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La denuncia del Vescovo: “Altro che luminarie, qui c’è un popolo che cammina nelle tenebre”.

Quelle pronunciate anche quest’anno dall’altare, durante l’omelia di Natale, dal Vescovo Antonio Di Donna, erano parole di speranza ma anche di monito. Parole di grande attualità che descrivono, con obiettività e puntualità, lo sprofondo socio-economico e culturale, in cui ormai è precipitata Acerra. “Siamo ancora un popolo che cammina nelle tenebre nonostante le luminarie accese. Vogliamo provare a fare un elenco delle tenebre nelle quali camminiamo, soprattutto nel nostro territorio”. Ed è così che l’alto prelato bacchettava la politica locale, insufficiente a perseguire il bene comune. La perdurante pandemia, che nessuno sa quando finirà, è in cima ai suoi pensieri. Ma a preoccupare il presule è soprattutto la deriva, a cui soggiacerebbe Acerra. “Le nostre città, seppure illuminate dalle luci natalizie, sono tutte un cantiere aperto. Si ripetono uno dopo l’altro i tentativi di portare impianti di trattamento dei rifiuti nel nostro territorio. La crisi economica costringe molte famiglie ad arrivare con fatica a fine mese ed il centro storico rischia la desertificazione” – ammoniva monsignor Di Donna. Ed infatti il centro storico da mesi è un cantiere aperto, dove sono in corso d’opera lavori di ripavimentazione di strade e marciapiedi. La stessa piazza Duomo è inaccessibile alle auto e ridotta ad un acquitrino quando piove, perché la posa dei basoli e della pietra lavica procede a rilento. Una situazione che ha spinto i commercianti della zona, di recente, a reiterate proteste, anche occupando per alcune ore i cantieri. E nel mirino del presule finiscono anche e soprattutto le continue richieste di localizzazione di aziende dedite allo stoccaggio ed al trattamento di rifiuti pericolosi e non, che la Regione non bloccherebbe in nome del principio di precauzione presente nel regolamento ASI, per tutelare le aree già pesantemente contaminate ed interessate dalla presenza di numerosi impianti inquinanti. “Ma soprattutto colpisce il sonno delle coscienze, sia di quelli che si fanno facilmente comprare sia di altri i quali, pur potendolo, si tirano indietro e non scendono in campo” – rincarava la dose il Presidente della Conferenza Episcopale campana. “Svegliatevi, svegliati tu che dormi, riconosci la tua dignità” – l’appello accorato del Vescovo ai troppi cristiani addormentati e prigionieri dell’inerzia e dell’apatia. E Di Donna non risparmiava critiche nemmeno alle luminarie natalizie, allestite dal Comune lungo le strade cittadine ispirate alla favola…

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Premio al Vescovo Di Donna come acerrano dell’anno

Veniva assegnato lo scorso 30 dicembre al Vescovo Antonio Di Donna il premio acerrano dell’anno, ideato da Michele Paolella in unione con un giornale locale, con le seguenti motivazioni: “Per il ruolo di guida della comunità in un anno di transizione difficoltoso contrassegnato dalla lotta al virus, alle diseguaglianze sociali e per il diritto alla vita nella battaglia ambientale”. Durante la cerimonia di consegna trasmessa in diretta streaming l’alto prelato si soffermava soprattutto sulle problematiche ambientali, che affliggono il nostro territorio e sulle parole di elogio dell’On.Calenda sull’inceneritore di Acerra. Non mancava, però, di evidenziare e di complimentarsi con l’impegno socio-politico profuso da anni in città dalla Consigliera comunale Carmela Auriemma. Di lei il Vescovo, in sintesi, diceva che “è l’unica esponente dell’opposizione consiliare, a contrastare le scelte non sempre ortodosse della maggioranza e che la restante parte della minoranza dovrebbe attivarsi maggiormente. Il suo spirito combattivo e la sua costante attenzione e dedizione alle problematiche cittadine vanno pubblicamente riconosciute”. Parole che qui andavano riportate, visto che improvvisi ed anomali ‘problemi tecnici’, verificatisi durante la diretta streaming, privavano le persone proprio delle frasi pronunciate dal presule sulla suddetta Consigliera e professionista.   

