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Incendio nel deposito edilizio, non esclusa la pista del dolo

Era nella mattinata dello scorso 14 settembre, che in un deposito di materiale edilizio sito a via Fratelli Cece, in una traversa di Contrada San Giovanni e che si estende su un appezzamento di circa 700 metri quadrati, si propagava un vasto incendio. Le alte fiamme per fortuna non interessavano l’intera area, né alcune delle abitazioni, che insistono nei pressi del sito. Ad andare in fiamme erano, oltre alle sterpaglie, anche grossi cumuli di rifiuti di varia tipologia, tra cui pneumatici, tubi di gomma e calcinacci, ferraglia, materiale edile da risulta, pezzi di eternit e fusti di vernice inutilizzata tali, da configurare una vera e propria discarica a cielo aperto. L’impressionante colonna di fumo nero era visibile anche da diversi Comuni limitrofi e creava non poche preoccupazioni ai residenti del posto. Scattato l’allarme, sul posto si portavano i poliziotti municipali del locale Comando ed i Vigili del Fuoco di Afragola, che impiegavano oltre un’ora per spegnere l’incendio, impedendo che le fiamme raggiungessero gli immobili ivi insistenti. L’aria diveniva subito acre ed irrespirabile, tant’è che a causa del fumo e di qualche esplosione avvertita, alcuni genitori portavano via dalla zona i propri bambini. “Non avevamo notato l’incendio, fino a quando non abbiamo avvertito delle esplosioni – riferivano alcuni residenti – ed abbiamo visto fiamme alte circa 15 metri”. Gli scoppi, molto probabilmente, saranno stati causati dall’esplosione di alcuni contenitori di vernici o bombole di gas semivuote. “I bidoni dovevano essere chiusi – dicevano i pompieri – e al loro interno, col tempo, si forma del gas, a causa dei residui di vernice. Quando poi si incendiano, esplodono”. Nel frattempo venivano avviate le indagini, per appurare se l’incendio fosse doloso o meno, visto che il terreno è recintato da una muratura in blocchi, con apposizione di un cancello in ferro, che risultava aperto e non idoneo, a garantire la chiusura del lotto. Non veniva quindi esclusa l’ipotesi che qualcuno sia penetrato all’interno, per appiccare il fuoco agli scarti. Inoltre all’esterno dell’area-deposito c’era una macchia nera, da dove potrebbe essere stato appiccato da ignoti il fuoco che poi, in poco tempo, si sarebbe propagato all’interno. Appezzamento, di cui i Vigili Urbani sottoponevano a sequestro giudiziario il lotto interessato, trasmettendo una dettagliata informativa di reato, con relativo rilievo fotografico, alla Procura della…

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Multinazionale francese Suez vuole riattivare la centrale turbogas ex Sogetel

