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Il mistero dei box auto: è braccio di ferro tra residenti dell’Ice Snei e la società

Era quindi l’Assessore al Patrimonio N.De Matteis, tra i destinatari dell’esposto e presente al sopralluogo, a chiedere che si relazionasse con urgenza, per accertare se gli immobili rientrino, come denunciato dai cittadini, nel patrimonio comunale e di adottare con urgenza tutti i provvedimenti conseguenti a tutela della proprietà pubblica, ivi inclusa la denuncia penale a carico della società, che dovesse eventualmente risultare occupante abusiva di beni patrimoniali comunali. “Queste procedure sono iniziate per andare fino in fondo alla questione – dichiarava l’Assessore De Matteis – e presto dovremmo concludere. L’Ufficio tecnico stilerà una relazione, che sarà inviata alla Procura nolana. Se si dovesse accertare qualche anomalia, scatterà un procedimento per abuso edilizio”. “Dopo l’occupazione del cantiere aperto dall’Ice Snei nel 1978 e l’acquisto da parte del Comune – racconta uno degli sfrattati, il 64enne Pasquale M.- ognuno di noi, a nostre spese, si costruì un box. L’intero spazio pullulava di ratti e di sporcizia e sulla carta era indicato col termine cantinole. Volevamo acquistarli, ma la società oppose un diniego e tre anni fa siamo stati costretti a stipulare dei contatti di locazione, che variano a seconda del metraggio, pur di non perdere ciò che avevamo costruito con i nostri soldi. Ma sono contratti fittizi, per questo abbiamo deciso di non pagare più”. “I contratti stipulati sono 78 – specifica il 69enne Vincenzo T.- ma non tutti li hanno firmati in quanto abusivi. Infatti a quale titolo la società ha accatastato questi box come suoi? Perché non si è mai presentata, allorchè è stata convocata dal Comune? “Da due anni la gestione del complesso è stata demandata all’Inpa, società di riscossione dei tributi, che opera in nome e per conto del Comune – aggiunge un altro sfrattato Giovanni C. di 62 anni – ma non ha fatto nulla. Abbiamo battagliato anche con le passate amministrazioni, ma spesso ci sono stati lunghi periodi di silenzio totale. Sarà questa la volta buona?”.   Joseph Fontano

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Parco Ice-Snei: resta da definire la questione dei box

Già durante le passate amministrazioni si erano verificati dei tentativi di sgombero dei locali posti a piano terra, così come avvenuto il 28 gennaio del 2005, quando le Forze dell’Ordine, tra urla, proteste e spintoni, provvedettero ad uno sgombero forzato di alcuni box, con tanto di cassonetti rovesciati e dati alle fiamme dai residenti che, secondo l’Ice-Snei, a più riprese erano stati sollecitati a lasciare gli immobili occupati o a stipulare contratti di locazione per regolarizzare la loro posizione. Ad una decina di box furono apposti i sigilli, dopo che gli operai avevano portato all’esterno e caricato sui camion il materiale contenuto in essi. In quel caso era stato l’Ufficiale giudiziario ad intimare di eseguire l’ordine di sfratto, emesso dal Tribunale di Nola su richiesta della società costruttrice degli immobili, comprati 20 anni prima dal Comune per circa 26 miliardi delle vecchie lire. E l’Avv. C.Orditura, legale dell’Ice-Snei, affermava che “c’è una sentenza passata in giudicato che riconosce l’occupazione abusiva dei box. Per cui il Tribunale ne ha ordinato il rilascio”. Anzi qualche anno prima i residenti furono anche citati a comparire dinanzi al Giudice nell’udienza del 20 marzo del 2001, mentre l’Ice-Snei, per dimostrare la sua proprietà, aveva anche esibito la sentenza n.25 del 7/2/1994, emessa dal Pretore di Acerra, che condannava gli stessi occupanti, per aver arbitrariamente invaso i locali, al fine di occuparli e, in alcuni casi, di destinarli a sede di esercizi commerciali. Anche l’amministrazione comunale targata Marletta, attraverso la Delibera di Giunta del settembre 2006, scrisse che “la documentazione probatoria esibita dalla società Ice Snei è inidonea, a fondare il titolo di proprietà dichiarata dalla stessa e che la sentenza del Pretore è antecedente all’atto di compravendita. Utile, quindi, solo per attestare che nell’83 la Società ha subito danni da occupazione. Né mai altre concessioni edilizie ordinarie o in sanatoria sono state rilasciate alla Società dopo quelle del 1968. Tale stato di fatto, poi, crea danni gravi ed irreparabili al Comune, in quanto la stessa Ice-Snei ha stipulato contratti di locazione, dei quali asserisce di essere proprietaria e ciò in danno ai diritti sull’immobile di proprietà del Comune e con ingiusto profitto per la Società”. Per ciò si diede mandato all’Avv.Petrillo di procedere penalmente presso la Procura della Repubblica di Nola, nei confronti…

