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Sorpreso dai poliziotti municipali, viene denunciato per traffico illecito di rifiuti

Erano gli agenti del locale Comando della Polizia Municipale, agli ordini del Capitano Clemente Cimmino a sorprendere, durante un’operazione di controllo del territorio, un uomo di circa 30 anni che, alla guida del suo furgone pieno di rifiuti speciali, stava transitando lungo le strade cittadine. Ma veniva bloccato dai caschi bianchi ad un posto di controllo. Il 30enne, residente in un Comune limitrofo, era alla guida di un Citroen “Canguro” privo della necessaria copertura assicurativa. Sul lato passeggeri era seduto un ragazzo, che aveva tra le mani alcuni pneumatici. Ed è così che scattavano i controlli all’automezzo, all’interno del quale venivano rinvenuti una cinquantina di copertoni usati. Secondo quanto è stato possibile sapere, l’uomo avrebbe detto, che destinatari di tali pneumatici erano alcune officine della zona, che li avrebbero acquistati per pochi euro, affidandogliene altri destinati allo smaltimento. Ai poliziotti municipali non restava altro da fare, che denunciarlo alla Procura della Repubblica di Nola per traffico illecito di rifiuti e sanzionarlo anche per la mancata copertura assicurativa. Dopo aver sottoposto a sequestro giudiziario il mezzo, i Vigili Urbani redigevano e trasmettevano alla Procura della Repubblica di Nola, unitamente ad un rilievo fotografico, una dettagliata informativa di reato. Intanto secondo un dossier di Legambiente, la Campania è ancora sul podio per i reati contro l’ambiente, con 5.549 reati accertati di illegalità ambientale nel 2019, segnando un’impennata senza precedenti nell’attacco delle ecomafie, ossia + 44% rispetto all’anno precedente. E sono ben 4.231 le denunce e 24 le persone arrestate, a cui si aggiungono 1.777 sequestri. Secondo il rapporto “Ecomafia 2020. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia”, realizzato da Legambiente per il 26esimo anno consecutivo, la Campania è maglia nera nell’illegalità ambientale, nel ciclo dei rifiuti e del cemento. Napoli si conferma prima provincia d’Italia per numero di reati ambientali (2.207), seguita da Salerno, che scala ben sei posizioni rispetto al 2018, con 1.161 reati, più del doppio rispetto al 2018. «I numeri e le storie raccolte nel rapporto – dichiara Mariateresa Imparato, Presidente Legambiente Campania – dimostrano inequivocabilmente, come il crimine ambientale sia essenzialmente un crimine d’impresa. Se le mafie continuano ad essere una minaccia per l’ambiente e per gli ecosistemi, una parte rilevante la giocano, come sempre, imprese, imprenditori e professionisti spregiudicati e senza scrupoli…

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Rinvenuto tra Acerra ed Afragola un altro cimitero delle auto rubate

Cimiteri di auto rubate, poi ribaltate, smontate ed infine incendiate sul posto, tra le abitazioni ed i terreni agricoli, ma anche tra rifiuti illecitamente abbandonati, su di un ponticello di scavalco dei Regi Lagni. L’allarme veniva di nuovo lanciato, nei giorni scorsi, dalle Guardie Ambientali WWF, che segnalavano l’ennesima base di ladri d’auto e scaricatori senza scrupoli installata già da tempo immemore tra i terreni compresi tra Afragola ed Acerra, in una traversa sterrata di via Volturno, a poche centinaia di metri dal popoloso e periferico quartiere Gescal. Dopo la segnalazione intervenivano gli agenti della Polizia di Stato. A testimoniare lo scarso controllo del territorio da parte del personale della Polizia Municipale e delle altre Forze dell’Ordine, sono le immagini del cimitero di auto ed amianto fatte girare sui social. “E’ una delle tante basi utilizzate dagli scaricatori abusivi e dai ladri di auto per i cosiddetti cavalli di ritorno – spiegava Alessandro Cannavacciuolo, ambientalista locale – anche se altre se ne possono trovare in località Lenza-Schiavone. I delinquenti vi parcheggiano le vetture rubate sia provvisoriamente, cioè in attesa di riportarle ai proprietari previo pagamento di un riscatto, sia per smontarle, allo scopo di alimentare il mercato nero dei pezzi di ricambio. Quelle interamente smontate vengono date alle fiamme. Ogni incendio forma un rogo tossico terribile, in mezzo ai campi coltivati e a pochi passi dai centri abitati”. Il cimitero delle auto di via Volturno è raggiungibile anche dalle rotonde di via Cinquevie, nel territorio di Afragola. Qui erano stati installati degli ostacoli di cemento armato, per impedirne l’accesso. Ma i criminali hanno rimosso le barriere. Per agire indisturbati hanno piazzato di traverso sul sentiero un’auto sollevata su di un lato, allo scopo di limitare la visibilità e di rendere difficile il transito. Qui gli scaricatori abusivi hanno anche smaltito intere lastre di eternit. La base dei delinquenti è facilmente raggiungibile anche da Acerra. Il ponticello, sul quale sono state piazzate e poi incendiate le vetture rubate, si trova sulla linea di confine tra i due Comuni. “La legge regionale sulle Gav, le Guardie Ambientali Volontarie – dice il Consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli – va ampliata, per avere più uomini in campo contro chi devasta la nostra terra. Non bastano le risorse messe in campo…