Colpo di scena quattro anni dopo quella che, all’epoca, era sembrata come la chiusura definitiva della centrale turbogas, ubicata nella zona industriale compresa tra Acerra e Pomigliano, alle spalle dei grandi stabilimenti Fiat ed Alenia. I francesi della multinazionale ex Suez, ora denominata “Engie servizi spa”, come riportato anche dalla stampa quotidiana, hanno infatti comunicato alla Città Metropolitana di Napoli, di aver effettuato la voltura societaria dall’azienda “Cofely Italia spa”, chiedendo all’Ente di piazza Matteotti, di voler autorizzare questo passaggio delle consegne. Si tratta di un passaggio obbligato attraverso la Città Metropolitana e propedeutico ad un obiettivo finale, peraltro dichiarato dalla multinazionale d’Oltralpe nella stessa richiesta di voltura, quello cioè di riattivare in tempi brevi la turbogas da oltre 100 megawatt. Dunque, dopo la dismissione nell’aprile 2014 dell’impianto (15 operai licenziati in tronco), impianto fatto realizzare ed inaugurato dalla famiglia Falck nel 2000, la prospettiva imminente è quella della riapertura della grande centrale, che produceva energia elettrica dalla combustione del gas metano. Energia elettrica che, fino al 2014, era prodotta e quindi immessa nella rete dell’Enel o in parte utilizzata, per rifornire alcuni servizi della vicinissima fabbrica automobilistica Fiat. Per far riaprire la centrale sarà però determinante un ultimo esame, quello da effettuare presso la Regione Campania, alla quale la Engie chiederà l’Autorizzazione Integrata Ambientale. Una volta ottenuto dalla Regione il via libera, la turbogas potrà quindi riaccendere i motori. Ma gli ambientalisti sono già sul piede di guerra. Le associazioni dei Volontari Anti Roghi e la Guardie Ambientali di Acerra hanno già inviato loro delegati alla Regione, per protestare ufficialmente contro quest’ormai annunciata riapertura. “La centrale turbogas – spiegano – emetteva grandi quantità di anidride carbonica accanto a grandi fabbriche, che inquinano ed in un’area fortemente contaminata dai rifiuti, dove peraltro la Regione già prevede la realizzazione, nel Comune di Pomigliano, di un grande impianto di compostaggio sovradimensionato rispetto alle reali esigenze del territorio”. La centrale turbogas a metano, realizzata dall’ex Sogetel, chiuse i battenti ad aprile 2014, perché terminarono gli ecoincentivi del Cip6 per l’impianto, che forniva all’Enel l’energia elettrica prodotta dalla combustione del metano e che riscaldava, tra l’altro, il grande stabilimento automobilistico della Fiat di Pomigliano. Non era ancora chiaro quali effetti poteva avere l’eventuale disattivazione della centrale, più volte finita nel mirino dagli…

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Di nuovo ferma (è l’ennesima volta che accade) una linea dell’inceneritore

Si fermava di nuovo, lo scorso 8 settembre, una linea del termovalorizzatore sito in località “Pantano”. La linea era la numero 3, quella che nelle settimane precedenti era stata regolarmente sospesa per i dovuti lavori di manutenzione. Poi il blocco che creava non poche preoccupazioni. Infatti ogni piccolo inconveniente all’impianto rischia di mettere in crisi un già complesso e difficile ciclo dei rifiuti. La situazione era giudicata critica, perché appena 7 giorni prima era andata fuori uso la linea 2, che aveva ripreso a funzionare solo il 15 agosto. Senza contare come, a partire da maggio, tra interventi di manutenzione programmata e rotture improvvise, l’inceneritore ha funzionato a pieno ritmo (ossia su tutte e tre le linee di lavorazione) solo per poche settimane. Quello di sabato 8, infatti, è il quinto stop ed occorrono una decina di giorni, per sistemare la linea, a causa di una rottura dell’impianto di generazione del vapore. Naturale che, in questo quadro, potrebbe essere necessario, come già accaduto nelle scorse settimane, prolungare lo stoccaggio straordinario. Tra giugno e luglio, infatti, tra lo stop del termodistruttore e gli incendi nelle piattaforme del Conai, più volte il ciclo regionale dei rifiuti è andato parzialmente in crisi. Infatti durante i mesi estivi sono ben 5 gli impianti andati a fuoco. L’ultimo dei quali, quello di tritovagliatura sito Casalduni, nel beneventano, è stato interessato dalle fiamme il 23 agosto scorso. Il quinto, dopo i roghi nel tritovagliatore di Battipaglia e nelle piattaforme di lavorazione e di smistamento delle aziende Nappi (Battipaglia); Bruscino (San Vitaliano) e De Gennaro (Caivano). Anche se la Regione è corsa subito ai ripari autorizzando, in casi di emergenza, uno stoccaggio provvisorio nei piazzali degli impianti Stir. Per evitare di far piombare la Regione di nuovo nell’emergenza rifiuti. Un incubo che incombe sempre e che ha spinto qualcuno, ad ipotizzare la costruzione della quarta linea dell’inceneritore, da subito avversata dagli ambientalisti locali. E se ne parla già da un pò. Una necessità tecnica ma anche politica. Infatti il governatore Vincenzo De Luca non vuole ritrovarsi in una situazione di emergenza e non si stanca di ripetere, anche in pubblico, “come la crisi rimane dietro l’angolo”. L’ex primo cittadino di Salerno non vuole ritrovarsi in piena crisi nei prossimi mesi, quando deve giocarsi la carta…

