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Rimozione ecoballe, il Tar respinge il ricorso delle ditte escluse. Via libera alla rimozione

A settembre scorso vi riferimmo della rimozione e del trasferimento fuori regione delle ecoballe, con il via libera alla gara d’appalto per l’eliminazione delle stesse dal sito acerrano ed il drastico ridimensionamento di quello di Fragneto Monforte, nel beneventano. Il deposito di ecoballe locale si trova da 18 anni, ossia dal 2004, dinanzi all’ingresso dell’inceneritore, in mezzo a vasti campi coltivati. I rifiuti, ammassati per un totale di quasi 50 mila tonnellate, si trovano stipati sotto enormi teloni di plastica nera, all’interno di due piazzole rettangolari alte 10 metri, lunghe 150 e larghe 60 e da sempre ritenute illegittime dal Comune di Acerra. Il bando di gara era stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania ed il suo importo ammonta a 19.730.000,00 euro per la rimozione di 49 mila tonnellate di ecoballe in località “Pantano” e di altre 49 mila tonnellate a Fragneto. Le aziende dovevano rispondere al bando, depositando entro il 9 agosto scorso le loro offerte. Dopodichè sarebbero state avviate le procedure di valutazione delle offerte delle ditte partecipanti. Ebbene, a seguito della proposta di aggiudicazione della gara, nei giorni scorsi, da parte della Regione ad un’azienda specializzata di Milano, le ditte escluse avevano presentato ricorso al Tar Campania, che emanava una sospensiva sia per il lotto di Acerra, che per quello di Fragneto (per il Comune beneventano la proposta della Regione è stata favorevole ad un’azienda di Casoria). Procedura di aggiudicazione quindi sospesa. Ma martedì 16 novembre i giudici del Tribunale Amministrativo regionale bocciavano il ricorso delle aziende escluse dall’appalto, ritenendo valida la concessione dell’appalto, con l’avvio della rimozione dei rifiuti ipotizzato a marzo 2022. Tempo stimato per il completamento dello svuotamento delle piazzole in questione 18 mesi, ossia entro il 2023. Intanto per Fulvio Bonavitacola, Assessore regionale all’Ambiente, la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti e l’eliminazione delle ecoballe sono diventati il chiodo fisso. Anche se restano forti criticità, dovute all’assenza di impianti per lo smaltimento dell’organico e di un sistema più controllato e moderno di riciclo di tutti gli altri tipi di rifiuti. Un settore, questo del riciclo, nelle mani di privati che, in alcune vicende fino ad ora emerse, hanno dato la sensazione di preferire il profitto alla corretta gestione del rifiuto. Tra l’altro la Campania ancora paga all’Unione Europea una…

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A Nola il Comune premia chi va al lavoro in bicicletta

Venti centesimi per ogni chilometro percorso in bici sul tragitto casa-lavoro fino ad un massimo di 50 euro mensili per ogni lavoratore: è l’incentivo riservato ai lavoratori maggiorenni, residenti sul territorio comunale di Nola, che hanno sede lavorativa in una città della Campania e che utilizzano la bicicletta, anche a pedalata assistita, per il percorso casa-lavoro. Sono questi i requisiti principali del bando “Bike to work”, varato dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Minieri con l’Assessore ai Trasporti Elvira Caccavale. C’è tempo fino al 15 marzo 2022 per aderire all’iniziativa. Oltre 8 mila euro il budget complessivo messo a disposizione ed interamente finanziato dalla regione Campania. Il lavoratore dovrà dimostrare l’utilizzo della bicicletta attraverso l’attivazione sul proprio smartphone di un’apposita App (Strava) che segnerà, di volta in volta, il percorso effettuato. “Un progetto importante per Nola che –  spiega l’assessore Caccavale – mira ad aumentare la percentuale di persone, che rinunciano all’automobile in favore di un mezzo più sostenibile per gli spostamenti casa-lavoro. La bicicletta, d’altronde, ha tutte le caratteristiche, per essere un mezzo di spostamento competitivo, con benefici concreti per l’ambiente e per il benessere psicofisico, contribuendo al miglioramento della qualità dell’aria. Sono certa – conclude – che ci sarà un bel riscontro”. “Un progetto sicuramente innovativo – aggiunge il sindaco Minieri – che ha lo scopo, di contribuire ad una diversa cultura del concetto di mobilità e di rispetto del benessere di ognuno di noi. Azioni come queste vanno non solo incoraggiate ma ampliate a platee sempre più numerose. Un piccolo esperimento che, come ci auguriamo, se dovesse funzionare oltre le previsioni, potrebbe diventare parte integrante della nostra programmazione”. Intanto, sulla stessa falsa riga di Nola, si stanno muovendo altri Comuni della provincia di Napoli, tra cui Quarto e San Giorgio a Cremano.

