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Lo stop della Corte Europea agli inceneritori boccia lo SbloccaItalia del governo Renzi

Il giudizio della Corte di Giustizia Europea, emesso lo scorso 8 maggio e con il quale i giudici hanno sentenziato per il No a nuovi inceneritori e per lo stop all’ampliamento di quelli esistenti e di cui riferivamo in precedenza, aveva effetti tangibili sull’intero ciclo dei rifiuti non solo campano. Infatti la sentenza diventa giurisprudenza in tutta la comunità europea. E, come già detto, tutto era nato dal ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste “Comitato Acerra Donne del 29 Agosto” e “Mamme di Venafro”, legalmente rappresentate dall’Avvocato Carmela Auriemma, che è anche Capogruppo in Consiglio comunale del Movimento 5 Stelle. Ora toccherà al Tar Lazio, a cui si erano rivolti gli ambientalisti, decidere nel merito. Ma pare scontato, che il dispositivo verrà abrogato, perché in contrasto con le direttive europee. In particolare, per realizzare nuovi impianti o ampliare quelli esistenti, si dovrà fare uno studio più dettagliato sugli effetti ambientali e soprattutto sottoporre piani e progetti per 60 giorni alle osservazioni di associazioni, comitati di cittadini ed Enti locali, che potranno manifestare il proprio disaccordo. In Regione, alle prese con gli affanni mai superati dello smaltimento rifiuti ed il prossimo stop dell’inceneritore acerrano per manutenzione manifestavano tranquillità, anche se traspariva comunque una certa tensione. “Preferisco non commentare una sentenza che, al momento, non conosco nei dettagli” – diceva l’Assessore regionale all’Ambiente Fulvio Bonavitacola. A Palazzo Santa Lucia comunque ribadivano, che “la quarta linea dell’inceneritore si farà, perché si tratta di un adeguamento dell’impianto e non di un piano o di un programma di interventi, da sottoporre alla Valutazione di Impatto Strategica Ambientale”. Il forno aggiuntivo in pratica servirebbe solo da supporto, quando una delle tre linee è in manutenzione e quindi non aumenterebbe i quantitativi di rifiuti trattati. Ma gli ambientalisti annunciano battaglia. E nel mirino ci sono anche il piano regionale di smaltimento dei rifiuti, che prevede incenerimenti dei quantitativi dei rifiuti da termodistruggere ad Acerra. La Regione aveva previsto di rafforzare gli Stir e di creare siti temporanei per lo smaltimento dei rifiuti. Ma ora la sentenza della Corte di Giustizia è giunta all’improvviso e la Giunta ed il Consiglio regionale campano non hanno ancora avuto il tempo di studiare le carte, per comprenderne le ricadute reali. Ovviamente di tutt’altro umore era la coriacea Auriemma, alla quale…

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Un esposto-denuncia presentato per la presenza di una grande discarica in zona Asi

Una presunta gigantesca discarica abusiva nel terreno del polo dei rifiuti, il complesso industriale in cui sono sorte nell’ultimo ventennio decine di aziende, che stoccano e trattano gli scarti pericolosi e non. La notizia veniva divulgata dalla stampa quotidiana domenica 5 maggio, specificando che il sospetto era emerso, a seguito di un carotaggio eseguito da una ditta, che si è insediata nell’Area a Sviluppo Industriale di Acerra. Nello specifico il riferimento è alla società “Eco.Drin.” che, con il Decreto n.179 del 9 ottobre 2017, rilasciato dal Dirigente del settore Ecologia e Tutela Ambientale della Regione Campania, ha messo in esercizio un impianto di stoccaggio, trattamento e smaltimento di rifiuti pericolosi e non. La quantità massima di rifiuti stoccabili in ogni momento è (come allora stabilito) di 1289 metri cubi. Intanto la Regione, su richiesta del Comune di Acerra, ha chiesto alla Città Metropolitana e all’Arpac, di effettuare uno scavo, per verificare l’esistenza del presunto enorme sversatoio. Una valanga di rifiuti che si nasconderebbero sotto le aziende del polo ubicato in contrada Pagliarone. La discarica sarebbe profonda tre metri ma la sua ampiezza è al momento sconosciuta. La vicenda infatti è venuta fuori, perché la Ecodrin ha chiesto di recente alla Regione l’ampliamento dell’impianto, con il fine di trattare un maggiore quantitativo annuale di rifiuti pericolosi e non. Ma Palazzo Santa Lucia, prima di concedere l’autorizzazione, ci vuole vedere chiaro e, su richiesta del Comune, ha disposto uno scavo, per verificare quanto comunicato dalla stessa Ecodrin, vale a dire la presenza di una discarica abusiva occultata. Lo scavo dovrà essere effettuato da Città Metropolitana e Arpac. L’allarme ambientale è scattato, quando la Regione ha convocato la Conferenza dei Servizi, per decidere sull’ampliamento dei volumi di rifiuti chiesto da Ecodrin. Ma gli ambientalisti della zona sono scesi in campo ed hanno preteso da Comune e Regione tutta la documentazione. Ne sono scaturite alcune osservazioni, depositate presso la Procura della Repubblica di Nola, il Ministero dell’Ambiente, la Regione ed il Comune (l’informativa è firmata da Alessandro Cannavacciuolo, Vincenzo Petrella, Massimiliano Messina, Valerio ed Antonio Montesarchio e Luca Fabbricatore). Dai grafici dei carotaggi della Ecodrin, risalenti al 2011, quando cioè la società chiese e poi ottenne da Regione e Comune le autorizzazioni, per realizzare l’impianto, è emerso che nel terreno sotto l’azienda,…

