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I primi atti di vandalismo ai danni di piazza Falcone e Borsellino

Era lo scorso 23 dicembre, quando il Sindaco Tommaso Esposito, intervenuto all’inaugurazione di piazza  Falcone e Borsellino, costata 750 mila euro circa ed un anno di lavori, nel rivolgersi ai presenti, dichiarava: “Nel ringraziare coloro, che si sono adoperati per realizzare quest’opera pubblica, invito i cittadini a rispettare questo spazio di aggregazione anche telematico, che va gelosamente custodito, perché patrimonio di tutti”. Ma egualmente si temeva che tale appello non sarebbe stato sufficiente a preservare l’area, intitolata ai due Magistrati uccisi dalla mafia, da eventuali azioni vandaliche. Che puntualmente facevano la loro comparsa nei giorni scorsi, quando qualche incivile imbrattava in più punti i marmi della piazza di vernice spray di color rosso (poi per fortuna ripuliti da una ditta specializzata). Danneggiata anche la struttura costruita adiacente alla piazza e che dovrebbe essere utilizzata come postazione della Polizia Locale, posta a presidio della piazza. Naturalmente l’assenza di un sistema di videosorveglianza, annunciato ma fino ad ora non realizzato, atto a prevenire eventuali atti vandalici e reati contro il patrimonio da parte di balordi senza scrupoli, ha avuto il suo peso. Per adesso chi si intrattiene nella piazza, può accedere liberamente ad internet attraverso una connessione wireless gratuita. Amareggiato il primo cittadino per l’accaduto, in quanto sperava che i giovani l’avrebbero maggiormente custodita e valorizzata. Occorre adesso, ancor di più, ricorrere alle risorse tecnologiche ed umane, per evitare ulteriori azioni contro la piazza.

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Igiene Urbana: passato ai raggi X il cantiere della Ego Eco sito al Gaudello

In merito alla telenovela, che si trascina ormai da anni e relativa all’appalto del servizio cittadino di igiene urbana vi riferimmo, sullo scorso numero, dell’espletamento in via cautelativa, in data 11 gennaio, della gara d’appalto con procedura negoziata, senza pubblicazione di bando, per l’affidamento del servizio di igiene urbana per il periodo 13 gennaio – 30 aprile 2010, ricorrendo al vecchio capitolato d’appalto, integrato della gestione delle isole ecologiche e privato della manutenzione del verde pubblico, in attesa della verifica dei requisiti di legge della seconda società classificatasi, ossia la “Ego Eco” di Cassino, alla gara per cinque anni e che aveva visto aggiudicataria ed affidataria del servizio, dal 14 ottobre scorso, la Enerambiente di Venezia. Gara per 4 mesi indetta dal Dirigente competente su indicazione della Giunta comunale, che aveva deliberato in tal senso. Il tutto si era reso necessario perché la società veneta non aveva fornito ed impiegato entro la data del 12 gennaio 2010 gli 84 mezzi nuovi di fabbrica, risultando inadempiente circa il rispetto del capitolato d’appalto e chiudendo il rapporto di lavoro con il nostro Comune (mai contrattualizzato, tra l’altro, dopo appena 73 giorni di servizio svolto. Una gara dall’importo complessivo di 2.006.229,00 di euro ed alla quale venivano invitate 6 società, tra cui Enerambiente ed Ego Eco, che erano anche le uniche a prendervi parte. Alla fine, a fronte del ribasso offerto dall’impresa veneziana dello 0,5%, la Commissione di gara proclamava provvisoriamente aggiudicataria dell’appalto la società romana, in virtù di un ribasso operato del 7,17%. Ma anche su questo discusso “appalto ponte” non mancavano le polemiche e le attenzioni degli organi competenti, pronti a monitorare tutti gli aspetti e l’intera documentazione relativa alla gara, visto che i Carabinieri del gruppo di Castello di Cisterna acquisivano tutti gli atti, che saranno attentamente esaminati. Intanto, ad essere sottoposto ai raggi X era il cantiere scelto dalla società laziale e sito in località Gaudello, ma già in uso nell’ultimo decennio ad alcune imprese, succedutesi ad Acerra nello svolgimento del servizio di nettezza urbana. Una settimana di fuoco (dal 20 gennaio scorso) la vivevano i rappresentanti della Ego Eco, invitati a produrre una serie di documenti e a presenziare ai controlli posti in essere da un’equipe, che operava un intervento congiunto e che era composta dagli…

