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Dura omelia di Pasqua del Vescovo Di Donna. “Acerra è una città crocifissa”.

“Siamo un popolo crocifisso. Una città crocifissa che anela a risorgere. Un territorio devastato. Siamo fermi al Venerdì Santo”. Monsignor Antonio Di Donna ci andava duro nella sua omelia domenicale di Pasqua, pronunciata nella Cattedrale di Acerra e si scagliava, senza mezze misure, contro i politici regionali e locali, ma anche contro la rassegnazione del suo popolo. Un’omelia pronunciata nel giorno, in cui si celebrava la Giornata Mondiale della Terra e che non smetteva di risuonare, anche nelle ore successive, nelle abitazioni e nei palazzi istituzionali della città. “Ragazzi e giovani continuano ad ammalarsi e a morire. Prima la Montefibre, poi l’inceneritore hanno distrutto i nostri campi ed ancora oggi si continua a parlare di quarta linea dell’inceneritore: una grande bufala” – tuonava dal pulpito il Vescovo. L’alto prelato accusa Palazzo Santa Lucia di dire bugie, quando “dice che la quarta linea è necessaria, per combattere l’emergenza dei rifiuti che si avrà a settembre prossimo con la chiusura dell’impianto. Ma è falso, perché sappiamo che ci vogliono tempi molto lunghi, per fare una quarta linea dell’inceneritore”. Il prelato lamentava ancora una volta un deficit di democrazia, perché sull’inceneritore “non c’è controllo e noi non sappiamo niente”. Ed i suoi strali sono anche per l’inerzia sulle polveri sottili, i cui continui sforamenti inquinano l’aria delle città a nord di Napoli. “Da anni non si applica il piano regionale per la tutela dell’aria nelle nostre città. Intanto ragazzi e giovani continuano ad ammalarsi e a morire. E non solo loro” – accusava dal pulpito Mons.Di Donna. Ma il Vescovo non risparmiava nemmeno il Comune. “Anche la politica cittadina è senza progetti, senza sogni. Il Piano Urbanistico Comunale è una buona cosa, ma non può ridursi solo ad una questione tecnica. Bisogna prima riflettere, quale città vogliamo per i nostri figli. Una politica senza sogni, senza progettualità, si riduce a mero pragmatismo, a rincorrere semplicemente le emergenze” – avvertiva il prelato, al cospetto di una Cattedrale stracolma di fedeli, molti dei quali rimasti basiti ed attoniti, invitando tutti a ripopolare le piazze cittadine da tempo deserte. “Questa città non può fermarsi al Venerdì Santo. Sarà Pasqua per Acerra, quando tutti parteciperemo allo sviluppo della città, vincendo la rassegnazione e non voltandoci dall’altra parte. Quando le forze sane di questa città si metteranno…

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Legittimo il ruolo di Comandante della Polizia Municipale di un attuale Dirigente?

Com’è noto, vi sono alcune Ordinanza (alcune delle quali ancora vigenti, come la n.7 del 27.02.2019), che recano la firma del Sindaco, del Vice-Comandante e del Comandante ad interim della Polizia Municipale Dr.Gennaro Cascone. Ma può essere Comandante dei caschi bianchi un Dirigente del Comune, che non sia ufficiale di Polizia Giudiziaria? La risposta sembra contenuta nella sentenza n.2607/2013 emessa dalla V sezione del Consiglio di Stato. Nella quale, tra l’altro, si legge: “I Dirigenti della Polizia Municipale non devono essere necessariamente Vigili Urbani, essendo sufficiente che abbiano i requisiti. Il corpo della Polizia Locale non si deve occupare di compiti gestionali, sui quali è chiamato ad esercitare compiti di controllo…Inoltre al vertice del corpo di Polizia Municipale è posto un Comandante, anch’egli Vigile Urbano, che ha la responsabilità del corpo e ne risponde direttamente al sindaco. Tale posizione non è affidabile ad un Dirigente amministrativo, che non abbia lo status di un appartenente al corpo di Polizia Municipale. L’individuazione del Comandante del corpo deve avvenire tra soggetti, dotati di adeguata preparazione professionale attestata da frequenza del corso regionale, al quale hanno preso parte e che, del pari, hanno acquisito dal Prefetto, su richiesta dell’Amministrazione comunale, la qualità di agente di Pubblica Sicurezza”. E allora l’attuale Dirigente è dotato di tutti i sopracitati requisiti richiesti? Sarebbe cosa gradita, che dal Comune ci delucidassero in merito. J.F.

