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Dove si buttano le siringhe e gli aghi usati?

In considerazione del fatto che, nell’articolo precedente, si parlava del servizio cittadino di igiene urbana e dell’opuscolo consegnato agli utenti dagli operatori della Tekra e relativo al corretto modo di differenziare i rifiuti solidi urbani, molto interessante risulta la pagina, in cui si parla del conferimento dei farmaci scaduti (sciroppi, pillole, creme, ecc.) privi dell’incarto. E che possono essere conferiti negli appositi contenitori, durante gli orari di apertura delle farmacie o delle parafarmacie. Ma tra i farmaci scaduti, la società salernitana indica che si possono conferire anche le siringhe usate, purchè con ago protetto!! Una direttiva che lascia perplessi più di un addetto al settore. Tant’è vero che, da ricerche effettuate, risulta che “le siringhe e gli aghi usati vanno messi nel sacco e nel cassonetto del rifiuto non recuperabile”. Ad Acerra, invece, ce li fanno mettere tra i farmaci scaduti. Ma Acerra, si sa, spesso è una Repubblica a sé.

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Accolto ricorso del Comune contro l’azienda “Cisette”. Esultano gli ambientalisti

La V sezione del Tar Campania, con sentenza n.5819 accoglieva, nei giorni scorsi, il ricorso del Comune di Acerra, annullando il Decreto dirigenziale della Regione Campania, che autorizzava la realizzazione di un impianto per la messa in riserva, stoccaggio, recupero e smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi in località “Pantano” da parte dell’azienda “Cisette”. Una struttura  da 100 mila tonnellate all’anno di scarti prevista nel polo dei rifiuti, ubicato nella locale zona Asi, alle spalle dell’inceneritore, il più grande polo di questo tipo in Campania. Il Tribunale Amministrativo regionale riteneva fondati i motivi, con i quali era stata denunciata la mancata informazione preventiva sullo studio di impatto ambientale, che non era stato pubblicato, come prescritto dalle norme e dalle convenzioni internazionali, presso la sede comunale, né sul sito regionale delle valutazioni ambientali. Per cui, in assenza di corretta informazione del pubblico, non era stata resa possibile la partecipazione dei cittadini mediante osservazioni. Grande soddisfazione per la decisione dell’organo giurisdizionale campano veniva espressa dagli ambientalisti locali, mentre la locale sezione del Movimento 5 Stelle, che aveva da subito manifestato la propria contrarietà all’insediamento dell’azienda, appena conosciuta la notizia, diramava un comunicato stampa, che di seguito riportiamo. “La decisione del TAR di accogliere il ricorso presentato dal Comune di Acerra contro la Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) rilasciata dalla Regione Campania a Cisette, segna una grande vittoria per la vita degli Acerrani. Viene così scongiurato l’ennesimo impianto altamente inquinante al Pantano. La decisione di impugnare l’autorizzazione fu presa successivamente alla seduta  del Consiglio comunale del 29 settembre 2017, durante il quale la nostra portavoce nel Civico consesso, Carmela Auriemma, pose la questione al Sindaco e all’Assessore all’Ambiente Cuono Lombardi. Fino a quel momento – proseguiva la nota stampa – niente era stato fatto o detto dall’Amministrazione comunale. In quell’occasione il Consigliere Auriemma rappresentò all’intera Assise cittadina, che se l’azienda Cisette non avesse ottemperato all’obbligo di comunicare il progetto e la relativa richiesta anche al Comune, c’era un evidente vizio, che inficiava il provvedimento VIA. Subito dopo ci fu la decisione del Comune di presentare ricorso. Resta ancora in piedi la VIA per Eurometal ma, anche in questo caso, sollevammo le stesse criticità. Questa grande vittoria per la città e la qualità della vita degli Acerrani dimostra, che la nostra…

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Dalla “Terra dei Fuochi” alla “Terra del Buono”: il Campo Eubiotico del Progetto EcoFoodFertility