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Il mistero dei verbali redatti circa il cantiere del Gaudello

Le prescrizioni dell’Asl Na 3 Sud fornite alla Ego Eco attraverso il verbale n.2 del giorno 21 gennaio e citato nel precedente articolo, dunque, non erano poi così feroci. Lo divenivano all’improvviso il giorno successivo quando, oltre al personale dell’Asl, ispezionavano il sito anche Carabinieri e Vigili Urbani. Infatti, dal nuovo verbale n.3 dell’Asl, recante anche la firma del Comandante della Polizia Locale e del Maresciallo dei Militari dell’Arma, emergeva che “i locali prescelti quale sede per l’autorimessa di mezzi alla raccolta dei rifiuti solidi urbani, allo stato dell’arte, non risultano idonei per la tipologia della ditta, in quanto lo spazio è insufficiente ad accogliere il numero di automezzi utili, nonché per l’eventuale concorso a creare inconveniente igienico-sanitario penalmente perseguibile. Il sito in questione – proseguiva la nota – per essere idoneo, necessita di lavori strutturali che, allo stato dell’arte, non è possibile effettuare per la contemporanea permanenza dell’impresa in loco. Pertanto vogliate non accedere al sito con automezzi attualmente ivi allocati”. Una vera e propria sospensione dell’attività presso il cantiere del Gaudello. Ma resta un dubbio: perché 24 ore prima l’Asl non aveva interdetto l’accesso al cantiere degli automezzi, che potevano concorrere a determinare inconvenienti igienico-sanitari? E sembra, inoltre, che l’unico vero problema fosse costituito dalle acque reflue di lavorazione, che sarebbero defluite nella fognola a cielo aperto, che corre lungo la Statale 162. Scarichi che la Ego Eco isolava dalla rete fognaria e raccoglieva in apposite vasche a tenuta già in data 22.01.2010, come si evince anche dal verbale n.6, a firma del Dirigente medico dell’Asl e con il quale si autorizzava la ditta alla movimentazione di 15 automezzi per la raccolta dei rifiuti, mentre i restanti potevano essere allocati, a seguito del completamento dei lavori prescritti. Una bella differenza tra quanto stabilito dal verbale n.3 e quanto prescritto da quest’ultimo. Da parte nostra non possiamo che esultare per tanto zelo, impegno e continuità profusi nei controlli da parte degli organi competenti all’indirizzo dell’impresa, risultata aggiudicataria dell’appalto. Significa che avremo di che stare tranquilli in futuro. Strano, però, che non sia lo stesso impegno profuso, quando l’impresa precedente espletava il servizio cittadino di nettezza urbana, ossia quando, ad esempio, non veniva presidiata l’isola ecologica, tant’è vero che rubarono nella notte tra il 10 e l’11 dicembre…

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Esclusa dall’appalto dei 5 anni la Ego Eco. Si va verso l’indizione di una nuova gara

