria e segnalava la vicenda all’Autorità di Vigilanza per i conseguenti provvedimenti sanzionatori. Da qui scaturiva il ricorso, che il Tar ha accolto, in quanto l’istante non era mai incorsa in precedenti violazioni od omissioni e, nella specie, aveva solo ritardato il tempestivo pagamento di una somma esigua. Lo stesso Presidente compensava le spese di giudizio ed ordinava che la sentenza fosse eseguita dall’autorità amministrativa. La sentenza, adesso, tira in ballo…

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Questione Ilmas: Monsignor Rinaldi scrive al premier Berlusconi

Torniamo nuovamente ad occuparci dell’Ilmas, l’azienda piemontese produttrice di componentistica aereonautica ed aerospaziale, con una sede nella locale zona Asi e che dalla scorsa estate è a rischio fallimento. Da 9 mesi i 185 dipendenti non percepiscono nè salario, né cassa integrazione, perché l’azienda è in amministrazione controllata. E sono ormai innumerevoli le manifestazioni inscenate dai dipendenti dell’azienda. Da luglio 2008, ossia da quando i titolari della ditta hanno portato i libri contabili in tribunale, l’azienda è retta da un amministratore straordinario, che dovrebbe ridefinire un nuovo piano industriale in vista di un rilancio dell’attività produttiva. “Siamo ridotti sul lastrico, perché da maggio non percepiamo un euro – spiegavano gli operai – perciò vogliamo la cassa integrazione e conoscere quale sarà il nostro futuro occupazionale”. Per la concessione della Cig, c’erano stati degli intoppi burocratici, che avevano bloccato il via libera da parte del Ministero del Lavoro. In effetti la prima richiesta per la cassa integrazione per la ristrutturazione, legata ai 18 milioni di euro mai erogati da Sviluppo Italia per l’ampliamento aziendale, dopo l’assorbimento dei lavoratori dell’ex Exide, si era trasformata in cig per esubero, a seguito dell’aumento del personale. E nemmeno il tavolo negoziale dell’11 gennaio scorso presso la Prefettura produceva un’accelerata della ratifica del Decreto di assegnazione della cig straordinaria. Poi finalmente la situazione si sbloccava lo scorso 18 gennaio, quando veniva ratificato dai vertici del Ministero del Lavoro il documento per la concessione della cassa integrazione straordinaria, anche se la situazione resta critica per le 185 tute blu dell’Ilmas, molte delle quali sono state costrette a fare debiti per potere andare avanti. E sulle loro teste aleggia lo spettro della serrata e della perdita delle commesse da onorare con i big internazionali dell’industria aeronautica da parte del Ministero del Lavoro. Ma da quando è stato ratificato il Decreto, nessun compenso è stato corrisposto agli operai. Tant’è che il Vescovo, Mons.Giovanni Rinaldi, solidale con i lavoratori, scriveva nei giorni scorsi una lettera al Presidente del Consiglio Berlusconi e al Sottosegretario alla Presidenza Letta. “Duecento famiglie da nove mesi senza reddito, senza cassa integrazione. Assurdi tempi burocratici per firmare atti dovuti. Aiutate i lavoratori dell’Ilmas – scriveva il prelato. – Quest’infinita vertenza è iniziata nel 2004 quando, inspiegabilmente, la multinazionale americana Exide decise di licenziare i…

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Guasto alla conduttura dell’Acquedotto campano. Senz’acqua l’area Asi

