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Autovettura contesa tra più proprietari: denunciata una coppia

Intercettavano l’auto, di cui avevano denunciato la rapina e, armati di bastone, se la facevano restituire da una coppia che nel frattempo, ignorando l’accaduto, l’aveva acquistata. Veniva presentata una nuova denuncia, questa volta alla Polizia, che in poche ore individuava i responsabili e li deferiva alla Magistratura per «esercizio arbitrario delle proprie ragioni». La storia dai molti aspetti farseschi accadeva di sera ad Acerra e coinvolgeva ben 5 persone, tra cui il primo proprietario di una vecchia Peugeot 106, che fornivano diverse versioni. Un guazzabuglio, che teneva impegnati per ore gli investigatori del locale Commissariato, retto dal Vicequestore Bianca Lassandro. Ad essere subito denunciati erano G.P., un pregiudicato di 32 anni e la convivente F.L., di 30, entrambi di Caivano. I due, dopo essersi fatti consegnare l’auto, erano andati a denunciarne il ritrovamento ai Carabinieri di Caivano. La storia, dai tratti surreali, cominciava lo scorso dicembre, quando G.S., pregiudicato 32enne di Acerra, vendeva la Peugeot a G.P. in cambio di mille euro da pagare, 500 subito e la restante parte a fine dicembre. Ed è a questo punto che la storia si complicava. Il pregiudicato affermava che a gennaio, visto il mancato saldo, si faceva restituire l’auto con l’impegno, una volta rivendutala, di restituire a G.P. parte dei 500 euro versati. Questi, invece, sosteneva di aver denunciato ai Carabinieri la rapina dell’auto. L’unica cosa certa è che la Peugeot veniva di nuovo rivenduta da G.S. ad una coppia acerrana. Ma i due giovani venivano intercettati dai primi acquirenti che, armati di bastone e sotto la minaccia di una presunta pistola, inveivano contro di loro, pretendendo l’immediata restituzione dell’auto. E senza lasciare traccia di sé, si allontanano in tutta fretta. Le indagini degli inquirenti comunque proseguivano, per accertare la veridicità delle versioni fornite

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Il Tribunale condanna il Comune ed accoglie il ricorso della Provincia

La cronaca giudiziaria e, con specifico riferimento, quella che ci riferisce di citazioni, ricorsi, ingiunzioni di pagamento, costituzioni in giudizio, transazioni bonarie ecc. è tra gli argomenti, ai quali sempre diamo ampio risalto. E ciò, ovviamente, perché la materia appassiona i nostri tantissimi lettori, che vengono a sapere da quest’organo di informazione delle centinaia di cause, che finiscono per avere un interesse diffuso per i cittadini acerrani. Occupiamoci, adesso, della sentenza n.2688/2009 (notificata al Comune il 29 maggio 2009) emessa dal Tar Campania – V Sezione (Presidente Dr. Antonio Onorato), a seguito del ricorso n.367/2009 proposto dalla Provincia di Napoli (difesa e rappresentata dall’Avv.Aldo Di Falco) contro il Comune di Acerra, (difeso e rappresentato dall’Avv.Maurizio Balletta) per l’annullamento dell’Ordinanza sindacale n.60 del novembre 2008, con la quale l’ex sindaco Marletta ordinò, ai sensi dell’art.54 del D.Lgs 267/2000, di provvedere con la massima urgenza alla rimozione dei rifiuti giacenti lungo la strada provinciale 517 Fangone località Gaudello. I fatti. Con nota del 22.09.2008 la II Direzione Viabilità dell’Amministrazione Provinciale di Napoli segnalava al Comune di Acerra che in prossimità del tratto di strada 517 Fangone località Gaudello, ricadente nel suo territorio, giacevano rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non, abbandonati da ignoti e, pertanto, invitava con urgenza a rimuoverli e smaltirli secondo le normative vigenti. “L’Amministrazione comunale – si legge nella sentenza – anziché esercitare le proprie funzioni in materia di smaltimenti rifiuti, alcuni giorni dopo, a mezzo del Sindaco, da un lato, emetteva nei confronti della Provincia di Napoli ordinanza contingibile ed urgente e dall’altro, a mezzo della Polizia Municipale, provvedeva a sequestrare l’area, nominando quale custode giudiziario il Dirigente provinciale della II Direzione, dandone contestuale informazione alla Procura di Nola. In primis l’Amministrazione provinciale ha dedotto l’illegittimità della suddetta ordinanza per violazione dell’art.2 comma 6 del D.L. 90/2008 convertito nella legge n.123/2008. Il provvedimento impugnato è stato adottato dal solo sindaco in assenza della necessaria e preventiva intesa con il Sottosegretario di Stato per l’Emergenza Rifiuti in Campania, come stabilito appunto dalla legge 123. Infatti in Campania l’esercizio dei poteri d’urgenza da parte del sindaco deve combinarsi con quelle proprie e prevalenti del Sottosegretario all’Emergenza Rifiuti, organo a cui il decreto innanzi citato ha demandato il compito di gestire la fase transitoria, a decorrere dalla liquidazione del…