Comunque sia, a tagliare la testa al toro ci pensava la Determina dirigenziale n.159 del 2 febbraio 2010, con la quale la “Ego Eco srl ” veniva esclusa dalla procedura di gara relativa all’appalto del servizio di igiene urbana per il periodo di cinque anni. Le motivazioni sono da ricercare nel verbale, redatto in data 29.01.2010 dalla Commissione di Gara, presieduta dalla Dr.ssa M.Piscopo e che evidenzia due punti principali. Il primo riguarda la mancanza dei requisiti attestanti la capacità tecnica del Bando di Gara. Infatti, il totale dei servizi resi nel triennio 2006-2008 (a seguito delle verifiche) risulta essere di euro 17.646.975,17 inferiore, quindi, a quanto richiesto al punto 4 del Bando, pari ad euro 20.000.000,00. Risulta pertanto una differenza in meno, per servizi resi, di euro 3.706.352,62. Il secondo riguarda la mancata presentazione delle certificazioni rilasciate dai Comuni a prova delle dichiarazioni rese in sede di gara, entro i 10 giorni fissati per l’esibizione delle stesse. Un termine perentorio, così come sancito dalla determinazione dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici. E la mancata esibizione viene considerata una negligenza da parte dell’operatore economico e quindi sanzionata. Una considerazione, sulla perentorietà del termine, suffragata dalla sentenza del Consiglio di Stato n.2482/2002. In merito a questo punto il legale della società laziale aveva eccepito che “in relazione alla mancata esibizione dei certificati dei Comuni, per i quali Ego Eco ha prestato servizio, si evidenzia che il mancato rilascio non è addebitabile alla società, che ha posto in essere tutte le attività indispensabili, per ottemperare alle richieste di codesta Amministrazione…I documenti, di cui si chiede l’esibizione, non sono nella disponibilità della società che è pronta, comunque, ad esibire tutto quanto in suo possesso”. Comunque sia, l’impresa romana è stata esclusa anche a seguito dell’art.48 comma 1 del D.Lgs.n.163/2006, che recita: “Quando tale prova non sia fornita, ovvero non confermi le dichiarazioni contenute nella domanda di partecipazione o nell’offerta, le stazioni appaltanti procedono all’esclusione del concorrente dalla gara…ed alla segnalazione del fatto all’Autorità per i provvedimenti di cui…”. A questo punto è consequenziale sostenere che si vada verso l’indizione di una nuova gara.                                                                                                                                                      J.F.

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L’imprenditore Cuono Pellini presenta ricorso in Appello contro la sentenza di condanna

Quando il 6 aprile 2009 pubblicammo le motivazioni della sentenza emessa dal Tribunale di Nola contro l’imprenditore Cuono Pellini, titolare della “Pellini s.r.l.”, eravamo certi che l’imputato, difeso dai suoi legali, avrebbe presentato ricorso in appello contro la pesante condanna che, comunque, aprì uno spaccato giudiziale, di cui non si poteva non tenere conto nel corso dei futuri processi. Ed infatti lo scorso 17 giugno i difensori dell’imprenditore hanno depositato presso il Tribunale nolano l’atto di impugnazione avverso la suddetta sentenza (notificato al Comune il 2 luglio scorso), con cui hanno proposto appello contro il verdetto di colpevolezza del loro assistito. Dal canto suo il Comune, attraverso apposita Delibera di Giunta comunale, approvata il 27 agosto scorso dall’esecutivo guidato dal Sindaco Tommaso Esposito, si è costituito parte civile dinanzi alla Corte di Appello di Napoli, nel procedimento penale a carico del Pellini, autorizzando l’Avv.M.Balletta, già nominato difensore dell’Ente, a rappresentare e difendere il Comune anche nel nuovo giudizio. Cuono Pellini fu condannato il 14 novembre 2008 con sentenza n.1921/2008, emessa dal Giudice monocratico Dr.ssa Di Iorio, ad una pena di tre anni di reclusione e al pagamento di 15mila euro di ammenda per i reati di realizzazione di discarica abusiva, immissioni di esalazioni moleste e costruzione ed attivazione di impianto in contrada “Lenza Schiavone” in assenza di autorizzazione all’inquinamento atmosferico. Impianto di stoccaggio e trattamento di rifiuti ed oggetto di varie ingiunzioni di pagamento avanzate dal gruppo imprenditoriale e notificate al Comune (la somma complessiva che la ditta Pellini srl ha richiesto ormai ammonta ad oltre 10 milioni di euro, comprensivi di interessi, per il periodo che intercorre dal 15 novembre 2002 al 31 dicembre 2008). Somme contro il cui pagamento il Comune si è sempre opposto, costituendosi in giudizio. Oltre al pagamento una provvisionale di 100.000,00 euro in favore degli allevatori Mario e Vincenzo Cannavacciuolo (quest’ultimo morto di tumore qualche anno fa), rappresentati in giudizio dall’Avvocato Giovanni Bianco, che si è battuto nel corso dell’intero processo (durato circa due anni, nel corso del quale sono state celebrate oltre una dozzina di udienze dibattimentali), per far emergere quegli elementi sostanziali, per acclarare in modo inequivocabile il nesso di causalità tra lo sterminio del gregge dei Cannavacciuolo e gli incendi, verificatisi all’interno del suddetto impianto, dato in parte in…