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Nella Giornata del Ringraziamento il Vescovo parla di Acerra e della sua vocazione agricola saccheggiata

La Chiesa di Acerra ha celebrato, nella seconda domenica di novembre, la “Giornata Nazionale del Ringraziamento per i frutti della terra”. Nel 2020 la tradizionale iniziativa, promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana, è giunta alla 70° edizione. Ad Acerra si è scelto un luogo simbolo, per ripercorrere il lungo cammino di vicinanza al mondo dell’agricoltura: la Chiesa di Maria del Suffragio, nella storica piazza Castello, un tempo teatro della compravendita di prodotti della terra, dove giungevano dalle campagne i carri agricoli, trainati da mucche, cavalli ed asini con il loro carico di prodotti. Ognuno per dimensioni e peso trasportato in relazione alla forza motrice disponibile. E’ qui che il Vescovo Antonio Di Donna, sensibile ogni anno a questa ricorrenza, ha presieduto lo scorso 8 novembre alla messa, durante la quale sono stati offerti i frutti della terra. Commentando il Vangelo di Matteo (le parabole sulle ultime realtà), monsignor Di Donna ha indicato nella ‘vigilanza’ e nella ‘responsabilità’ le parole chiavi, per non correre il rischio che, alla venuta del Signore la nostra vita appaia un ‘fallimento’. Il Vescovo ha messo in guardia dal rischio di credere, che lo Sposo non torni, perché ‘le nozze si faranno’ e molti potrebbero non essere ‘pronti’, perché tratti in inganno dal suo ‘ritardo’. Tra i doni di Dio che siamo chiamati ad amministrare con saggezza, c’è la Terra con i suoi frutti. E la Giornata del Ringraziamento “è, ogni anno, un’occasione per riflettere sulla nostra responsabilità sulla cura di quella, che Papa Francesco chiama la Casa comune”. “La Terra ci precede – ha proseguito ancora il Vescovo – ma noi ci siamo comportati, come se le nozze fossero state abolite. E l’abbiamo resa un deserto”. Eppure lo sposo “tornerà e ci chiederà conto, di come avremo custodito il giardino!”. Per Di Donna sono tre le fasi degli anni ’70 ad oggi, in cui “ad Acerra abbiamo saccheggiato la Terra. La prima, quando i contadini hanno abbandonato i campi, attratti dal miraggio del posto fisso. La seconda, la stagione delle permute, quando sorgevano i nuovi quartieri alla periferia della città ed i contadini vendevano le proprie terre in cambio di appartamenti. La terza, la più recente, quella dell’interramento dei rifiuti tossici e nocivi e quella dei roghi”. Il Vescovo ha commentato poi il bellissimo…

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Zona Asi: i Carabinieri sequestrano 4 cantieri durante gli scavi contenenti svariati rifiuti