Gravi disagi alle aziende, site nell’area Asi di Acerra, si verificavano nei giorni scorsi, a causa di alcune perdite al collettore regionale che serve tale area, lasciando a secco 21 stabilimenti industriali. Nella tubazione del diametro di circa un metro, che alimenta l’intero agglomerato industriale e l’inceneritore, si apriva una falla, che portava i tecnici dell’Acquedotto campano ad interrompere l’erogazione idrica in attesa che il Consorzio Asi, proprietario dell’infrastruttura, riparasse il guasto. La grossa perdita di acqua metteva a rischio sprofondamento anche la strada, che costeggia l’inceneritore allargata ed inaugurata lo scorso 26 marzo in occasione dell’avvio dell’impianto, che comunque continuava a bruciare rifiuti, gestendo in proprio il fabbisogno idrico attraverso un sistema autonomo di approvvigionamento, di cui è dotato. A restare privi di acqua erano gli uffici e le pertinenze, che usufruiscono dell’impianto idrico regionale, anche se era l’intero tessuto produttivo, che opera nell’area ad andare in tilt, perché costretto a fare a meno dell’acqua. In alcuni stabilimenti tipografici addirittura si è dovuto attingere ai serbatoi idrici per non fermare la produzione. Tutte le imprese subivano enormi disagi, tant’è che alcune di esse addirittura fermavano i macchinari e mettevano in ferie gli operai, nella speranza di una rapida riattivazione della fornitura idrica. L’incidente si verificava alle ore 19:00 circa, quando nei pressi dell’azienda “Colleman”, a poche decine di metri dall’inceneritore, cominciava a zampillare copiosamente acqua dal selciato. Sul posto immediatamente si recavano gli agenti della Polizia Municipale, agli ordini del Col.D’Andrea e le Forze dell’Ordine, che contattavano i tecnici dell’Asi e dell’Acquedotto campano. Alla fine sarebbero stati necessari 5 giorni, per riparare la tubazione rotta. Il guasto potrebbe essere stato determinato sia dall’usura della tubazione che dalla mancata manutenzione. Il centralino dell’Asi e dell’Acquedotto campano venivano tempestati di telefonate da parte degli imprenditori adirati, sebbene invano. “È incredibile come nessuno abbia risposto alle nostre sollecitazioni – affermavano alcuni imprenditori – infatti abbiamo trascorso un’intera giornata con i telefoni che squillavano a vuoto. Siamo sempre più abbandonati a noi stessi in questa terra di nessuno”. Nei circa tre milioni di metri quadri dell’area Asi in località “Pantano” sono attive ben 21 aziende, 25 sono in via di realizzazione ed altre 42 hanno manifestato la volontà di insediarsi a breve. Negli anni precedenti la metà dell’intera area era occupata…

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Possibile la rescissione del contratto da parte del Comune con la “Acquedotti ScpA”

Ancora riflettori puntati sulla società consortile mista “Acquedotti ScpA”, che si occupa dal I ottobre 2006 della gestione del servizio idrico integrato cittadino. Già vi riferimmo delle perplessità, rappresentate al Sindaco Esposito attraverso un’interrogazione consiliare, rivoltagli dai Consiglieri comunali Tardi; Laudando; Di Balsamo e Mondella in data 3.12.2009, con la quale chiedevano “se non ritenesse che, alla luce della giurisprudenza citata, l’amministrazione comunale non abbia alcun potere in materia di affidamento del servizio e se non ritenesse illegittima la Delibera n.36/2006”, citando quanto riportato dal giornale Oblò, in merito a tutto l’iter, che aveva portato alla formazione della società e all’affidamento del servizio alla stessa, intervenuto in mancanza del necessario presupposto di legittimità, come attestato dall’A.T.O. Napoli 2 lo scorso 7 maggio. Così come vi riferimmo dell’interruzione contra legem dell’erogazione idrica, operata dai dipendenti della società ad un intero condominio, sito a via Bradolini ed abitato da sei famiglie imparentate tra di loro, in quanto i condomini erano in grave ritardo con il pagamento delle fatture inviate e con 19 persone, tra cui due anziani ultranovantenni gravemente ammalati, rimaste per cinque giorni senz’acqua e costrette a rifornirsi dalla fontanina presente in strada, con tanto di atto di diffida e di costituzione in mora, presentato dai condomini attraverso il loro legale. Lo stesso dicasi per la lettera (priva di firma e timbro), inviata in data 9.12.2009 al Dirigente comunale Dr.F.Annunziata, con la quale la società, pur di sottrarsi alle proprie responsabilità sugli allagamenti, verificatisi in città a seguito delle prime piogge autunnali, scrisse che “l’evento, di cui alle richieste di risarcimento, deve ascriversi solo alla colpevole e negligente gestione dei Regi Lagni…Infatti si è evidenziato che i canali dei Regi Lagni non sono svuotati periodicamente, determinando episodi di reflusso delle acque nelle strade cittadine. Difatti il I ottobre 2009 l’amministrazione comunale ha rivolto al Dirigente del settore Genio Civile della Regione richiesta di pronto intervento per la sistemazione dei condotti dei Regi Lagni. Alla luce di ciò la scrivente società ritiene di non dover dare seguito alle richieste di risarcimento”. E scrisse anche che “l’attività di manutenzione alla rete idrica e fognaria è svolta con la massima solerzia, precisione e continuità”!!! Dimenticandosi, evidentemente, del rilievo fotografico da noi pubblicato in merito alle caditoie il 16 novembre scorso e messo…