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Alcuni punti del ricorso presentato in Appello dai legali del Pellini

Volendo adesso riportare qualche passaggio del corposo ricorso presentato dai legali dell’imputato, nella parte in cui lo stesso è accusato del reato di realizzazione di discarica abusiva di RSU in concorso con De Chiara Luigi (già Dirigente del Comune di Acerra poi deceduto) gli avvocati, dopo aver ripercorso l’iter burocratico e tecnico inerente all’impianto della “Pellini srl”, sito in località “Lenza Schiavone”, scrivevano che “l’azione penale è stata esercitata nei confronti del solo Pellini Cuono, a dispetto dell’essenziale contributo causale dato dalle ordinanze commissariali e comunali ed ignorando con queste l’attività di gestione cui hanno concorso la Pomigliano Ambiente; la Igica s.p.a. ed il Consorzio di Bacino Napoli 2. Appare difficile misurare la responsabilità del singolo imputato Pellini Cuono titolare dell’area, senza l’opportuna e preliminare valutazione degli atti amministrativi e delle attività di gestione: situazione a cui pone solo parzialmente rimedio il Giudice monocratico in sentenza, affermando che “la realizzazione di una  discarica abusiva è la diretta conseguenza della negligenza di coloro, cui era stata affidata la gestione dell’impianto di stoccaggio in questione (ossia il Consorzio di Bacino Napoli 2 e le società che con esso collaboravano), nonché dei soggetti pubblici deputati alla funzione di controllo”….Secondo il giudice monocratico Cuono Pellini avrebbe concorso nel reato, prima mediante condotta istigatrice ed agevolatrice nella fase dell’emanazione; poi con condotta di partecipazione materiale; infine con condotta omissiva e consenziente. La prima attività di Pellini Cuono – si legge nel ricorso – conseguente all’emergenza creata dalla chiusura della discarica di Tufino, è consistita nell’aderire alle sollecitazione del Commissariato di Governo e del Comune, nel mettere a disposizione del Comune la propria area, impiegando autorizzazioni e cassoni scarrabili per convogliare rifiuti solidi urbani, in conformità alle prescrizioni dell’Ordinanza n.17 del 22.01.2001 del Sindaco di Acerra. L’eccezionale mole dei conferimenti ed il rapidissimo esaurimento dei cassoni indusse quindi il Comune all’adozione dell’Ordinanza n.18 del 23.01.2001, con cui si disponeva di convogliare i rifiuti sul piazzale coinbendato e cementato dell’impianto di compostaggio della Pellini. Solo al cospetto della conclamata inadeguatezza del sito autorizzato in contrada Lenza Schiavone, il Pellini manifestò in data 04.06.2001 la disponibilità dell’area attigua dell’estensione di circa 13.000 mq. Area per la quale in data 01.02.2001 aveva presentato Dia, per eseguire opere di recinzione e pavimentazione. Tale area, già il giorno successivo,…