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Studio, ricerca, passione, qualità. Sono questi i segreti della buona pizza di Mauro

Il segreto dell’ottima pizza, che si mangia presso la pizzeria Totò e i Sapori, sita a via San Gioacchino? Semplice: è lo studio e la ricerca continua che il titolare della stessa, Mauro Autolitano, da anni abbina alla passione per l’arte della pizza. Innanzitutto occorre sottolineare come il punto di forza siano la scelta delle farine, le tecniche sempre aggiornate di impasto, la regola della lunga lievi-maturazione che spesso, grazie ad opportune miscele, riesce a diventare anche lunghissima con un certo successo per il prodotto finale. Non bisogna dimenticare che Mauro utilizza ingredienti di qualità, da quelli della filiera Slow Food ai marchi DOP, prodotti tipici della Campania e del Sud Italia. Non senza tralasciare l’attenzione continua a tutto ciò, che l’Italia offre come ingredienti di eccellenza e che sono posti a condimento della pizza, senza mai esagerare e trasformarla in qualcos’altro. Nel tempo, poi, si è avuta la genesi di alcune pizze gourmet come la Tommaso Esposito, la Nerano, la Carpaccio Super o, in generale, della linea baccalà. Pizze gustose la cui degustazione, durante questi 15 anni di attività, ha richiamato una clientela sempre più vasta. Infatti gli elevati standard qualitativi, ai quali si affida il pizzaiolo-gourmet Mauro, per dare vita alle sue deliziose pizze e che raffinano il palato dei clienti, richiama gli avventori del locale anche da altre province della Campania. La cortesia e la cura del locale fanno poi il resto. E allora provate per credere.  

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Impartiti i sacramenti ad una coppia di extracomunitari convertitisi al cattolicesimo

Nella veglia di Pasqua (tenutasi nella parrocchia del Suffragio), il parroco don Nello Crimaldi (Vicario del Vescovo Antonio Di Donna), ha impartito i sacramenti del battesimo, eucarestia e confermazione ad una coppia di extracomunitari di origine africana, che in età adulta si è avvicinata alla fede ed è stata ammessa ai sacramenti. Madrina è stata una giovane professionista acerrana, con la quale due anni fa i due hanno iniziato il loro percorso di avvicinamento al cattolicesimo. Nicholas, 47 anni, di origine ghanese e Flora, 32 anni nigeriana, sono in Italia da quasi un ventennio, nel corso del quale si sono perfettamente integrati con la comunità locale, divenendo in poco tempo amici di tutti. I due neo-catecumeni (sono gli adulti che diventano cristiani, abbracciando il Credo come proposto dalla Chiesa), al termine del rito, hanno ricevuto gli auguri dei tanti fedeli presenti alla veglia pasquale. “E’ stata un’emozione grandissima – hanno detto le madrine di Flora e Nicholas – portare per mano questi due fratelli verso Dio. periamo di riuscire a portare presto nella casa del Signore altri nostri fratelli, che hanno manifestato la volontà di avvicinarsi a Gesù Cristo”. Ni.Pa.  

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Intitolato il Primo Circolo didattico al Vescovo Don Antonio Riboldi

Con deliberazione di Giunta comunale n.65 del 23.04.2019, l’Amministrazione comunale, capeggiata dal Sindaco Lettieri, ha deciso di intitolare il Primo Circolo didattico di piazzale Renella al Vescovo Don Antonio Riboldi, insediatosi in città nel 1978 e deceduto a dicembre 2017. La Giunta ha espresso parere favorevole alla richiesta del Dirigente scolastico del primo circolo, dopo aver ricevuto anche l’autorizzazione dell’Ufficio territoriale di Governo sull’intitolazione. Con tale decisione la Giunta comunale ha deciso di “rendere omaggio a Don Antonio Riboldi, Vescovo della Città di Acerra. Fin dal suo insediamento nel 1978 ha profuso il suo impegno a favore dell’intera comunità civile a difesa dei più deboli, dei terremotati, dei disoccupati. Baluardo della legalità, ha condotto con impegno e senza risparmio di energie una costante azione di contrasto alla camorra”. A testimonianza della sua vicinanza alla città ed alla comunità acerrana, il Vescovo Riboldi ha deciso di risiedere ad Acerra e di rimanere finanche dopo la sua scomparsa, esprimendo la volontà di essere tumulato all’interno della Cattedrale. “Per il suo impegno – si legge ancora nelle motivazioni dell’atto amministrativo – il Vescovo Riboldi rappresenta per il territorio e la comunità di Acerra una figura di riferimento, di riscatto, di rinascita e di incessante ricerca della verità, espressione di spiccata vivacità culturale e promotore di eventi culturali aperti alla cittadinanza. Per la particolare attenzione rivolta alle giovani generazioni per il rispetto delle regole, della legalità, dei sani principi e valori morali ed etici, Don Antonio Riboldi è stato ed è cristallino esempio di educatore, rappresentando un prezioso patrimonio, di cui la Comunità di Acerra deve fare tesoro”.  

