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Disastro ambientale, il Tribunale di Roma: “No alla revisione della condanna ai Pellini”.

Era la stampa quotidiana, in data 9.02.2021, a riaccendere i riflettori sul gruppo imprenditoriale “Pellini”, facente capo ai fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini condannati, com’è noto, il 29 gennaio del 2015 dai giudici della IV sezione della Corte d’Appello del Tribunale di Napoli a 7 anni di reclusione con l’accusa di disastro ambientale. Una sentenza poi confermata in data 17.05.2017 dalla Corte di Cassazione, a conclusione del processo d’Appello denominato “Ultimo Atto-Carosello”, iniziato il 12 giugno del 2014. Ecco cosa riporta l’articolo in questione. “L’obiettivo era di cancellare la condanna per disastro ambientale immane, passata in giudicato quasi quattro anni fa e di salvare così il patrimonio da ben 222 milioni di euro confiscato dallo Stato nell’aprile del 2019. Confisca per la quale si attende il giudizio definitivo della Magistratura civile. Ma ai fratelli Pellini è andata di nuovo male. La quinta sezione della Corte di Appello di Roma (Presidente Stefano Palla) – proseguiva l’articolo – ha infatti respinto il ricorso dei tre imprenditori dello smaltimento dei rifiuti per la revisione della condanna di disastro ambientale, decisa dalla Cassazione nel maggio del 2017. Ora dunque è sempre più vicina la confisca definitiva del tesoro dei tre acerrani, ritenuti responsabili di uno degli smaltimenti abusivi di rifiuti tossici più ingenti mai perpetrati in provincia di Napoli, nei territori della Terra dei Fuochi compresi tra Acerra, Caivano, Bacoli e Qualiano. Comunque i Pellini hanno fatto appello anche contro la confisca, stavolta in sede civile. Tra poco il Tribunale di Napoli si esprimerà in via definitiva sul destino di centinaia tra appartamenti e case sparsi tra Roma, il Napoletano e la Calabria ed anche su quello che pende per una lunga serie di auto di lusso, di moto di grossa cilindrata e persino di tre elicotteri. Un ingente patrimonio – aggiunge il quotidiano – che, secondo gli inquirenti, è stato il frutto dello sversamento illecito di veleni nei terreni e nei canali dell’area napoletana. Ad ogni modo i Pellini se la sono finora cavata sicuramente meglio di Cipriano Chianese, l’avvocato della zona casalese che, appena venti giorni fa, è stato condannato in Cassazione a 18 anni di reclusione per associazione mafiosa e disastro ambientale in merito allo smaltimento illecito di rifiuti nella discarica Resit di Giugliano. Comunque loro, i Pellini, condannati…

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Distretto ASL, rubati i soldi dal totem con il flex

Sventrato con un flex elettrico da una banda di specialisti, il totem installato all’interno dei locali del Distretto sanitario 46 di via Flavio Gioia, che incamera i soldi delle prestazioni ambulatoriali. Un colpo da specialisti del settore, che sapevano cosa fare esattamente, per evitare che il sistema di protezione esplodesse, macchiando irrimediabilmente d’inchiostro le banconote contenute. Impossibile conoscere l’esatta entità del bottino portato via. Le persone presenti all’interno della struttura sanitaria venivano radunate in un locale attiguo e tenute sotto stretta sorveglianza da uno dei banditi, che deteneva un’arma da fuoco. Sull’inquietante episodio indagano gli uomini del Commissariato di Acerra, diretti dal Vice-questore Stefano Iuorio. Sul posto, una volta che i banditi si erano già allontanati, giungeva il personale della sezione investigativa ed i loro colleghi della Scientifica, che provavano a raccogliere i necessari elementi, per dare un volto ed un’identità ai banditi. Sentiti a lungo gli operai della ditta di pulizia presenti al momento dell’irruzione dei malviventi. E’ forte la sensazione, che i malviventi abbiano agito con l’aiuto di un basista. Nella mattinata successiva via Gioia rimaneva chiusa al traffico veicolare per alcune ore. Stranamente sul posto, a supporto della Polizia Municipale, c’erano anche i volontari del nucleo comunale di Protezione Civile usati in servizio di viabilità. Nel frattempo gli utenti, che dovevano pagare il ticket per le prestazioni sanitarie, venivano dirottati presso una farmacia, sita ad oltre un chilometro dagli uffici del Distretto sanitario. Naturalmente venivano acquisite le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza degli uffici e quelle delle telecamere cittadine. Erano quasi le 18:00, quando almeno tre persone, tutte con il viso coperto da mascherine, entravano negli uffici del Distretto sanitario. Nei locali c’erano almeno una mezza dozzina di addetti alle pulizie e qualche dipendente dell’azienda sanitaria. Una volta all’interno uno dei banditi, prima di entrare in azione per svuotare il totem, prendeva in ostaggio uno degli addetti alle pulizie, facendo il giro delle stanze. Una manovra necessaria, per evitare soprese. Accertatisi che altre persone non c’erano, attaccavano un flex alla corrente ed aprivano il totem. L’azione durava alcuni lunghissimi minuti, un vero incubo per i presenti. Impossessatisi dei soldi i tre fuggivano, facendo perdere le loro tracce.   Nino Pannella

