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Una task force di Forze dell’Ordine per la riapertura del cimitero

Polizia, Carabinieri e Polizia Locale. Un vero e proprio esercito di uomini in divisa (mancavano l’Esercito ed i Marines), per riaprire le porte del Civico Cimitero, stante l’Ordinanza sindacale n.35 del 7.5.2020. Uno spreco di Forze dell’Ordine non di poco conto che, grazie a Dio, è durato solo una mattinata, ossia quella di mercoledì 13 maggio. Nel pomeriggio agli ingressi del cimitero (vecchio, nuovo e nuovissimo), c’erano solo i dipendenti comunali, muniti di termometro, per la rilevazione della temperatura corporea dei visitatori, lasciati passare, senza sapere comunque, quante erano effettivamente le persone che, contestualmente, si trovavano all’interno del maxi camposanto. Insomma tanto casino per nulla, tenuto conto anche della vastità dell’area cimiteriale, che tranquillamente avrebbe potuto ospitare anche 200 persone contemporaneamente, anziché delle 50 stabilite dall’Ordinanza. Per la cronaca il Cimitero è aperto tutti i giorni dalle ore 7:00 alle ore 19:00, tranne che il martedì e chi vi accede, può intrattenersi solo per 60 minuti e deve indossare i dispositivi individuali di protezione. Intanto, al netto dei soliti proclami propagandistici del sindaco Lettieri, ormai i controlli della Polizia Locale sono mirati solo a fare contravvenzioni. Un modo semplice per cercare di fare cassa. In strada si vedono tantissime persone ad ogni ora del giorno, che girano senza rispettare le distanze di sicurezza, senza indossare le mascherine, che danno vita ad assembramenti ad ogni angolo del territorio urbano, senza preoccuparsi di rispettare le misure di precauzione e di distanziamento sociale indicate dal Ministero della Sanità e dal Governo.   Ni.Pa.

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Truffa un’anziana e le spilla 4 mila euro, 26enne arrestato

Truffa una 80enne, facendosi dare oltre 4mila euro in cambio di un vecchio libro: 26enne arrestato dai Carabinieri. Giovedì aveva appena truffato una donna di Posillipo, spillandole 4100 euro. L’aveva contattata e, spacciandosi per il nipote, le aveva chiesto di consegnare ad un corriere il denaro in cambio di un pacco. In giornata l’avrebbe raggiunta e le avrebbe restituito la somma anticipata. Il finto “nipote” e “corriere”, un 26enne di Acerra, veniva però fermato e controllato in via Manzoni dai Militari dell’Arma, impegnati in un vasto servizio di controllo del territorio. Nelle sue tasche veniva rinvenuta l’intera somma di denaro. Grazie ad una rapida attività d’indagine, supportata anche dalle dichiarazioni rilasciate in denuncia dall’anziana, i Carabinieri accertavano che il denaro era provento della truffa appena consumata. Nella confezione consegnata alla donna c’era solo un vecchio volume di un’enciclopedia medica. Il 26enne arrestato per truffa aggravata, veniva tradotto al carcere di Poggioreale, mentre il denaro veniva restituito alla vittima. All’esito della convalida dell’arresto, il giovane veniva scarcerato e trasferito ai domiciliari. Davanti al Gip del Tribunale di Napoli ha ammesso i fatti a lui contestati.

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Azienda bufalina in fiamme, danni ingenti. Si segue la pista del racket