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Pedinato e rapinato il Consigliere comunale De Maria

Erano le ore 12:30 circa, quando il Consigliere comunale Vincenzo De Maria usciva dalla filiale del Banco di Napoli, sita a C.so Italia, presso la quale si era recato, per prelevare la somma di 2500 euro. A quell’ora l’istituto di credito era affollato. Terminata l’operazione di prelievo, il 30enne lasciava la banca e percorreva alcune strade cittadine in auto, salvo fermarsi anche al passaggio a livello di via S.Francesco d’Assisi. Una volta aperte le sbarre, parcheggiava l’auto a via Cilea. In quel momento il giovane veniva avvicinato da due uomini che, in sella ad una moto nera di grossa cilindrata e col volto coperto da caschi, gli puntavano una pistola alla gola, intimandogli di consegnargli la cifra precedentemente prelevata. E’ evidente che la coppia di banditi, che aveva pedinato la vittima per mezz’ora, sapeva dove De Maria teneva il contante prelevato, ossia nella tasca anteriore del giubbino. Messo a segno il raid, i due facevano perdere le loro tracce. L’episodio veniva denunciato presso la locale stazione dei Carabinieri. La coppia di rapinatori potrebbe essere la stessa che in passato ha già seminato il terrore tra banche e Poste, mettendo a segno alcuni raid. Nonostante lo spiacevole episodio, con risolutezza il componente la pubblica assise passava subito alle proposte ed affermava: “Occorre tutelare le persone, che effettuano prelievi in banca o alle Poste. Io ho effettuato il mio prelievo di soldi davanti a decine di persone e tutti hanno visto cosa stavo facendo. Deve essere garantita più riservatezza, tutelata la privacy per la sicurezza degli utenti. Al tempo stesso – aggiungeva De Maria – dev’essere realizzata sul territorio comunale la videosorveglianza, che fungerebbe da deterrente per i tanti delinquenti presenti in città. Acerra non ha a disposizione un sistema di telecamere, in grado di tutelare e difendere i cittadini dai malintenzionati. Mi batterò a livello istituzionale, per fare in modo che in città venga istituito questo strumento finalizzato alla sicurezza di tutti, soprattutto in prossimità di obiettivi sensibili, quali gli istituti di credito e gli uffici postali. Il mio pensiero va soprattutto ai tanti anziani, che si recano in posta per ritirare la pensione e vivono nel terrore che qualcuno possa impossessarsi dei propri soldi”. La passata amministrazione aveva già pensato a un sistema di telecamere lungo buona parte…

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Sottoposto a sequestro fondo agricolo contaminato da sostanze tossiche e nocive