Erano gli scavi effettuati, nei giorni scorsi, dall’Enel e da alcune società delle telecomunicazioni nella locale zona Asi, per realizzare una serie di importanti collegamenti al di sotto del livello stradale, a riportare alla luce un male antico, ma proprio di questo territorio: l’inquinamento ambientale. Infatti, dalle buche scavate per dare il via alla posa dei cavi elettrici e telematici, emergevano rifiuti di varia tipologia, tra i quali si sospettava anche la presenza di rifiuti tossici e pericolosi. Ad intervenire sul posto con un vero e proprio blitz erano i Carabinieri Forestali della stazione di Marigliano, agli ordini del Maresciallo Alessandro Cavallo, che sottoponevano a sequestro penale i quattro cantieri avviati dalle società, con la conseguente interruzione dei lavori di realizzazione dei collegamenti infrastrutturali. Una maxi operazione a tutela dell’ambiente e della pubblica incolumità. L’elenco dei rifiuti emersi dal sottosuolo è lungo ed inquietante: guaine bituminose, materiale edile da risulta, amianto, pezzame, fanghi di depurazione contenenti cotton fioc, composti minerali di colore nero, verde e blu, esalazioni di idrocarburi. Le scorie venivano riportate alla luce lungo le strade principali della zona industriale acerrana. Qui le aziende di fornitura dei servizi elettrici e telematici (fibra ottica) avevano aperto una serie di buche per la posa dei cavi. Del tutto veniva prodotto dai Militari dell’Arma un rilievo fotografico ed una dettagliata informativa di reato, trasmessa alla Procura della Repubblica di Nola. Va da sé che, adesso, si dovrebbe procedere ad una classificazione dei rifiuti, con conseguente rimozione degli stessi e bonifica dell’area. Sul posto, intanto, si erano recati anche gli ambientalisti della zona, tra i quali Alessandro Cannavacciuolo, il quale diceva: “Da diversi giorni stavamo monitorando questi scavi e, siccome conosciamo bene quest’area e la sua storia, ne abbiamo approfittato per controllare meglio. Ci è bastato dare un’occhiata all’interno delle buche scavate, per capire subito quello che stava accadendo. Tanti rifiuti nel suolo a formare intere stratificazioni”. Il sospetto, avallato dal sopra citato sequestro, è che il sottosuolo della locale zona industriale sia una gigantesca discarica abusiva. Del resto nell’area Asi di Acerra una delle prime operazioni risale a circa trent’anni fa, quando il personale del locale Commissariato della Polizia di Stato sequestrò l’intero collettore che, dall’ex Montefibre, risale fino al depuratore di Caivano, sito in località “Omomorto”. Si trattava…

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Guanti e mascherine usati gettati a terra: un rischio per la salute e l’ambiente

Guanti e mascherine usati gettati a terra. Ma anche bottigliette di sanificante vuote. Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le segnalazioni giunteci da parte dei cittadini. Motivo? Il comportamento di una serie di soggetti incivili, che abbandonano questi “nuovi” rifiuti e, tra essi, i dispositivi di protezione individuale (D.P.I.) in particolare per strada, sui marciapiedi, nei parcheggi dei supermercati, nei pressi degli esercizi commerciali ecc. Nel bel mezzo di una crisi sanitaria, purtroppo molti cittadini si stanno lasciando andare a comportamenti incivili e lesivi per l’intera comunità locale e non. Legambiente, a tal proposito, parla di un doppio rischio. “Innanzitutto il rischio è quello di un danno ambientale, visto che parliamo di dispositivi di protezione realizzati in fibre di polipropilene o poliestere, cioè plastica, oppure in lattice in nitrile, PVC ed in altri materiali sintetici. Questi materiali, infatti, abbandonati lungo le strade o presso aiuole e cespugli, quando piove, rischiano di finire nei reticoli idrografici superficiali o tombinati, per poi arrivare direttamente in mare. Inoltre – prosegue l’associazione ambientalista – si tratta di dispositivi potenzialmente contaminati, che rappresentano un rischio sanitario per chiunque, anche per chi, inavvertitamente, vi entri a contatto (pensiamo, ad esempio, agli operatori ecologici). Ecco perché i cittadini devono adottare comportamenti responsabili e gettare questi rifiuti nell’indifferenziato, dopo averli accuratamente sigillati in appositi sacchetti dedicati, per essere sicuri che nulla fuoriesca”. Con la raccomandazione di maneggiare il meno possibile la mascherina, senza toccarne le parti esterne. Pertanto sono ancora in troppi a non aver capito che, quando si gettano queste tipologie di rifiuti a terra, oltre ad imbrattare le aree pubbliche, ledendo il decoro urbano, il pericolo è quello di poter contagiare altre persone, se si è positivi al virus, senza saperlo. L’Istituto Superiore di Sanità (I.S.S.) ha spiegato sul proprio sito, come smaltire questi materiali. Oltre a ciò uno studio pubblicato sulla rivista ‘Lancet’, ha dimostrato che il coronavirus resiste a diverse temperature su varie superfici. E su una mascherina potrebbe vivere anche fino a sette giorni. “Ricordiamo che i dispositivi sanitari sono molto resistenti e potrebbero durare nell’ambiente decine di anni, come accade per le buste di plastica più spesse o i flaconi di liquidi più resistenti” – si legge sul sito di Legambiente Campania, dove viene sottolineato che “occorre responsabilizzare ed informare i cittadini, per…

