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Riceviamo e pubblichiamo

Il Comitato di quartiere “Rione Pozzillo”, costituitosi nel 2008, prosegue nella sua opera di interessamento allo sviluppo del rione. Diversi sono stati gli incontri avuti con le varie istituzioni (Comune, Asl, Acquedotti ScpA) per tutte quelle problematiche denunciate dai residenti e sempre discusse nelle riunioni del Comitato. Un primo intervento sulla rete fognaria è stato ottenuto con l’ampliamento del pozzetto di raccolta su Corso Di Vittorio. Il Natale ultimo scorso ci ha regalato, invece, il raggiungimento di due grossi obiettivi da sempre inseguiti dal nostro Comitato: l’approvazione in Consiglio comunale della variante al P.R.G. per l’ampliamento ed il rifacimento (con nuova illuminazione ed aumento della sezione della fogna) di via Brescia e la Convocazione, con notifica ed invito, al Comitato di Quartiere, di una Conferenza di Servizi per il giorno 21 gennaio 2010 per la delocalizzazione dell’azienda avicola “Manna”, insieme a Provincia di Napoli, Comune di Acerra ed Asl. Il Comitato si impegna ad aggiornare, attraverso la convocazione di un’assemblea generale, sugli sviluppi di quanto sopra elencato ed auspica che gli obiettivi siano completamente raggiunti e che il quartiere diventi esempio di armonia e di convivenza civile.                                                                                                                 Il Presidente Dr. Roberto Armentano

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Sversatoio abusivo di rifiuti dinanzi all’isola ecologica dato alle fiamme

Ad aprile scorso scrivemmo che era stata affissa in città una nuova segnaletica stradale, indicante la direzione da seguire, per raggiungere le isole ecologiche insistenti sul nostro territorio, ossia quella realizzata in località “Frassitelli”, operativa dal mese di maggio e quella allocata in località “Mulino Vecchio”, lungo la strada che conduce all’ex Montefibre, non ancora aperta al pubblico, né tantomeno affidata in gestione alla società, che attualmente svolge il servizio cittadino di igiene urbana. La segnalazione da noi prodotta era motivata. Infatti ci chiedemmo: con i lavori di adeguamento ancora in corso d’opera; con quelli di ripristino dei luoghi da effettuarsi, visti gli atti vandalici perpetrati da ignoti contro la struttura ed in attesa, poi, del definitivo collaudo dell’opera, era il caso di indicare già alla cittadinanza il percorso, per raggiungere un centro di raccolta non ancora operativo? Cosa farà chi, con le buste di rifiuti selezionati, avrà appositamente raggiunto la struttura per conferirli e dovrà invece constatare che l’opera non è ancora in esercizio? Intanto l’isola ecologica ha avuto anche il parere favorevole dell’Arpac, anche se manca ancora qualche dettaglio tecnico. Ma, da allora, dinanzi alla struttura, è stato un continuo sversamento indiscriminato di rifiuti di qualsiasi tipologia, che hanno raggiunto anche i 500 metri di lunghezza ed i due mesi di permanenza, senza essere rimossi. Pneumatici, plastica, elettrodomestici, ingombranti, abiti dismessi ed alcuni fusti contenenti sostanze tossiche e nocive componevano la discarica illegale alla quale ignoti, nel pomeriggio dello scorso 24 dicembre, appiccavano il fuoco. Una nera e densa coltre di fumo nero si levava dall’area interessata dall’incendio, che liberava nell’aria sostanze pericolose, pronte ad invadere i vicini campi coltivati e la provinciale Acerra-Caivano. Allertati da una telefonata di alcuni automobilisti di passaggio, sul posto si portavano gli agenti del locale Comando di Polizia Municipale, diretti dal Dr.Felice D’Andrea e le squadre di soccorso che, dopo circa un’ora, riuscivano ad avere ragione delle fiamme. Senza un’identità, almeno per ora, i responsabili dell’atto criminoso, anche se le indagini delle Forze dell’Ordine proseguono, per dare un nome ai piromani. L’opera, del valore di 209.000,00 euro, fu realizzata dal Commissariato Straordinario di Governo e fu consegnata in via provvisoria al nostro Comune, che prese atto della consegna con una Delibera di Giunta il 15.11.2007. La Delibera stabiliva che, ad…

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Maggiore incisività e controlli del territorio da parte della Polizia Municipale