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Nuovo blitz all’isola ecologica Mulino Vecchio. Riscontrate eventuali ipotesi di reato

Resta sempre più deficitario il servizio cittadino di igiene urbana, svolto per conto del Comune dal I febbraio 2017 dalla società Tekra tra molti disservizi ed inadempienze. Infatti, tanto per fare un esempio, tornava alla ribalta, nei giorni scorsi, l’isola ecologica sita in via Mulino Vecchio, già interessata il 24 aprile scorso dall’Ordinanza sindacale contingibile ed urgente n.17, con la quale il Sindaco Lettieri ordinò ad horas, alla società di Angri, tra l’altro, l’immediato svuotamento dei cassoni ricolmi di rifiuti e di ripulire e di ripristinare la funzionalità di due caditoie, otturate per l’effetto di immissione di terriccio riversato all’interno delle stesse, da correlare al cedimento del manto di asfalto, che interessava la maggior parte della superficie del deposito. Il tutto sulla scorta del verbale redatto dall’Asl, “anche perchè – precisava l’Ordinanza – stava per verificarsi una situazione di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell’ambiente”. Eppure lo scorso 6 luglio l’isola era oggetto di un altro blitz, questa volta da parte del Consigliere comunale di maggioranza Domenico Tardi e del Direttore responsabile di questa testata giornalistica, a seguito di segnalazioni pervenute da alcuni cittadini, a cui seguiva un esposto-denuncia indirizzato al Comandante della Polizia Municipale Felice D’Andrea ed al Dirigente del servizio Igiene Urbana Maria Piscopo. Lungo e preoccupante era l’elenco degli inconvenienti riscontrati dai due, che divenivano parte integrante del rilievo fotografico redatto. Si andava dai cassoni di raccolta, in cui depositare i rifiuti differenziati, (e sempre rigorosamente contrari alle normative vigenti, in quanto privi della dovuta copertura) stracolmi alle vasche appoggiate su una pavimentazione in asfalto o addirittura sul terreno e non in cemento (eccezion fatta per qualcuna). Da una vasca contenente rifiuti, molto probabilmente derivanti da spazzamento stradale con l’utilizzo del mezzo meccanico e dalla quale colava un liquido nauseabondo, che non riusciva a raggiungere la caditoia, stagnando sull’asfalto, alla presenza di rifiuti sparsi ovunque. Dalla cartellonistica apposta all’ingresso del centro di raccolta non leggibile e relativa ai codici dei rifiuti da conferire all’assenza del sistema meccanico/informatico di pesatura intelligente (smart scare), finalizzato all’attribuzione delle premialità. E tanto altro ancora. Insomma, il locale centro di raccolta era paragonabile sempre di più ad una discarica a cielo aperto. A stretto giro ecco la nota indirizzata dalla Piscopo al Comandante dei Vigili…

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Percolato dagli autocompattatori lungo le strade. L’intervento della Polizia Municipale