Venerdì 6 ottobre a Cimitile presso il campo di produzione del Pomodoro San Marzano della “Cooperativa Agricola Eccellenze Nolane” si è svolta in un clima di grande partecipazione con ricercatori del CNR, di diverse Università, medici, presidi, studenti, sindaci, deputati dell’area, giornalisti, nutrizionisti, la manifestazione di inaugurazione del secondo “Campo eubiotico”, Orto della Fertilità, del progetto di Ricerca EcoFoodFertility, dopo quello inaugurato ad Acerra a giugno in contrada Sannereto, nel campo di Salvatore Di Sena, giovane agriCultore che, da anni, coltiva secondo tecniche agroecologiche, continua il suo percorso di promozione, verso chi utilizza sistemi sostenibili di coltivazione, senza l’uso di pesticidi, per la salvaguardia dell’ambiente e della salute. L’evento, per l’impatto non solo scientifico, ma anche socio-educativo verso soluzioni concrete per il riscatto dell’immagine delle produzioni agricole di eccellenze dell’agricoltura campana ed in particolare proprio della “Terra dei Fuochi”, è stato riportato da molteplici mezzi di comunicazione e quotidiani. Infatti lo staff di ricerca del Progetto di Ricerca EcoFoodFertility, coordinato dal Dott.Luigi Montano, UroAndrologo dell’Asl di Salerno, esperto in Patologia Ambientale e Presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana sta scegliendo, a partire proprio dalla nostra terra, quegli esempi virtuosi di buona e sana agricoltura, per indicare come sul modello della dieta mediterranea ed, in particolare, sulle capacità detossificanti dei prodotti orticoli, a partire dai pomodori, cavoli, broccoli, torzelle (tipica delle nostre aree), zucca, zucchine, ecc. coltivate biologicamente, è possibile controbilanciare e modulare l’impatto degli inquinanti ambientali sulla salute umana. Infatti il dott.Montano, con il progetto FAST (fertilità, ambiente, alimentazione, stili di vita) finanziato dal Ministero della Salute, sta conducendo in tre aree pilota della penisola a più alto inquinamento (Brescia-Caffaro, Valle del Sacco nel frusinate, Terra dei Fuochi) su 450 maschi sani, non fumatori dai 18 ai 22 anni visite ed esami, in particolare, sullo sperma (che dai suoi primi studi pubblicati rappresenta una spia precoce di danno ambientale e termometro della salute generale) per valutare, con più precisione, sia lo stato di salute, che di contaminazione da inquinanti ambientali, al fine di valutare come e quanto le modifiche dello stile di vita e soprattutto alimentari sul modello dieta mediterranea, i prodotti della Rete Eubiotica della Salute Ambientale (R.E.S.A.) del progetto EcoFoodFertility, selezionati attraverso un protocollo appositamente predisposto, siano capaci di migliorare le difese antiossidanti e favorire…

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Accolto ricorso del Comune

La V sezione del Tar Campania, con sentenza n.5819 ha accolto, nei giorni scorsi, il ricorso del Comune di Acerra, annullando il Decreto dirigenziale della Regione Campania, che autorizzava la realizzazione di un impianto per la messa in riserva, stoccaggio, recupero e smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi in località “Pantano” da parte dell’azienda “Cisette”. Il Tar ha ritenuto fondati i motivi, con i quali è stata denunciata la mancata informazione preventiva sullo studio di impatto ambientale che non è stato pubblicato, come prescritto dalle norme e dalle convenzioni internazionali, presso la sede comunale, né sul sito regionale delle valutazioni ambientali. Per cui, in assenza di corretta informazione del pubblico, non è stata resa possibile la partecipazione dei cittadini mediante osservazioni. Grande soddisfazione per la decisione dell’organo giurisdizionale campano veniva espressa dagli ambientalisti locali.