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Tragedia sfiorata nel Cimitero, donna colpita alla testa da una scala metallica

Tragedia sfiorata nel Cimitero Nuovissimo quando una scala metallica, di quelle utilizzate dai visitatori per sistemare fiori, portalampade o altri oggetti dinanzi ai loculi dei propri cari e siti nelle file più alte, improvvisamente cadeva, colpendo alla testa una donna. Da quanto è stato possibile ricostruire la malcapitata, nella mattinata del 23 gennaio scorso, si era recata con il marito al Cimitero, per depositare dei fiori dinanzi al loculo di un familiare deceduto. Le condizioni atmosferiche non erano delle migliori, caratterizzate da un vento particolarmente forte. Tant’è vero che sembrerebbe, che alcuni Comuni avevano deciso di interdire l’accesso a parchi, giardini pubblici e cimiteri. Nel mentre la 65enne procedeva lungo i viali del Cimitero Nuovissimo, all’improvviso veniva colpita alla testa da una delle scale metalliche presenti all’interno del luogo sacro ed acquistate dal Comune. L’impatto era molto violento e la donna si accasciava al suolo sanguinante. Mentre alcuni dei presenti allertavano i soccorsi, telefonando al 118, le persone accorse cercavano di prestare i primi soccorsi, consistenti soprattutto nel tamponare la copiosa fuoriuscita di sangue dal capo. Constatato che non c’era tempo da perdere e che l’ambulanza tardava ad arrivare, il marito optava di accompagnarla subito presso la clinica Villa dei Fiori, dove i sanitari le prestavano le cure del caso. Occorrevano infatti diversi punti di sutura alla testa, per chiudere una profonda ferita lacero-contusa. Il tutto, ovviamente, seguito da una serie di esami strumentali, ai quali veniva sottoposta la signora. Che, tra l’altro, riportava anche la frattura della scapola ed una serie di escoriazioni alla mano ed in altre parti del corpo. Alla fine la donna veniva dimessa dalla struttura sanitaria con una prognosi di diversi giorni. Una volta recuperate le proprie facoltà motorie, la sventurata presentava denuncia per quanto accadutole alle Forze dell’Ordine che, nel frattempo, avranno avviato le dovute indagini, per accertare le cause della caduta della pesante scala metallica. Non è da escludere, che saranno stati ascoltati anche gli addetti al cimitero, nel tentativo di raccogliere elementi investigativi utili, da inserire nell’informativa di reato redatta. Secondo fonti non investigative, il pesante oggetto metallico sarebbe stato anche posto sotto sequestro. Due, al momento, le ipotesi che si fanno: o la scala era appoggiata in equilibrio precario sul cordolo, di uno dei marciapiedi presenti nel camposanto oppure…

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Aspettiamo che ci scappi il morto o che i reati vengano commessi ancora a lungo?