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Pulizia Casa comunale: il Tar Campania riaffida l’appalto alla “Scala Enterprise”

Lo scorso 18 gennaio la cronaca giudiziaria faceva registrare l’ennesima sentenza contraria al Comune di Acerra, a seguito del ricorso n.4927/2009 proposto contro l’Ente di Viale della Democrazia dalla società “Scala Enterprise”, rappresentata e difesa dall’Avv.F.De Angelis e nei confronti del “Ccs-Consorzio Conai Service”, rappresentato e difeso dall’Avv.C.Serafino per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della Determina dirigenziale n.401 del 28.08.2009 di revoca dell’aggiudicazione provvisoria della gara, bandita il 3 marzo 2009 e relativa all’affidamento dell’appalto del servizio triennale di pulizia dei locali del Municipio e dell’ex Pretura, per l’importo a base d’asta di euro 1.034.366,00 ed affidato appunto alla società Scala Enterprise. Stando a quanto sentenziato dal Tribunale Amministrativo Regionale attraverso la sentenza n.51/2010 che ha annullato, per illegittimità, il suddetto atto dirigenziale, il Comune non poteva revocare l’appalto alla ricorrente, che il 21 maggio del 2009 veniva dichiarata aggiudicataria provvisoria della procedura aperta, gara espletata con il criterio del massimo ribasso (praticato dall’impresa di Napoli nella misura del 19,2%). Una sentenza, che era stata già preceduta dall’Ordinanza n.672 del 28 ottobre 2009 emessa dalla I sezione del Tar Campania (Presidente Dr.Antonio Guida), con cui aveva stabilito che “il mancato tempestivo pagamento dell’obbligazione contributiva da parte della ricorrente, adempimento assolto dopo pochi giorni, è riconducibile ad un mero errore materiale e non può essere considerato come una grave violazione”  Infatti, avviata la fase di verifica del possesso dei requisiti, il Comune comunicava alla società ricorrente che dagli accertamenti eseguiti erano emerse violazioni di natura contributiva, emergenti dal Durc (Documento Unico Regolarità Contributiva). La Scala Enterprise srl rendeva tempestivamente giustificazioni sulla situazione contestata, evidenziando l’insussistenza dei debiti tributari e rappresentando di aver eseguito, già a marzo del 2009, i propri versamenti contributivi mediante delega telematica. Il 27 agosto 2009 il Dirigente comunale riteneva sussistenti i presupposti per la revoca dell’appalto per mancanza dei requisiti. Disponeva, inoltre, l’incameramento della cauzione provvisoria e segnalava la vicenda all’Autorità di Vigilanza per i conseguenti provvedimenti sanzionatori. Da qui scaturiva il ricorso, che il Tar ha accolto, in quanto l’istante non era mai incorsa in precedenti violazioni od omissioni e, nella specie, aveva solo ritardato il tempestivo pagamento di una somma esigua. Lo stesso Presidente compensava le spese di giudizio ed ordinava che la sentenza fosse eseguita dall’autorità amministrativa. La sentenza, adesso, tira in ballo…

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Questione Ilmas: Monsignor Rinaldi scrive al premier Berlusconi