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Valore analitico, valore percepito: questi due sconosciuti

Molte persone, grazie ad internet, credono di poter stimare il valore della propria casa, solo perché in rete esistono vari siti, che riportano il valore del metro quadro in una determinata zona di ricerca.  Ma è davvero così semplice dare un prezzo al proprio immobile? Siamo sicuri che internet sia coerente con il mercato? Innanzitutto va detta una cosa essenziale: Il prezzo di un immobile è definito sulla base, di quello che i clienti pagherebbero per acquistarlo. Nè i proprietari, nè i periti, nè gli agenti immobiliari possono decidere, a quanto sarà venduto tale immobile. Noi siamo abituati a valutare la nostra casa per ‘’sentito dire’’. Questo si traduce con la domanda tipica: Ma a quanto vale al metro in questa zona? Questa domanda pone un quesito sì importante ma allo stesso tempo molto limitante. Il valore analitico di una casa è certamente una parte da tenere in considerazione. Ma non dimentichiamoci del valore percepito. Cosa vuol dire? Mettiamo il caso di un immobile di 100 metri quadri, che si trova in una zona non molto bella, magari popolare, con pochi servizi ed in condizioni tipiche delle case di 30 anni fa. Se cerco in internet, scopro che le case in quella zona valgono mille euro al metro quadro per un valore complessivo quindi di centomila euro. Da qui decido di fare un annuncio privato di vendita, constatando che le eventuali richieste di acquisto saranno tutte inferiori di almeno il 20 per cento. E sai perché? Perché non si è tenuto conto del valore percepito, il valore che le persone sanciscono nella visione globale della casa, del quartiere, della zona, dei servizi. Il valore percepito dai clienti è il fulcro di ogni compravendita. Posso avere una casa nuova, appena tinteggiata e con le bussole di mille euro cadauna. Ma se il contesto, le condizioni del fabbricato e la mancanza di servizi saranno così evidenti, ecco che il valore percepito ridurrà il valore analitico in modo netto. Dare il giusto prezzo ad un immobile, vuol dire che un insieme di elementi si vanno a mescolare nella mente di un serio professionista, che non si limita a dare un valore al metro quadro, ma si pone nella condizione di spiegare ai suoi clienti quali fattori rilevanti determineranno o meno la…

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Il nuovo Piano Urbanistico comunale approvato in Giunta senza il Sindaco

Sono stati necessari “solo” 11 anni, per adottare il Piano Urbanistico Comunale (PUC). Ovviamente l’importante provvedimento, così come già è successo in precedenza, è stato approvato da una Giunta comunale “monca” del maggiore protagonista della vita politica amministrativa locale, ossia il Sindaco Lettieri. Ora la voluminosa Delibera (la n.53 del 3.4.2019), composta da oltre mille pagine, dovrà essere approvata dal Consiglio comunale, dove potrebbe essere emendata. Secondo quanto è stato fatto sapere dall’amministrazione comunale, con questo piano si mirerebbe (il condizionale è d’obbligo), a salvaguardare le zone agricole, garantendo alla città più servizi e meno abitazioni. Da una prima lettura dell’atto amministrativo, nel prossimo decennio dovrebbero essere realizzati circa 10 mila vani. Ma nel redigere il Piano il progettista sembra essersi dimenticato dei sottotetti realizzati nel corso degli anni. Vere e proprie unità abitative, che hanno fatto la fortuna (politica e personale) di qualche potente politico nostrano. Ora è più che mai forte la sensazione, che più di qualche amministratore comunale possa avere qualche importante interesse nell’approvazione finale del Puc, già presentato in pompa magna circa 11 anni fa dall’ex Sindaco Espedito Marletta nella sala convegni del Castello dei Conti alla presenza dell’ex Assessore all’Urbanistica Giovanni La Montagna, del progettista capogruppo del documento Arch.Leonardo Benevolo, dell’Assessore provinciale all’Urbanistica Francesco Domenico Moccia e degli Assessori regionali Gabriella Cundari (Urbanistica) ed Andrea Cozzolino (Attività Produttive). Al termine della passerella venne inaugurata una mostra pubblica con gli elaborati del preliminare del Piano. Da allora sono passati 10 anni ed 11 mesi e sono stati spesi (nel corso del tempo), oltre 300 mila euro. Un vero e proprio tesoretto. Quel Piano era stato deliberato dal Consiglio comunale il 16 aprile 2007. A presiedere la Pubblica Assise c’era proprio l’attuale primo cittadino. Con 21 voti favorevoli ed un astenuto, l’assemblea cittadina approvò le linee d’indirizzo al Piano. A distanza di pochi mesi, in modo del tutto inaspettato, il sindaco Marletta venne mandato a casa dalla sua stessa maggioranza. I soliti maligni fecero trapelare, che la causa della congiura fosse proprio il Puc. Tornando all’attualità, il provvedimento adottato senza la presenza del primo cittadino (e, quindi, si presuppone senza il suo parere), prevede la riduzione della quantità di insediamenti residenziali del 30-40% rispetto allo strumento redatto nel 2008 e poi adottato dal Commissario straordinario…