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Mentre Acerra decide in tema di mobilità, a San Giorgio puntano sulle colonnine elettriche

Quando durante il Consiglio comunale del 24 luglio 2020 il Consigliere Carmela Auriemma parlò di “schizofrenia dell’amministrazione comunale, che non ha una visione d’insieme della città”, in merito alla proposta di acquistare (Delibera di Giunta n.69/2020) un immobile privato a via San Cuono di circa 400 mq, da adibire a parcheggio pubblico (poi acquistato, con accensione di un mutuo, dal Comune, per un importo pari a 102.000,00 euro e riconducibile ad un professionista locale e di cui ne è stata decisa anche la demolizione, con Delibera di Giunta n.152/2021, per un costo pari a 97.000,00 euro), non aveva di certo torto. Infatti, ad oggi, ancora non è chiaro, se l’amministrazione targata Lettieri punti o meno sulla mobilità alternativa e sostenibile. Ad un primo impatto sembrerebbe di sì, visto che: sono state rese del tutto pedonali piazzale Renella e piazza Castello. Sono state costruite piste ciclabili e concessi, per anni, incentivi sull’acquisto di biciclette e motorini elettrici per migliaia di euro. E’ stata predisposta la Ztl in alcune strade del centro storico ed istituiti i divieti di sosta ed i limiti di velocità in altre. Sono state rifatte le pavimentazioni delle strade e la messa in sicurezza dei percorsi pedonali. Ma poi un bel giorno il sindaco del fare (i guai) all’improvviso si accorge, che le suddette aree urbane non hanno parcheggi. E che fa? Traccia stalli di sosta (rigorosamente blu e a pagamento) in pieno centro storico ed ‘attaccati’ ai dissuasori delle piazze ed abbatte un immobile storico, per creare un’area di parcheggio “striminzita”. E che, probabilmente, seguirà lo stesso destino di quella ricavata tra via Suessola e via Sott.Caruso, mai indicata come area di parcheggio con apposita segnaletica stradale e dove sostano per lo più solo i veicoli dei residenti. Allora Lettieri punta sulla mobilità veicolare, per cui predispone aree di parcheggio mancanti o sulla mobilità non inquinante? In tema di mobilità, invece, a San Giorgio a Cremano sembra che gli amministratori locali abbiano le idee più chiare se è vero, come certamente è vero, che l’amministrazione cittadina mette in campo una serie di azioni a favore della sostenibilità e del miglioramento delle condizioni ambientali dell’area urbana. Da tempo, infatti, il Sindaco Giorgio Zinno sta lavorando ad un doppio obiettivo: la riduzione dell’inquinamento ed il contrasto ai…

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Impianto di smaltimento di rifiuti liquidi: fissata la data della Conferenza dei Servizi

E’ stata convocata per il prossimo 21 ottobre la Conferenza dei Servizi decisoria, in modalità telematica, che si terrà nella Piattaforma Microsoft Teams, per procedere alla valutazione ed eventuale approvazione dell’istanza presentata dalla società “Guadagni”, con sede a Pomigliano d’Arco, circa la richiesta di rilascio dell’Autorizzazione unica per la costruzione di un impianto di trattamento di rifiuti speciali liquidi non pericolosi, anche industriali, per un quantitativo massimo di 50 tonnellate al giorno mediante le operazioni di smaltimento in località Calabricito. Società che è stata invitata a trasmettere a tutti gli Enti in indirizzo, tra cui il Comune di Acerra, la Città Metropolitana di Napoli e la locale Associazione Volontari Antiroghi, entro 5 giorni dalla data di ricezione della convocazione, la copia del progetto e dell’integrazione prodotta riguardante l’impianto in questione.