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Quarta linea inceneritore, Auriemma: “La frase di De Luca è inopportuna e di cattivo gusto”.

Sono ormai note le reazioni successive alle dichiarazioni, di cui abbiamo riferito sui numeri scorsi, rese dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e relative alla possibilità che la Regione possa o debba portare a quattro le linee dell’inceneritore di Acerra. Secondo De Luca “a settembre avremo un periodo delicato per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dal momento che si dovrà procedere alla manutenzione generale dell’intero impianto acerrano, che starà fermo per circa 40 giorni. Ci stiamo preparando da adesso, a trovare dei siti di stoccaggio provvisori. E, dopo questo periodo, smaltire nell’arco di due-quattro mesi i rifiuti accumulati (2 mila tonnellate al giorno che, solitamente, finiscono nel termodistruttore ndr). Il sito di stoccaggio servirà per le 70mila tonnellate di rifiuti, che si produrranno in quei 40 giorni. Occorre dunque progettare subito una quarta linea di riserva, da tenere nell’impianto. Anche se la sua costruzione richiede tempi non brevi. Infatti occorrono 2 anni e 120 milioni di euro”. A ribadire la contrarietà alla quarta linea era anche il Vescovo Antonio Di Donna, durante l’omelia pasquale pronunciata in una Cattedrale colma di fedeli, quando si scagliava contro i politici regionali e locali. “Ragazzi e giovani continuano ad ammalarsi e a morire. Prima la Montefibre, poi l’inceneritore hanno distrutto i nostri campi ed ancora oggi si continua a parlare di quarta linea dell’inceneritore: una grande bufala” – tuonava dal pulpito l’alto prelato lamentando, tra l’altro, un deficit di democrazia, perché sull’inceneritore “non c’è controllo e noi non sappiamo niente”. Alle parole del Vescovo martedì 23 aprile, nel rispondere ai cronisti, De Luca replicava con una breve e sarcastica battuta, ossia: “Che Dio l’abbia in gloria”. Sulla questione interveniva anche il Consigliere comunale Carmela Auriemma (unico esponente politico a farlo), la quale diceva: “La battuta di cattivo gusto ed inopportuna del Presidente De Luca sul nostro Vescovo si commenta da sola. Soprattutto se indirizzata a chi, dal suo arrivo in città, continua con forza a difendere la salute della nostra comunità e a lottare contro ogni forma di inquinamento del nostro territorio. Intanto vorremmo chiedere a De Luca, cosa viene bruciato nell’impianto e perché, a distanza di 10 anni, ancora non viene costituito un osservatorio regionale sull’inceneritore. Ma, soprattutto, perché da 600 mila tonnellate si è passati a 750…

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Ex campo rom abusivo in zona Candelara, l’Asl intima di bonificare l’amianto