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Ecco cosa scrive la stampa quotidiana sull’approvazione del Piano Urbanistico Comunale

Adesso, relativamente al Piano Urbanistico Comunale (PUC), approvato il 3 aprile scorso dalla Giunta comunale targata Lettieri e di cui riferivamo in precedenza, questo è quanto riportava qualche altro noto quotidiano a poche ore dall’approvazione dello stesso. “Tremila nuovi appartamenti da realizzare in parte come “riempimento” dell’area già urbanizzata. Ma le nuove case saranno in maggioranza costruite in regime di edilizia convenzionata, all’interno di quella che sarà una sorta di corona urbana della città, una mezzaluna che si svilupperà da sud est a nord ovest. Sarà composta da 60 aree edificabili. Superficie totale impegnata dalla futura “città satellite” a ridosso della cintura urbana storica: 686.909 metri quadrati. E’ tutto contenuto nel nuovo Piano Regolatore di Acerra, adottato dalla Giunta comunale. Si torna, dunque, a costruire ad Acerra, secondo Comune più esteso a Nord di Napoli dopo Giugliano, ma con le aree agricole libere e più ampie del territorio. Si torna quindi a cementificare in modo consistente nel napoletano, dopo circa una dozzina d’anni di quasi totale blocco delle attività edilizie. Ma qui saranno necessari altri due passi: il voto del Consiglio comunale ed il parere della Città Metropolitana. L’iter si dovrà completare entro un anno. Nel frattempo sono scattate le norme di salvaguardia. C’è un giallo però. Il primo cittadino – prosegue l’articolo – non ha votato il provvedimento. Non ha votato nemmeno il preliminare del Piano, a dicembre scorso. E su questo aspetto Lettieri non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Ma l’opposizione polemizza. “Il sindaco Lettieri, ancora una volta, ogni qualvolta si è deliberato su questo, è stato assente per una precisa scelta. C’è un conflitto d’interessi: lui ha il dovere di spiegare alla città i caratteri e la natura di questo conflitto” – stigmatizza Pasquale Marangio, del coordinamento cittadino del Pd, ex assessore all’Ambiente ed ex consigliere comunale per vari anni. “Ci opporremo con tutte le nostre forze a questo nuovo sacco di Acerra – aggiunge l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo”. Lettieri invece sostiene che “si tratta di un Piano, che pone al centro verde e servizi e che rispetta l’agricoltura. Il Piano prevede la riduzione della quantità di insediamenti residenziali del 30-40% rispetto allo strumento redatto nel 2008 e poi adottato dal Commissario straordinario nel 2012, senza approvazione definitiva”. Inoltre rassicura il sindaco, “ci sarà un minor consumo…

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Consegnati i “BootCamp”, il kit per le neo mamme o prossime a diventarlo