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Il Tar del Lazio dà ragione all’avv.Auriemma: questa è una Vittoria per Acerra e per l’Italia

A maggio 2019 riportammo il giudizio della Corte di Giustizia Europea, emesso il giorno 8 dello stesso mese e con il quale i giudici sentenziarono per il No a nuovi inceneritori e per lo stop all’ampliamento di quelli esistenti. Un giudizio che pesava sui destini non solo dell’impianto acerrano, ma sull’intero sistema di smaltimento dei rifiuti in Campania. I giudici del Tribunale che ha sede in Lussemburgo infatti bocciarono il Decreto SbloccaItalia del 2016, dando ragione ai Comitati ambientalisti, che avevano fatto ricorso. Stop alla costruzione di nuovi inceneritori, ma anche all’aumento dei quantitativi di rifiuti da bruciare in quelli già operativi, senza una Valutazione di Impatto Ambientale Strategica. Venivano bloccati di fatto la realizzazione di un nuovo impianto in Campania (8 in tutt’Italia), previsto dall’allora Governo Renzi, per soddisfare lo smaltimento dei rifiuti ed era a rischio anche la costruzione di una quarta linea per l’inceneritore di Acerra, predisposta dal Governatore De Luca. Soddisfatti ovviamente i Comitati e le associazioni ambientaliste accorsi in massa in Lussemburgo e legalmente rappresentati dall’Avvocato Carmela Auriemma, Consigliere comunale del Movimento 5 Stelle. La quale, all’indomani della sentenza, dichiarò: “Oggi Davide ha battuto il Golia della lobby dell’incenerimento. In Italia c’è chi ha creduto di poter costruire 8 nuovi inceneritori ed aumentare il quantitativo, che attualmente si brucia in quelli esistenti, senza neanche fare la Valutazione Strategica Ambientale (Vas). Ma la giustizia europea ha detto chiaramente, quello che noi sosteniamo da anni: il Decreto Sbloccaitalia e la sua normativa attuativa violano la direttiva Ue relativa alla VAS”. E’ noto, infatti, che l’anno precedente il Tar del Lazio aveva accolto parzialmente il ricorso di una serie di associazioni ambientaliste sul Decreto “Sblocca Italia”, che autorizzava a conferire negli inceneritori 750 mila tonnellate di rifiuti all’anno, in luogo delle 600 mila indicate e consentite dall’Europa. Una serie di associazioni come “Movimento Rifiuti Zero”; “Comitato Acerra Donne del 29 Agosto” e “Mamme di Venafro” portarono davanti al Tribunale Amministrativo i Decreti attuativi della legge Sblocca Italia, pubblicati nel 2017. Il ricorso contestava la politica italiana, che predilige il ricorso agli inceneritori, sia autorizzando la costruzione di 12 nuovi impianti, che aumentando la quantità dei rifiuti fino a 750 mila tonnellate. Secondo gli ambientalisti questa quantità supera la quota massima consentita dall’Europa e persegue più l’ottica di pensare a…

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Lo stop del Tar del Lazio agli inceneritori boccia lo SbloccaItalia del governo Renzi