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Compostiere annunciate ma mai distribuite. Sequestrata un’area dell’isola ecologica

Ancora riflettori puntati sull’affidamento settennale del servizio cittadino di igiene urbana svolto per conto del Comune, dal I febbraio 2017, dopo un burrascoso passaggio di cantiere del personale dipendente, dalla società “Tekra srl” di Angri, risultata aggiudicataria dell’importante appalto. Questa volta la nostra attenzione è puntata su alcune attrezzature, atte a prevenire la formazione dei rifiuti e/o prevederne il riutilizzo, che può rappresentare un’utile e semplice modalità attuativa dei principi di miglioramento della qualità della vita, finalizzata ad un sistema ecosostenibile. Il riferimento è alle compostiere domestiche, per la diffusione appunto del compostaggio domestico che la società salernitana, all’interno della base a gara, si impegnò ad offrire come fornitura gratuita all’utenza locale in numero di 1500 unità, ciascuna avente una volumetria di 300 litri. Attrezzature previste sia dal Piano Industriale della Raccolta Differenziata integrato del Piano di spazzamento stradale, adottato con Determina dirigenziale n.292 del 25.02.2016 e che è parte integrante sia del Capitolato Speciale d’Appalto, che dalla Relazione Tecnica Illustrativa. Ovviamente la società Tekra doveva avviare le campagne informative e le attività di forte sensibilizzazione relativamente alla pratica di compostaggio domestico ed un incontro di due ore di formazione sulla pratica di compostaggio. Un’attività fondamentale, affinché le famiglie fossero messe nelle possibilità di inoltrare (durante il primo anno di appalto), la richiesta di ricevere gratuitamente una compostiera domestica e la guida al compostaggio, che permette di ridurre i circuiti e le prese relative al materiale organico che, per sua natura, può essere smaltito in proprio dagli utenti. Ma, al termine delle accurate ricerche effettuate, è emerso che, giammai, la società di Angri abbia erogato una sola compostiera, da quando ha iniziato il servizio ad Acerra. Né esiste una data, nè una sede, in cui si è tenuto il suddetto incontro informativo di due ore. Addirittura la Tekra proponeva di sperimentare azioni di compostaggio comunitario, sulla base delle più avanzate esperienze a livello europeo, tramite casse di compostaggio, compostiere collettive elettromeccaniche ecc. Con allocazione, presso l’isola ecologica, di un compostatore automatico, in grado di trattare un quantitativo annuo pari a 22 tonnellate. Insomma, non si riesce a fare il compostaggio domestico familiarmente, mentre poi lo si vuole fare collettivamente!! A proposito di isola ecologica è dei giorni scorsi la notizia, riportata anche dalla stampa quotidiana, di un blitz…

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Riciclatori incentivanti: inferiori al numero previsto e non ancora funzionanti

Ancora riflettori puntati sull’affidamento settennale del servizio cittadino di igiene urbana svolto per conto del Comune, dal I febbraio 2017, dopo un burrascoso passaggio di cantiere del personale dipendente, dalla società “Tekra srl” di Angri, risultata aggiudicataria dell’importante appalto. Questa volta la nostra attenzione è puntata su alcune strutture allocate in città già dallo scorso mese di luglio e, nello specifico, nei pressi di alcune scuole cittadine. Tali strutture sono i cosiddetti riciclatori incentivanti, il cui numero complessivo previsto ammonta a 15 unità, mentre in realtà ne sono state installate soltanto 5. Di cui la società salernitana diede comunicazione al Comune in data 17.07.2018. Installazione che, di certo, doveva avvenire alla presenza del personale della Polizia Municipale, anche a seguito della richiesta avanzata in tal senso, fin dal mese di maggio, al Comandante dei caschi bianchi Felice D’Andrea, dal Dirigente del servizio Igiene Urbana Maria Piscopo che, tra l’altro, chiedeva di essere relazionata dai poliziotti municipali in merito alle attività poste in essere, tra cui l’esatta ubicazione territoriale dei previsti riciclatori. Anche se, almeno fino alla fine di luglio, sembra che dal Comando della Polizia Municipale non sia pervenuto alcun riscontro alle richieste della Segretaria generale. A supporto di quanto qui riportato, c’è anche la nota della Tekra del I agosto scorso, con la quale la stessa chiede l’autorizzazione della messa a terra dei suddetti impianti che, ovviamente, occupano il suolo pubblico. Nota che andava riscontrata, per competenza, dal Dirigente ai Lavori Pubblici. Ma tale autorizzazione non andava chiesta e rilasciata alla società di Angri dall’Ufficio Tecnico comunale prima dell’allocazione dei riciclatori? In attesa di sapere, quando sia stato rilasciato il nulla osta all’insediamento di tali strutture, dalla lettura della Relazione Tecnico Illustrativa della società salernitana si evince quanto segue: “E’ prevista la distribuzione preferibilmente presso i supermercati o aree protette, di 15 riciclatori incentivanti, ovvero macchine automatiche, che consentono la riduzione dei volumi delle bottiglie in pet o lattine in alluminio fino al 90%, con sistema touch digitale per la scelta della promozione. L’iniziativa costituisce un nuovo modo di risparmiare su prodotti e servizi a te vicini, attraverso un sistema di coupon/sconti promossi dai negozi della tua zona. Un nuovo strumento di green marketing ed etica ambientale e di coinvolgimento delle persone, spinte a compiere azioni a…