Prosegue l’opera di controllo del territorio da parte degli agenti del Comando di Polizia Municipale, agli ordini del Col.Felice D’Andrea. L’attività svolta dai poliziotti locali ha prodotto un cospicuo incremento dei verbali elevati ai danni dei cittadini inosservanti delle normative vigenti, ma anche una più incisiva opera di prevenzione. Viabilità, abusivismo edilizio, controllo della merce esposta al pubblico, occupazione del suolo pubblico e mancato utilizzo del casco le operazioni, nelle quali sono stati conseguiti risultati più che soddisfacenti. Stesso discorso per la pattuglia di prossimità, composta dagli addetti Balascio, Trimarchi ed Esposito Franco, coordinati dal Magg.G.Trezza ed impegnata nel controllo del corretto svolgimento del servizio di nettezza urbana (che resta carente, soprattutto relativamente al servizio di spazzamento), del rispetto dell’orario di conferimento dei rifiuti e dello sversamento abusivo di rifiuti di varie tipologie.                 “Migliorare la qualità della vita dei cittadini e garantire il rispetto delle leggi restano i punti cardini del nostro agire”- dichiara con chiarezza il Comandante D’Andrea.

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Questione lavoro: ancora in attesa di risposte ufficiali gli operai dell’Ilmas

Continuando ad occuparci dell’emergenza occupazionale sul nostro territorio, caratterizzato da forti ritardi nel pagamento degli stipendi, licenziamenti e mancato avvio delle attività industriali, ritorniamo a parlare della vicenda degli operai dell’Ilmas s.p.a., l’azienda produttrice di componentistica aereonautica ed aerospaziale con sede nella locale zona Asi, che chiedono chiarezza e certezze sul loro futuro, in quanto si sentono truffati. Sono in 185 (90 dell’ex Exide) ad abitare ad Acerra e nei Comuni dell’hinterland e da giugno scorso non percepiscono lo stipendio. A ottobre del 2008 60 lavoratori entrarono nel regime della cassa integrazione, che doveva essere anticipata dall’azienda. Ma non l’avevano mai ricevuta. Ad oggi ad essere occupati sono solo 40 persone, mentre tutti gli altri sono cassintegrati. La schiarita sembrava essere arrivata lo scorso 9 ottobre, quando il Tribunale di Torino nominò Alfonso Ferrara commissario straordinario dell’Ilmas, dopo che i vertici della società avevano deciso di far richiesta dell’amministrazione controllata. Ed è lui che ha iniziato ad analizzare dettagliatamente l’esposizione debitoria della società, per decidere se ci sono i presupposti per proseguire con un’amministrazione controllata, oppure se si andrà verso il fallimento totale. Fino, magari, alla certificazione dello stato passivo dei conti, la cui ufficializzazione dovrebbe arrivare il 25 febbraio prossimo, data in cui è stata fissata l’udienza al Tribunale di Torino. Due le ipotesi che si profilano all’orizzonte: da un lato il fallimento della società e la nomina di un curatore con il compito di soddisfare i creditori; dall’altro l’amministrazione controllata e la speranza dell’ingresso in azienda di un nuovo socio, in grado di rilanciare le attività del gruppo. Tutto sembra portare verso la seconda ipotesi e a rafforzare la tesi dell’amministrazione controllata, ci sono le manifestazioni d’interesse che starebbero arrivando all’attenzione della società, stando almeno ad alcune indiscrezioni. Intanto resta drammatica la situazione delle 200 tute blu impiegate presso lo stabilimento acerrano che, dallo scorso mese di giugno, non percepiscono lo stipendio, pur continuando a lavorare sulle poche commesse rimaste, ossia i portelloni degli Atr (Alenia) e la componentistica dell’Aw 139 (Augusta). Una notizia positiva arrivava dal Decreto ministeriale di ratifica della cassa integrazione straordinaria (richiesto per crisi aziendale) e firmato il mese scorso. Nel frattempo gli operai si facevano risentire presso le istituzioni locali lo scorso 21 dicembre, allorché una loro delegazione incontrava al Comune…

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Rifiuti: suscita dubbi e perplessità la gara dell’11 gennaio prossimo