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Terra dei fuochi, la testimonianza di don Alfonso Lettieri e l’appello rivolto ai giornalisti

Sullo scorso numero riferimmo dettagliatamente del seminario di studio su ‘emergenza ambientale ed etica della comunicazione’, promosso dall’Unione Cattolica Stampa Italiana della Campania, unitamente con l’Ordine regionale dei Giornalisti; tenutosi lo scorso 11 dicembre nella Biblioteca del palazzo vescovile e che vide la partecipazione, tra gli altri, del presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, del Vescovo Antonio Di Donna e del Procuratore Capo di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso. Seminario che, prima di entrare nel vivo dei lavori, registrava anche l’intervento di don Alfonso Lettieri, il quale sottolineava soprattutto il ruolo sociale ed umano svolto in questa città, fin dal suo arrivo, nel 2013, da parte dell’alto prelato. E che al suo fianco vede proprio don Alfonso, che così esordiva: “Al primo incontro dopo la nomina a Vescovo di Acerra, monsignor Di Donna chiese i nominativi di ragazzi e giovani ammalati, per andare a visitarli. Ascoltiamo ed entriamo in famiglie segnate dal dramma della malattia e della morte, ma anche da solitudine, precarietà del lavoro e burocrazia. Aspettano qualcuno per comunicare il dolore, gridare preghiere, lamentare ritardi ed insensibilità. La visita del Vescovo crea un ponte tra famiglia e comunità – proseguiva il parroco – perché la luce della speranza entra nel buio della sofferenza. Dopo la visita ‘risento’ le loro parole, ‘rivedo’ i loro volti provati da sofferenza e paura, ma contenti della visita del Vescovo. Sono edificato dalla forza, dalla fede e dal coraggio dei genitori e degli ammalati. Nei loro racconti c’è la vita vera e, nella drammaticità, la bellezza, la provvidenza di Dio che apre strade, dove non si vede via d’uscita. Come far conoscere il loro dramma, affinchè tutti aprano gli occhi sulle conseguenze del disastro ambientale, che stanno pagando a caro prezzo? Nel 2018 l’occasione della via Crucis cittadina mi ha permesso di comunicare questa storia attraverso la preghiera: è il modo più adatto per farlo, perché queste sono uniche, perché ogni vita è sacra ed una vita attraversata dal dolore lo diventa ancora di più. Nella via Crucis – aggiungeva don Alfonso – la vita, il dolore, la solitudine di ognuno diventa tutt’uno con la vita dell’Uomo dei dolori, che ben conosce il patire: Gesù. Con la preghiera queste storie escono fuori dal clichè della testimonianza di un ammalato o di un…

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Tamponi, attivati due nuovi caselli ad Acerra e a Pozzuoli. L’appello dell’ASL

Per ridurre i grandi flussi di auto, che hanno bloccato la viabilità presso gli ospedali di Pozzuoli e di Giugliano, l’ASL Napoli 2 Nord, dallo scorso 28 dicembre, ha attivato due nuovi caselli tampone, di cui uno ad Acerra, a via Dei Mille, attivo dalle ore 8:00 alle ore 20:00 ed un secondo a Pozzuoli/Monteruscello. Nei dieci giorni precedenti tale apertura, infatti, si era passati da poche centinaia di tamponi, che venivano effettuati presso le due strutture aziendali, ad oltre 4000 tamponi registrati in una sola giornata. Il sovraccarico è risultato del tutto improvviso e non gestito dall’azienda, in quanto nella sola giornata di martedì 28 si erano recate presso i caselli circa 1000 persone, che non erano state prenotate. In molti casi si trattava di cittadini senza sintomi e con tampone antigenico negativo, che si recavano al casello, solo per poter passare in tranquillità le festività natalizie. Molti dei cittadini recatisi presso i caselli provenivano anche da territori di competenza di altre ASL. I medici e gli infermieri in servizio hanno fronteggiato tale massa di persone, limitandone il più possibile l’accesso e cercando di garantire la correttezza degli esami, rischiando così in prima persona aggressioni da parte dei cittadini che, senza averne diritto, attendevano da ore l’accesso al drive trough, per sottoporsi ai test direttamente dall’auto. L’imprevisto maxi-afflusso generava problemi anche nella refertazione dei tamponi, sovraccaricando i laboratori degli ospedali di Pozzuoli e di Giugliano. Intanto Antonio d’Amore, Direttore Generale dell’ASL Napoli 2 Nord, diceva: “Mi appello al senso civico dei nostri concittadini. Non recatevi ai nostri caselli, a meno che non siate stati prenotati da parte dei medici di famiglia o da parte dell’ASL. Il tampone orofaringeo è un importante strumento diagnostico, che dev’essere effettuato dietro prescrizione di un medico, valutando la sintomatologia o i contatti stretti con un paziente positivo. Dobbiamo lasciare i tamponi molecolari, a chi davvero ne ha bisogno e non effettuarli a piacimento”. L’Azienda Sanitaria Locale, inoltre, raccomandava a tutti coloro, che ricevono l’sms di conferma della prenotazione del tampone, di rispettare gli orari programmati da parte dell’ASL, al fine di evitare inutili code nel percorso obbligato. Ovviamente chi restava chiuso in auto per diverso tempo, in attesa di effettuare il tampone, si armava di tanta pazienza, sapendo che i risultati potevano…