Ancora riflettori puntati sull’ormai ex campo rom abusivo, sito in località Candelara e sgomberato nella mattinata del 27 febbraio scorso, a seguito dell’abbattimento delle baracche irregolari, realizzate su un terreno privato, in ottemperanza all’Ordinanza dirigenziale n.83 del 28.11.2018, emessa dal Dirigente comunale all’Urbanistica e che scadeva il 1 marzo scorso. Nei giorni successivi, anche con la collaborazione della ditta, che si occupa del servizio cittadino di igiene urbana, si provvedeva alla caratterizzazione ed alla rimozione dei rifiuti provenienti dalle demolizioni, per un importo pari a 39.853.00,00 euro. Ma poiché l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo riteneva che “a Candelara c’è il pericolo di incendi, in quanto là abbiamo trovato tonnellate di rifiuti pericolosi: guaine bituminose, amianto, ingombranti, carcasse di auto, pneumatici, plastiche speciali ed in quanto quel sito è stato per anni una centrale abusiva di smaltimento e d’incendio di rifiuti, occorreva fare un’indagine approfondita, per procedere ad un’adeguata bonifica”. E presentò, in data 23.03.2019, un esposto-denuncia con allegato rilievo fotografico, indirizzato alla Procura della Repubblica di Nola, al Ministero dell’Ambiente, ai Carabinieri di Castello di Cisterna, all’ANAC, all’Asl Napoli 2 Nord e all’Arpac ed avente ad oggetto le emissioni in atmosfera di sostanze pericolose, la gestione illecita di rifiuti e la bonifica senza titoli autorizzativi dell’ex campo rom di Candelara. Dall’esposto si evince che gli ambientalisti “notavano che, all’interno del sito erano in corso operazioni di scavo con movimentazione di terreno misto a rifiuti. Il tutto con l’ausilio di mezzi d’opera, nonché di operai privi di dispositivi di protezione individuali), intenti ad “abbancare” i rifiuti (pericolosi e non) nei punti marginali del campo. Operazioni che comportavano – a detta degli istanti – l’emissione di polveri aereodisperse, chiaramente visibili anche ad occhio nudo. Ebbene, come riportato nei giorni scorsi anche dalla stampa quotidiana, a giudicare dalla riconsegna del sito nella disponibilità dei proprietari del terreno, la rimozione dei rifiuti disposta dal Comune era ufficialmente terminata il 30 marzo scorso. Ma per le autorità sanitarie non è così ed il Dirigente dell’Ufficio Igiene Ambientale dell’Asl Napoli 2 Nord, Michelangelo Luongo, dopo un sopralluogo effettuato in seguito alla denuncia di alcuni ambientalisti, rilevava che nella zona degli interventi sia stato rinvenuto, nonostante l’avvenuta rimozione sottoscritta dal Comune, “materiale frantumato contenente probabilmente amianto, rifiuti combusti, inerti ed urbani”. La presunta presenza di amianto, spaccato ed in grandi quantità, veniva fotografato da alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle ed ambientalisti…

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Tre campi contaminati interdetti al pascolo degli ovini

Allarme ambientale ad Acerra e a Casalnuovo, seppur per motivi diversi. Nel nostro territorio i Carabinieri dell’Unità Forestale, impegnati in un’attività di controllo del territorio, hanno infatti interdetto al pascolo tre terreni contaminati da inquinanti in vista delle imminenti festività pasquali, quando sono possibili macellazioni delle greggi, che pascolano in queste aree. I Militari dell’Arma imponevano anche ai gestori degli appezzamenti di terreno, di non produrre foraggi e di far analizzare i prodotti ortofrutticoli, prima che questi siano commercializzati. I fondi in questione ed interdetti al pascolo si trovano a via Degli Etruschi, dove c’è un campo contaminato coltivato a patate ed in località Frassitelli, al confine con il territorio del casertano. Preoccupazione anche nel vicino Comune di Casalnuovo dove alcuni ambientalisti, tra i quali Alessandro Cannavacciuolo, Vincenzo Petrella ed un Consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Christian Cerbone, denunciavano alla Procura della Repubblica di Nola, ai Carabinieri e all’Asl Napoli 2 Nord “lo stato in cui si trova l’area del parco pubblico in costruzione denominato Moneta”. I denuncianti sospettano che “nell’area delimitata di tutto il cantiere siano state sollevate polveri cancerogene”. Appena cinque giorni prima il Direttore dei Lavori del parco, l’Arch.Sergio Wirz, aveva reso noto, che sotto la superficie si trovano ancora vasche di amianto e che altre quantità del pericoloso minerale si trovano in tre cassoni, sistemati accanto alle abitazioni e ad una scuola elementare. E sotto un grande telone si trovano tonnellate di rifiuti speciali.  

