Home » Cronaca

Acerra necessita di un nuovo assetto fognario

Siamo tornati agli anni settanta, quando si allagava la zona centrale di Corso Italia, quella che si trova in pratica nei pressi del distributore di carburanti. Il sistema fognario della città, allora adeguato a quel periodo ed al numero di abitanti, non più riadeguato alla nuova realtà abitativa degli ultimi tempi, ha mostrato tutti i suoi limiti anche per una cattiva manutenzione dei collettori e delle caditoie. Adesso è il caso di intervenire, ridisegnando e costruendo un nuovo collettore per tutta la città di Acerra, da allocarsi lungo la spalletta interna del canale dei Regi Lagni dimesso. Il naturale declinio del terreno fino al mare, seguito dal famoso canale idrico, opera idraulica esistente da oltre 400 anni, non ha mai sofferto di crisi o di esondazioni e sarebbe la scelta più opportuna da seguire. Come sarebbe da imporre una seria manutenzione, “spurgando” periodicamente caditoie e collettori e in modo particolare la vasca di raccolta in fondo a via Napoli, in testa all’attraversamento ferroviario ed insufficiente, dove si scaricano i liquami delle aree periferiche cittadine della “Fondola”, dello “Spinello” e del “Pozzillo”. Così facendo, si eviterebbero gli allegamenti di via Caserta e dintorni. A mio avviso l’Amministrazione Comunale dovrebbe bandire un pubblico concorso per la progettazione tecnico-economica di questo collettore generale, con tutte le necessarie opere di allacciamento all’attuale sistema fognario. In tal modo le zone centrali, poste leggermente più in alto, non si allagherebbero più, tenendo conto che il recapito finale del collettore dovrebbe essere il depuratore di Acerra. Per la finanziabilità dell’opera, a mio parere, sarebbero sufficienti una piccola parte delle royalities maturate e di cui la nostra Città è creditrice.                                                                                                     Fondazione Craxi di Acerra- Il Presidente

Leggi tutto »

La lunga ed irrisolta odissea di un ex aviere acerrano

Un caso di malasanità, questa volta verificatosi in una struttura sanitaria militare, balzava agli onori della cronaca e vedeva protagonista un nostro concittadino di 30 anni, Bernardino Fava, che nel settembre del 1997, aviere di stanza a Guidonia, nei pressi di Roma, cadde per le scale, mentre faceva il piantone in una caserma. Essendosi sentito male ed avvertendo forti dolori al petto, fu trasportato in ospedale, dove i medici militari non si accorsero, per mesi, che aveva un tumore al polmone. Da allora iniziò il calvario del giovane, che oggi vive ad Acerra con mezzo polmone in meno e con una diagnosi, che non corrisponderebbe all’intervento, a cui fu sottoposto 9 mesi dopo il primo ricovero. Per i sanitari dell’ospedale militare del “Celio” il paziente era affetto da un timoma, un tumore che aggredisce la ghiandola del timo. Ma la versione fornita dal 30enne è totalmente diversa, poichè dichiara: “I medici sbagliano. Infatti mi hanno asportato una parte del polmone destro e tutte le analisi strumentali praticate dai militari ed ospedali civili confermano invece la patologia polmonare, per la quale poi sono stato operato”. Ma Bernardino ed il padre Vincenzo non si sono mai arresi ed in questi anni hanno raccolto ben tre faldoni di documentazione medica. Che, ancora oggi, non viene riconosciuto quello che per loro è un errore da parte dei medici, che visitarono per la prima volta l’aviere dopo la caduta. E per fare valere le loro ragioni, hanno denunciato già due volte alla Magistratura l’accaduto. Una prima volta, nel 2007, il caso è stato archiviato; una seconda, un anno dopo, il procedimento è ancora in corso alla Procura di Roma. Il giovane ricorda di “aver chiesto anche di essere ascoltato durante la fase inquisitoria, ma il giudice ha negato questa possibilità, giustificandosi con gli eccessivi carichi di lavoro a cui è sottoposto”. Ad agosto dell’anno scorso il PM ha richiesto l’archiviazione ed ha passato l’incartamento al Gip, che dovrebbe decidere nelle prossime settimane in merito all’aspetto penale della vicenda. Il padre dell’ex aviere si chiede “se sia possibile che nessuno sia responsabile di quello che è successo al figlio, nonostante l’esistenza di analisi istologiche, di analisi strumentali e di un reperto del polmone malato”. E ricorda che 4 anni fa scrissero anche al premier…

Leggi tutto »

Grosso arsenale di fuochi illegali sequestrati al rione Gescal

Durante un servizio di controllo del territorio, effettuato a poche ore dall’inizio delle festività natalizie e alla ricerca di botti illegali, da utilizzare nella notte di S.Silvestro, gli agenti del locale Commissariato di Polizia, diretti dal Vicequestore Bianca Lassandro, rinvenivano un vero e proprio arsenale in un appartamento disabitato al quinto piano di uno stabile del rione Gescal. Il materiale esplodente, per la detenzione del quale veniva denunciato un 50enne del posto, P.P. era rappresentato da oltre sette quintali di prodotti illegali, che veniva sottoposto a sequestro dai poliziotti, impegnati in un’attività di contrasto alla detenzione ed alla vendita illegale di prodotti pirotecnici. Centottanta “cipolle”; centocinquanta trac con botta finale, oltre cento chilogrammi di quarta e quinta categoria (per il cui acquisto, uso e vendita occorre il porto d’armi) era l’ammontare del bottino rinvenuto dagli investigatori, che sequestravano anche batterie di lancio, mortai, fontane, razzi ed oltre duecento pezzi della cosiddetta “Folgore”, una mini bomba a forma di sigaro pericolosissima. Tutto materiale micidiale, anche di manifattura artigianale e privo di indicazioni ed istruzioni all’uso. L’abitazione semi arredata ed adibita a deposito della merce esplosiva risultava di proprietà del 50enne, il cui domicilio era un altro appartamento da lui occupato e sito a poca distanza da quello contenente l’ingente quantità di fuochi proibiti. L’accurata attività investigativa portava, dunque, gli inquirenti ad individuare l’arsenale nascosto e a trasferirne la custodia agli artificieri della Polizia di Stato, che trasferivano i fuochi illegali a Napoli per la loro distruzione. Un altro deposito illegale di fuochi d’artificio veniva rinvenuto nel quartiere Madonnelle dai Carabinieri della locale stazione, agli ordini del Maresciallo V.Vacchiano. Una coppia di coniugi, infatti, aveva trasformato la propria abitazione di 80 mq e sita al primo piano di uno stabile in un deposito di botti, utilizzato anche come punto vendita di sigarette di contrabbando. Ammontava a due quintali, il quantitativo dei fuochi pirotecnici sequestrati e a 26 stecche le sigarette poste sotto sequestro dai Militari dell’Arma, che denunciavano alla Procura della Repubblica di Nola D.V. di 60 anni con precedenti specifici e la moglie A.F. di 59 anni, con l’accusa di detenzione illegale di materiale esplodente e contrabbando di sigarette.             

Leggi tutto »
eXTReMe Tracker