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Gennaro Maietta – Consulente Immobiliare

Cari amici, oggi darò alcune informazioni, sul come si stima un immobile e perchè è doveroso conoscere questo tema prima di dare, per sommi capi, un prezzo al proprio bene immobile. Innanzitutto bisogna avere conoscenza del mercato immobiliare, in cui tale immobile è situato. Bisogna poi avere conoscenze tecniche, esperienza ed ovviamente preparazione professionale, per esprimere un valido giudizio di stima. Ricorda bene, che il fondamento logico delle valutazioni è la comparazione tra il bene oggetto di stima ed altri beni con caratteristiche simili. Una volta costruita la scala di prezzi, si dovrà individuare il gradino, nel quale inserire il bene da stimare. Bisogna poi analizzare bene i comodi e gli scomodi di ogni immobile, vale a dire quei parametri, che lo rendono poi unico e che possono far lievitare o abbassare il prezzo, come ad esempio la presenza o meno dell’ascensore, un giardino di pertinenza, l’esposizione solare, lo stato di conservazione, la vicinanza al centro, l’illuminazione delle strade, per raggiungere l’immobile ed altre variabili. Stimare un bene vuol dire dare ‘’un valore di mercato’’. Cosa vuol dire dare un valore di mercato? Per valore di mercato si intende la quantità di denaro, che può sostituire quel bene in quel determinato momento storico, essendo la moneta la merce comune di scambio. In sintesi le linee principali del procedimento consistono nel: 1-tramite indagine di mercato comparare il bene con una serie di beni similari. 2-costruire una scala di valori di tali beni. 3-confrontare il bene oggetto di stima e gli altri beni similari. 4-collocare il bene nella giusta posizione della scala di valori. 5-valutare comodi e scomodi del bene e relative aggiunte o detrazioni al valore determinato. 6-determinazione del valore. Cari amici, i procedimenti dell’estimo sono molto tecnici, affidatevi sempre a persone qualificate, perchè il prezzo di un immobile non può essere definito da un’idea o da un valore puramente affettivo. Contattami ed insieme valuteremo la vostra Casa, facendovi comprendere il metodo, secondo il quale viene definito il prezzo di un immobile. Ciao a tutti, al prossimo numero!   Gennaro Maietta agente immobiliare Casa Premium   Facebook: Casa Premium Immobiliare Affidabile Sito web: www.casapremium.info Sede: Acerra, via Annuziata 2, tel. 081/ 187 59 006

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L’ex Meridbulloni si insedia ad Acerra. Investimento da 20 milioni di euro con le prime 60 assunzioni