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Contraffazione e ricettazione: denunciati 5 Cinesi

Erano i Carabinieri del nucleo radiomobile di Castello di Cisterna a scoprire, durante un’operazione di controllo del territorio, un opificio abusivo sito in contrada San Giovanni e a denunciare in stato di libertà 5 cittadini cinesi (4 uomini ed una donna), tutti domiciliati in contrada San Giovanni, ritenuti responsabili di contraffazione, ricettazione, violazione della normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro ed in materia di tutela dell’ambiente. I 5 extracomunitari venivano sorpresi in un appartamento adibito a laboratorio clandestino, mentre erano intenti a confezionare giubbotti di pelle con il marchio falso di una nota casa di abbigliamento. L’appartamento veniva sottoposto a sequestro, unitamente alle 5 macchine per cucire, a 60 giubbotti di pelle ed alle altre attrezzature rinvenute. Nel corso di approfondimenti sulla posizione degli stranieri in Italia risultava che uno dei cinesi non aveva ottemperato al decreto di espulsione, emesso nei suoi confronti il 9 luglio del 2009 dal Questore di Caserta. L’extracomunitario veniva pertanto arrestato e restava  in attesa di essere giudicato dall’autorità giudiziaria competente con rito direttissimo. Una buona operazione dei Militari dell’Arma che assetava un colpo importante all’industria del falso, purtroppo sempre pronta ad immettere sul mercato prodotti contraffatti venduti a basso costo, ai danni di chi opera nella legalità e nel rispetto delle normative vigenti.

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Rilasciata l’Autorizzazione Ambientale Integrata alla “Ngp-Bio Natura srl”

Sullo scorso numero pubblicammo la notizia del rilascio, da parte della Giunta regionale della Campania in data 30 dicembre 2009, attraverso il Decreto n.390, alla “Ngp-Bio Natura srl”, dell’Autorizzazione Ambientale Integrata, con cui si autorizza la società ad esercire l’impianto Biac, sito nell’ex Montefibre e modificato al trattamento di rifiuti liquidi da soggetti esterni e per l’eliminazione o il recupero di rifiuti pericolosi e non. Notizia comunicata al Comune in data 7 gennaio 2010 ma “resa pubblica” solo undici giorni dopo e solo perché ne era venuto a conoscenza (per caso) il Consigliere D.Tardi!!! Un argomento da noi già più volte trattato, tant’è che evidenziammo che tale autorizzazione contrasta con quanto deliberato dal Consiglio comunale del 21 ottobre 2009 che prevede, tra l’altro, di limitare l’autorizzazione ad un impianto di depurazione delle acque reflue industriali (cioè canalizzate direttamente) con esclusione dei rifiuti liquidi (cioè delle acque reflue industriali non canalizzate direttamente). E con l’art.4 dell’Accordo di Programma, approvato con Delibera di Consiglio comunale n.18 del 5 aprile 2006, che fa espresso riferimento all’adeguamento, con ammodernamento, dell’esistente impianto di depurazione del sito industriale Montefibre/NGP, al fine di depurare le acque reflue delle aziende del sito e delle aree circostanti. Di impegnare l’Amministrazione comunale, previo urgente confronto contestuale con le istituzioni e i soggetti imprenditoriali coinvolti, ad avviare tutte le azioni, anche legali (compresa l’impugnativa del verbale della conferenza dei servizi dell’AIA), necessarie a garantire il rispetto dell’art.4 dell’AdP e richiedendo anche l’installazione di un sistema di monitoraggio in continuo di tipo “on line”, che fornisca dati attendibili (sia di tipo quantitativo che qualitativo) sui reflui trattati e da trattare. Di impegnare l’Amministrazione a vigilare, affinché le principali azioni di ripresa delle attività del sito industriale acerrano (Simpe, Ilmas, ecc.) si realizzino in parallelo con le iniziative già in corso (Centrale elettrica, impianto di depurazione, ecc.), al fine di assicurare la necessaria sincronia tra le azioni di impiego e reimpiego dei lavoratori. Sembrava, dunque, che quanto deliberato dal Civico consesso fosse sufficiente ad evitare una tipologia di impianto, così come concepito durante la Conferenza di Servizi, svoltasi lo scorso I ottobre presso la Regione Campania, istituita sulla base delle posizioni prevalenti e che autorizzò la messa in esercizio del nuovo impianto di smaltimento di rifiuti liquidi, anche per le imprese…