Venivano presentati nei giorni scorsi, all’interno del reparto di Ostetricia e Ginecologia della clinica “Villa dei Fiori”, diretto dal primario Dottor Giuliano Ciccarelli i “BootCamp”, realizzati dalla Regione Campania. Si tratta dei kit per le pazienti del reparto (prossime a diventare mamme o che hanno da poco partorito), presentati dall’Assessore regionale alle Pari Opportunità Chiara Marciani e dalla dottoressa Antonella Ciccarelli. Il componente l’esecutivo regionale campano, al termine della presentazione, visitava il reparto (che assiste 1500 parti all’anno) ed il Pronto Soccorso (che assiste oltre 60 mila pazienti). Il presidio ospedaliero di Villa dei Fiori è entrato ormai da tempo di diritto tra le strutture d’eccellenza della sanità della Regione Campania, con le sue 56mila prestazioni all’anno, i 248 posti letto, i 600 dipendenti, il Pronto Soccorso attivo h 24 ed un’unità di emodinamica di primissimo ordine, unico presidio d’emergenza convenzionato dell’intera area metropolitana di Napoli, insieme alla clinica “Pineta Grande” di Castel Volturno. Il kit realizzato dall’Ente regionale vuole essere un punto di riferimento per tutte le famiglie ed in particolare per le donne, che stanno affrontando la maternità. All’interno vi sono consigli e suggerimenti. Oltre al kit di “addestramento”, veniva consegnata anche una guida pratica per genitori, con l’idea di promuovere iniziative di sostegno ed indicazioni di buone prassi rivolte ai neo genitori. L’assessore spiegava il perché di quest’iniziativa alle mamme presenti e diceva: “Grazie innanzitutto a voi per l’accoglienza e per aver organizzato quest’iniziativa. La nascita di un piccolo è uno dei giorni più importanti per una famiglia e quindi BootCamp vuole essere un aiuto. Naturalmente sia la guida, che i consigli non si sostituiscono ai consigli dei medici e dei pediatri, ma vuole essere un punto di riferimento, su quelle che sono alcune regole. Per esempio all’interno del kit vi sono le date dei vaccini, ma anche consigli nutrizionali, visto che anche come Regione facciamo molta attenzione all’alimentazione. Non abbiamo voluto trascurare le mamme, che hanno voglia di tornare al lavoro o che vogliono lavorare, quando i figli sono un pò più autonomi. Nella guida ci sono anche dei consigli sui progetti che portiamo avanti come Regione Campania, come ad esempio sui voucher per nidi, per i campi estivi. Consigli per le mamme che lavorano, in modo da poter conciliare al meglio vita lavorativa…

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Miracolo operaio ad Acerra, 12 lavoratori acquistano la fabbrica con il Tfr

Sei anni lontani dal lavoro, altri 3 per provare a rilevare l’azienda, macchinari comprati all’asta con il proprio Tfr. Poi sabotaggi, un incendio e tante difficoltà. Ma alla fine i 12 operai di “Screen Sud” ce l’hanno fatta. Ora la fabbrica di Acerra è di loro proprietà. Fattura 2 milioni di euro all’anno e va a gonfie vele. L’hanno acquistata con la liquidazione di 15 anni di lavoro, sborsando anche l’anticipo di mobilità e con l’aiuto di LegaCoop. “Trovo difficoltà a spiegarlo – racconta Raffaele Silvestro, presidente della cooperativa ed ex responsabile commerciale della vecchia società fallita – ti alzi da casa tua e vieni a casa tua. Trovi più energie in tutto quello che fai, perché lo fai per te. È un’esperienza unica”. Gli operai, titolari della propria azienda (si chiamano workers buyout, operai di un’impresa in crisi che la salvano, rilevandola con le proprie forze), lavorano in un capannone di 1.800 metri quadri nella zona Asi su due turni. Dalle 6 alle 22 qui le luci sono accese, le macchine in funzione e anche le braccia degli operai. La stanchezza lascia il posto ai sorrisi, ai caffè bevuti insieme al distributore, anche alle 10 di sera, con la schiena spezzata. Hanno dai 36 ai 50 anni non ancora compiuti. “Lavoriamo per noi stessi – prosegue Silvestro – non è tutto rosa e fiori. Ci sono gli screzi ma si superano. Il nostro è un matrimonio a 12. Sono stato il primo a pensare, che dovevamo provarci. Ero il capitano, ho dovuto scegliere se vivere o morire ed ho chiamato sulla scialuppa di salvataggio i colleghi, con cui potevo collaborare. In una cooperativa si richiede sacrificio, vera collaborazione. So che se ci sono difficoltà, chiedo ai miei compagni di rinviare lo stipendio, per pagare un fornitore e mi dicono di sì”. La coop produce 3mila metri quadri al mese di telai in acciaio, reti antintasanti-setaccio per le industrie estrattive e l’edilizia, oltre al mercato italiano (soprattutto il Nord Est) una buona parte della loro produzione viene esportata in Nord Africa, Australia ed Europa. Erano in 50, quando a Nola lavoravano per la società Lafer, poi fallita e messa in liquidazione. Non tutti hanno risposto all’appello della cooperazione: solo in 12 ci hanno creduto e si sono salvati…

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