Fermati nella locale zona Asi e sanzionati, per violazione del Codice della Strada nei giorni scorsi, dagli agenti del Comando di Polizia Municipale, al termine di un controllo mirato, gli autisti di tre automezzi, che stavano trasportando rifiuti ad un impianto di smaltimento sito nell’area industriale acerrana. Impianto presso il quale da anni giungono i rifiuti organici di almeno una ventina di Comuni dell’hinterland napoletano. Dopo le formalità di rito, i mezzi venivano restituiti alle imprese proprietarie. Ovviamente gli autisti, nella qualità di conduttori degli autocompattatori, in stato di libertà venivano deferiti all’Autorità Giudiziaria territorialmente competente. Secondo quanto trapelava i tre automezzi, che trasportavano rifiuti solidi urbani e, nello specifico, la frazione umido, provenivano da Villaricca, Casalnuovo ed Acerra. Una volta giunti sul posto, era facile per i caschi bianchi individuare i mezzi deficitari,dai quali colava il percolato maleodorante, che imbrattava ed inquinava la sede stradale. Uno dei tre veicoli controllati era un compattatore della Tekra, la società che svolge il servizio cittadino di igiene urbana per conto del Comune, guidato da un ex addetto al controllo. Fermati i mezzi ed informato il Pubblico Ministero di turno della Procura della Repubblica di Nola, questa disponeva che i veicoli (uno dei quali era anche sprovvisto dei documenti originali per la circolazione) svuotassero i propri carichi all’interno del suddetto stabilimento; fossero condotti presso un autolavaggio autorizzato e fatti lavare e disinfettare secondo le vigenti normative. Poi che venissero riaffidati all’impresa proprietaria, che dovevano condurli presso un’officina autorizzata, per eliminare l’inconveniente della perdita del percolato lungo le sedi stradali percorse. Ma, nonostante la perdita del percolato, il PM non riteneva opportuno sottoporre a sequestro i mezzi. Lo stesso metro adottato da un altro Pubblico Ministero della Procura nolana, informato dai poliziotti municipali ed intervenuti lunedì 9 luglio sempre in zona Asi, questa volta a seguito della segnalazione inoltrata al Comando dei Vigili Urbani da parte del Consigliere comunale Domenico Tardi e del Direttore responsabile di questa testata giornalistica. Anche in questo caso erano tre gli automezzi sottoposti a controllo e sanzionati per spandimento di percolato lungo la sede stradale. “Tutelare la salute dei propri concittadini – afferma il vulcanico Tardi – significa vigilare e cercare di prevenire qualsiasi forma di inquinamento ambientale. Non ci si può limitare, come fa qualche amministratore,…

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Eubiotico, una sfida rivoluzionaria per l’ambiente e la salute

La notizia, che questa volta occupa la prima pagina del nostro giornale, di certo è degna di attenzione. Lo scorso 26 giugno, infatti, in Contrada Sannereto, a poche centinaia di metri in linea d’aria dall’inceneritore, veniva intrapresa una rivoluzionaria iniziativa con l’avvio in Italia del primo “Campo Eubiotico”, Orto della Fertilità, del progetto di Ricerca EcoFoodFertility che assume, per le sue caratteristiche e modalità di presentazione, non solo un valore simbolico, per spingere il territorio verso sistemi agroecologici di coltivazione, senza l’uso di pesticidi, ma di un vero e proprio ribaltamento in senso fortemente salutistico dell’immagine dell’agricoltura dell’area della “Terra dei Fuochi”. Infatti lo staff di Ricerca del Progetto di Ricerca EcoFoodFertility, coordinato dal Dott.Luigi Montano, UroAndrologo dell’Asl di Salerno e Presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana, ha scelto proprio un fazzoletto di questa terra, per dare il via, per la prima volta in Italia, alla fase due del progetto, quello della concreta applicazione delle misure di salvaguardia individuali, ossia del protocollo nutrizionale detossificante dagli inquinanti ambientali con prodotti sani, ad alto potere antiossidante e detossificante, che può offrirci la nostra terra. Il campo scelto è di un giovane agriCultore acerrano (così ama definirsi), Salvatore Di Sena, che da oltre 10 anni, sfidando tutti, sta producendo con tecniche agronomiche naturali prodotti orticoli di grande qualità, senza l’uso di sostanze chimiche di sintesi. “La scelta di questo terreno – dichiara Montano che, fra l’altro, già da oltre due anni fa la sua spesa direttamente da questo agricoltore – è solo l’inizio di un percorso, che toccherà anche altri che, per fortuna, anche in scala più ampia, stanno convertendo o hanno già intrapreso questa via naturale di produzione. L’evento si è svolto in un clima di grande partecipazione con i primi ragazzi reclutati dal progetto nell’area che, dopo aver fatto visite ed esami della prima fase su sangue, seme, urine e capelli per le valutazioni generali dello stato di salute e di contaminazione da inquinanti ambientali, dovranno seguire per un periodo di circa tre mesi uno stile di vita e, soprattutto, un regime alimentare sul modello dieta mediterranea con prodotti, di cui gran parte sono stati già selezionati, capaci di migliorare le difese antiossidanti e favorire i sistemi di detossificazione  naturale dell’organismo. D’altronde – conclude Montano – in attesa…