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Bonavitacola: “Rifiuti da Roma a Napoli? Solo uno spot elettorale. Non c’è alcuna traccia di accordi”.

Ve la ricordate la questione, esplosa a fine agosto scorso, della possibilità che la Città Metropolitana di Napoli accogliesse i rifiuti di Roma, con tanto di lettera di contrarietà all’ex Sindaco della Città Metropolitana, Luigi De Magistris, da parte del primo cittadino di Acerra Lettieri (che invece restò inattivo, quando tra il 7 ed il 9 gennaio 2020 sversarono nell’inceneritore 600 mila tonnellate di rifiuti non differenziati da Napoli e provincia)? Ebbene, ecco cosa rispondeva, lo scorso 8 ottobre, in Consiglio regionale, il Vice-presidente, nonché Assessore all’Ambiente della Giunta regionale della Campania Fulvio Bonavitacola, ad un’interrogazione presentata dalla Consigliera del M5S Maria Muscarà. “Dalle notizie che ho acquisito presso la Sapna, risulta che l’ipotesi avanzata di ricevere un quantitativo, in verità piuttosto banale, di 150 tonnellate al giorno, non ha avuto seguito. Al momento, quindi, non è in atto alcun trasferimento interregionale di rifiuti. L’annuncio trionfante dell’ormai non più sindaco della Città Metropolitana mi sembra da leggere più nel contesto della campagna elettorale, che come gesto di concreta solidarietà nei confronti di un popolo in sofferenza. La Regione Campania – proseguiva Bonavitacola – non ha svolto alcuna funzione, né autorizzativa né di altra natura, perché l’ipotesi che era stata avanzata dall’Ama nei confronti della società Sapna, era un’ipotesi che riguardava il trattamento a recupero di questi rifiuti, non dello smaltimento in discarica. Il Codice dell’Ambiente impone l’accordo interregionale per lo smaltimento dei rifiuti in discarica, ma non lo prevede per il trattamento a recupero. Quando ho appreso dalla stampa quest’ipotesi, a fine luglio-inizi agosto, mi sono informato, ho sentito anche il collega Assessore del Lazio che mi ha confermato, che c’era una generica volontà, ma non ancora concretizzata ed attualizzata. A quel punto, in modo informale, ho chiamato i Dirigenti della Sapna ed ho detto, che non avevamo alcuna contrarietà pregiudiziale. D’altronde non avevamo la competenza, per impedire questo trasferimento. Mi sono raccomandato, che qualunque iniziativa non portasse a nuocere il ciclo ordinario e determinasse criticità del ciclo dei rifiuti in Campania e mi è stata data rassicurazione, che non c’era alcuna criticità e che i quantitativi erano così modesti, che non avrebbero determinato alcun problema. In aula abbiamo avuto conferma – aggiungeva l’Assessore – che non arriverà alcun sacchetto di spazzatura da Roma in Campania. E che…

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Risanamento dei Regi Lagni, al via il patto dei 40 Sindaci sancito in un vertice