Torniamo nuovamente ad occuparci dell’Ilmas, l’azienda piemontese produttrice di componentistica aereonautica ed aerospaziale, con una sede nella locale zona Asi e che dalla scorsa estate è a rischio fallimento. Da 9 mesi i 185 dipendenti non percepiscono nè salario, né cassa integrazione, perché l’azienda è in amministrazione controllata. E sono ormai innumerevoli le manifestazioni inscenate dai dipendenti dell’azienda. Da luglio 2008, ossia da quando i titolari della ditta hanno portato i libri contabili in tribunale, l’azienda è retta da un amministratore straordinario, che dovrebbe ridefinire un nuovo piano industriale in vista di un rilancio dell’attività produttiva. “Siamo ridotti sul lastrico, perché da maggio non percepiamo un euro – spiegavano gli operai – perciò vogliamo la cassa integrazione e conoscere quale sarà il nostro futuro occupazionale”. Per la concessione della Cig, c’erano stati degli intoppi burocratici, che avevano bloccato il via libera da parte del Ministero del Lavoro. In effetti la prima richiesta per la cassa integrazione per la ristrutturazione, legata ai 18 milioni di euro mai erogati da Sviluppo Italia per l’ampliamento aziendale, dopo l’assorbimento dei lavoratori dell’ex Exide, si era trasformata in cig per esubero, a seguito dell’aumento del personale. E nemmeno il tavolo negoziale dell’11 gennaio scorso presso la Prefettura produceva un’accelerata della ratifica del Decreto di assegnazione della cig straordinaria. Poi finalmente la situazione si sbloccava lo scorso 18 gennaio, quando veniva ratificato dai vertici del Ministero del Lavoro il documento per la concessione della cassa integrazione straordinaria, anche se la situazione resta critica per le 185 tute blu dell’Ilmas, molte delle quali sono state costrette a fare debiti per potere andare avanti. E sulle loro teste aleggia lo spettro della serrata e della perdita delle commesse da onorare con i big internazionali dell’industria aeronautica da parte del Ministero del Lavoro. Ma da quando è stato ratificato il Decreto, nessun compenso è stato corrisposto agli operai. Tant’è che il Vescovo, Mons.Giovanni Rinaldi, solidale con i lavoratori, scriveva nei giorni scorsi una lettera al Presidente del Consiglio Berlusconi e al Sottosegretario alla Presidenza Letta. “Duecento famiglie da nove mesi senza reddito, senza cassa integrazione. Assurdi tempi burocratici per firmare atti dovuti. Aiutate i lavoratori dell’Ilmas – scriveva il prelato. – Quest’infinita vertenza è iniziata nel 2004 quando, inspiegabilmente, la multinazionale americana Exide decise di licenziare i…

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Guasto alla conduttura dell’Acquedotto campano. Senz’acqua l’area Asi

Gravi disagi alle aziende, site nell’area Asi di Acerra, si verificavano nei giorni scorsi, a causa di alcune perdite al collettore regionale che serve tale area, lasciando a secco 21 stabilimenti industriali. Nella tubazione del diametro di circa un metro, che alimenta l’intero agglomerato industriale e l’inceneritore, si apriva una falla, che portava i tecnici dell’Acquedotto campano ad interrompere l’erogazione idrica in attesa che il Consorzio Asi, proprietario dell’infrastruttura, riparasse il guasto. La grossa perdita di acqua metteva a rischio sprofondamento anche la strada, che costeggia l’inceneritore allargata ed inaugurata lo scorso 26 marzo in occasione dell’avvio dell’impianto, che comunque continuava a bruciare rifiuti, gestendo in proprio il fabbisogno idrico attraverso un sistema autonomo di approvvigionamento, di cui è dotato. A restare privi di acqua erano gli uffici e le pertinenze, che usufruiscono dell’impianto idrico regionale, anche se era l’intero tessuto produttivo, che opera nell’area ad andare in tilt, perché costretto a fare a meno dell’acqua. In alcuni stabilimenti tipografici addirittura si è dovuto attingere ai serbatoi idrici per non fermare la produzione. Tutte le imprese subivano enormi disagi, tant’è che alcune di esse addirittura fermavano i macchinari e mettevano in ferie gli operai, nella speranza di una rapida riattivazione della fornitura idrica. L’incidente si verificava alle ore 19:00 circa, quando nei pressi dell’azienda “Colleman”, a poche decine di metri dall’inceneritore, cominciava a zampillare copiosamente acqua dal selciato. Sul posto immediatamente si recavano gli agenti della Polizia Municipale, agli ordini del Col.D’Andrea e le Forze dell’Ordine, che contattavano i tecnici dell’Asi e dell’Acquedotto campano. Alla fine sarebbero stati necessari 5 giorni, per riparare la tubazione rotta. Il guasto potrebbe essere stato determinato sia dall’usura della tubazione che dalla mancata manutenzione. Il centralino dell’Asi e dell’Acquedotto campano venivano tempestati di telefonate da parte degli imprenditori adirati, sebbene invano. “È incredibile come nessuno abbia risposto alle nostre sollecitazioni – affermavano alcuni imprenditori – infatti abbiamo trascorso un’intera giornata con i telefoni che squillavano a vuoto. Siamo sempre più abbandonati a noi stessi in questa terra di nessuno”. Nei circa tre milioni di metri quadri dell’area Asi in località “Pantano” sono attive ben 21 aziende, 25 sono in via di realizzazione ed altre 42 hanno manifestato la volontà di insediarsi a breve. Negli anni precedenti la metà dell’intera area era occupata…