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Depuratore ex Montefibre: il Sindaco annuncia il ricorso al Tar

La notizia del rilascio dell’autorizzazione alla NGP – Bio Natura provocava le reazioni di alcuni Consiglieri. “Il provvedimento della Giunta capeggiata da Bassolino è l’ennesimo atto di un lungo braccio di ferro fra il governo regionale e la comunità acerrana – affermava il capogruppo A.Laudando (Lista Trenta) – che nei mesi scorsi più volte aveva espresso la sua contrarietà nelle sedi istituzionali. Nonostante il parere contrario del Comune in Conferenza dei Servizi e nonostante un ordine del giorno votato dal Consiglio Comunale da un’ampia e trasversale maggioranza, la Regione Campania ha deliberato la localizzazione sul territorio acerrano, e proprio nei pressi dell’inceneritore, di un nuovo impianto di smaltimento. Ed anche questa volta la Regione non ha ascoltato le direttive della Pubblica Assise. Noi abbiamo chiesto la canalizzazione dei rifiuti e lo smaltimento di rifiuti non nocivi per la salute – proseguiva Laudando – ed invece la Regione ha deciso di cancellare la Delibera consiliare. Gli Acerrani non possono e non devono subire l’ennesima scelta imposta dall’alto, che porta solo danni e nessun beneficio. E’ arrivato il momento di dire basta. Siamo pronti a fare battaglie su tutti i tavoli istituzionali e ci mobiliteremo per una raccolta firme già dai prossimi giorni”. Il Consigliere D.Tardi (Mpa) dichiarava: “Noi in Consiglio comunale abbiamo presentato un ordine del giorno chiaro e preciso. La questione NGP rientrava nell’accordo di programma, che prevedeva lo sviluppo della zona ASI, con importanti occasioni occupazionali. Ad oggi ci portano l’inquinamento e prendono ancora in giro gli 8000 disoccupati sulla questione lavoro”. In merito al depuratore, il Consigliere G.Bigliardo ricordava che “dopo la firma dei documenti, c’è stato un solo incontro a Roma, al quale hanno partecipato il primo cittadino ed alcuni Consiglieri della maggioranza. Ad altri incontri presso il Ministero dello Sviluppo Economico e la Regione il Sindaco non c’era. Pertanto – proseguiva Bigliardo – poiché il provvedimento della Regione è solo una presa d’atto dei risultati della Conferenza dei Servizi, chiediamo al Sindaco di esercitare tutti i suoi poteri per bloccarlo, così come promesso”. “Dal canto suo il Sindaco Esposito in data 24 gennaio annunciava che si sarebbe rivolto al Tar, per chiedere l’annullamento del provvedimento, “poiché il Comune aveva chiesto il rispetto dell’Accordo di Programma, che prevedeva un impianto al servizio della sola area…

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I primi atti di vandalismo ai danni di piazza Falcone e Borsellino