Era la stampa quotidiana a riferire di nuovo, lo scorso 17 dicembre, della vicenda relativa all’ex Meridbulloni di Castellammare di Stabia, lo stabilimento che fa capo al gruppo Vescovini e che è uno dei principali produttori italiani di viti e dadi. Azienda che aveva ottenuto ufficialmente il via libera dall’Asi all’insediamento in Campania, in uno spazio di 30 mila metri quadrati nell’ex Montefibre. Adesso era lo stesso numero uno, l’imprenditore friulano Alessandro Vescovini, a riferire che “quindici giovani e trenta ex operai della Meb saranno i primi assunti della ‘Sbe-Sud”. All’Unione Industriali l’imprenditore presentava i piani annunciati già un mese fa, per aprire una nuova fabbrica di bulloni in Campania. “Il nuovo stabilimento si farà – ribadiva Vescovini – ed inizialmente occuperà 60 unità. Gli attuali 5 mila mq in 24 mesi diverranno 15 mila”. Per realizzare il suo progetto Vescovini dovrà fare un cambio societario e la Sbe-Varvit dovrà acquisire la neonata Sbe Sud srl. I nuovi assunti sono tutti giovanissimi degli istituti tecnici del territorio. Inizieranno la formazione a Monfalcone il 17 gennaio 2022 e poi scenderanno ad Acerra. Gli altri operai saranno gli ex Meb, che decisero di seguire la nuova avventura lavorativa. Non tutti però: ad Acerra arriveranno solo gli addetti allo stampaggio ed alla rollatura, una trentina circa. “Per tutti gli altri chiediamo garanzie – spiega Antonio Fiore della segreteria Cisal Metalmeccanici Napoli – oltre ai benefit acquisiti da coloro, che in questi mesi sono passati dalla Meb alla Sbe del gruppo Vescovini”. Inizialmente i lavoratori che andarono a Monfalcone erano 47, poi scesi a 43. Alcuni hanno lasciato, perché non si erano adattati alle nuove condizioni di lavoro. Altri invece della Meb sono passati con Vescovini anche dopo il trasferimento iniziale tra Milano e Torino. A tutti gli operai di Monfalcone è stato garantito in comodato d’uso gratuito l’alloggio ed il viaggio ogni tre settimane, per rientrare a Napoli. “Parliamo di un investimento complessivo di circa 20 milioni di euro – spiega Fiore – di cui quasi 2 per l’acquisto dell’area e più del doppio per la costruzione dei capannoni e delle infrastrutture e circa 14 milioni di euro per macchinari ed attrezzature. L’azienda quindi ha dichiarato, di voler puntare sulla Campania ed in particolar modo sulla nuova area di Acerra, che…

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Covid-19: l’Ema annuncia entro la fine dell’anno un vaccino su base proteica

L’ormai noto Covid-19, che ha gettato nel caos più totale le nostre esistenze, ha dei risvolti sia di carattere socio-psicologico e giuridico, soprattutto a seguito dell’introduzione del famigerato Green Pass (o certificazione verde), che sta comportando non pochi dubbi e polemiche, che soprattutto di carattere sanitario. Intanto è di questi giorni la notizia, secondo la quale sarebbe in arrivo il vaccino che piace anche ai No vax (come se si trattasse di un nuovo gusto, con cui comporre il tuo gelato). “Il nostro arsenale di strumenti contro il Covid si sta allargando. Avremo prevedibilmente un nuovo vaccino entro la fine dell’anno, quello di Novavax”. L’annuncio era di Marco Cavaleri, responsabile per la strategia vaccinale dell’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali e potrebbe segnare una svolta nell’estensione della campagna vaccinale. Il Novavax, infatti, non è un vaccino a Rna e potrebbe trovare il favore anche di una parte di No vax e scettici e vittime, aggiungo io, della disinformazione e del disorientamento comunicativo propagandato per mesi da esperti o presunti tali attraverso qualsiasi strumento di comunicazione. Il Novavax sarebbe basato su una tecnologia più “accettata” da parte dei gruppi contrari alla vaccinazione o, nello specifico, a questi vaccini immessi sul mercato. Il siero Novavax, infatti, è di tipo proteico, ovvero basato sulla tecnica delle proteine ricombinanti, la stessa che da tempo si utilizza contro altre malattie di carattere virale come la pertosse, l’epatite, la meningite, l’herpes zoster ed altre infezioni. Nulla a che fare, dunque, con la tecnologia a Rna, invisa alla maggior parte dei contrari al vaccino. Intanto, sempre per restare in tema Covid, va evidenziato uno studio italiano molto importante, ossia quello pubblicato dalla rivista “Medical Science Monitor”, dal quale si evince che “la diagnosi precoce e la gestione precoce dei pazienti hanno ridotto la durata dei sintomi del Covid-19 e ridotto praticamente a zero il tasso di ospedalizzazione”. Il lavoro ha come prima firma quella del Prof.Serafino Fazio, componente del Consiglio Scientifico del Comitato Cura Domiciliare Covid-19 già professore di Medicina Interna all’Università di Napoli. Lo studio ha eseguito un’analisi retrospettiva sugli esiti e sui tassi di ospedalizzazione di pazienti in Italia con diagnosi confermata di Covid-19 precoce e trattati a casa entro tre giorni e dopo 3 giorni dall’insorgenza dei sintomi con farmaci di prescrizione…

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Ma è in questo modo, che si combatte il diffondersi del Covid in città?