Un incendio, di origine dolosa sviluppatosi nella prima mattinata di domenica 17 maggio, distruggeva parzialmente il fienile dell’azienda agricola dei fratelli Castaldo, grande circa 2 mila metri quadri, iscritta alla Coldiretti ed ubicata in località “Varignano”. Gli stessi che, qualche anno fa, denunciarono a Casoria (dove hanno due caseifici), un tentativo di estorsione da parte di un cartello criminale locale, ritenuto riconducibile alla frangia dei Moccia. Scattato l’allarme (mancavano una manciata di minuti alle 7:00), sul posto intervenivano i Vigili del Fuoco da Napoli, Nola ed Afragola. Oltre alle autobotti, giungeva una speciale pala meccanica, utilizzata per tentare di rimuovere le pesanti balle di fieno, che facevano da vero e proprio carburante al fuoco. Naturalmente, in pochi minuti, giungevano anche i Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile della Compagnia di Castello di Cisterna ed i loro colleghi della stazione di Acerra. Ingenti i danni provocati dall’incendio di vastissime proporzioni, con circa 1700 balle di fieno biologico in cenere e 2 mila quintali di farinacei distrutti, oltre a tre macchine agricole tra seminatrici ed imballatrici. Ovviamente tutte le piste investigative erano al vaglio dei Militari dell’Arma, ma per quanto è stato possibile comprendere, uno degli operai addetti all’azienda agricola, intento ad occuparsi dei vitelli, avrebbe visto svilupparsi attorno al fienile una lingua di fuoco. Se tutto questo trovasse conferma da parte dei caschi rossi è chiaro, che si è trattato di un atto dal chiaro ed inequivocabile sapore intimidatorio. Infatti l’ipotesi di un incendio per auto-combustione trova poco credito. Le operazioni di spegnimento duravano fino a pomeriggio inoltrato e, per fortuna, non si registravano vittime o feriti o danni agli animali. Sul posto, a distanza di poco tempo dall’inizio dell’incendio, giungeva anche uno dei due titolari dell’impresa agricola, nata nel 1984, all’interno della quale vengono allevate poco meno di 800 bufale, regolarmente sottoposte a controlli veterinari, nel rispetto delle vigenti normative in materia di igiene e sicurezza, il cui latte serve ai Caseifici dei Castaldo, entrambi ubicati tra Casoria ed Afragola. Da quanto trapelava, l’impresa sembra non essere assicurata contro questo tipo di eventi delittuosi. Per avere un quadro chiaro sull’inquietante incendio, bisognava comunque attendere, che gli uomini della sezione investigativa dei Vigili del Fuoco depositassero una dettagliata relazione. Il fumo provocato dall’incendio, spinto dal vento, si spostava verso le…

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Opere edili abusive: demolito l’immobile a via Paisiello

A febbraio 2019 riferimmo di un incontro in Prefettura dove, tra l’altro, prese il via il censimento degli immobili, per far partire gli sgomberi ed il recupero degli edifici pubblici e privati illecitamente occupati o abbandonati da tempo. Il vertice del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica si tenne l’11 gennaio (replicato poi dopo una quindicina di giorni) e coinvolse tutti i Comuni della provincia di Napoli con una popolazione superiore ai 40 mila abitanti. A tal proposito il Comune di Acerra documentò la Prefettura anche circa l’immobile sito a via Paisiello, nel quartiere “Madonnelle”. Un manufatto realizzato probabilmente tra il 2009 ed il 2010 da una società cooperativa e che era interessato dall’Ordinanza dirigenziale di demolizione n.5 del 14.01.2019, da effettuarsi da parte del curatore fallimentare entro 90 giorni dall’emissione della stessa. Un’opera realizzata in assenza del permesso di costruire e dell’autorizzazione sismica, come accertato dal personale della Polizia Municipale, congiuntamente ad un tecnico comunale, a seguito dei relativi sopralluoghi effettuati, con relativa informativa di reato, trasmessa alla Procura nolana. Il I luglio scorso i caschi bianchi accertarono l’inottemperanza della suddetta Ordinanza di demolizione dell’opera abusiva, realizzata su suolo comunale in violazione del DPR 380/2001 ed il mancato ripristino dello stato dei luoghi. Manufatto, che non presentava particolari e rilevanti interessi pubblici per la conservazione dello stesso. Da qui la Delibera di Giunta n.106 del 12.07.2019, che stabilì che la demolizione doveva avvenire a cura del Comune, che avrebbe proceduto in danno, ossia la spesa sostenuta dall’Ente comunale sarebbe stata addebitata ai responsabili dell’abuso. E l’Ufficio Abusivismo aveva trasmesso il progetto di demolizione del fabbricato, che ammontava ad una somma pari a 19.000,00 euro. La Giunta comunale, dunque, approvò la perizia di stima con il relativo quadro economico, mentre il Dirigente dell’area Affari Legali e Contenzioso doveva provvedere a recuperare le somme in danno ai responsabili dell’abuso. Intanto, con Determina n.1014 del 5.8.2019, fu indetta la gara, da assegnare con il criterio del minor prezzo, per reperire la ditta, per demolire il manufatto. Ed è così, che martedì 12 maggio 2020 il mezzo meccanico dell’impresa vincitrice iniziava ad infliggere i primi colpi letali alle strutture portanti ed alle altre parti del fabbricato che, in poche ore, venivano giù.   Joseph Fontano