Da sempre viene segnalato alle varie amministrazioni comunali, succedutesi nel tempo, non solo perché la sua presenza favorisce svariate attività illecite visto che occulta, alla vista dei passanti, coloro che si riparano dietro lo stesso. Ma anche perché lo stato di degrado, che ormai lo caratterizza, potrebbe a breve provocare una tragedia annunciata. Stiamo parlando del muro, che insiste lungo via Manzoni, a pochi metri dalla Casa comunale ed edificato con una pietra caratteristica di questo territorio. Ad accompagnarlo c’è anche una cartellonistica, su cui si legge: “Muro in pietra di Pantano recinto del giardino Spinelli e del primo campo sportivo Mario Radice”. Tabella installata dal Comune alcuni anni fa su suggerimento di qualche ‘salvatore della memoria storica locale’, al quale adesso stranamente sfugge, che quest’amministrazione comunale sta infierendo sulla memoria e sulla storia acerrana, togliendo il basalto da piazze e strade cittadine!! Tornando al muro, una domanda sorge spontanea: se sullo stesso vige (o vigerebbe) un vincolo della Sovrintendenza ai Beni Archeologici e Culturali (che non ci hanno mai mostrato però), che fine ha fatto la parte restante che, ad occhio e croce, giungeva fino all’attuale via Clanio? Intanto esso “offre riparo” a coloro che, ad esempio, consumano o spacciano sostanze stupefacenti o abbandonano i rifiuti. Infatti lungo il muro c’è uno sversatoio abusivo di rifiuti di varia tipologia, quasi mai rimossi. Oltre a ciò già in passato “protesse” coloro, che vandalizzarono e distrussero gli arredi urbani ed i moduli ludici per bambini del parco giochi a verde attrezzato nell’area denominata “Plaza de Mayo”. Giostrine, altalene e pavimento antitrauma dati alle fiamme, con danni stimabili in migliaia di euro e mai più ripristinati. La stessa fontana e le varie specie arboree piantumate furono distrutte. Ad oggi le condizioni del muro sono fatiscenti, vista la presenza di rattoppi operati con materiale di fortuna e di grossi squarci apertisi nello stesso. Ma ciò che maggiormente preoccupa, sono le parti che si staccano dal manufatto e che potrebbero arrecare danni alla pubblica e privata incolumità. Pertanto occorrerebbe pensare ad una messa in sicurezza del muro. E meno male che è la stessa amministrazione targata Lettieri, a scrivere nella Delibera di Giunta n.14/2021, che “essa ha come obiettivo di migliorare la fruibilità degli spazi di tipo ricreativo esistenti con interventi mirati…

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Elezioni regionali “anomale”, il Tar Campania respinge il ricorso di Cannavacciuolo

Sullo scorso numero riferimmo sulle presunte anomalie, che si sarebbero verificate durante le elezioni regionali di settembre. Ossia, come riferito dalla stampa quotidiana, di “manomissione dei verbali alle elezioni regionali del 20 e 21 settembre scorsi nei seggi di Acerra, con il Tar Campania che fissava l’udienza per martedì 2 febbraio. I giudici amministrativi dovevano decidere sul ricorso di Alessandro Cannavacciuolo, candidato del Movimento 5 Stelle al Consiglio regionale, primo dei non eletti nel collegio di Napoli e provincia. Il ricorso puntava su una serie di presunte, quanto gravi anomalie durante e dopo le votazioni di cinque mesi fa, che si sarebbero consumate in 40 delle 56 sezioni elettorali di Acerra. Una delle irregolarità contestate è relativa alla mancata registrazione di oltre 4 mila schede timbrate, firmate dalle Commissioni e non utilizzate. Di queste schede non c’è traccia nei registri. Sono state fotocopiate ed incollate sui registri originali e trovate prive della firma dei componenti del seggio e del timbro ministeriale: una procedura non prevista dalla legge. Inoltre nella sezione n.34 di Acerra 56 voti di Cannavacciuolo non sono stati trasmessi dal Comune al Ministero dell’Interno, nonostante risultino registrati nel verbale di sezione: la Procura di Nola e la Dda di Napoli hanno aperto le indagini”. Contro il ricorso di Cannavacciuolo si erano costituiti in giudizio Vittoria Lettieri, figlia del sindaco di Acerra, eletta Consigliere regionale nella lista De Luca e Luigi Cirillo, Consigliere regionale eletto ed unico esponente del M5S. Ebbene i giudici della II sezione del Tribunale Amministrativo regionale respingevano il ricorso presentato per infondatezza, sostenendo che “ci sono state irregolarità durante e dopo il voto nei seggi di Acerra, ma sono state formali e non sostanziali”. A commentare la decisione dei giudici dell’organo giurisdizionale era lo stesso Cannavacciuolo il quale, deluso ma ancora battagliero, diceva: “Ancora una volta ingiustizia è fatta. Nonostante che io abbia portato le prove inconfutabili di gravissime anomalie compiute durante e dopo le operazioni di voto, con schede e preferenze sparite, il Tar ha respinto il mio ricorso per infondatezza. Nell’incredibile e sconcertante motivazione della sentenza – aggiungeva l’esponente pentastellato – i giudici hanno fornito elementi superficiali e parziali omettendo, di fatto, di motivare con adeguati elementi i punti sottoposti al giudizio documentati e provati. Non c’è pace, né giustizia, per…