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La Determina del Dirigente Pallara finisce nel “mirino” di tre Consiglieri di opposizione

Finiva nel mirino dei Consiglieri comunali di opposizione Carmela Auriemma (che è anche Presidente della Commissione consiliare di Vigilanza), Domenico Catapane e Domenico Zito la Determina dirigenziale n.735 del 14.06.2018 a firma del Dirigente al Verde Pubblico Salvatore Pallara ed avente ad oggetto “l’affidamento del servizio di sfalcio della vegetazione spontanea e delle erbe infestanti nelle pertinenze stradali, sugli argini e nell’alveo dei Regi Lagni ai fini della prevenzione degli incendi estivi”. La Determina prendeva avvio da una nota, inviata al Comune il I giugno scorso dall’incaricato per il contrasto del fenomeno dei roghi di rifiuti in Campania, che aveva comunicato all’Ente comunale la presenza di rifiuti e di vegetazione spontanea lungo gli argini e nell’alveo dei Regi Lagni, in seguito ad un sopralluogo dei Vigili del Fuoco. “E – scriveva Pallara – considerato che la stagione estiva comporta un alto pericolo di incendi nei terreni incolti e/o abbandonati, con conseguente grave pregiudizio per l’incolumità pubblica e privata e dei beni esposti. Che l’abbandono e l’incuria da parte dei privati di taluni appezzamenti di terreno, posti sia all’interno che all’esterno del perimetro urbano, comporta il proliferare di vegetazione spontanea, di rovi e di sterpaglia che, per le elevate temperature estive, sono causa predominante di incendi. Che, negli anni scorsi, per analoghe circostanze si sono verificati degli incendi con conseguenti ingenti danni ambientali all’interno del territorio comunale”. Pertanto provvedeva ad un affidamento per il servizio di sfalcio delle erbacce, invitando due operatori economici, a presentare un’offerta per l’espletamento del servizio, da effettuarsi nel periodo giugno/agosto, per un totale di 45 giornate lavorative. E giungeva, entro la data stabilita, l’offerta della ditta “La Montagna Giuseppe” con sede in Acerra, per un importo pari a 19.764,00 euro. E mentre il Sindaco Lettieri, sempre sensibile al fascino della campagna, si faceva immortalare accanto al mezzo meccanico in azione, l’atto amministrativo in questione diveniva oggetto di un’interrogazione trasmessa in data 25.06.2018 al suddetto Dirigente ed al Segretario generale “in quanto – scrivono i suddetti Consiglieri – da tale Determina non si evince, chi è l’altro operatore iscritto all’Albo dei Fornitori del Comune di Acerra, al quale è stata richiesta la presentazione di un’offerta”. Né si comprende “per quale motivo il numero di operatori invitati risulta così esiguo (solo due) e perchè non si…

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Via libera della Regione ad un nuovo impianto di smaltimento in zona Asi. L’ira del Vescovo