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Possibile la rescissione del contratto da parte del Comune con la “Acquedotti ScpA”

Ancora riflettori puntati sulla società consortile mista “Acquedotti ScpA”, che si occupa dal I ottobre 2006 della gestione del servizio idrico integrato cittadino. Già vi riferimmo delle perplessità, rappresentate al Sindaco Esposito attraverso un’interrogazione consiliare, rivoltagli dai Consiglieri comunali Tardi; Laudando; Di Balsamo e Mondella in data 3.12.2009, con la quale chiedevano “se non ritenesse che, alla luce della giurisprudenza citata, l’amministrazione comunale non abbia alcun potere in materia di affidamento del servizio e se non ritenesse illegittima la Delibera n.36/2006”, citando quanto riportato dal giornale Oblò, in merito a tutto l’iter, che aveva portato alla formazione della società e all’affidamento del servizio alla stessa, intervenuto in mancanza del necessario presupposto di legittimità, come attestato dall’A.T.O. Napoli 2 lo scorso 7 maggio. Così come vi riferimmo dell’interruzione contra legem dell’erogazione idrica, operata dai dipendenti della società ad un intero condominio, sito a via Bradolini ed abitato da sei famiglie imparentate tra di loro, in quanto i condomini erano in grave ritardo con il pagamento delle fatture inviate e con 19 persone, tra cui due anziani ultranovantenni gravemente ammalati, rimaste per cinque giorni senz’acqua e costrette a rifornirsi dalla fontanina presente in strada, con tanto di atto di diffida e di costituzione in mora, presentato dai condomini attraverso il loro legale. Lo stesso dicasi per la lettera (priva di firma e timbro), inviata in data 9.12.2009 al Dirigente comunale Dr.F.Annunziata, con la quale la società, pur di sottrarsi alle proprie responsabilità sugli allagamenti, verificatisi in città a seguito delle prime piogge autunnali, scrisse che “l’evento, di cui alle richieste di risarcimento, deve ascriversi solo alla colpevole e negligente gestione dei Regi Lagni…Infatti si è evidenziato che i canali dei Regi Lagni non sono svuotati periodicamente, determinando episodi di reflusso delle acque nelle strade cittadine. Difatti il I ottobre 2009 l’amministrazione comunale ha rivolto al Dirigente del settore Genio Civile della Regione richiesta di pronto intervento per la sistemazione dei condotti dei Regi Lagni. Alla luce di ciò la scrivente società ritiene di non dover dare seguito alle richieste di risarcimento”. E scrisse anche che “l’attività di manutenzione alla rete idrica e fognaria è svolta con la massima solerzia, precisione e continuità”!!! Dimenticandosi, evidentemente, del rilievo fotografico da noi pubblicato in merito alle caditoie il 16 novembre scorso e messo…

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