Risanamento, messa in sicurezza e valorizzazione dei luoghi attraversati dai Regi Lagni grazie al Contratto Istituzionale di Sviluppo (Cis) “Terra dei Fuochi”, promosso dal Ministero del Sud e della coesione territoriale guidato da Mara Carfagna. Sarà il Consorzio di Bonifica del Volturno a presentare il progetto di manutenzione idraulica e di riqualificazione degli alvei e, grazie al Cis, a “porre definitivamente rimedio all’emergenza determinata dallo stato, in cui versano i corsi d’acqua realizzati in epoca borbonica”. Saranno coinvolti tutti i Comuni attraversati dai canali borbonici che, negli anni, da autentiche opere di ingegneria idraulica, realizzate per convogliare le acque piovane della “Campania Felix” fino al mare, tra la foce del Volturno ed il Lago Patria, sono diventati discariche di rifiuti. Il Consorzio ha chiamato a raccolta 40 Sindaci ed ha illustrato il lavoro fino ad oggi svolto insieme con l’Agenzia di Sviluppo dei Comuni dell’area nolana, sollecitando i primi cittadini, a segnalare eventuali interventi da candidare. Una riunione alla quale, oltre i 18 Comuni che ne fanno parte, hanno partecipato gli amministratori del baianese, del Vallo di Lauro e degli altri territori confinanti con l’area nolana. “Da Terra dei fuochi a giardino d’Europa: abbiamo l’occasione unica – ha sottolineato Francesco Todisco, Commissario del Consorzio di Bonifica del Volturno – di risolvere il rischio idraulico determinato dallo stato, in cui versano i Regi Lagni e, insieme, di valorizzare ambiente e paesaggio. Il Governo ha messo a disposizione risorse, che però andranno spese bene”. Insomma l’opportunità per realizzare quel progetto ideato qualche anno fa dall’ex Assessore regionale Gianfranco Nappi, ma rimasto desolatamente sulla carta: mettere a sistema e difendere un vasto territorio a cavallo tra le province Napoli e Caserta dal dissesto idrogeologico con il bacino idrografico più grande d’Europa, che diventa modello di aggregazione. “L’Agenzia – ha spiegato l’amministratore unico Vincenzo Caprio -contribuirà a realizzare questo disegno strategico: fornirà, infatti, supporto tecnico ed amministrativo al Consorzio, con il quale verrà sottoscritto apposito protocollo d’intesa e si occuperà della gestione delle procedure di gara in quanto centrale unica di committenza. Questa è una grande sfida da cogliere per il nostro territorio, perché tutti i Comuni soci sono ricompresi nel perimetro del contratto istituzionale di sviluppo ed avranno così l’opportunità di risolvere un’emergenza annosa, che crea disagi e pericoli alla comunità,…

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Nuovo impianto rifiuti, l’alt del Vescovo a De Luca: “State martoriando questa terra”.

Era un appello accorato quello del Vescovo Antonio Di Donna, in vista della Conferenza dei Servizi del 30 settembre scorso in Regione Campania sulla richiesta di rilascio dell’Autorizzazione unica per la costruzione di un impianto di trattamento di rifiuti speciali liquidi non pericolosi, anche industriali, per un quantitativo massimo di 50 tonnellate al giorno mediante le operazioni di smaltimento in località Calabricito. Il Vescovo, che è anche Presidente della Conferenza Episcopale Campana, ancora una volta era «costretto» a scrivere alla Regione, per «ribadire lo smarrimento della popolazione di Acerra di fronte al cinico e beffardo progetto dell’ennesimo impianto di trattamento dei rifiuti su un territorio, per il quale da decenni è stato dichiarato il disastro ambientale». E lo faceva con un forte appello, avanzando una coraggiosa ed impegnativa proposta: «Oggi chiedo che si intervenga, da parte di chi ne ha il potere, sulle leggi. In particolare sul Piano Territoriale Regionale (PTR), che si accanisce a configurare Acerra come territorio “industriale-urbano”, mentre la nostra città si configura piuttosto come territorio agricolo-urbano». Monsignor Di Donna inviava domenica 26 settembre una lettera alla Direzione delle “Autorizzazioni ambientali e rifiuti” della Giunta regionale della Campania in vista della suddetta Conferenza dei Servizi, convocata sulla valutazione e sull’eventuale approvazione della richiesta di rilascio dell’Autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio dell’impianto. Auspicando «che venga scongiurato questo accanimento», per il Vescovo «è sconcertante la ciclicità, con la quale il nostro territorio diventa suolo appetibile per la realizzazione di impianti di smaltimento e stoccaggio di rifiuti». Addirittura nel caso specifico, sottolinea Di Donna, «l’impianto in discussione sorgerebbe in una zona che, già di per se stessa, è inquinata e bisognosa di bonifica e, soprattutto, vicina alle sorgenti del Riullo e di notevole interesse paesaggistico ed archeologico. In più, a due passi dall’inceneritore. Per non dire che l’impianto in questione si aggiungerebbe ad altri impianti, che destano forti preoccupazioni tra gli abitanti di Acerra e dei Comuni circostanti». Da qui la ripetuta denuncia dell’alto prelato: «E’ chiaro il disegno, di fare del nostro territorio il polo dell’immondizia e dei rifiuti pericolosi e non della Regione e forse oltre e di fare delle nostre terre, soprattutto Acerra, una città di scarto. E tutto questo “sulla testa dei cittadini”, ignorando quanto chiesto da Papa Francesco al numero 183 della…