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Incendio nel deposito edilizio, non esclusa la pista del dolo

Era nella mattinata dello scorso 14 settembre, che in un deposito di materiale edilizio sito a via Fratelli Cece, in una traversa di Contrada San Giovanni e che si estende su un appezzamento di circa 700 metri quadrati, si propagava un vasto incendio. Le alte fiamme per fortuna non interessavano l’intera area, né alcune delle abitazioni, che insistono nei pressi del sito. Ad andare in fiamme erano, oltre alle sterpaglie, anche grossi cumuli di rifiuti di varia tipologia, tra cui pneumatici, tubi di gomma e calcinacci, ferraglia, materiale edile da risulta, pezzi di eternit e fusti di vernice inutilizzata tali, da configurare una vera e propria discarica a cielo aperto. L’impressionante colonna di fumo nero era visibile anche da diversi Comuni limitrofi e creava non poche preoccupazioni ai residenti del posto. Scattato l’allarme, sul posto si portavano i poliziotti municipali del locale Comando ed i Vigili del Fuoco di Afragola, che impiegavano oltre un’ora per spegnere l’incendio, impedendo che le fiamme raggiungessero gli immobili ivi insistenti. L’aria diveniva subito acre ed irrespirabile, tant’è che a causa del fumo e di qualche esplosione avvertita, alcuni genitori portavano via dalla zona i propri bambini. “Non avevamo notato l’incendio, fino a quando non abbiamo avvertito delle esplosioni – riferivano alcuni residenti – ed abbiamo visto fiamme alte circa 15 metri”. Gli scoppi, molto probabilmente, saranno stati causati dall’esplosione di alcuni contenitori di vernici o bombole di gas semivuote. “I bidoni dovevano essere chiusi – dicevano i pompieri – e al loro interno, col tempo, si forma del gas, a causa dei residui di vernice. Quando poi si incendiano, esplodono”. Nel frattempo venivano avviate le indagini, per appurare se l’incendio fosse doloso o meno, visto che il terreno è recintato da una muratura in blocchi, con apposizione di un cancello in ferro, che risultava aperto e non idoneo, a garantire la chiusura del lotto. Non veniva quindi esclusa l’ipotesi che qualcuno sia penetrato all’interno, per appiccare il fuoco agli scarti. Inoltre all’esterno dell’area-deposito c’era una macchia nera, da dove potrebbe essere stato appiccato da ignoti il fuoco che poi, in poco tempo, si sarebbe propagato all’interno. Appezzamento, di cui i Vigili Urbani sottoponevano a sequestro giudiziario il lotto interessato, trasmettendo una dettagliata informativa di reato, con relativo rilievo fotografico, alla Procura della…

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Multinazionale francese Suez vuole riattivare la centrale turbogas ex Sogetel