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Quarta linea dell’inceneritore, è un No forte che si leva dalla comunità locale

Non accennano a placarsi le reazioni successive alle dichiarazione, di cui abbiamo riferito sullo scorso numero, rese dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e relative alla possibilità che la Regione Campania possa o debba portare a quattro le linee dell’inceneritore, sito in località “Pantano”. Secondo De Luca “a settembre avremo un periodo delicato per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dal momento che si dovrà procedere alla manutenzione generale dell’intero impianto di Acerra, che starà fermo per circa 40 giorni. Ci stiamo preparando da adesso, a trovare dei siti di stoccaggio provvisori, per evitare rifiuti per strada. E, dopo questo periodo, smaltire nell’arco di due, tre, quattro mesi i rifiuti accumulati (2 mila tonnellate al giorno che, solitamente, finiscono nel termodistruttore ndr). Il sito di stoccaggio servirà per le 70mila tonnellate di rifiuti, che si produrranno in quei 40 giorni. Stiamo trovando un sito di proprietà della Regione, faremo i lavori di impermeabilizzazione e poi, con calma, ci libereremo, quando l’impianto tornerà in funzione. Non si può avere quest’emergenza continua – aggiunge il Governatore – e dobbiamo progettare subito una quarta linea di riserva, da tenere nell’impianto. Anche se la sua costruzione richiede tempi non brevi. Infatti occorrono 2 anni e 120 milioni di euro. Motivo per cui dovremo lavorare, per reperire queste risorse. Dobbiamo creare una soluzione definitiva per la gestione del problema in Campania”. Il presidente parlava della situazione con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ed affermava: «Si era anche impegnato, a trovare uno sbocco per alcuni rifiuti, che portavamo ad Acerra in qualche impianto del Nord. Ma fino ad ora non abbiamo avuto riscontri. Vediamo se, nei prossimi mesi, anche dal livello ministeriale ci indicheranno altri sbocchi». Ma la polemica montava. Il Capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Maria Muscarà, dice: “E’ dal 2016 che De Luca è consapevole, che nell’autunno del 2019 il termovalorizzatore avrebbe chiuso per 45 giorni. A pochi mesi dalla paralisi si è limitato a piagnucolare e a tentare di scaricare le responsabilità sul Governo. Incapace, in questi anni, di far partire un piano di riduzione a monte dei rifiuti, ora gioca il ruolo della vittima”. E, tanto per restare nell’orbita del mondo pentastellato, la locale sezione dei 5 Stelle, attraverso il proprio portavoce, il Consigliere comunale Carmela Auriemma,…

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Cub SiCobas: “No alla quarta linea. De Luca pensi a far differenziare i rifiuti di Napoli”.

Non accennavano a placarsi le reazioni successive alle dichiarazione, di cui abbiamo riferito sullo scorso numero, rese dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e relative alla possibilità che la Regione Campania possa o debba portare a quattro le linee dell’inceneritore, sito in località “Pantano”. “A metà settembre avremo un periodo delicato per quanto riguarda la gestione dei rifiuti – aveva detto De Luca –  dal momento che si dovrà procedere alla manutenzione generale dell’impianto di Acerra, che starà fermo per circa 40 giorni. Dobbiamo prepararci da adesso a trovare aree di stoccaggio provvisorie dei rifiuti e, dopo questo periodo, smaltire nell’arco di due, tre, quattro mesi i rifiuti accumulati. Non si può avere quest’emergenza continua – aggiungeva il Governatore – e dobbiamo progettare subito una quarta linea di riserva, da tenere nell’impianto. Dobbiamo creare una soluzione definitiva per la gestione del problema in Campania”. Dunque dovranno essere individuate le aree, sulle quali insisteranno i rifiuti, che dovrebbero restare per pochi mesi. Anche se in passato non è stato così. Intanto sabato 23 marzo un gruppo di lavoratori del Consorzio Unico di Bacino (CUB) di Acerra aderenti al Si Cobas, in segno di protesta, bloccavano alcuni camion, che stavano per varcare l’ingresso dell’inceneritore, sui cui cancelli venivano appesi degli striscioni, che sintetizzavano i motivi della vertenza. Una protesta messa in atto, per manifestare contro le dichiarazioni di De Luca. Sul posto si portavano le Forze dell’Ordine, anche se non si registravano problemi di ordine pubblico. Il picchetto durava un paio d’ore, giusto il tempo di creare una lunga coda di autoarticolati dinanzi al varco dell’impianto. “De Luca parla ancora della quarta linea – dicevano alcuni manifestanti – ma non è possibile che Acerra meriti tutto questo. Il Governatore pensi alla città di Napoli e all’Asìa, la più grande azienda della zona, che differenzia poco o nulla”. Alcuni dei lavoratori, infatti, dopo la partenza del Piano Straordinario per il lavoro relativo ai Cub, è stato integrato nell’Asìa, che si occupa della raccolta dei rifiuti a Napoli e che, al momento, registra una percentuale di raccolta differenziata pari al 35%. Azienda per la quale lavora da alcuni mesi Giovanni D’Errico, il quale dice: “Serviamo solo a raccogliere la spazzatura, che di differenziato ha ben poco. Vogliamo denunciare questa situazione,…