Veniva sequestrato lo scorso 6 aprile un terreno agricolo di oltre 4 mila metri quadrati, su ordine dei Giudici per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli utilizzato nel 2005 da una società riconducibile al gruppo Pellini, per sversare illecitamente rifiuti pericolosi tossici e nocivi, capaci di provocare gravi patologie cancerogene. Ad eseguire il provvedimento erano gli agenti della Polizia Municipale, agli ordini del Col.Felice D’Andrea. Secondo i Giudici dell’XI Collegio Gip, in quell’area agricola vennero sversati, senza preventiva autorizzazione, un composto organico contenente materiale cancerogeno altamente tossico. Ad accertare lo scarico illecito ed abusivo furono personale dell’Arpac e dell’Asl Na4, a seguito di una denuncia presentata da un coltivatore della zona, che imposero all’allora Sindaco Marletta di emettere un’ordinanza di bonifica dell’area in questione. Provvedimento che restò del tutto disatteso, senza che qualcuno intervenisse nel merito. Ad essere oggetto di indagine da parte dei giudici della Procura della Repubblica di Napoli sono sia il conduttore del fondo agricolo, F.P. di 45 anni, che l’autista del trattore cisterna, utilizzato per portare la sostanza cancerogena diossinica, composta da metalli quali il berillio e lo stagno. Materiale le cui concentrazioni, stando alla relazione dell’Asl, possono provocare gravi patologie al sistema respiratorio. Intanto i Vigili Urbani, alla presenza dei proprietari del fondo agricolo, hanno provveduto a picchettare con la necessaria segnaletica l’area contaminata in questione, di fatto sottoposta a sequestro giudiziario. Un provvedimento che di certo non libera il suolo dalle sostanze pericolose ivi insistenti, che possono pertanto continuare ad interessare i terreni limitrofi coltivati con alberi da frutta ed ortaggi, pronti a finire sulle tavole di centinaia di ignari cittadini, attentati in tal modo alla propria salute. Come riportato anche da un quotidiano dello scorso 7 aprile, “sarebbero circa 200 le aree agricole utilizzate dal gruppo imprenditoriale Pellini per lo spandimento dei fanghi sospetti, contaminati da sostanze cancerogene. L’esatto elenco di quei terreni agricoli era depositato, fino a qualche anno fa, nel locale Comando di Polizia Municipale. Poi di quel lungo elenco contenente dati e particelle catastali si sono perse le tracce. Buona parte di quei terreni, ubicati tra le località Lenza Schiavone e Parco XX sono state vendute, ovvero quasi svendute e chi le ha acquistate ha creduto di aver fatto un affare che non c’è stato, visto che…

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Affissione selvaggia contraria alla legalità ed al decoro urbano

Oltre alle dispute ed ai confronti politici tra i candidati, forieri di promesse e di impegni a favore delle proprie e delle altrui comunità, durante i periodi elettorali assistiamo sempre ed inesorabilmente al verificarsi della cattiva abitudine di imbrattare con i manifesti di propaganda elettorale saracinesche di attività commerciali attualmente chiuse, pali della segnaletica stradale, della pubblica illuminazione, strutture di società che operano nel campo delle comunicazioni o energetico, recinzioni di cantieri edili o stradali, palizzate, mura di edifici e strutture pubbliche ecc. Nei casi più esagerati, non vengono esentati dalla carta incollata neanche i cassonetti della spazzatura e le campane per la raccolta del vetro. Addirittura non vengono risparmiati neanche gli alberi. Scene che si stanno verificando anche in questo periodo, in occasione delle elezioni regionali fissate per i giorni 28 e 29 marzo prossimi. A tal proposito è intervenuto il Sindaco Tommaso Esposito che, attraverso un pubblico avviso, fatto affiggere in data 19.03.2010, ha informato la cittadinanza che con Delibere di Giunta comunale n.17 e n.34, ai sensi della Legge n.212 del 04.04.1956 e successive modificazioni, ha delimitato ed assegnato gli spazi destinati alla propaganda elettorale diretta ed indiretta per l’elezione del Presidente della Giunta regionale e dei componenti il Consiglio regionale. Ha quindi avvisato che i manifesti per la propaganda elettorale devono essere esclusivamente affissi da parte di coloro, che partecipano direttamente ed indirettamente alle consultazioni regionali del 28 e 29 marzo negli spazi, così come stabiliti ed installati lungo le strade e le vie cittadine. Ma vale la pena ricordare che una continua ed indiscriminata affissione selvaggia al di fuori degli spazi destinati ai suddetti manifesti, oltre che ledere la legalità, l’immagine della città ed il decoro urbano, deturpato da improvvisati attacchini armati di scope e colla, espone chi si presta ad un simile comportamento ad incorrere in sanzioni amministrative e penali. A tal proposito l’art.1 della suddetta legge è chiaro: “L’affissione di stampati, giornali murali od altri e di manifesti di propaganda, da parte di partiti o gruppi politici, che partecipano alla competizione elettorale con liste di candidati o, nel caso di elezioni a sistema uninominale, da parte dei singoli candidati o dei partiti o dei gruppi politici cui essi appartengono, è effettuata esclusivamente negli appositi spazi a ciò destinati in ogni Comune”….