Colpo di scena quattro anni dopo quella che, all’epoca, era sembrata come la chiusura definitiva della centrale turbogas, ubicata nella zona industriale compresa tra Acerra e Pomigliano, alle spalle dei grandi stabilimenti Fiat ed Alenia. I francesi della multinazionale ex Suez, ora denominata “Engie servizi spa”, come riportato anche dalla stampa quotidiana, hanno infatti comunicato alla Città Metropolitana di Napoli, di aver effettuato la voltura societaria dall’azienda “Cofely Italia spa”, chiedendo all’Ente di piazza Matteotti, di voler autorizzare questo passaggio delle consegne. Si tratta di un passaggio obbligato attraverso la Città Metropolitana e propedeutico ad un obiettivo finale, peraltro dichiarato dalla multinazionale d’Oltralpe nella stessa richiesta di voltura, quello cioè di riattivare in tempi brevi la turbogas da oltre 100 megawatt. Dunque, dopo la dismissione nell’aprile 2014 dell’impianto (15 operai licenziati in tronco), impianto fatto realizzare ed inaugurato dalla famiglia Falck nel 2000, la prospettiva imminente è quella della riapertura della grande centrale, che produceva energia elettrica dalla combustione del gas metano. Energia elettrica che, fino al 2014, era prodotta e quindi immessa nella rete dell’Enel o in parte utilizzata, per rifornire alcuni servizi della vicinissima fabbrica automobilistica Fiat. Per far riaprire la centrale sarà però determinante un ultimo esame, quello da effettuare presso la Regione Campania, alla quale la Engie chiederà l’Autorizzazione Integrata Ambientale. Una volta ottenuto dalla Regione il via libera, la turbogas potrà quindi riaccendere i motori. Ma gli ambientalisti sono già sul piede di guerra. Le associazioni dei Volontari Anti Roghi e la Guardie Ambientali di Acerra hanno già inviato loro delegati alla Regione, per protestare ufficialmente contro quest’ormai annunciata riapertura. “La centrale turbogas – spiegano – emetteva grandi quantità di anidride carbonica accanto a grandi fabbriche, che inquinano ed in un’area fortemente contaminata dai rifiuti, dove peraltro la Regione già prevede la realizzazione, nel Comune di Pomigliano, di un grande impianto di compostaggio sovradimensionato rispetto alle reali esigenze del territorio”. La centrale turbogas a metano, realizzata dall’ex Sogetel, chiuse i battenti ad aprile 2014, perché terminarono gli ecoincentivi del Cip6 per l’impianto, che forniva all’Enel l’energia elettrica prodotta dalla combustione del metano e che riscaldava, tra l’altro, il grande stabilimento automobilistico della Fiat di Pomigliano. Non era ancora chiaro quali effetti poteva avere l’eventuale disattivazione della centrale, più volte finita nel mirino dagli…

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Di nuovo ferma (è l’ennesima volta che accade) una linea dell’inceneritore

Si fermava di nuovo, lo scorso 8 settembre, una linea del termovalorizzatore sito in località “Pantano”. La linea era la numero 3, quella che nelle settimane precedenti era stata regolarmente sospesa per i dovuti lavori di manutenzione. Poi il blocco che creava non poche preoccupazioni. Infatti ogni piccolo inconveniente all’impianto rischia di mettere in crisi un già complesso e difficile ciclo dei rifiuti. La situazione era giudicata critica, perché appena 7 giorni prima era andata fuori uso la linea 2, che aveva ripreso a funzionare solo il 15 agosto. Senza contare come, a partire da maggio, tra interventi di manutenzione programmata e rotture improvvise, l’inceneritore ha funzionato a pieno ritmo (ossia su tutte e tre le linee di lavorazione) solo per poche settimane. Quello di sabato 8, infatti, è il quinto stop ed occorrono una decina di giorni, per sistemare la linea, a causa di una rottura dell’impianto di generazione del vapore. Naturale che, in questo quadro, potrebbe essere necessario, come già accaduto nelle scorse settimane, prolungare lo stoccaggio straordinario. Tra giugno e luglio, infatti, tra lo stop del termodistruttore e gli incendi nelle piattaforme del Conai, più volte il ciclo regionale dei rifiuti è andato parzialmente in crisi. Infatti durante i mesi estivi sono ben 5 gli impianti andati a fuoco. L’ultimo dei quali, quello di tritovagliatura sito Casalduni, nel beneventano, è stato interessato dalle fiamme il 23 agosto scorso. Il quinto, dopo i roghi nel tritovagliatore di Battipaglia e nelle piattaforme di lavorazione e di smistamento delle aziende Nappi (Battipaglia); Bruscino (San Vitaliano) e De Gennaro (Caivano). Anche se la Regione è corsa subito ai ripari autorizzando, in casi di emergenza, uno stoccaggio provvisorio nei piazzali degli impianti Stir. Per evitare di far piombare la Regione di nuovo nell’emergenza rifiuti. Un incubo che incombe sempre e che ha spinto qualcuno, ad ipotizzare la costruzione della quarta linea dell’inceneritore, da subito avversata dagli ambientalisti locali. E se ne parla già da un pò. Una necessità tecnica ma anche politica. Infatti il governatore Vincenzo De Luca non vuole ritrovarsi in una situazione di emergenza e non si stanca di ripetere, anche in pubblico, “come la crisi rimane dietro l’angolo”. L’ex primo cittadino di Salerno non vuole ritrovarsi in piena crisi nei prossimi mesi, quando deve giocarsi la carta…