Era lo scorso 23 dicembre, quando il Sindaco Tommaso Esposito, intervenuto all’inaugurazione di piazza  Falcone e Borsellino, costata 750 mila euro circa ed un anno di lavori, nel rivolgersi ai presenti, dichiarava: “Nel ringraziare coloro, che si sono adoperati per realizzare quest’opera pubblica, invito i cittadini a rispettare questo spazio di aggregazione anche telematico, che va gelosamente custodito, perché patrimonio di tutti”. Ma egualmente si temeva che tale appello non sarebbe stato sufficiente a preservare l’area, intitolata ai due Magistrati uccisi dalla mafia, da eventuali azioni vandaliche. Che puntualmente facevano la loro comparsa nei giorni scorsi, quando qualche incivile imbrattava in più punti i marmi della piazza di vernice spray di color rosso (poi per fortuna ripuliti da una ditta specializzata). Danneggiata anche la struttura costruita adiacente alla piazza e che dovrebbe essere utilizzata come postazione della Polizia Locale, posta a presidio della piazza. Naturalmente l’assenza di un sistema di videosorveglianza, annunciato ma fino ad ora non realizzato, atto a prevenire eventuali atti vandalici e reati contro il patrimonio da parte di balordi senza scrupoli, ha avuto il suo peso. Per adesso chi si intrattiene nella piazza, può accedere liberamente ad internet attraverso una connessione wireless gratuita. Amareggiato il primo cittadino per l’accaduto, in quanto sperava che i giovani l’avrebbero maggiormente custodita e valorizzata. Occorre adesso, ancor di più, ricorrere alle risorse tecnologiche ed umane, per evitare ulteriori azioni contro la piazza.

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Igiene Urbana: passato ai raggi X il cantiere della Ego Eco sito al Gaudello

In merito alla telenovela, che si trascina ormai da anni e relativa all’appalto del servizio cittadino di igiene urbana vi riferimmo, sullo scorso numero, dell’espletamento in via cautelativa, in data 11 gennaio, della gara d’appalto con procedura negoziata, senza pubblicazione di bando, per l’affidamento del servizio di igiene urbana per il periodo 13 gennaio – 30 aprile 2010, ricorrendo al vecchio capitolato d’appalto, integrato della gestione delle isole ecologiche e privato della manutenzione del verde pubblico, in attesa della verifica dei requisiti di legge della seconda società classificatasi, ossia la “Ego Eco” di Cassino, alla gara per cinque anni e che aveva visto aggiudicataria ed affidataria del servizio, dal 14 ottobre scorso, la Enerambiente di Venezia. Gara per 4 mesi indetta dal Dirigente competente su indicazione della Giunta comunale, che aveva deliberato in tal senso. Il tutto si era reso necessario perché la società veneta non aveva fornito ed impiegato entro la data del 12 gennaio 2010 gli 84 mezzi nuovi di fabbrica, risultando inadempiente circa il rispetto del capitolato d’appalto e chiudendo il rapporto di lavoro con il nostro Comune (mai contrattualizzato, tra l’altro, dopo appena 73 giorni di servizio svolto. Una gara dall’importo complessivo di 2.006.229,00 di euro ed alla quale venivano invitate 6 società, tra cui Enerambiente ed Ego Eco, che erano anche le uniche a prendervi parte. Alla fine, a fronte del ribasso offerto dall’impresa veneziana dello 0,5%, la Commissione di gara proclamava provvisoriamente aggiudicataria dell’appalto la società romana, in virtù di un ribasso operato del 7,17%. Ma anche su questo discusso “appalto ponte” non mancavano le polemiche e le attenzioni degli organi competenti, pronti a monitorare tutti gli aspetti e l’intera documentazione relativa alla gara, visto che i Carabinieri del gruppo di Castello di Cisterna acquisivano tutti gli atti, che saranno attentamente esaminati. Intanto, ad essere sottoposto ai raggi X era il cantiere scelto dalla società laziale e sito in località Gaudello, ma già in uso nell’ultimo decennio ad alcune imprese, succedutesi ad Acerra nello svolgimento del servizio di nettezza urbana. Una settimana di fuoco (dal 20 gennaio scorso) la vivevano i rappresentanti della Ego Eco, invitati a produrre una serie di documenti e a presenziare ai controlli posti in essere da un’equipe, che operava un intervento congiunto e che era composta dagli…

