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Il Tar del Lazio dà ragione all’avv.Auriemma: questa è una Vittoria per Acerra e per l’Italia

A maggio 2019 riportammo il giudizio della Corte di Giustizia Europea, emesso il giorno 8 dello stesso mese e con il quale i giudici sentenziarono per il No a nuovi inceneritori e per lo stop all’ampliamento di quelli esistenti. Un giudizio che pesava sui destini non solo dell’impianto acerrano, ma sull’intero sistema di smaltimento dei rifiuti in Campania. I giudici del Tribunale che ha sede in Lussemburgo infatti bocciarono il Decreto SbloccaItalia del 2016, dando ragione ai Comitati ambientalisti, che avevano fatto ricorso. Stop alla costruzione di nuovi inceneritori, ma anche all’aumento dei quantitativi di rifiuti da bruciare in quelli già operativi, senza una Valutazione di Impatto Ambientale Strategica. Venivano bloccati di fatto la realizzazione di un nuovo impianto in Campania (8 in tutt’Italia), previsto dall’allora Governo Renzi, per soddisfare lo smaltimento dei rifiuti ed era a rischio anche la costruzione di una quarta linea per l’inceneritore di Acerra, predisposta dal Governatore De Luca. Soddisfatti ovviamente i Comitati e le associazioni ambientaliste accorsi in massa in Lussemburgo e legalmente rappresentati dall’Avvocato Carmela Auriemma, Consigliere comunale del Movimento 5 Stelle. La quale, all’indomani della sentenza, dichiarò: “Oggi Davide ha battuto il Golia della lobby dell’incenerimento. In Italia c’è chi ha creduto di poter costruire 8 nuovi inceneritori ed aumentare il quantitativo, che attualmente si brucia in quelli esistenti, senza neanche fare la Valutazione Strategica Ambientale (Vas). Ma la giustizia europea ha detto chiaramente, quello che noi sosteniamo da anni: il Decreto Sbloccaitalia e la sua normativa attuativa violano la direttiva Ue relativa alla VAS”. E’ noto, infatti, che l’anno precedente il Tar del Lazio aveva accolto parzialmente il ricorso di una serie di associazioni ambientaliste sul Decreto “Sblocca Italia”, che autorizzava a conferire negli inceneritori 750 mila tonnellate di rifiuti all’anno, in luogo delle 600 mila indicate e consentite dall’Europa. Una serie di associazioni come “Movimento Rifiuti Zero”; “Comitato Acerra Donne del 29 Agosto” e “Mamme di Venafro” portarono davanti al Tribunale Amministrativo i Decreti attuativi della legge Sblocca Italia, pubblicati nel 2017. Il ricorso contestava la politica italiana, che predilige il ricorso agli inceneritori, sia autorizzando la costruzione di 12 nuovi impianti, che aumentando la quantità dei rifiuti fino a 750 mila tonnellate. Secondo gli ambientalisti questa quantità supera la quota massima consentita dall’Europa e persegue più l’ottica di pensare a…

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Lo stop del Tar del Lazio agli inceneritori boccia lo SbloccaItalia del governo Renzi

La sentenza emessa dai giudici del Tar del Lazio in data 6.10.2020, sulla scia dell’ordinanza della Corte di Giustizia Europea, emessa a maggio dell’anno scorso e con la quale i giudici hanno sentenziato per il No a nuovi inceneritori e per lo stop all’ampliamento di quelli esistenti e di cui riferivamo nella pagina precedente, aveva effetti tangibili sull’intero ciclo dei rifiuti non solo campano. E, come già detto, tutto era nato dal ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste “Comitato Acerra Donne del 29 Agosto” e “Mamme di Venafro”, legalmente rappresentate dall’Avvocato Carmela Auriemma, che è anche Capogruppo in Consiglio comunale del Movimento 5 Stelle. La quale, all’indomani della sentenza emessa, dichiarava: “Ormai l’incenerimento è destinato a scomparire, soprattutto dopo il Decreto firmato il 15 maggio dell’anno scorso dal Ministro Costa, che vieta di bruciare o di conferire in discarica circa 1 milione di tonnellate di pannolini usati, che invece verranno recuperati e trasformati in materia prima. Inoltre il paradosso sta nel fatto che, in Campania sono cambiate in modo vistoso le percentuali di raccolta differenziata. Eppure ad Acerra si brucia più spazzatura, anzichè diminuire le quantità portate ad un inceneritore che, ricordiamolo, è di proprietà della Regione e che è gestito da una società lombarda. A seguito di questa decisione del Tar del Lazio siamo ancora più motivati ad andare avanti. Lasciatemi però dire – aggiungeva l’indomita professionista molto stimata, nel caso specifico, dalle associazioni ambientaliste – che questa vittoria nasce da lontano. Ossia dalle tesi di contrarietà al diritto dell’Unione europea sostenute dall’associazione “Mamme di Venafro”, da me rappresentata, nel giudizio instaurato da un colosso francese, per ottenere un aumento del quantitativo di rifiuti che, attualmente, brucia nell’impianto di Pozzilli. Io me la ricordo ancora quell’udienza, a maggio 2017, con l’aula piena di cittadini, parroco compreso e vincemmo. Contro tutto e tutti. Nessuno ci credeva in quell’azione di opposizione, solo loro, le mamme ed i cittadini della Valle di Venafro, un territorio bellissimo ma anche tanto inquinato. Ora – concludeva Auriemma – attendiamo il Consiglio di Stato, dove già nel 2015 abbiamo posto gli stessi quesiti comunitari, nell’unico giudizio attualmente esistente su quell’impianto, l’unica possibilità per gli acerrani, di veder riconosciute le proprie ragioni”. A seguito del pronunciamento della Corte di Giustizia Europea, l’allora Assessore regionale all’Ambiente Fulvio…