Ha davvero uno strano modo il sindaco Lettieri (al netto del ‘fisico’ mostrato, dopo essersi fatto iniettare una nuova dose di vaccino anti-Covid da una non meglio identificata operatrice sanitaria), per mettere in campo misure di contrasto della pandemia. Infatti, se da un lato il primo cittadino raccomanda di continuo distanziamento sociale, niente assembramenti, uso dei dispositivi di protezione, insomma massima prudenza e responsabilità, dall’altro adotta provvedimenti quantomeno discutibili ed anomali. Al di là di dover leggere in una Determina dirigenziale relativa alle luminarie natalizie, che “è intento dell’Amministrazione comunale valorizzare al massimo il territorio, al fine di rendere le strade, le piazze ed i parchi luoghi di attrazione per migliaia di persone”, fa discutere il Decreto sindacale n.42 dell’8 novembre scorso. Esso, infatti, ha annullato quello precedente (il n.37), che permetteva ai cittadini di poter accedere agli uffici comunali tre giorni alla settimana, a seguito di una nota datata 5.11.2021, con cui l’Asl Napoli 2 Nord ha comunicato, che nelle ultime settimane sul territorio del Comune di Acerra si è verificato un incremento significativo dell’incidenza dei casi positivi al Covid rispetto alla popolazione residente e, pertanto, ha chiesto di porre in essere azioni di controllo, per contenere il contagio. “Quindi, al fine di scongiurare l’aggravamento della situazione epidemiologica sul territorio comunale, in considerazione peraltro della ripresa delle attività in presenza presso gli uffici pubblici, nonché della maggiore mobilità connessa ai più ampi margini di fruizione dei servizi sociali, scolastici ed economici – recita l’atto amministrativo, che reca in calce la firma del sindaco – si rende necessario rafforzare le misure di prevenzione e protezione da Covid-19”. Pertanto il Decreto n.42 ha modificato l’orario di apertura al pubblico degli uffici comunali (eccezion fatta per quelli al piano terra), che restano aperti al pubblico esclusivamente il venerdì dalle 9.00 alle 13.00. Oppure occorre affidarsi alle piattaforme abilitate, al web o al telefono. E le scene che si vedono (almeno nel mentre scriviamo) il venerdì mattina all’ingresso della Casa comunale, alla quale si accede solo dieci per volta parlano di: assembramenti, urla, tensioni, indignazioni, proteste di utenti, che magari hanno anche un appuntamento con il Dirigente o il funzionario comunale per il disbrigo delle pratiche. Ed è solo per le capacità, di chi lavora presso l’Ufficio Passi, che la situazione…

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L’opera commemorativa per il defunto Maradona costerà agli Acerrani 40 mila euro