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Il mistero dei verbali redatti circa il cantiere del Gaudello

Le prescrizioni dell’Asl Na 3 Sud fornite alla Ego Eco attraverso il verbale n.2 del giorno 21 gennaio e citato nel precedente articolo, dunque, non erano poi così feroci. Lo divenivano all’improvviso il giorno successivo quando, oltre al personale dell’Asl, ispezionavano il sito anche Carabinieri e Vigili Urbani. Infatti, dal nuovo verbale n.3 dell’Asl, recante anche la firma del Comandante della Polizia Locale e del Maresciallo dei Militari dell’Arma, emergeva che “i locali prescelti quale sede per l’autorimessa di mezzi alla raccolta dei rifiuti solidi urbani, allo stato dell’arte, non risultano idonei per la tipologia della ditta, in quanto lo spazio è insufficiente ad accogliere il numero di automezzi utili, nonché per l’eventuale concorso a creare inconveniente igienico-sanitario penalmente perseguibile. Il sito in questione – proseguiva la nota – per essere idoneo, necessita di lavori strutturali che, allo stato dell’arte, non è possibile effettuare per la contemporanea permanenza dell’impresa in loco. Pertanto vogliate non accedere al sito con automezzi attualmente ivi allocati”. Una vera e propria sospensione dell’attività presso il cantiere del Gaudello. Ma resta un dubbio: perché 24 ore prima l’Asl non aveva interdetto l’accesso al cantiere degli automezzi, che potevano concorrere a determinare inconvenienti igienico-sanitari? E sembra, inoltre, che l’unico vero problema fosse costituito dalle acque reflue di lavorazione, che sarebbero defluite nella fognola a cielo aperto, che corre lungo la Statale 162. Scarichi che la Ego Eco isolava dalla rete fognaria e raccoglieva in apposite vasche a tenuta già in data 22.01.2010, come si evince anche dal verbale n.6, a firma del Dirigente medico dell’Asl e con il quale si autorizzava la ditta alla movimentazione di 15 automezzi per la raccolta dei rifiuti, mentre i restanti potevano essere allocati, a seguito del completamento dei lavori prescritti. Una bella differenza tra quanto stabilito dal verbale n.3 e quanto prescritto da quest’ultimo. Da parte nostra non possiamo che esultare per tanto zelo, impegno e continuità profusi nei controlli da parte degli organi competenti all’indirizzo dell’impresa, risultata aggiudicataria dell’appalto. Significa che avremo di che stare tranquilli in futuro. Strano, però, che non sia lo stesso impegno profuso, quando l’impresa precedente espletava il servizio cittadino di nettezza urbana, ossia quando, ad esempio, non veniva presidiata l’isola ecologica, tant’è vero che rubarono nella notte tra il 10 e l’11 dicembre…

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Esclusa dall’appalto dei 5 anni la Ego Eco. Si va verso l’indizione di una nuova gara