La sentenza emessa dai giudici del Tar del Lazio in data 6.10.2020, sulla scia dell’ordinanza della Corte di Giustizia Europea, emessa a maggio dell’anno scorso e con la quale i giudici hanno sentenziato per il No a nuovi inceneritori e per lo stop all’ampliamento di quelli esistenti e di cui riferivamo nella pagina precedente, aveva effetti tangibili sull’intero ciclo dei rifiuti non solo campano. E, come già detto, tutto era nato dal ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste “Comitato Acerra Donne del 29 Agosto” e “Mamme di Venafro”, legalmente rappresentate dall’Avvocato Carmela Auriemma, che è anche Capogruppo in Consiglio comunale del Movimento 5 Stelle. La quale, all’indomani della sentenza emessa, dichiarava: “Ormai l’incenerimento è destinato a scomparire, soprattutto dopo il Decreto firmato il 15 maggio dell’anno scorso dal Ministro Costa, che vieta di bruciare o di conferire in discarica circa 1 milione di tonnellate di pannolini usati, che invece verranno recuperati e trasformati in materia prima. Inoltre il paradosso sta nel fatto che, in Campania sono cambiate in modo vistoso le percentuali di raccolta differenziata. Eppure ad Acerra si brucia più spazzatura, anzichè diminuire le quantità portate ad un inceneritore che, ricordiamolo, è di proprietà della Regione e che è gestito da una società lombarda. A seguito di questa decisione del Tar del Lazio siamo ancora più motivati ad andare avanti. Lasciatemi però dire – aggiungeva l’indomita professionista molto stimata, nel caso specifico, dalle associazioni ambientaliste – che questa vittoria nasce da lontano. Ossia dalle tesi di contrarietà al diritto dell’Unione europea sostenute dall’associazione “Mamme di Venafro”, da me rappresentata, nel giudizio instaurato da un colosso francese, per ottenere un aumento del quantitativo di rifiuti che, attualmente, brucia nell’impianto di Pozzilli. Io me la ricordo ancora quell’udienza, a maggio 2017, con l’aula piena di cittadini, parroco compreso e vincemmo. Contro tutto e tutti. Nessuno ci credeva in quell’azione di opposizione, solo loro, le mamme ed i cittadini della Valle di Venafro, un territorio bellissimo ma anche tanto inquinato. Ora – concludeva Auriemma – attendiamo il Consiglio di Stato, dove già nel 2015 abbiamo posto gli stessi quesiti comunitari, nell’unico giudizio attualmente esistente su quell’impianto, l’unica possibilità per gli acerrani, di veder riconosciute le proprie ragioni”. A seguito del pronunciamento della Corte di Giustizia Europea, l’allora Assessore regionale all’Ambiente Fulvio…

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Allarme polveri sottili, boom di sforamenti delle micidiali Pm10 anche ad Acerra

Già nei primi due mesi di quest’anno Acerra era stata “incoronata” la città più inquinata della Regione Campania. Un triste record, che toccava proprio al simbolo della Terra dei Fuochi, dove lo scorso 24 maggio doveva recarsi in visita Papa Francesco, per ascoltare le testimonianze del popolo di un intero territorio flagellato dalle criticità ambientali. Giovedì 20 febbraio, infatti, sulla base dei dati ufficiali resi noti dall’Arpac, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, la nostra città aveva oltrepassato il limite dei 35 giorni di sforamento delle polveri sottili nell’aria. Limite che, per legge, un Comune non può superare nell’arco di un intero anno. E tutto questo era capitato a circa soli 60 giorni dall’inizio del 2020. E’ la soglia, che obbliga i Sindaci, a prendere immediati provvedimenti per la tutela della salute pubblica. Ad Acerra, dunque, già era stata raggiunta la soglia fissata dalla Direttiva europea in materia di inquinamento atmosferico (la n.2008/50), secondo cui il limite di concentrazione tossica delle polveri sottili (50 microgrammi di Pm10 per metro cubo) può essere superato fino a un massimo di 35 giorni all’anno. Ma nei giorni scorsi è riesploso l’allarme inquinamento certificato dall’Arpac, con un boom di sforamenti delle micidiali Pm10, i nemici silenziosi che resistono a tutto, anche al pandemico coronavirus. E, nonostante il prolungato periodo di lockdown, i numeri degli sforamenti delle polveri sottili nel nolano e nel vesuviano sono rimasti gli stessi e, in alcuni casi, usciti fuori di sesto. Ecco intanto la classifica degli sforamenti relativa ai primi giorni di questo mese. San Vitaliano 67, Pomigliano 51, Acerra 47 giorni e così via. Un disagio annoso, che ha visto l’attivismo di tante associazioni ambientaliste e lo scarso impegno delle istituzioni a tutti i livelli. La mancata approvazione del Piano della Qualità dell’Aria (approvato nel 2007 ed aggiornato sette anni dopo) è il peccato originale. A marzo scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noto, che l’aria inquinata uccide ogni anno 80 mila persone solo in Italia, collocando la nazione in testa alla classifica europea. Primato confermato anche dalla prestigiosa rivista “The Lancet”, secondo la quale l’Italia è prima in Europa per morti premature da esposizione alle polveri sottili Pm 2.5. Ed ora l’associazione “Terra Phoenix” è passata all’attacco ed attraverso un comunicato scrive: “Mesi fa, in…