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Al Comune nominato un volontario a capo dei “manipolatori” degli alimenti

Succede anche questo, ad Acerra, durante l’emergenza da coronavirus, ossia che la Dirigente alle Risorse Umane (nonché Dirigente ad interim della Protezione Civile), dopo aver consentito la distribuzione dei pacchi alimentari, senza il rispetto delle normative vigenti in materia, a tempo abbondantemente scaduto e dopo il blitz dei Carabinieri del Nucleo Anti-Sofisticazione di Napoli (e relativa sparizione del pesce congelato manipolato nell’autoparco comunale), faceva una doppia disposizione di servizio, a distanza di tre giorni ciascuna, per individuare gli addetti alla manipolazione. Il coordinamento degli stessi addetti e la responsabilità del servizio è stata affidata ad un volontario in forza al nucleo comunale di Protezione civile. Insomma, una vera e propria follia, tenuto conto che nell’elenco appaiono i nomi di agenti della Polizia Municipale, di messi notificatori, dell’autista del sindaco e finanche il nome del responsabile dell’Ufficio della Protezione civile comunale. Una situazione sulla quale c’è molto da meditare. Da una prima analisi ora è abbastanza chiaro, che nei giorni scorsi i 2000 pacchi contenenti alimenti (ai quali se ne aggiunsero, pochi giorni dopo, altri 550, per un ulteriore somma di 11.775,77 euro, acquistati sempre presso la stessa ditta fornitrice, ossia “La Nuova Tirrenica”), sono stati consegnati agli aventi diritto da personale privo di ogni specifica autorizzazione, con particolare riferimento all’attestato di formazione in materia di Igiene degli Alimenti, rilasciato da parte dell’Ufficio Asl competente. Insomma, in modo fuorilegge, mettendo a rischio l’incolumità di chi lo riceveva e di chi lo consegnava. L’assurdità, infine, è stata quella di individuare in un volontario il responsabile del servizio, mortificando gli stessi dipendenti comunali, che dovrebbero dar conto ad un volontario del lavoro svolto. Tutto sommato non c’è nulla da meravigliarsi, visto e considerato che ad Acerra le leggi sono interpretate per gli amici ed applicate per i nemici. Basta considerare alcuni esempi, per avere una minima idea. Si mettono in quarantena i giornalisti, facendoglielo comunicare dal proprio medico curante; i volontari del Nucleo comunale di Protezione Civile non possono essere iscritti ad alcuna associazione di volontariato; i poliziotti municipali vengono impiegati in operazioni di ordine pubblico, senza avere la necessaria qualifica di agenti di Pubblica Sicurezza; si elevano verbali, utilizzando gli impianti di videosorveglianza non omologati a ciò. Inoltre: il Dirigente della Polizia Locale è un Dirigente a tempo determinato ed…

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Il caso del drone anti-Covid acquistato presso un parente del sindaco: il Comune revoca l’appalto