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Nuovo impianto rifiuti, il nuovo Puc “blinda” l’area dell’insediamento che è agricola

In merito alla Conferenza dei Servizi tenutasi il 30 settembre scorso presso la Regione Campania circa la richiesta di rilascio dell’Autorizzazione unica per la costruzione di un impianto di trattamento di rifiuti speciali liquidi non pericolosi, anche industriali, per un quantitativo massimo di 50 tonnellate al giorno mediante le operazioni di smaltimento in località Calabricito e di cui riferivamo in precedenza va specificato, che la stessa veniva rinviata a data da destinarsi alla luce dei nuovi documenti prodotti dal Comune di Acerra e dell’indisponibilità a partecipare di un tecnico di parte. Nel corso della Conferenza era il sindaco Lettieri ad annunciare che, in mattinata, era stato approvato, con Delibera di Giunta (la n.168 ndr), il nuovo Piano Urbanistico comunale (Puc), che ha fatto scattare le norme di salvaguardia e che prevede l’esclusione di tutti gli interventi di trattamento e recupero di rifiuti speciali. Di fatto il Puc blinda l’area industriale da nuovi insediamenti e dalla variazione di destinazione d’uso. “Il Puc – aggiungeva il sindaco – si aggiunge al certificato di destinazione urbanistica del 27 settembre, che esprime in maniera chiara il parere negativo al progetto proposto, in quanto nel Piano Regolatore generale quella è una zona agricola e non sono consentiti cambi. L’azienda pre-esistente grazie a concessioni degli anni ‘70-‘80 chiede una variazione, che le nuove azioni amministrative non consentono. In quella zona non solo non sono consentiti nuovi insediamenti industriali, che non ricadano nella zona Asi, ma non è possibile nemmeno effettuare cambi”. Il giorno successivo un noto quotidiano riportava (di nuovo) la seguente frase: “Peccato che, nel frattempo, in quella stessa area dismessa, ci sia stata una lottizzazione selvaggia, senza che nessuno, almeno per quanto appare, si sia accorto, che mancasse l’approvazione del Piano Urbanistico attuativo ed il piano di caratterizzazione. Un vero e proprio mistero che meriterebbe, quanto meno, l’avvio di un’attività info-investigativa della Procura nolana, per comprendere se si sia dormito o altro”.

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In arrivo un altro impianto di smaltimento di rifiuti speciali liquidi in località Calabricito