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Riceviamo e pubblichiamo

Riceviamo e, di seguito pubblichiamo, il comunicato stampa dell’Ufficio legale Sparviero “L’Ufficio Legale Sparviero, in qualità di esponente della Lega con Salvini, nonché rappresentante legale delle Associazioni “Laboratorio Fare Ambiente” di Acerra e “S.T.O.G.”, ha intrapreso un’importante azione, per stimolare le istituzioni competenti, al fine di affrontare con metodo e determinazione il grave fenomeno della “Terra dei Fuochi” che, da più di un ventennio, colpisce gran parte del territorio campano. Con una serie di lettere dirette al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Campania ed alla Procura generale della Repubblica abbiamo chiesto, che si costituisca una commissione, che approfondisca gli studi di tutto il quadro ambientale, legale, sanitario, economico e sociale, di cui si compone la vicenda indicata. Infatti, con una prima lettera del 06/10/2018, indirizzata al Ministero dell’Ambiente, abbiamo chiesto, che sia data esecuzione all’ ”Accordo di Programma Operativo”, stipulato tra Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, il Sottosegretario presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione Campania, il Commissario Delegato ed il Comune di Acerra e che prevedeva lo stanziamento di più di 85 milioni di euro, al fine di attuare importanti opere di bonifica, valorizzazione del territorio acerrano, nonché di agevolazioni per la popolazione di Acerra. Con una seconda lettera del 15/01/2019, veniva chiesto ai Ministeri della Salute e dell’Ambiente, nonché alla Regione Campania, in occasione dell’udienza che si teneva presso il Tribunale di Napoli relativamente alla confisca definitiva del patrimonio dei F.lli Pellini, che ammonta a circa 222 milioni di euro, di dare attuazione al combinato disposto degli artt.18 della Legge n.349 del 1986 e 2043 c.c. Tale combinato prevede che i patrimoni confiscati definitivamente ai condannati per reati eco-ambientali, siano destinati alle opere di bonifica, nonché all’indennizzo delle vittime dell’inquinamento. Per quest’ultima parte abbiamo chiesto, che si organizzi una procedura per l’indennizzo diretto delle stesse grazie ad una valutazione della documentazione medico-legale prodotta, la valutazione del nesso di causalità e la determinazione di un equo indennizzo. Infine, a seguito della presentazione al Tribunale di Strasburgo di un numero molto elevato di ricorsi, finalizzati al risarcimento delle vittime della Terra dei Fuochi, abbiamo deciso di presentare con determinazione la vicenda alla Procura Generale mediante l’Ufficio delle Reti Ambientali, chiedendo di attuare una pressione sulle istituzioni competenti, per spingerle ad eseguire in…

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De Luca: “Occorre la quarta linea dell’inceneritore”. Lettieri replica: «Ad Acerra non la farete».