Era un noto quotidiano, datato 08.05.2020, a ritornare sul caso dell’acquisto di un drone da parte del Comune, come da Determina n.445 dell’8.4.2020. Nell’articolo si riferiva che “l’associazione ambientalista dei Volontari Antiroghi si era offerta di fornire gratuitamente al Comune droni e piloti professionisti, per stanare dal cielo gli individui, che violano le leggi anti-contagio. Ma il Comune ha snobbato l’offerta degli ecologisti ed ha acquistato un drone di 5 mila euro da un cugino del sindaco, che in città fa il fotografo. Il parente del primo cittadino ha presentato al Comune il preventivo poi approvato. Intanto i Volontari Antiroghi hanno presentato un esposto all’Anac, l’Autorità Nazionale Anti-Corruzione. “In una fase così drammatica per tutti, anche sotto il profilo economico – lamenta Alessandro Cannavacciuolo, dei Volontari Antiroghi – hanno speso migliaia di euro per un acquisto affidato ad un parente del sindaco, nonostante avessimo offerto i nostri droni ed i nostri piloti professionisti”. Nell’esposto inviato all’Anac – prosegue l’articolo – Cannavacciuolo afferma che il drone, acquistato dal Comune con tutti gli accessori, costa molto meno, di quello che è stato pagato…”. Lo stesso quotidiano, dunque, venerdì 8 maggio, scriveva: “Dopo la denuncia degli ambientalisti e le conseguenti polemiche il Comune ha revocato l’appalto per l’acquisto di un drone (Determina n.571), in grado di individuare dall’alto, grazie ad una telecamera, le persone che violano le regole restrittive anti contagio. L’appalto ammontava a 5 mila euro circa. La ditta che se lo era aggiudicato è di un cugino del sindaco Raffaele Lettieri. Da qui la denuncia – prosegue l’articolo – che si basava sull’accusa, che i costi dell’affidamento superassero di molto quelli di mercato. Ad ogni modo la revoca dell’appalto non è stata decisa dal Comune per questi motivi. Secondo quanto specifica l’Ente nella determina di annullamento, la ditta assegnataria dell’affidamento ‘ha manifestato difficoltà a consegnare il bene nei tempi stabiliti’. Nel frattempo – aggiunge l’articolo – il Comune ha bandito una gara ed ha chiesto al Me.Pa. la piattaforma statale per la Pubblica Amministrazione, di fornire lo strumento per un importo a base d’asta di 5 mila euro. Non siamo soddisfatti – commenta però Cannavacciuolo – perché il Comune continua ad ignorare l’offerta dei volontari, di fornire gratuitamente un drone con un pilota autorizzato”.  

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Auto in sosta prive di grattini, pioggia di multe dei Vigili Urbani. Scoppia la protesta

Riecheggiava in città (e non solo) per alcuni giorni, l’eco delle proteste di molti cittadini, sanzionati dagli agenti della Polizia Municipale, per la mancata esposizione dei titoli di pagamento sulle vetture in sosta negli stalli a pagamento in pieno coronavirus. Giovedì 16 aprile, in particolare, i Vigili Urbani erano scatenati in lungo ed in largo per la città per contravvenzionare, in questo periodo particolare, chi non aveva apposto il grattino sull’auto lasciata sulle strisce blu presso casa. A coordinare la squadra di “penalizzatori” armati di tablet “dedicati” il comandante in pectore. Da settimane, resosi conto che all’interno del Comando della Polizia Municipale c’era un punto debole, dimenticandosi del suo ruolo politico (certamente non operativo), in una sola mossa metteva fuori gioco due persone. Il Dirigente ad interim del corpo ed il Vice-Comandante dei caschi bianchi, assumendo il coordinamento operativo del corpo della Polizia Locale, arrivando a disporre anche la turnazione del personale. Tornando alla ripresa delle sanzioni per violazione del Codice della Strada, ovvero al mancato pagamento della sosta negli stalli blu, per l’intero pomeriggio i poliziotti municipali rimanevano impiegati in quest’attività. Quanti erano i verbali elevati in giornata, di certo solo per fare cassa, era noto solo agli addetti ai lavori. Ma in verità decidere di contravvenzionare, chi aveva parcheggiato, senza pagare il grattino, non sembra essere stata una buona idea. La riprova si aveva seguendo i social, dove si scatenava una bagarre e dove si vedeva (anzi si sentiva, visto che la persona che aveva filmato era stata ben attenta, a non mostrare il volto del Vigile fustigatore), l’agente della Polizia Municipale, incalzato dalle domande dell’automobilista imbufalito, richiedere al malcapitato di esibire l’autocertificazione, per giustificare la sua presenza in strada. Insomma possiamo tranquillamente affermare, che siamo ormai alle comiche. Ed era forte la sensazione, che gli uomini della Polizia Locale abbiano dimenticato all’improvviso la realtà dei fatti. Un vero e proprio errore, soprattutto alla luce del loro ruolo. Presa la palla al balzo, tre Consiglieri comunali di minoranza (Auriemma, Catapane e Zito) subito scrivevano al sindaco Lettieri, chiedendogli di adottare un provvedimento di sospensione della sosta sulle strisce blu e di procedere all’annullamento in autotutela delle sanzioni irrogate. Difficile immaginare che Lettieri avrebbe fatto un passo indietro, tenuto conto che questa richiesta veniva dai Consiglieri di…