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Ed alle prime piogge partono le critiche alla “Scpa Acquedotti”

Infatti, volendo riaprire il doloroso (per la società, s’intende) capitolo delle caditoie, già scrivemmo che continuano a pervenire al Comune le istanze di risarcimento danni da parte di cittadini ed esercenti, che nel corso delle avverse condizioni atmosferiche, verificatesi sopratutto in data 14.09.2009 e 06.11.2009, subirono ingenti danni agli immobili ed alle attività commerciali. Scene verificatesi di nuovo e documentate altresì dalla stampa quotidiana anche l’8 gennaio scorso. I malcapitati procedettero ad una stima dei danni, quantificabili in migliaia di euro. Battaglie legali, dunque, per vedersi risarcire dei danni provocati dagli allagamenti e conseguenti anche alla mancanza di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria relativi alla rete idrica e fognaria, compreso la pulizia delle caditoie stradali, che spettano chiaramente alla “Scpa Acquedotti”, come desumibile dal verbale di consegna della rete idrica e fognaria a tale società e come si evince dalla Determina dirigenziale n.27 del 19.09.2006. Altro che “attività di manutenzione alla rete idrica e fognaria svolta con la massima solerzia, precisione e continuità”!!! E non manca la solita paura e rabbia per i residenti “per una situazione – rivelano – che si rinnova, ogni qualvolta piove intensamente, con i relativi notevoli disagi e danni alla collettività”. Via S.Gioacchino; via Sannereto; C.so Italia; C.so della Resistenza; C.so Vitt.Emanuele II; via Madonnelle e via Annunziata sono le arterie stradali, dove l’acqua di solito mette in difficoltà sia la circolazione veicolare che pedonale, oltre le normali attività dei residenti. E già ricordammo che alla suddetta lettera protocollata “semianonima” non era allegata nessuna relazione tecnica che dimostrasse, in modo inequivocabile, il verificarsi del suddetto reflusso. Così come specificammo che è inutile incolpare il noto corso d’acqua, poiché l’art.2 della Convenzione, stipulata tra il Comune e la Scpa Acquedotti, recita che “la società si obbliga a sollevare l’Amministrazione Comunale da ogni qualsiasi responsabilità per danni, che potessero derivare a terzi in conseguenza dello svolgimento delle attività previste dalla presente Convenzione”. Oltre a ciò l’art.5 della stessa Convenzione recita che “la società è obbligata ad eseguire periodicamente verifiche ed accertamenti sulle reti idriche e fognarie, per evidenziare eventuali anomalie, che possano compromettere il normale funzionamento del servizio ovvero causare danni a terzi”. Insomma, se proprio vuole, la Scpa Acquedotti può rivalersi sulla Regione Campania. E ci domandammo: visto che la stessa società scrive…

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Raid al Terzo Circolo didattico: rubati computer nuovi di zecca