Comunque sia, a tagliare la testa al toro ci pensava la Determina dirigenziale n.159 del 2 febbraio 2010, con la quale la “Ego Eco srl ” veniva esclusa dalla procedura di gara relativa all’appalto del servizio di igiene urbana per il periodo di cinque anni. Le motivazioni sono da ricercare nel verbale, redatto in data 29.01.2010 dalla Commissione di Gara, presieduta dalla Dr.ssa M.Piscopo e che evidenzia due punti principali. Il primo riguarda la mancanza dei requisiti attestanti la capacità tecnica del Bando di Gara. Infatti, il totale dei servizi resi nel triennio 2006-2008 (a seguito delle verifiche) risulta essere di euro 17.646.975,17 inferiore, quindi, a quanto richiesto al punto 4 del Bando, pari ad euro 20.000.000,00. Risulta pertanto una differenza in meno, per servizi resi, di euro 3.706.352,62. Il secondo riguarda la mancata presentazione delle certificazioni rilasciate dai Comuni a prova delle dichiarazioni rese in sede di gara, entro i 10 giorni fissati per l’esibizione delle stesse. Un termine perentorio, così come sancito dalla determinazione dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici. E la mancata esibizione viene considerata una negligenza da parte dell’operatore economico e quindi sanzionata. Una considerazione, sulla perentorietà del termine, suffragata dalla sentenza del Consiglio di Stato n.2482/2002. In merito a questo punto il legale della società laziale aveva eccepito che “in relazione alla mancata esibizione dei certificati dei Comuni, per i quali Ego Eco ha prestato servizio, si evidenzia che il mancato rilascio non è addebitabile alla società, che ha posto in essere tutte le attività indispensabili, per ottemperare alle richieste di codesta Amministrazione…I documenti, di cui si chiede l’esibizione, non sono nella disponibilità della società che è pronta, comunque, ad esibire tutto quanto in suo possesso”. Comunque sia, l’impresa romana è stata esclusa anche a seguito dell’art.48 comma 1 del D.Lgs.n.163/2006, che recita: “Quando tale prova non sia fornita, ovvero non confermi le dichiarazioni contenute nella domanda di partecipazione o nell’offerta, le stazioni appaltanti procedono all’esclusione del concorrente dalla gara…ed alla segnalazione del fatto all’Autorità per i provvedimenti di cui…”. A questo punto è consequenziale sostenere che si vada verso l’indizione di una nuova gara.                                                                                                                                                      J.F.

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L’imprenditore Cuono Pellini presenta ricorso in Appello contro la sentenza di condanna

Quando il 6 aprile 2009 pubblicammo le motivazioni della sentenza emessa dal Tribunale di Nola contro l’imprenditore Cuono Pellini, titolare della “Pellini s.r.l.”, eravamo certi che l’imputato, difeso dai suoi legali, avrebbe presentato ricorso in appello contro la pesante condanna che, comunque, aprì uno spaccato giudiziale, di cui non si poteva non tenere conto nel corso dei futuri processi. Ed infatti lo scorso 17 giugno i difensori dell’imprenditore hanno depositato presso il Tribunale nolano l’atto di impugnazione avverso la suddetta sentenza (notificato al Comune il 2 luglio scorso), con cui hanno proposto appello contro il verdetto di colpevolezza del loro assistito. Dal canto suo il Comune, attraverso apposita Delibera di Giunta comunale, approvata il 27 agosto scorso dall’esecutivo guidato dal Sindaco Tommaso Esposito, si è costituito parte civile dinanzi alla Corte di Appello di Napoli, nel procedimento penale a carico del Pellini, autorizzando l’Avv.M.Balletta, già nominato difensore dell’Ente, a rappresentare e difendere il Comune anche nel nuovo giudizio. Cuono Pellini fu condannato il 14 novembre 2008 con sentenza n.1921/2008, emessa dal Giudice monocratico Dr.ssa Di Iorio, ad una pena di tre anni di reclusione e al pagamento di 15mila euro di ammenda per i reati di realizzazione di discarica abusiva, immissioni di esalazioni moleste e costruzione ed attivazione di impianto in contrada “Lenza Schiavone” in assenza di autorizzazione all’inquinamento atmosferico. Impianto di stoccaggio e trattamento di rifiuti ed oggetto di varie ingiunzioni di pagamento avanzate dal gruppo imprenditoriale e notificate al Comune (la somma complessiva che la ditta Pellini srl ha richiesto ormai ammonta ad oltre 10 milioni di euro, comprensivi di interessi, per il periodo che intercorre dal 15 novembre 2002 al 31 dicembre 2008). Somme contro il cui pagamento il Comune si è sempre opposto, costituendosi in giudizio. Oltre al pagamento una provvisionale di 100.000,00 euro in favore degli allevatori Mario e Vincenzo Cannavacciuolo (quest’ultimo morto di tumore qualche anno fa), rappresentati in giudizio dall’Avvocato Giovanni Bianco, che si è battuto nel corso dell’intero processo (durato circa due anni, nel corso del quale sono state celebrate oltre una dozzina di udienze dibattimentali), per far emergere quegli elementi sostanziali, per acclarare in modo inequivocabile il nesso di causalità tra lo sterminio del gregge dei Cannavacciuolo e gli incendi, verificatisi all’interno del suddetto impianto, dato in parte in…

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