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Nuovo blitz all’isola ecologica Mulino Vecchio. Riscontrate eventuali ipotesi di reato

Resta sempre più deficitario il servizio cittadino di igiene urbana, svolto per conto del Comune dal I febbraio 2017 dalla società Tekra tra molti disservizi ed inadempienze. Infatti, tanto per fare un esempio, tornava alla ribalta, nei giorni scorsi, l’isola ecologica sita in via Mulino Vecchio, già interessata il 24 aprile scorso dall’Ordinanza sindacale contingibile ed urgente n.17, con la quale il Sindaco Lettieri ordinò ad horas, alla società di Angri, tra l’altro, l’immediato svuotamento dei cassoni ricolmi di rifiuti e di ripulire e di ripristinare la funzionalità di due caditoie, otturate per l’effetto di immissione di terriccio riversato all’interno delle stesse, da correlare al cedimento del manto di asfalto, che interessava la maggior parte della superficie del deposito. Il tutto sulla scorta del verbale redatto dall’Asl, “anche perchè – precisava l’Ordinanza – stava per verificarsi una situazione di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell’ambiente”. Eppure lo scorso 6 luglio l’isola era oggetto di un altro blitz, questa volta da parte del Consigliere comunale di maggioranza Domenico Tardi e del Direttore responsabile di questa testata giornalistica, a seguito di segnalazioni pervenute da alcuni cittadini, a cui seguiva un esposto-denuncia indirizzato al Comandante della Polizia Municipale Felice D’Andrea ed al Dirigente del servizio Igiene Urbana Maria Piscopo. Lungo e preoccupante era l’elenco degli inconvenienti riscontrati dai due, che divenivano parte integrante del rilievo fotografico redatto. Si andava dai cassoni di raccolta, in cui depositare i rifiuti differenziati, (e sempre rigorosamente contrari alle normative vigenti, in quanto privi della dovuta copertura) stracolmi alle vasche appoggiate su una pavimentazione in asfalto o addirittura sul terreno e non in cemento (eccezion fatta per qualcuna). Da una vasca contenente rifiuti, molto probabilmente derivanti da spazzamento stradale con l’utilizzo del mezzo meccanico e dalla quale colava un liquido nauseabondo, che non riusciva a raggiungere la caditoia, stagnando sull’asfalto, alla presenza di rifiuti sparsi ovunque. Dalla cartellonistica apposta all’ingresso del centro di raccolta non leggibile e relativa ai codici dei rifiuti da conferire all’assenza del sistema meccanico/informatico di pesatura intelligente (smart scare), finalizzato all’attribuzione delle premialità. E tanto altro ancora. Insomma, il locale centro di raccolta era paragonabile sempre di più ad una discarica a cielo aperto. A stretto giro ecco la nota indirizzata dalla Piscopo al Comandante dei Vigili…

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