La sala informatica era stata inaugurata da circa un mese, ma i computer sarebbero stati utilizzati per la prima volta il giorno 12 gennaio scorso, se non fossero entrati nelle mire dei ladri. Un’amara sorpresa per docenti ed alunni del III Circolo didattico, sito a via Buozzi, nel quartiere Gescal. I malviventi portavano via nella notte tra sabato e domenica ben 15 computer nuovi di zecca per un valore di oltre 15mila euro. I ladri penetravano all’interno dell’istituto scolastico, forzando le porte di emergenza ed abbattendo una cancellata di oltre tre metri, posta a protezione della sala informatica. Venivano così trafugate tutte le apparecchiature pronte per essere utilizzate per un corso di alfabetizzazione, rivolto ai genitori degli alunni della scuola e, pertanto, sospeso. “E dire che stavolta l’allarme ha funzionato, ma invano. Nessuno degli abitanti del quartiere, infatti, ha telefonato alle Forze dell’Ordine, lasciando campo libero ai ladri di agire indisturbati. Vivo nel terrore dei week-end ed ogni lunedì temo di scoprire episodi analoghi. Sorveglianza pubblica o privata non mi interessa, serve una risposta forte e concreta” – dichiarava amareggiata la Dirigente scolastica Francescaromana Boccini. Sembra proprio che, nonostante l’elevato numero di residenti del popoloso rione, nessuno abbia visto o sentito nulla. “E’ in programma un summit con le forze dell’ordine per il problema sicurezza nelle scuole”, rivelava all’indomani dell’episodio l’Assessore alle Pol. Scolastiche Immacolata Verone, che per anni ha insegnato proprio nella scuola in questione. A scoprire il furto erano i docenti ed i bidelli, poco prima di aprire la scuola ai bambini. Tra il piano terra ed il primo piano il ballatoio era totalmente ricoperto di calcinacci e dalla pesantissima grata di ferro, completamente divelta dalla finestra che dà nella saletta informatica. Sul posto si portavano gli agenti del Commissariato di Polizia, diretti dal Vicequestore Bianca Lassandro, che avviavano le relative indagini, per risalire agli autori del furto. Un raid, che andava ad aggiungersi agli altri due che la scuola aveva subito in circa due settimane. Durante il primo, consumatosi il 29 dicembre scorso, fu vandalizzato un distributore automatico di bibite. Pochi giorni dopo all’apertura della scuola furono trovate spalancate le porte di emergenza, ma tutto inspiegabilmente era al proprio posto. Ma un nuovo computer veniva rubato qualche giorno fa dalla biblioteca, contenente importanti dati di…

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Igiene Urbana: la Ego Eco si aggiudica la gara dell’11 gennaio scorso

La telenovela, che si trascina ormai da anni e relativa all’appalto del servizio cittadino di igiene urbana si arricchiva, lo scorso 11 gennaio, di un ulteriore capitolo. Si procedeva, infatti, all’espletamento, in via cautelativa, della gara d’appalto con procedura negoziata, senza pubblicazione di bando, per l’affidamento del servizio di igiene urbana per il periodo 13 gennaio – 30 aprile 2010, ricorrendo al vecchio capitolato d’appalto, integrato della gestione delle isole ecologiche e privato della manutenzione del verde pubblico, in attesa della verifica dei requisiti di legge della seconda società classificatasi, ossia la “Ego Eco”, alla gara per cinque anni e che aveva visto aggiudicataria ed affidataria del servizio, dal 14 ottobre scorso, la Enerambiente di Venezia. Gara per 4 mesi indetta dal Dirigente competente su indicazione della Giunta comunale che, attraverso la Delibera n.74, specificava anche che, qualora la società veneta avesse fornito ed impiegato entro la data del 12 gennaio 2010 84 mezzi nuovi di fabbrica, non si sarebbe proceduto  all’affidamento del servizio. Gara fissata appunto per il giorno 11 gennaio, dall’importo complessivo di 2.006.229,00 di euro ed alla quale venivano invitate 6 società, tra cui Enerambiente ed Ego Eco, che erano anche le uniche a prendervi parte. Alla fine, a fronte del ribasso offerto dall’impresa veneziana dello 0,5%, la Commissione di gara, presieduta dal Vice-Segretario generale, Dr.V..incesocietà di Malcontenta (Ve)Castaldo, proclamava provvisoriamente aggiudicataria dell’appalto la società romana, in virtù di un ribasso operato del 7,17%. Eppure alla vigilia sembrava che la gara dovesse andare deserta o che, quanto meno, la Ego Eco non avrebbe partecipato, a seguito di una comunicazione inviata il 4 gennaio al Segretario, al Vice-segretario ed al Sindaco, da parte dell’Amministratore Unico della società romana, a seguito dell’indizione della suddetta gara. “La Ego Eco è nelle condizioni di assumere immediatamente il servizio di spazzamento, raccolta e trasporto con le medesime modalità, di cui al verbale del 20.10.2009 sottoscritto tra i rappresentanti comunali e la società Enerambiente. Ed è nelle condizioni – recitava la nota – di consegnare ogni documentazione utile ai fini dell’aggiudicazione del servizio per anni cinque. Si resta a disposizione, per qualsiasi chiarimento, pur valutando ogni iniziativa ulteriore innanzi al Tar Campania”. Come per dire: la gara indetta non va espletata, visto che la Ego Eco, seconda società classificatasi durante la…