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Poliziotti municipali privi della qualifica di Pubblica Sicurezza, la Giunta la chiede alla Prefettura

Non perde occasione, per far parlare di sé (ma questo è un classico per questo giornale e non solo) il locale Comando della Polizia Municipale. Lo spunto, questa volta, è dato dalla Delibera di Giunta n.38 del 15.04.2020, approvata dall’esecutivo capeggiato dal sindaco Lettieri e con la quale ha chiesto alla Prefettura di Napoli di conferire, con apposito Decreto, la qualifica di agente di Pubblica Sicurezza in nome dei 14 (su 16) neoassunti agenti di Polizia Municipale, assunti circa tredici mesi fa con contratto a tempo indeterminato e a part-time, a seguito di concorso pubblico bandito dall’Ente di Viale della Democrazia ed espletato. La qualcosa consentirebbe loro (che, allo stato, sono ancora tutti sempre rigorosamente disarmati), anche di collaborare con le altre Forze dell’Ordine. Si trattata di uno status essenziale per l’impego degli stessi, in quanto “la qualifica di agente di Pubblica Sicurezza costituisce un requisito necessario per la prestazione del servizio, soprattutto durante manifestazioni, spettacoli e pubblici intrattenimenti, nonché ispezioni e controlli nei pubblici esercizi e per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica”. Ed è quanto attestato nella relazione istruttoria del suddetto atto amministrativo dal Vice-Comandante Domenico De Sena e dal Dirigente ad interim dei caschi bianchi Vito Ascoli. Che, tra l’altro, non può essere il Dirigente della Polizia Locale, in quanto è la stessa la Corte dei Conti – sezione regionale di controllo per il Lazio (deliberazione n.73/2018) a precisare, che “va dichiarata l’illegittimità dell’attribuzione di un incarico dirigenziale vacante conferito ad interim ad un Dirigente assunto a contratto, in quanto il conferimento di un incarico aggiuntivo, ancorchè di durata intrinsecamente limitata, determina un’estensione dell’oggetto del rapporto di lavoro del dirigente a termine, venendo ad assumere una valenza costitutiva diversa da quella, che tale conferimento presenta nei confronti dei Dirigenti di ruolo…”. La fattispecie è estendibile a tutte le Pubbliche Amministrazioni, ivi compresi gli Enti locali, cui si applicano le disposizioni previste dall’art.19 comma 6 del D.Lgs.165/2001. Oltre a ciò Ascoli dirige una Direzione extra dotazione organica. E finchè è il Dirigente di attività di programma quali i Pics, i Sistemi informatici ecc. nulla quaestio. Ma è normale che diriga Direzioni istituzionali dell’Ente, quali il Protocollo, l’Anagrafe, l’Elettorale, la Polizia Municipale e adesso anche i Tributi, “tolti” a Cascone? Intanto sono due i Vigili Urbani esclusi…