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Emergenza criminalità, raffica di rapine in città

Da alcune settimane Acerra è alle prese con alcuni rapinatori scatenati, che hanno messo a segno una serie di rapine, fortunatamente conclusesi, almeno fino ad ora, senza dover riferire di morti o di feriti. Nel mirino finivano un tabaccaio, un bar, un negozio di ortofrutta, un panificio, una pescheria, un distributore di carburanti, un negozio di prodotti ittici surgelati ed un istituto scolastico. La lista si apriva con l’assalto da parte di due uomini armati di fucile ad un tabaccaio in pieno centro storico. Sui diversi colpi indagano contemporaneamente gli agenti del Commissariato di Polizia ed i Carabinieri della locale stazione. Nel tardo pomeriggio, invece, almeno due persone a bordo di un’auto di colore giallo sarebbero riuscite ad impossessarsi dell’incasso di tre addetti al rifornimento del distributore De.Pi. ubicato lungo la strada, che collega Acerra a Pomigliano d’Arco. Cospicuo il bottino, che resta ancora da quantificare. Da quanto trapelava, la gang si muoverebbe a bordo di due auto di piccola cilindrata, una con targa italiana e l’altra con targa straniera. I rapinatori agiscono sempre con la massima rapidità e determinazione, puntando l’arma verso gli addetti, invitandoli a non opporre resistenza o a reagire, a tutela della loro incolumità. Non è da escludere l’ipotesi che, ad agire, non sia una sola banda, ma almeno tre, una delle quali potrebbe non essere una gang locale. In ogni modo chi sta portando a termine queste rapine, sembra avere la consapevolezza, che all’interno dei locali presi di mira, ci siano delle telecamere di sorveglianza, che filmano le fasi del colpo. Non ci sono molti particolari sul colpo ai danni di un bar, sito a via Manzoni e messo a segno poco dopo le ore 17:00, se non il fatto che ad agire sia stata una sola persona, armata di una pistola, giunta a piedi ed allontanatosi allo stesso modo, approfittando delle poche persone presenti in strada. La stessa modalità seguita dal rapinatore della pescheria sita a via S.Francesco d’Assisi e all’ortofrutta di via Matteotti. Raid predatori simili, con protagonista un individuo snello, con il volto trafelato da una mascherina e da un copricapo. Salvo poi non avere, nell’area in cui colpisce, un complice ad attenderlo o un mezzo parcheggiato, con il quale poter far perdere le proprie tracce. Gli inquirenti, per arrestare…

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Elezioni regionali “anomale”, il 2 febbraio c’è l’udienza al Tar Campania

Era ancora la stampa quotidiana, in data 30.01.2021, a riaccendere i fari sulle presunte anomalie, che si sarebbero verificate durante le elezioni regionali di settembre. “Manomissione dei verbali alle elezioni regionali del 20 e 21 settembre scorsi nei seggi di Acerra – scrive il quotidiano – il Tar Campania ha fissato l’udienza per il prossimo 2 febbraio. I giudici amministrativi devono decidere sul ricorso di Alessandro Cannavacciuolo, candidato del Movimento 5 Stelle al Consiglio regionale, primo dei non eletti nel collegio di Napoli e provincia. Il ricorso punta su una serie di presunte quanto gravi anomalie durante e dopo le votazioni di cinque mesi fa, che si sarebbero consumate in 40 delle 56 sezioni elettorali di Acerra. Una delle irregolarità contestate è relativa alla mancata registrazione di oltre 4 mila schede timbrate, firmate dalle Commissioni e non utilizzate. Di queste schede non c’è traccia nei registri. Sono state fotocopiate ed incollate sui registri originali e trovate prive della firma dei componenti del seggio e del timbro ministeriale: una procedura non prevista dalla legge. Inoltre – aggiunge l’articolo – nella sezione n.34 di Acerra 56 voti di Cannavacciuolo non sono stati trasmessi dal Comune al Ministero dell’Interno, nonostante risultino registrati nel verbale di sezione: la Procura di Nola e la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli hanno aperto le indagini. Contro il ricorso di Cannavacciuolo si sono costituiti in giudizio Vittoria Lettieri, figlia del sindaco di Acerra, eletta Consigliere regionale nella lista De Luca e Luigi Cirillo, Consigliere regionale eletto ed unico esponente del M5S.