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Fatale alla Enerambiente il non aver ottemperato al verbale del 20 ottobre 2009

Punto di svolta, dunque, di questa infinita vicenda era il 12 gennaio 2010, novantesimo giorno dalla data di aggiudicazione della gara ed entro il quale la società Enerambiente doveva completare l’intera fornitura di mezzi (la disponibilità doveva essere relativa ad 84 mezzi nuovi di fabbrica), così come previsto e con le modalità del capitolato d’appalto e far pervenire l’ordine completo dei mezzi occorrenti. Questo è quanto sottoscrissero nel verbale redatto il giorno 20 ottobre scorso al Comune le parti interessate (compreso il Dirigente e l’Assessore all’Igiene Urbana). Un verbale, poi, sottoposto all’attenzione dell’Amministrazione comunale per gli adempimenti consequenziali. E questo è quanto ribadivano più volte anche il Segretario generale ed il Vice-Segretario generale come, ad esempio, dimostra una lettera inviata alla società veneziana il 17.12.2009, in cui definivano perentorio il termine del 12 gennaio 2010, per ottemperare al sopra citato verbale ed in cui si legge che “qualora non si dovesse rispettare tale impegno il servizio, anche se non ancora contrattualizzato, ma in corso di esecuzione, sarà ipso facto risolto”. Neanche il tempo di ricevere la lettera, che l’Enerambiente nella stessa mattinata rispondeva, chiedendo “di conoscere la data prevista per la stipula contrattuale del Servizio di igiene urbana. Tale richiesta riveste carattere di urgenza in quanto, in conseguenza della stipula contrattuale, è possibile dare seguito agli ordini di acquisto degli automezzi”. E già ricordammo che in nessun punto del verbale si faceva riferimento alla stipula del contratto, per procedere all’ottemperanza di quanto sottoscritto nel verbale del 20 ottobre o nel verbale di consegna del servizio datato 30.10.2009. Né la società si era preoccupata della stipula del contratto con l’Ente Comune, quando chiese allo stesso che gli fossero liquidate le fatture relative ai mesi di novembre e di dicembre ed ammontanti ad euro 539.598,82 cadauna. Né l’impresa veneta, nonostante la comunicazione inviata, garantiva la guardiania dell’isola ecologica Frassitelli affidatale in gestione. Resta adesso da evidenziare un ultimo punto. Se è vero, come certamente è vero, che il Segretario ed il Vice-Segretario generale concordano sul fatto che le controdeduzioni fornite da Enerambiente “non sono meritevoli di considerazione positiva quali elementi esimenti la Enerambiente dall’obbligo, ad essa ben noto, al cui adempimento essa avrebbe dovuto provvedere sin dall’ottobre dell’anno scorso”, come mai poi loro stessi, nell’invitare il Dirigente dell’Ufficio Gare a…

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Parco Novecento: presi di mira alcuni negozi del quartiere periferico

Atto intimidatorio verso un imprenditore della zona. Alcuni esercenti (una decina al momento le denunce pervenute alle Forze dell’Ordine) affittuari di locali intorno al “Parco Novecento”, hanno ritrovato altrettante cartucce di fucile da caccia tra la serranda e la vetrina dei rispettivi negozi. I locali del periferico quartiere “Spiniello” sono di proprietà di un unico imprenditore, un noto costruttore locale. Sull’atto intimidatorio indagano gli uomini del locale Commissariato di Polizia, diretti dalla Dr.ssa Bianca Lassandro, che stanno seguendo alcune piste collegate ad una pregressa fase investigativa. Nè gli affittuari dei locali, nè il proprietario hanno dichiarato agli inquirenti di aver ricevuto minacce o richieste estorsive, che giustificassero un tale ritrovamento. La vicenda, che presenta ancora alcuni lati oscuri, resta alquanto delicata: non viene esclusa l’ipotesi del racket, anche se nessuna pista viene scartata al momento dagli investigatori acerrani. Pizzo o lo scherzo di cattivo gusto di qualche sbandato. E su questo che occorre fare luce, per dare un nome ed un volto all’autore o agli autori del gesto criminoso. Sempre che la fase investigativa non trovi ostacoli nell’omertà di chi magari sa, ma che ha paura di denunciare.

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