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Concorso per un Dirigente del settore informatico: il Pdl parla di illegittimità

Ancora nell’occhio del ciclone uno dei tanti concorsi banditi o già espletati al Comune e, anche questa volta, così come accadde due anni fa, è il settore informatico a fornire occasioni di polemica e di richiesta di trasparenza da parte di qualche Consigliere d’opposizione. Nello specifico erano i Consiglieri comunali del Pdl, Bigliardo e Di Fiore, che lo scorso 16 marzo presentavano al Sindaco Esposito, al Presidente del Consiglio comunale Lettieri ed al Segretario generale Piscopo un’interrogazione ed un Ordine del Giorno relativo alla Trasparenza nei Concorsi. L’opposizione, infatti, chiede chiarimenti al Sindaco sulle modalità di reclutamento di un Dirigente esperto del settore informatica e telematica a tempo determinato e a part time (18 ore settimanali), la cui scelta avverrà a cura dello stesso primo cittadino “intuitu personae”, ossia su una valutazione personale del Sindaco. Un incarico con trattamento economico annuo pari a 20mila euro e con un’indennità ad personam pari a 16mila euro. Il Comune, attraverso il Dirigente al Personale, con avviso del 1 marzo scorso, attivava la procedura per il reclutamento del Dirigente, con assunzione per tre anni, mediante pubblicazione di avviso nell’Albo Pretorio per 15 giorni. I suddetti Consiglieri, nello specifico, sostengono che alla pubblicazione dell’avviso ed alla procedura di reclutamento non è stata data pubblicità, obbligatoria per legge, sulla Gazzetta Ufficiale. Perciò  chiedono che la fascia tricolore indichi al Civico consesso il numero dei candidati che hanno presentato domanda al concorso, con indicazione dei titoli e curricula vitae degli stessi. “La procedura per il reclutamento del predetto dirigente – spiega l’avvocato Di Fiore – dalla Delibera di Giunta comunale n.11 del 28.01.2010 all’avviso del 1 marzo è manifestamente illegittima, ai limiti dell’abuso d’ufficio in quanto, come deliberato dal Consiglio di Stato nella sentenza n.871 del 16.02.2010, sez. V  “… la mancata pubblicazione, per estratto, del bando di concorso per la copertura di un posto, sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, contrasti insanabilmente con l’art. 4 del D.P.R. n. 487/94, che prescrive la pubblicazione del bando di concorso per l’accesso all’impiego nella Gazzetta Ufficiale ed in particolare, per gli enti locali, prevede la possibilità di sostituire la pubblicazione del bando con l’avviso di concorso contenente gli estremi del bando e l’indicazione della scadenza del termine per la presentazione della domanda (comma 1 bis). Né tale…

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Concorso per Dirigente informatico: Di Fiore parla di un ulteriore scandalo acerrano

E l’Ordine del Giorno richiesto dal Pdl andava nella stessa direzione dell’interrogazione, con la richiesta che il primo cittadino e l’amministrazione comunale preliminarmente riferissero sui criteri e le regole fino ad ora adottate dall’amministrazione, nelle procedure finalizzate al reclutamento di Dirigenti, consulenti e dipendenti ad ogni livello. I componenti il Civico concesso evidenziano soprattutto la mancanza di adeguata pubblicità all’avviso, richiamando nella richiesta che alla pubblicazione dell’avviso ed alla procedura di reclutamento, non è stata data la pubblicità, obbligatoria per legge, mediante pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. In particolare il gruppo del Pdl chiede che si affermi, a chiari lettere, il principio inviolabile che i concorsi da svolgere nel Comune di Acerra, al fine di assumere dipendenti a tutti i livelli, siano resi pubblici nel modo più completo e generale previsto dalla legge attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. “Adesso basta scandali – tuona il Consigliere Piergiacinto Di Fiore – occorre trasparenza nei concorsi pubblici al Comune di Acerra. Siamo in presenza di un ulteriore scandalo tutto acerrano, proprio dell’amministrazione Esposito. Un concorso pubblico viene bandito senza la necessaria pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, impedendo la partecipazione pubblica al concorso: vi è il sospetto che vi sia un prescelto. Il Pdl propone un ordine del giorno al prossimo consiglio comunale, affinchè in applicazione della legge dello Stato, tutti i concorsi pubblici del Comune siano pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. L’Ente comunale non può essere un’isola a parte, terreno di illegittimità diffuse”. Di certo non aiutano a sgombrare il campo dai sospetti alcune voci, che avrebbero segnalato alcune anomalie, che si sarebbero verificate. Tra queste, quella che la pubblicazione del bando di reclutamento sul sito istituzionale dell’Ente sarebbe avvenuta alcuni giorni dopo la pubblicazione della Determina dirigenziale. E quella che tale Determina, affissa all’Albo Pretorio della Casa comunale, sarebbe stata più che parzialmente coperta da altri atti amministrativi ivi affissi. “La legge ci permette di adottare questa procedura – replica il Sindaco – tra l’altro in regola anche con lo statuto comunale. E’ lecito che il Sindaco abbia una parola decisiva, perché si tratta di un incarico fiduciario, dovendo il Dirigente occuparsi di questioni delicate come la privacy. Quanto alla pubblicazione in Gazzetta, essa non è obbligatoria ed il dirigente ha scelto le forme più consone di pubblicità”. Attualmente, a seguito della…