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Si ribalta con l’auto dopo malore, choc in centro

Incidente nel tardo pomeriggio in una strada, non lontana dalla stazione ferroviaria. Protagonista della disavventura era un anziano di 70 anni il quale, alla guida di una Fiat Punto grigia, si ribaltava con l’auto a causa di un malore. Per fortuna il 70enne usciva quasi indenne dall’impatto. L’incidente avveniva all’incrocio tra via Dei Mille e via Mazzini. L’uomo stava svoltando, quando avvertiva un malore, che gli provocava la perdita del controllo del veicolo, che finiva sul marciapiede, lungo il quale nessun pedone stava fortunatamente camminando in quel momento. Allertate da alcuni passanti le Forze dell’Ordine, sul posto giungevano i Carabinieri della locale stazione, per effettuare i rilievi del caso ed anche un’ambulanza del 118 anche se, per fortuna, l’uomo usciva indenne dal sinistro. Veniva comunque sottoposto ad accertamenti ed agli esami strumentali di rito da parte del personale sanitario.

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Questione Comandante Polizia Municipale, Auriemma scrive al Segretario comunale per fare chiarezza

Nuova puntata della telenovela relativa alla vicenda del concorso, svoltosi nel 2009, per la copertura di 1 posto di Dirigente-Comandante della Polizia Municipale di Acerra e che vide collocarsi, al primo posto, l’ormai ex Dirigente Felice D’Andrea, seguito a ruota dal ricorrente Mario Miele (originario di un Comune del casertano, oggi 61enne, Tenente-Colonnello dell’Esercito in congedo e collocato in ausiliaria). Il cui ricorso al Consiglio di Stato sortì, il 31 maggio 2018, a distanza di 9 anni, la sentenza n.3719/2018 e, quindi, l’annullamento della graduatoria dei vincitori, di tutti gli atti ad essa connessi e coordinati ed i provvedimenti di immissione in servizio del suddetto Dirigente. Con atto finale rappresentato dalla Determina dirigenziale n.1469 dell’11.12.2018, a firma del Dirigente al Personale, Maria Piscopo, con cui venne risolto il contratto di lavoro, che legava l’ex Dirigente dei caschi bianchi ed il Comune. Che, intanto, non ha proceduto all’assunzione del suddetto Miele, divenuto vincitore di concorso e che si rivolse ai giudici per la nomina del Commissario ad Acta. Ex Dirigente che, intanto, in data 14.03.2019, aveva presentato ricorso al Giudice del Lavoro e Previdenza del Tribunale di Nola, agendo per l’accertamento dell’illegittimità del licenziamento intimatogli, chiedendo il reintegro nel suo posto di lavoro, con il pagamento delle mensilità intercorrenti dalla data del licenziamento fino alla data dell’effettiva reintegrazione. Ma è ancora giallo fitto sulla nomina del vincitore. Infatti, a distanza di circa 17 mesi dalla presa d’atto del verbale della Commissione giudicatrice, con la quale si provvedeva ad approvare la nuova graduatoria finale (in ottemperanza alla sentenza del Consiglio di Stato), ancora non si è concluso il procedimento amministrativo, nonostante che al vincitore del concorso sia stato ufficialmente comunicato, che non si intende assumerlo, in virtù della legge Madia. Per mettere una pezza alla falla, il Comando dei caschi bianchi è stato affidato alle cure di un Dirigente ad interim (in dotazione extraorganica e senza specifiche competenze), assunto con contratto a tempo determinato. Insomma sembra una follia, senza tenere conto, che con la risoluzione del contratto di lavoro con il precedente Comandante (tra l’altro secondo nella nuova graduatoria), è stato nominato (senza rispettare i vigenti regolamenti) un ufficiale del corpo nel ruolo di Vice-Comandante. Questi solo a dicembre prossimo maturerà (così come i suoi colleghi di pari corso) la…

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