Tornava in auge, nei giorni scorsi, la possibilità che la Regione Campania possa o debba portare a quattro le linee dell’inceneritore sito in località “Pantano”. E ciò a seguito delle dichiarazione rese dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, il quale diceva: “A metà settembre avremo un periodo delicato per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dal momento che si dovrà procedere alla manutenzione generale dell’impianto di Acerra, che starà fermo per circa 40 giorni. Dobbiamo prepararci da adesso a trovare aree di stoccaggio provvisorie dei rifiuti e, dopo questo periodo, smaltire nell’arco di due, tre, quattro mesi i rifiuti accumulati. Non si può avere quest’emergenza continua – aggiungeva De Luca – e dobbiamo progettare subito una quarta linea di riserva, da tenere nell’impianto. Dobbiamo creare una soluzione definitiva per la gestione del problema in Campania”. Si preannuncia, pertanto, un’estate più calda, visto che dovranno essere individuate le aree, sulle quali insisteranno i rifiuti. Dovrebbero restare per pochi mesi, ma in passato non è stato così e vi sono rimasti per anni. Intanto già a novembre scorso il Sindaco Lettieri, sull’ipotesi di realizzare una quarta linea dell’inceneritore, disse: «Ad Acerra la quarta linea non la farete! Quest’Amministrazione, insieme a tutta la città, sarà contro questa scellerata e pericolosa scelta politica, che ancora una volta scarica sul territorio di Acerra l’ennesima emergenza rifiuti a discapito della sola comunità, che sopporta da anni l’impianto, che brucia i rifiuti di tutta la Regione Campania. Chiediamo al Presidente della Regione Campania De Luca, di rivedere il piano regionale dei rifiuti e di abbandonare ogni ipotesi di realizzare la quarta linea. Chiediamo al Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, di provvedere ad adottare provvedimenti legislativi chiari, che impediscano la realizzazione di un’altra linea nell’impianto e che vietino ogni ulteriore imposizione sul nostro territorio. Le ragioni di queste richieste sono note: il territorio di Acerra ha già pagato tanto e tuttora sopporta lo smaltimento dei rifiuti di tutta la Regione. E’ il territorio scelto, più di dieci anni fa, dallo Stato come vittima sacrificale, per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti di tutta la Regione. Una visione che tragicamente ritorna oggi dopo dieci anni, al prospettarsi di una nuova emergenza. E’ venuto il momento che la Regione Campania di De Luca…

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Niente caratterizzazione di acque e terreni senza la pulizia straordinaria delle aree

Torna alla ribalta l’ex Montefibre, ossia il polo chimico tessile acerrano, dove la produzione è ferma dal maggio del 2004 per ristrutturazione e che sarebbe dovuta ripartire nell’estate del 2009. Questa volta il fronte non è tanto quello occupazionale, ma quello ambientale e, nello specifico, quello che riguarda la pulizia straordinaria di alcune aree di proprietà della Montefibre spa, ubicate nel sito industriale in origine di proprietà della sola società. Infatti, come comunicato dai curatori fallimentari della società in liquidazione, destinatari a gennaio scorso di un verbale di diffida, notificatogli dal Comando della Polizia Municipale, le suddette attività di pulizia straordinaria sono ad uno stato avanzato di lavorazione ed i rifiuti raccolti sono stati catalogati e registrati secondo le normative vigenti. Materiali che vanno smaltiti entro 90 giorni dalla data di registrazione in carico e, pertanto, pochi giorni prima della fine del mese corrente. E allora? Sembrerebbe (e tutto ciò nel mentre scriviamo) che, quantunque richiesta a gennaio e a febbraio scorsi, l’autorizzazione a riprendere almeno tale attività non sia mai giunta alla società Montefibre in liquidazione, quantunque la stessa abbia trasmesso i documenti ed i chiarimenti richiesti. Né siano giunti riscontri alle note inviate dalla società, sita a Contrada Pagliarone, di cui alcuni tecnici si sarebbero anche recati presso gli Uffici del Comando. Da precisare che giammai la società ha posto in indirizzo alle sue note gli altri organi politici o dirigenziali del Comune. Ovviamente la diffida aveva comportato il blocco del cantiere; l’interruzione delle attività di smaltimento e l’impossibilità di intervenire anche per la sola messa in sicurezza dei confezionamenti già approntati dalle imprese incaricate e risultanti dalle procedure concorsuali. Lo stallo dei lavori comporta, inoltre, un danno alla società, rimediabile solo autorizzando le ditte incaricate delle operazioni di pulizia straordinaria, ad intervenire urgentemente a completare i lavori. Oltre a ciò, senza la cessazione degli effetti della diffida e senza il completamento delle attività di pulizia straordinaria di dette aree, non si può procedere alle attività di caratterizzazione dei terreni e delle acque di falda, autorizzate dal Decreto dirigenziale di aprile 2017 e che saranno poi comunicate alle autorità competenti. Ma quali sono queste aree da pulire e da quali materiali? Sono quelle destinate da Montefibre spa (dagli inizi dell’attività produttiva di fine anni ’70 fino…

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