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Questione Ilmas: senza stipendio da mesi ora devono anche “pagare” l’azienda

Torniamo nuovamente ad occuparci dell’Ilmas, l’azienda piemontese produttrice di componentistica aereonautica ed aerospaziale, con una sede nella locale zona Asi e che dalla scorsa estate è a rischio fallimento. Da 9 mesi i 185 dipendenti non percepiscono nè salario, né cassa integrazione, perché l’azienda è in amministrazione controllata. E sono ormai innumerevoli le manifestazioni inscenate dai dipendenti dell’azienda. Da luglio 2008, ossia da quando i titolari della ditta hanno portato i libri contabili in tribunale, l’azienda è retta da un amministratore straordinario, che dovrebbe ridefinire un nuovo piano industriale in vista di un rilancio dell’attività produttiva. “Siamo ridotti sul lastrico, perché da maggio non percepiamo un euro – spiegavano gli operai – perciò vogliamo la cassa integrazione e conoscere quale sarà il nostro futuro occupazionale”. Adesso piove sul bagnato, visto che il gruppo aerospaziale ha spedito agli operai dello stabilimento una lettera, a seguito della quale ogni lavoratore deve restituire all’azienda 600 euro. “In riferimento all’acconto stipendi arretrati erogato il I ottobre 2009 per euro 600 – recita la lettera – si comunica che tale importo non rientra nelle competenze della passata amministrazione straordinaria (dal 29.09.2009 ndr). L’attuale stato giuridico della società impone l’immediata restituzione delle somme non autorizzate. La preghiamo, pertanto, di voler inviare tale somma a mezzo di bonifico bancario intestato ad Ilmas spa”. Questo il testo della comunicazione, inviata alle 185 tute blu, da 14 mesi senza retribuzione. La vertenza lavoro rischia di spostarsi sul piano legale. A detta del segretario provinciale Uilm, Giovanni Rao, “al danno si è aggiunta la beffa. Infatti l’Ilmas pretende la restituzione del credito, che i lavoratori vantano dal mese di maggio dell’anno scorso sull’azienda. E la giustificazione del commissario Ferrara è stata che l’Ilmas li ha concessi prima del commissariamento. Da dove prenderanno questi soldi gli operai?”- si chiede Rao. Il sindacato, oltre ad aver dato mandato esplorativo ai legali, si sta confrontando con il Sindaco di Casalnuovo Peluso, per riaprire il tavolo con Regione, Ministero e ditte, firmatari dell’accordo del 2005. Per la concessione della Cig, c’erano stati degli intoppi burocratici, che avevano bloccato il via libera da parte del Ministero del Lavoro. In effetti la prima richiesta per la cassa integrazione per la ristrutturazione, legata ai 18 milioni di euro mai erogati da Sviluppo Italia per l’ampliamento…

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Inceneritore: protestano tre operai di una ditta esterna