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Presentato il progetto di un maxi-impianto di compost da realizzarsi nell’ex Montefibre

Era un noto quotidiano, datato 8.7.2020, a divulgare la notizia. Il riferimento è ad un progetto imponente, quanto i suoi obiettivi, ossia produrre 9 milioni di metri cubi all’anno di gas metano dal trattamento di oltre 80 mila tonnellate di rifiuti organici e di scarti vegetali. Rifiuti che, durante il processo di decomposizione anaerobica per la produzione di gas, saranno infine trasformati in compost, un fertilizzante da destinare all’agricoltura. Il piano è stato consegnato dalla “New Green Fuel srl”, con sede a Napoli, agli Uffici del Dipartimento Ambiente della Regione Campania. Piano che veniva sottoposto all’esame della Conferenza dei Servizi convocata dalla Regione presso il Centro Direzionale lo scorso 23 luglio. Vi partecipavano, oltre alla Regione stessa, anche la Città Metropolitana, il Consorzio Asi di Napoli, l’Asl, l’Arpac, l’Ente Idrico Campano ed il Comune di Acerra. Venivano valutati i documenti prodotti dalla New Green, ai fini del rilascio dell’autorizzazione a realizzare il nuovo impianto. Inoltre si procedeva ad un contestuale esame degli interessi coinvolti nel procedimento amministrativo. L’azienda ha individuato l’area di 41 mila metri quadrati, su cui dovrà sorgere la struttura. Si trova nell’ex Montefibre, il colosso chimico fermo dal maggio del 2004 per ristrutturazione e che sarebbe dovuto ripartire nell’estate del 2009. Ma dismesso ormai da anni ed in gran parte smantellato. All’interno si è insediata da tempo la Friel, una grossa centrale a biomasse che produce energia elettrica, bruciando olio di palma. Quest’attività produce anche un fumo costante, che fuoriesce dal vecchio camino della Montefibre. E’ una località, quella compresa tra il “Pagliarone” ed il “Pantano”, zeppo di strutture dedite allo sfruttamento dei rifiuti. Infatti all’interno di quest’enorme perimetro industriale sono sorte decine di impianti di stoccaggio, trattamento e smaltimento di ogni sorta di scarti. Oltre al più grande inceneritore d’Europa. Altre richieste di insediamento di impianti sono state respinte, come quella della “Cisette”, fermata dal Tar e contro la quale si prodigò il Consigliere comunale Carmela Auriemma, soprattutto durante il Consiglio comunale del 29 settembre 2017. Infatti fino ad allora il Comune non aveva fatto nulla di concreto. In quell’occasione l’esponente pentastellata rappresentò al Civico consesso, che se l’azienda Cisette non avesse ottemperato all’obbligo di comunicare il progetto e la relativa richiesta anche al Comune, c’era un evidente vizio, che inficiava il provvedimento relativo…

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Conferenza dei Servizi sul un maxi-impianto di compost: la società ha chiesto ulteriori 30 giorni

Relativamente all’impianto di compost da realizzarsi nell’ex Montefibre da parte della società “New Green Fuel” ed alla Conferenza dei Servizi, tenutasi giovedì 23 luglio e di cui si riferiva in precedenza, la società chiedeva ulteriori 30 giorni, per poter integrare la propria documentazione. Ai quali vanno aggiunti altri 30 giorni, entro i quali la Regione deve indire una nuova Conferenza dei Servizi. E ciò, sia perché il Piano di Caratterizzazione è del 2015 e, quindi, risulta superato e che, pertanto, va aggiornato. E sia perché il Piano delle Analisi dei Rischi non ha specificato i valori relativi all’arsenico ed al magnesio, che vanno invece esplicitati, per poter ottenere la Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.). Documentazione che era stata consegnata agli Enti partecipanti alla Conferenza tre giorni prima. Il Comune, tra l’altro, avendo visto che gli unici elementi specificati erano i solfiti ed il dicloroetilene, avanzava le proprie osservazioni contrarie, anche se è l’Arpac l’organo deputato a dare una valutazione definitiva. Dei lavori mattutini della Conferenza dei Servizi veniva fatto un resoconto di pomeriggio durante la Commissione Ambiente, presieduta dal Consigliere comunale Salvatore Maietta. Non aveva mancato di far pervenire le proprie osservazioni alla Conferenza dei Servizi, soprattutto circa la V.I.A. il Consigliere comunale Carmela Auriemma.  

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