Per la Regione Campania è di fondamentale importanza, dare un impulso decisivo allo smaltimento legale e controllato dei rifiuti pericolosi e non pericolosi, che costituiscono la maggioranza degli scarti prodotti al nero dalle fabbriche e dalle officine. Scarti che sono poi scaricati abusivamente nelle campagne e nelle periferie, dove vengono dati alle fiamme. Da qui la decisione di autorizzare, il 20 giugno scorso, un nuovo impianto di smaltimento nella zona industriale di Acerra, realizzato dalla “Tony costruzioni srl” di Afragola, in grado di stoccare e trattare 76 mila tonnellate di rifiuti speciali all’anno, circa 210 tonnellate al giorno. Il capannone è stato già acquisito dalla “Tony”. “Abbiamo anche iniziato i primi lavori di ristrutturazione – spiegano dall’azienda – comunque vogliamo chiarire, che si tratta di rifiuti non pericolosi e che con questa iniziativa imprenditoriale creeremo lavoro”. L’impresa sa che gli ambientalisti sono già sul piede di guerra. Sa pure che il Vescovo, Mons.Antonio Di Donna, che è diventato il principale punto di riferimento ambientalista del territorio, si è più volte scagliato contro questo tipo di iniziative. «Basta! Acerra non diventi la pattumiera della Campania – tuonava rammaricato l’alto prelato alla notizia del nuovo impianto autorizzato dalla Regione – e noi non ci rassegniamo. Lo abbiamo detto e scritto tante volte in questi anni e lo ribadiamo con forza adesso, anche alla luce dei “fatti” delle ultime settimane, che ci fanno pensare sempre più ad un disegno strategico, da tempo denunciato, di fare di Acerra la città dei rifiuti, superando addirittura una pur legittima e “brutale sensazione”e cioè, che il nostro territorio “generi solo rifiuti ed impianti per il trattamento dei rifiuti”. “Se non vogliono che si crei sviluppo ed occupazione, noi siamo pronti a fare dietrofront – replicano i responsabili della Tony – ma intanto la Regione, a quanto pare, ci ha autorizzato”. L’azienda di Afragola, specializzata in cemento e rifiuti, ha acquisito un capannone ed un terreno in località Pantano per un totale di 5160 metri quadrati. Il cantiere è stato aperto. L’autorizzazione della Regione è stata rilasciata per “la realizzazione e gestione di un impianto, messa in riserva e trattamento dei rifiuti nella zona Asi di Acerra”. Ecco i codici Cer autorizzati: rifiuti ingombranti, rifiuti biodegradabili, scarti contenenti cromo, metalli ferrosi, scaglie di laminazione, toner per…

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Presunta presenza di amianto ed eternit rinvenuta presso strutture pubbliche comunali

Il ritrovamento, avvenuto lo scorso 4 aprile, da parte dei disoccupati aderenti all’ex progetto regionale “Bros” (che protestavano, per vedersi riconosciute le proprie istanze) nel cantiere del ristrutturando Primo Circolo e, nello specifico, nella palestra dell’edificio scolastico, di una vera e propria bomba ecologica, composta da serbatoi e vasche in amianto ed eternit, forse riconducibili allo stesso plesso scolastico, chiuso da oltre 6 anni, non restava senza seguito in città. Al di là delle attività investigative che tale ritrovamento comportava, condotte dal personale del Comando della Polizia Municipale e dal personale dell’Asl territorialmente competente e tese ad accertare eventuali responsabilità, circa la presenza del materiale tossico e nocivo, stoccato senza rispettare le vigenti normative in materia di sicurezza e con il rischio che soprattutto i residenti della zona e gli studenti, che frequentano alcune classi del Liceo “B.Munari”, abbiano respirato ogni giorno, a loro insaputa, le polveri del silenzioso killer letale, soprattutto se si presenta sbriciolato o lesionato, i controlli venivano allargati ad altre strutture pubbliche della città. E ciò emerge con chiarezza dalla Determina dirigenziale n.704 del 7.06.2018, che reca in calce la firma del Dirigente all’Ambiente Maria Piscopo e che ha ad oggetto “l’affidamento del servizio di caratterizzazione, prelievo e smaltimento di materiale contenente presumibilmente amianto e ripristino dello stato dei luoghi con materiale conforme alla normativa vigente negli edifici pubblici comunali di Acerra”. Sevizio poi affidato alla “Genieco”, una ditta con sede amministrativa a Pomigliano d’Arco ed il cui nome ormai sta diventando familiare ai cittadini acerrani e non solo. Società destinataria di un impegno di spesa pari a 39.400,00 euro. Ad effettuare i suddetti controlli erano i poliziotti municipali, unitamente ad un tecnico comunale. Ma dalla Determina si evince solo l’elenco degli edifici pubblici oggetti del controllo, ma non cosa sia stato rinvenuto. Tra l’altro la relazione istruttoria della Determina parla di “una ditta che intervenga in poco tempo, data l’urgenza e la necessità di provvedere in merito…”. Eppure qualche caso ha del clamoroso, come quello dell’edificio del Giudice di Pace, inaugurato il 29 dicembre 2016; con gli Uffici allocati nei locali dell’ex Pretura di proprietà comunale; presso il quale alcuni dipendenti comunali sono stati trasferiti e dove occorrevano fondi pari a circa 100 mila euro, anche per le eventuali spese di manutenzione straordinaria…