L’emergenza occupazionale sul nostro territorio, caratterizzata da forti ritardi nel pagamento degli stipendi, licenziamenti e mancato avvio delle attività industriali, vede protagonisti questa volta gli operai della ditta Dbf di Carinola, che ha effettuato lavori per conto dell’inceneritore. Negli ultimi mesi i tre operai (Ivan Cirella, Sabatino Dell’Aquila e Vincenzo Camposano) più volte hanno dato vita ad azioni di protesta e lo scorso 26 febbraio è scaduto il contratto a termine, senza che arrivasse la notizia di essere stati assunti stabilmente nella “A2A”, l’azienda lombarda che gestisce l’impianto. L’ultima protesta li ha portati ad avviare uno sciopero della fame e della sete e a trascorrere la notte seduti su una panca di legno o in una Fiat Panda, parcheggiata nei pressi del termovalorizzatore. I loro colleghi mostrano solidarietà, portando acqua e sigarette e ricordando che anche loro hanno contribuito alla costruzione del termovalorizzatore. I tre, tutti sposati con figli, lavoravano come tubisti e saldatori con altri sette colleghi per la suddetta ditta e stringono tra le mani un “verbale di accordo” datato 30 maggio 2007 tra Commissariato di Governo, Fibe e sindacati, in cui si specifica che la “struttura commissariale si impegna ad attuare ogni azione positiva nel favorire le assunzioni del personale coinvolto nella costruzione e residente in Acerra alle dipendenze dell’ente che gestirà il termovalorizzatore”. Forti di questo documento, i lavoratori reclamano di essere assunti dalla A2A anche come operai generici, pur essendo specializzati. A dicembre scorso il rapporto con la Dbf si era interrotto una prima volta. Anche in quella occasione i tre si erano collocati all’esterno dei cancelli d’entrata ed erano riusciti a prorogare il loro rapporto di lavoro per altri due mesi. In tasca hanno ancora l’ultima busta paga percepita, con l’importo ammontante ad euro 700. Sul posto non è mancata la presenza delle Forze dell’Ordine e delle sigle sindacali, che hanno chiesto un intervento risolutivo della vicenda sia al Prefetto Pansa, sia al Sottosegretario Bertolaso, anche per evitare risvolti drammatici della situazione. A seguito del persistere nell’azione di protesta, i manifestanti si sentivano anche male, a causa di un calo ipoglicemico, ricorrendo alle cure dei sanitari dell’ambulanza intervenuta sul posto, prima di essere accompagnati in clinica, da dove venivano dimessi poco dopo. Intanto prosegue la protesta degli operai che dichiarano: “Da qui…

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Incendio distrugge vagone di un treno regionale

Un incendio doloso scoppiato nel pomeriggio su una vettura di un treno regionale, impegnato sulla linea Caserta-Napoli, distruggeva un intero vagone, ma fortunatamente non si registravano persone ferite tra gli 80 viaggiatori a bordo, ma solo qualcuno in stato di choc. La circolazione restava sospesa per oltre un’ora e complessivamente erano sette i treni regionali cancellati e qualcuno indirizzato su percorso alternativo. Questo il primo bilancio di un gesto compiuto da ignoti a bordo del treno 24323 Caserta-Napoli. Era il capotreno, poco prima dell’arrivo alla stazione di Acerra, a notare la presenza di fumo e fiamme sulla seconda vettura e prontamente avvisava la Sala Operativa per l’attivazione delle procedure di emergenza. Per consentire l’intervento dei Vigili del Fuoco era necessario sospendere la circolazione ferroviaria tra le stazioni di Napoli e Cancello. Trenitalia (Gruppo FS) disponeva un servizio sostitutivo con autobus per garantire i collegamenti sul tratto di linea interrotto. Solo dopo aver spento le fiamme e dopo gli accertamenti di integrità e sicurezza della linea da parte del personale tecnico delle Ferrovie, era possibile ripristinare la regolare circolazione dei treni. Dai primi accertamenti, eseguiti dalla Polizia scientifica del Commissariato di Afragola, sarebbe emersa la natura dolosa del gesto, che avrebbe potuto avere conseguenze gravissime. Le Ferrovie dello Stato sporgevano denuncia contro ignoti, mentre la Polizia sta esaminando alcune immagini riprese dalle telecamere installate nella stazione di Acerra.

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