La telenovela, che si trascina ormai da anni e relativa all’appalto del servizio di igiene urbana si arricchiva, lo scorso 4 gennaio, di un ulteriore colpo di scena: una comunicazione al Segretario, al Vice-segretario ed al Sindaco, da parte dell’Amministratore Unico della società Ego Eco, a seguito della gara della durata di 4 mesi indetta per il giorno 11 gennaio prossimo. “La Ego Eco è nelle condizioni di assumere immediatamente il servizio di spazzamento, raccolta e trasporto con le medesime modalità, di cui al verbale del 20.10.2009 sottoscritto tra i rappresentanti comunali e la società Enerambiente. Ed è nelle condizioni – proseguiva la nota – di consegnare ogni documentazione utile ai fini dell’aggiudicazione del servizio per anni cinque. Si resta a disposizione, per qualsiasi chiarimento, pur valutando ogni iniziativa ulteriore innanzi al Tar Campania”. Come per dire: la gara indetta non va espletata, visto che la Ego Eco, seconda società classificatasi durante la gara, ha diritto a subentrare all’impresa veneziana, qualora questa non ottemperi al suddetto verbale di ottobre. Cosa che si presentava alquanto probabile, vista una nota della società veneta del giorno 4 gennaio e nella quale si legge, tra l’altro, che “relativamente ai tempi di consegna degli automezzi nuovi a noleggio da parte delle aziende contattate, queste hanno affermato che gli stessi non saranno disponibili prima del 30 marzo 2010 e comunque non prima della stipula contrattuale”. Si paventava, pertanto, il rischio di altri contenziosi e di un ulteriore ricorso contro il Comune da parte della Ego Eco o di qualche altra società non invitata alla gara (Jacta srl?). O che l’inadempiente Enerambiente magari vincesse una gara nella città, dove non si era attenuta al rispetto del Capitolato d’Appalto.     Joseph Fontano

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Acerra necessita di un nuovo assetto fognario

Siamo tornati agli anni settanta, quando si allagava la zona centrale di Corso Italia, quella che si trova in pratica nei pressi del distributore di carburanti. Il sistema fognario della città, allora adeguato a quel periodo ed al numero di abitanti, non più riadeguato alla nuova realtà abitativa degli ultimi tempi, ha mostrato tutti i suoi limiti anche per una cattiva manutenzione dei collettori e delle caditoie. Adesso è il caso di intervenire, ridisegnando e costruendo un nuovo collettore per tutta la città di Acerra, da allocarsi lungo la spalletta interna del canale dei Regi Lagni dimesso. Il naturale declinio del terreno fino al mare, seguito dal famoso canale idrico, opera idraulica esistente da oltre 400 anni, non ha mai sofferto di crisi o di esondazioni e sarebbe la scelta più opportuna da seguire. Come sarebbe da imporre una seria manutenzione, “spurgando” periodicamente caditoie e collettori e in modo particolare la vasca di raccolta in fondo a via Napoli, in testa all’attraversamento ferroviario ed insufficiente, dove si scaricano i liquami delle aree periferiche cittadine della “Fondola”, dello “Spinello” e del “Pozzillo”. Così facendo, si eviterebbero gli allegamenti di via Caserta e dintorni. A mio avviso l’Amministrazione Comunale dovrebbe bandire un pubblico concorso per la progettazione tecnico-economica di questo collettore generale, con tutte le necessarie opere di allacciamento all’attuale sistema fognario. In tal modo le zone centrali, poste leggermente più in alto, non si allagherebbero più, tenendo conto che il recapito finale del collettore dovrebbe essere il depuratore di Acerra. Per la finanziabilità dell’opera, a mio parere, sarebbero sufficienti una piccola parte delle royalities maturate e di cui la nostra Città è creditrice.                                                                                                     Fondazione Craxi di Acerra- Il Presidente

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La lunga ed irrisolta odissea di un ex aviere acerrano