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Un’odissea durata oltre 5 anni. Tre famiglie coinvolte ed una fattura non riconosciuta dal Comune

Vi sono situazioni accadute che, nonostante le ricostruzioni fatte attraverso documenti ufficiali, sembrano comunque approdare nel ‘porto delle nebbie’. La vicenda (o, per meglio dire, l’odissea) in questione prese il via a febbraio del 2013, quando il Presidente della Cooperativa “Mille Soli”, che di fatto è l’Ente gestore della Casa dell’Umana Accoglienza, fu contattato dai Servizi sociali del Comune, per ospitare un nucleo familiare di 4 persone. Che, intanto, aveva occupato una casa priva di arredi e di utenze domestiche. Da lì, a distanza di poche settimane, la Cooperativa avrebbe ospitato altri due nuclei familiari. Tutti contraddistinti da uno stato di grave indigenza e da una condizione di grave emergenza abitativa, come attestato dai Servizi sociali comunali. A febbraio del 2015 il legale rappresentante della Cooperativa inviò al Comune di Acerra la fattura, con cui chiese all’Ente il pagamento della somma pari a 198.079,00 euro, per aver ospitato tre nuclei familiari. A marzo dello stesso anno il Dirigente comunale ai Servizi sociali, Giuseppe Gargano, relazionò sul fatto che occorreva opporsi al pagamento della fattura, in quanto non dovuta. A questo punto il Comune, con Determina n.365 del 31.03.2015, nominò un legale con studio ad Acerra il quale scrisse, che “allo stato si ritiene sufficiente la relazione del Dirigente per la concreta risoluzione della pratica in un’attività professionale di tipo stragiudiziale”. Nel frattempo la vicenda affrontava il suo percorso, fino alla Delibera di Giunta n.7 del 12.01.2017, avente ad oggetto la “Definizione della proposta transattiva tra il Comune e la Cooperativa Mille Soli Onlus”. Con tale deliberato si prendeva atto della proposta di definizione del Dirigente Gargano in ordine alla suddetta vertenza per la suddetta pretesa creditizia e definita in un importo pari a 80.000,00 euro. Ossia quasi 120 mila euro in meno, rispetto a quanto inizialmente chiesto. Insomma una vicenda per certi tratti anche controversa. Sta di fatto che la Delibera riporta con precisione i periodi, durante i quali la Cooperativa aveva ospitato gratuitamente i nuclei familiari (composti quasi sempre da due genitori e due figli minorenni) e quelli in cui li aveva ospitati previa corresponsione, da parte del Comune, della retta giornaliera di accoglienza, pari a 165,00 euro. Tra l’altro attraverso vari incontri tra le parti, ospitati compresi, era stato formalizzato per iscritto, che il termine ultimo…

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Operazione dei Carabinieri anti ‘caporalato’, denunciato il titolare di un’azienda agricola