Era la stampa quotidiana, in data 17.09.2021, a riaccendere i riflettori sulla questione ambientale, riferendo dell’arrivo di un nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti speciali liquidi non pericolosi, anche industriali, per un quantitativo massimo di 50 tonnellate al giorno mediante le operazioni di smaltimento. Inevitabile l’ennesimo braccio di ferro con gli ambientalisti del posto e con tutti quelli, che si battono contro l’ampliamento del grande polo dei rifiuti di Acerra. Stavolta è stata richiesta alla Regione l’autorizzazione unica per la riapertura del depuratore ubicato nell’area ex Indesit, nel bosco di Calabricito, zona di interesse storico, archeologico e naturalistico. La richiesta è stata presentata da una società di Pomigliano, che si occupa di trasporto stradale delle merci. Dovrà essere valutata dalla Conferenza dei Servizi organizzata per il 30 settembre prossimo negli uffici del Dipartimento Ecologia della Regione Campania, al Centro Direzionale di Napoli. Ma l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo ha lanciato la notizia attraverso i social e ne è subito scaturita una lunga sfilza di commenti, tutti molto critici nei riguardi del progetto. C’è chi addirittura si è spinto a promuovere una manifestazione di piazza, per “sventare questo nuovo arrivo indesiderato”. “Basta, non vogliamo più essere la pattumiera della Campania”, il liet motiv dei messaggi sul web. “Entro il 30 settembre metteremo in piazza il nostro no – preannuncia Cannavacciuolo – perché questo progetto è incompatibile con il vigente Piano Regolatore, che risale al 1982. L’area del depuratore in zona ex Indesit, risalente agli anni ’70, è stata infatti successivamente dichiarata nel PRG a destinazione agricola e viabilità esistente e parte come zona di Rispetto. Per cui non si possono realizzare al suo interno nuove attività industriali e men che meno attività industriali di smaltimento dei rifiuti”. Il depuratore, che la società pomiglianese vuole riattivare, fu realizzato ed autorizzato per depurare le acque reflue delle fabbriche dislocate accanto, al confine con il casertano, con il Comune di Cancello Scalo. Poi, con il progressivo smantellamento industriale, l’intero complesso produttivo fu acquistato da un gruppo immobiliare, che lo frazionò e lo vendette a pezzetti. Uno di questi “pezzetti” è il depuratore, finito nella proprietà dell’azienda di traporti pomiglianese, che ora vuole smaltire e stoccare 50 tonnellate al giorno di rifiuti liquidi provenienti dalla Campania e da fuori regione. Dalla lettura della documentazione…

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Impianto di smaltimento di rifiuti liquidi: dubbi sigli atti di compravendita e di frazionamento

Circa l’arrivo del nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti speciali liquidi non pericolosi, anche industriali, per un quantitativo massimo di 50 tonnellate al giorno mediante le operazioni di smaltimento, di cui riferivamo in precedenza, un altro organo di stampa, in data 19.09.2021, affrontava la questione attraverso un articolo, in cui si legge: “Si profila un autunno incandescente, se dalla Regione Campania arriverà (com’è quasi certo) il nulla osta alla riapertura del depuratore, ubicato nell’area industriale dell’ex Indesit, da anni dismessa. Pronti a salire sulle barricate (un modo di dire), in vista delle prossime elezioni amministrative del 2022, non solo i pseudo ambientalisti locali, ma anche alcune forze politiche civiche in cerca di visibilità. Nel frattempo – prosegue il quotidiano – resta il giallo, di com’è stato possibile, vendere e frazionare un’ex area industriale senza un piano di caratterizzazione della stessa. Negli anni scorsi la vicenda venne in qualche modo portata alla ribalta, ma presto i riflettori si abbassarono e tutti dimenticarono, che l’ex impianto industriale Indesit non poteva essere frazionato in mancanza di un piano di caratterizzazione, mai rinvenuto nei cassetti dell’Ufficio Tecnico del Comune. Nel frattempo nell’ex area Indesit, passata di proprietà del Consorzio Area, sono stati creati capannoni di piccole e grandi dimensioni, dove c’è di tutto e di più. Insomma un vero e proprio mistero – prosegue l’articolo – sul quale nessuno ha mai voluto mettere mano, neppure per acquisire qualche atto di vendita che meriterebbe, a detta di molti, di finire sotto la lente d’ingrandimento della magistratura nolana. Scontato che in questo mese, in mancanza di una “resistenza” vera da parte del Comune, arriverà il placet della Regione. Tutto sommato un atto dovuto, visto e considerato che, nel corso di questi anni, in tanti hanno preferito non vedere e non sentire, fingendo di non accorgersi che nell’ex area Indesit, per anni abbandonata, tutto era cambiato, senza mai fare nessuna caratterizzazione, per verificare l’eventuale inquinamento delle matrici ambientali. Se fosse vero (come probabilmente lo è), che quell’area è stata dichiarata (nel Piano Regolatore generale del 1982) a destinazione agricola, ci sarebbe da chiedere, come mai nessuno è intervenuto, nel corso di questi decenni, per ripristinare la legalità ma, soprattutto, come sono stati regolarizzati gli atti di compravendita e di frazionamento senza il rispetto delle…

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