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Amianto ed eternit rinvenuti: il Consigliere Auriemma chiederà gli opportuni chiarimenti

Sulla presunta presenza di amianto ed eternit rinvenuta presso le strutture pubbliche comunali, a seguito dei controlli effettuati dal personale della Polizia Municipale e da un tecnico comunale e di cui si riferiva in precedenza, interveniva il Consigliere comunale Carmela Auriemma (Mov.5 Stelle), la quale dichiarava: “Innanzitutto mi preme sottolineare, che se non fosse scoppiato il “caso amianto” sollevato dai disoccupati ad aprile scorso nel ristrutturando Primo Circolo didattico di piazzale Renella, mentre inscenavano una protesta, per rivendicare il loro diritto al lavoro, molto probabilmente le strutture di proprietà del Comune non sarebbero mai state sottoposte a verifica, come poi accaduto qualche settimana dopo. Detto questo, partirei dalla Determina assunta dal Dirigente comunale all’Ambiente (la n.704 del 7.06.2018 ndr) e relativa all’affidamento del servizio di caratterizzazione, prelievo e smaltimento di materiale contenente presumibilmente amianto e ripristino dello stato dei luoghi negli edifici pubblici comunali di Acerra. Infatti, pur trattandosi di un affidamento al di sotto della soglia dei 40 mila euro (che può anche non richiedere l’espletamento di una gara d’appalto ndr), noto che per un servizio così delicato ed assunto a tutela della pubblica e privata incolumità, detto Dirigente ha invitato a presentare un preventivo solo tre ditte di cui, tra l’altro, non è possibile conoscere l’identità, perché non indicate in Determina. Eppure – prosegue il Consigliere pentastellato – per la fornitura e posa in opera di climatizzatori presso il Castello baronale per la Civica Scuola di Musica ed altri uffici, lo stesso Segretario generale invitò ad apposita gara ben 6 ditte (tutte non di Acerra ndr), di cui indicò in Determina il nominativo. Anche in questo caso sarebbe stato opportuno ampliare il numero delle ditte invitate, trattandosi di rifiuti speciali pericolosi. Ed alla fine l’ha spuntata la ditta Genieco, che pare essersi molto accreditata sul nostro territorio, anche se occorrerebbe chiedersi il perché. Oltre a ciò sarebbe stato opportuno avvalersi di un tecnico ambientale qualificato per le verifiche agli immobili comunali, così da avere un quadro della situazione più preciso circa la natura del materiale rinvenuto e poter anche predisporre, con apposito atto amministrativo, la somma necessaria alle operazioni da compiersi. Nella Determina, infatti, si legge che gli accertamenti eseguiti non hanno il connotato del definito. Quindi – aggiunge Auriemma – potrebbe accadere che gli interventi…

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