Un caso di malasanità, questa volta verificatosi in una struttura sanitaria militare, balzava agli onori della cronaca e vedeva protagonista un nostro concittadino di 30 anni, Bernardino Fava, che nel settembre del 1997, aviere di stanza a Guidonia, nei pressi di Roma, cadde per le scale, mentre faceva il piantone in una caserma. Essendosi sentito male ed avvertendo forti dolori al petto, fu trasportato in ospedale, dove i medici militari non si accorsero, per mesi, che aveva un tumore al polmone. Da allora iniziò il calvario del giovane, che oggi vive ad Acerra con mezzo polmone in meno e con una diagnosi, che non corrisponderebbe all’intervento, a cui fu sottoposto 9 mesi dopo il primo ricovero. Per i sanitari dell’ospedale militare del “Celio” il paziente era affetto da un timoma, un tumore che aggredisce la ghiandola del timo. Ma la versione fornita dal 30enne è totalmente diversa, poichè dichiara: “I medici sbagliano. Infatti mi hanno asportato una parte del polmone destro e tutte le analisi strumentali praticate dai militari ed ospedali civili confermano invece la patologia polmonare, per la quale poi sono stato operato”. Ma Bernardino ed il padre Vincenzo non si sono mai arresi ed in questi anni hanno raccolto ben tre faldoni di documentazione medica. Che, ancora oggi, non viene riconosciuto quello che per loro è un errore da parte dei medici, che visitarono per la prima volta l’aviere dopo la caduta. E per fare valere le loro ragioni, hanno denunciato già due volte alla Magistratura l’accaduto. Una prima volta, nel 2007, il caso è stato archiviato; una seconda, un anno dopo, il procedimento è ancora in corso alla Procura di Roma. Il giovane ricorda di “aver chiesto anche di essere ascoltato durante la fase inquisitoria, ma il giudice ha negato questa possibilità, giustificandosi con gli eccessivi carichi di lavoro a cui è sottoposto”. Ad agosto dell’anno scorso il PM ha richiesto l’archiviazione ed ha passato l’incartamento al Gip, che dovrebbe decidere nelle prossime settimane in merito all’aspetto penale della vicenda. Il padre dell’ex aviere si chiede “se sia possibile che nessuno sia responsabile di quello che è successo al figlio, nonostante l’esistenza di analisi istologiche, di analisi strumentali e di un reperto del polmone malato”. E ricorda che 4 anni fa scrissero anche al premier…

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Grosso arsenale di fuochi illegali sequestrati al rione Gescal

Durante un servizio di controllo del territorio, effettuato a poche ore dall’inizio delle festività natalizie e alla ricerca di botti illegali, da utilizzare nella notte di S.Silvestro, gli agenti del locale Commissariato di Polizia, diretti dal Vicequestore Bianca Lassandro, rinvenivano un vero e proprio arsenale in un appartamento disabitato al quinto piano di uno stabile del rione Gescal. Il materiale esplodente, per la detenzione del quale veniva denunciato un 50enne del posto, P.P. era rappresentato da oltre sette quintali di prodotti illegali, che veniva sottoposto a sequestro dai poliziotti, impegnati in un’attività di contrasto alla detenzione ed alla vendita illegale di prodotti pirotecnici. Centottanta “cipolle”; centocinquanta trac con botta finale, oltre cento chilogrammi di quarta e quinta categoria (per il cui acquisto, uso e vendita occorre il porto d’armi) era l’ammontare del bottino rinvenuto dagli investigatori, che sequestravano anche batterie di lancio, mortai, fontane, razzi ed oltre duecento pezzi della cosiddetta “Folgore”, una mini bomba a forma di sigaro pericolosissima. Tutto materiale micidiale, anche di manifattura artigianale e privo di indicazioni ed istruzioni all’uso. L’abitazione semi arredata ed adibita a deposito della merce esplosiva risultava di proprietà del 50enne, il cui domicilio era un altro appartamento da lui occupato e sito a poca distanza da quello contenente l’ingente quantità di fuochi proibiti. L’accurata attività investigativa portava, dunque, gli inquirenti ad individuare l’arsenale nascosto e a trasferirne la custodia agli artificieri della Polizia di Stato, che trasferivano i fuochi illegali a Napoli per la loro distruzione. Un altro deposito illegale di fuochi d’artificio veniva rinvenuto nel quartiere Madonnelle dai Carabinieri della locale stazione, agli ordini del Maresciallo V.Vacchiano. Una coppia di coniugi, infatti, aveva trasformato la propria abitazione di 80 mq e sita al primo piano di uno stabile in un deposito di botti, utilizzato anche come punto vendita di sigarette di contrabbando. Ammontava a due quintali, il quantitativo dei fuochi pirotecnici sequestrati e a 26 stecche le sigarette poste sotto sequestro dai Militari dell’Arma, che denunciavano alla Procura della Repubblica di Nola D.V. di 60 anni con precedenti specifici e la moglie A.F. di 59 anni, con l’accusa di detenzione illegale di materiale esplodente e contrabbando di sigarette.             

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