(Articolo pubblicato in data 8.12.2020). Durante il Consiglio comunale dello scorso 3 dicembre veniva posto, come punto all’ordine del giorno, anche la Delibera di Giunta n.121 del 30.11.2020 di proposta al Consiglio ed avente ad oggetto “la collocazione nella Villa comunale di via Manzoni di un’opera commemorativa del campione Diego Armando Maradona”. Atto amministrativo approvato all’unanimità dei presenti favorevoli e che stanzia, per la realizzazione della statua, una somma pari a 40 mila euro!! Somma ritenuta eccessiva dal Consigliere Carmela Auriemma, secondo la quale “Maradona di certo non avrebbe gradito un tale costo, preferendo destinarlo a chi è in difficoltà”. Addirittura dalla lettura della relazione istruttoria, redatta dall’esecutivo del primo cittadino, emerge che “la valorizzazione della città, obiettivo condiviso, è impresa collettiva, che chiama tutte le istituzioni ed i cittadini a prendersi cura di tutti gli elementi umani e materiali, culturali e fisici, che la caratterizzano. La passione per il bene comune va manifestato tanto verso i luoghi nei quali, per storia e per tradizione, gli individui si riconoscono come comunità, quanto verso ogni frammento del territorio…”. Meno male!! Ed è così vero tutto ciò, che nel 2017 l’attuale amministrazione comunale, capeggiata dal sindaco Lettieri, diede il via ai lavori di abbattimento dello storico Stadio Comunale di via Manzoni, per realizzarvi l’attuale villa comunale. E ciò, nonostante la contrarietà di tantissimi cittadini, che proponevano di realizzare la struttura in un’altra area del vastissimo territorio comunale. Eppure: in quello Stadio, nel 1947, aveva giocato un’amichevole con l’Acerrana il Grande Torino, vincitore di cinque scudetti e che, attribuendogli i colori granata ed il simbolo del toro, si gemellò con la locale formazione. Squadra granata che, due anni dopo, sarebbe rimasta vittima della terribile tragedia di Superga. Eppure: nel 2008 l’amministrazione targata Marletta, con Lettieri a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio comunale, dedicarono lo Stadio Comunale all’On.Ignazio Caruso ricordando, attraverso l’affissione di una lapide, “il politico coerente, l’amministratore dal carattere forte e decisionista, l’uomo integerrimo che amava la sua città. Il sindaco stimato che volle e realizzò lo Stadio Comunale”. Eppure: il 25 gennaio del 1985 in quello Stadio, per il quale i tanti addetti ai lavori e non hanno avuto parole di elogio, Diego Armando Maradona, unitamente ad altri calciatori del Napoli, giocò una partita in occasione di…

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La statua per il defunto Maradona. E l’amico Puzone parla di calcio, droga ed alcol

Adesso, relativamente alla realizzazione e collocazione, nella Villa comunale di via Manzoni, di un’opera commemorativa di Diego Armando Maradona, deceduto il 25 novembre del 2020 e di cui si riferiva in precedenza, ne seguiva la Determina dirigenziale n.1767 del 18.11.2021, con la quale l’amministrazione comunale targata Lettieri accettava l’offerta, ritenuta congrua, della società “Fonderia Nolana Del Giudice”, a cui è stata affidata la produzione di una statua in bronzo a grandezza naturale raffigurante il calciatore Argentino, per un importo pari a 39.000,00 euro, mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara. Ma poche ore dopo la pubblicazione del suddetto atto amministrativo all’Albo Pretorio del Comune, il giornale “Il Fatto Quotidiano” pubblicava una lunga intervista all’amico del cuore del ‘Pibe de Oro’, ossia il calciatore Pietro Puzone, definito fratello ‘scugnizzo’ di Diego, che suscitava non poche polemiche e di cui riportiamo di seguito le dichiarazioni. Parole che dovrebbero far riflettere e non poco. “Ho avuto la fortuna di incontrare il più grande calciatore di tutti i tempi e diventammo intimi amici. Una volta Diego doveva andare a Roma per una visita medica. Andammo al Gilda, il locale del vip e prendemmo un privè. Fu la prima volta che tirai cocaina. Rientrammo il giorno dopo in albergo. Un’altra notte, invece, Diego bevve 40 succhi di frutta e 40 cointreau. Saltò l’allenamento della mattina per indigestione gastrica”. Allora l’allenatore del Napoli Ottavio Bianchi chiese a Pietro, di aiutarlo con Maradona, per frenare le notti del messia affamato di vita. Ma Pietro rispose: “Maradona non lo ferma neanche Reagan”. Il quotidiano, poi, ricorda che nelle sue scorribande di strada, Diego soleva dire, arrivato in un posto: “Mi manda Puzone”. Al rione Gescal, il “Congo”, dicono di loro: “Hanno la stessa testa, vengono dagli stessi rioni malfamati, sono compari, la droga l’hanno conosciuta assieme”. A casa Puzone Diego, che era atterrato a Napoli nel luglio del 1984, osannato come il messia della pelota, andò pure a mangiare pasta e fagioli insieme con la nota showgirl Heather Parisi. “Maradona è stato bello e caro – prosegue Puzone – ma mi ha rovinato la vita. Maradona è Maradona, io sono Puzone, non sono lui, che è in grado di coprire tutti gli sbagli, che ha fatto”. Il giornale, d’altronde, ricorda che Pietro,…

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