Operazione anti ‘caporalato’ nelle campagne di Acerra. Ad eseguirla erano i Carabinieri della locale stazione, agli ordini del Comandante Giovanni Caccavale, coadiuvati dai colleghi del Nucleo Tutela del Lavoro di Napoli. L’operazione veniva messa a segno in un campo agricolo, in cui stavano effettuando una raccolta di ortaggi nove immigrati extracomunitari, tutti privi del contratto di lavoro. Tutta manodopera impiegata completamente a nero. Quattro dei lavoratori sfruttati risultavano anche clandestini, privi del permesso di soggiorno. A quel punto i Militari dell’Arma trattenevano ed interrogavano due persone del posto, che stavano di fatto gestendo la manodopera finita sotto il giogo del caporalato. Si tratta del proprietario di una nota azienda di prodotti agricoli e di un suo dipendente. Al termine delle indagini i Carabinieri denunciavano entrambi a piede libero per concorso in intermediazione e sfruttamento del lavoro nero. Sequestrato anche il veicolo, con il quale i lavoratori venivano prelevati ed accompagnati nei terreni per la raccolta degli ortaggi. Nei confronti del titolare dell’azienda venivano emesse sanzioni relative alla violazione delle norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e di sospensione dell’attività lavorativa, per un ammontare di circa 50 mila euro. Non era da escludere, che l’operazione anti ‘caporalato’ posta in essere, potesse essere intensificata nei giorni successivi. Una vera e propria piaga che in Italia coinvolge oltre 450 mila persone, costrette a lavorare sottopagate anche per 12 ore al giorno, senza alcun rispetto per la loro dignità, ma soprattutto in condizioni decisamente difficili. Per non parlare delle precarie condizioni abitative, in cui sono spesso costretti questi lavoratori. Secondo fonti, che non trovano conferme ufficiali, l’attività svolta dai Carabinieri sembra essere partita, a seguito del ferimento di un giovane extracomunitario di origine africana, giunto in condizioni critiche in un presidio ospedaliero della zona. Partendo dalle informazioni raccolte in loco, apparentemente false, i Militari dell’Arma davano corso ad un’attività di appostamento finalizzata al rintraccio dei connazionali del ferito, che poi venivano individuati il giorno successivo, mentre venivano fatti salire all’interno di un furgoncino, per essere trasportati dal ‘caporale di giornata’ sul posto di lavoro. Chiudere definitivamente il cerchio, grazie alle conoscenze ed alle competenze del personale dei Carabinieri in forza al Nucleo ispettorato del Lavoro, è stato quasi un gioco da ragazzi. In ogni modo situazioni del genere si…

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Allarme contagi, 30 alunni e 9 docenti in quarantena al Quarto Circolo didattico

Il persistere (e talvolta l’aumento) dei casi di contagio da Covid-19 anche sul nostro territorio, nel quale si registra un trend significativo di persone positive, tra sintomatici ed asintomatici, è desumibile dalle stesse Ordinanze sindacali tutt’ora in vigore che citano, tra l’altro, anche “il rapido diffondersi dell’epidemia ed il progressivo aumento degli incrementi giornalieri dei contagi sul territorio nazionale e regionale ed il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia e dell’incremento dei casi anche sul territorio comunale…”. Ed il numero dei contagi potrebbe essere anche di gran lunga più elevato, secondo i medici di famiglia, da cui partono le segnalazioni verso l’Asl Napoli 2 Nord. In questo contesto andava collocata la notizia, diffusasi nei giorni scorsi, di una trentina di alunni e di 9 docenti di due classi del Quarto Circolo didattico, sito nel periferico e popoloso quartiere “Spiniello”, che venivano posti in quarantena fiduciaria. A determinare il provvedimento da parte della Dirigente scolastica Rosanna Bianco, su indicazione dell’Asl, erano due bambini risultati positivi al Covid-19. Il primo era un piccolo alunno, che frequenta la seconda classe elementare e l’altro era un bambino della scuola materna. A darne comunicazione era la stessa Dirigente scolastica sul sito ufficiale della scuola. I bambini frequentano due plessi diversi dell’istituto: l’alunno di seconda è interno alla sede centrale di via Spiniello, mentre l’altro proviene dalla sede nuova di via Silvio Buonincontro. Entrambi gli edifici venivano sanificati direttamente dal personale della scuola, che utilizzavano i macchinari acquistati in precedenza. A finire in quarantena erano anche 4 docenti della materna, di cui due di sostegno e 5 della elementare, tra cui anche un’insegnante negativizzata, in quanto in passato contagiata dal virus e poi guarita. “La situazione è sotto controllo – spiegava nell’immediato dell’accaduto la Prof.ssa Bianco – e non vi è al momento nessun focolaio d’infezione nella scuola. I due bambini hanno contratto il contagio al di fuori dell’attività didattica. Uno dei due addirittura non frequenta le lezioni dallo scorso 15 gennaio. Noi comunque abbiamo osservato scrupolosamente tutte le disposizioni in tema di sicurezza: sanificazione dei locali e messa in quarantena di alunni e docenti. Le due classi faranno didattica a distanza”. Il padre di uno dei due alunni, in attesa degli esiti del suo tampone, poi risultato positivo, aveva mandato comunque per qualche giorno suo figlio…

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