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Allarme polveri sottili, boom di sforamenti delle micidiali Pm10 anche ad Acerra

Già nei primi due mesi di quest’anno Acerra era stata “incoronata” la città più inquinata della Regione Campania. Un triste record, che toccava proprio al simbolo della Terra dei Fuochi, dove lo scorso 24 maggio doveva recarsi in visita Papa Francesco, per ascoltare le testimonianze del popolo di un intero territorio flagellato dalle criticità ambientali. Giovedì 20 febbraio, infatti, sulla base dei dati ufficiali resi noti dall’Arpac, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, la nostra città aveva oltrepassato il limite dei 35 giorni di sforamento delle polveri sottili nell’aria. Limite che, per legge, un Comune non può superare nell’arco di un intero anno. E tutto questo era capitato a circa soli 60 giorni dall’inizio del 2020. E’ la soglia, che obbliga i Sindaci, a prendere immediati provvedimenti per la tutela della salute pubblica. Ad Acerra, dunque, già era stata raggiunta la soglia fissata dalla Direttiva europea in materia di inquinamento atmosferico (la n.2008/50), secondo cui il limite di concentrazione tossica delle polveri sottili (50 microgrammi di Pm10 per metro cubo) può essere superato fino a un massimo di 35 giorni all’anno. Ma nei giorni scorsi è riesploso l’allarme inquinamento certificato dall’Arpac, con un boom di sforamenti delle micidiali Pm10, i nemici silenziosi che resistono a tutto, anche al pandemico coronavirus. E, nonostante il prolungato periodo di lockdown, i numeri degli sforamenti delle polveri sottili nel nolano e nel vesuviano sono rimasti gli stessi e, in alcuni casi, usciti fuori di sesto. Ecco intanto la classifica degli sforamenti relativa ai primi giorni di questo mese. San Vitaliano 67, Pomigliano 51, Acerra 47 giorni e così via. Un disagio annoso, che ha visto l’attivismo di tante associazioni ambientaliste e lo scarso impegno delle istituzioni a tutti i livelli. La mancata approvazione del Piano della Qualità dell’Aria (approvato nel 2007 ed aggiornato sette anni dopo) è il peccato originale. A marzo scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noto, che l’aria inquinata uccide ogni anno 80 mila persone solo in Italia, collocando la nazione in testa alla classifica europea. Primato confermato anche dalla prestigiosa rivista “The Lancet”, secondo la quale l’Italia è prima in Europa per morti premature da esposizione alle polveri sottili Pm 2.5. Ed ora l’associazione “Terra Phoenix” è passata all’attacco ed attraverso un comunicato scrive: “Mesi fa, in…

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Presentato il progetto di un maxi-impianto di compost da realizzarsi nell’ex Montefibre

Era un noto quotidiano, datato 8.7.2020, a divulgare la notizia. Il riferimento è ad un progetto imponente, quanto i suoi obiettivi, ossia produrre 9 milioni di metri cubi all’anno di gas metano dal trattamento di oltre 80 mila tonnellate di rifiuti organici e di scarti vegetali. Rifiuti che, durante il processo di decomposizione anaerobica per la produzione di gas, saranno infine trasformati in compost, un fertilizzante da destinare all’agricoltura. Il piano è stato consegnato dalla “New Green Fuel srl”, con sede a Napoli, agli Uffici del Dipartimento Ambiente della Regione Campania. Piano che veniva sottoposto all’esame della Conferenza dei Servizi convocata dalla Regione presso il Centro Direzionale lo scorso 23 luglio. Vi partecipavano, oltre alla Regione stessa, anche la Città Metropolitana, il Consorzio Asi di Napoli, l’Asl, l’Arpac, l’Ente Idrico Campano ed il Comune di Acerra. Venivano valutati i documenti prodotti dalla New Green, ai fini del rilascio dell’autorizzazione a realizzare il nuovo impianto. Inoltre si procedeva ad un contestuale esame degli interessi coinvolti nel procedimento amministrativo. L’azienda ha individuato l’area di 41 mila metri quadrati, su cui dovrà sorgere la struttura. Si trova nell’ex Montefibre, il colosso chimico fermo dal maggio del 2004 per ristrutturazione e che sarebbe dovuto ripartire nell’estate del 2009. Ma dismesso ormai da anni ed in gran parte smantellato. All’interno si è insediata da tempo la Friel, una grossa centrale a biomasse che produce energia elettrica, bruciando olio di palma. Quest’attività produce anche un fumo costante, che fuoriesce dal vecchio camino della Montefibre. E’ una località, quella compresa tra il “Pagliarone” ed il “Pantano”, zeppo di strutture dedite allo sfruttamento dei rifiuti. Infatti all’interno di quest’enorme perimetro industriale sono sorte decine di impianti di stoccaggio, trattamento e smaltimento di ogni sorta di scarti. Oltre al più grande inceneritore d’Europa. Altre richieste di insediamento di impianti sono state respinte, come quella della “Cisette”, fermata dal Tar e contro la quale si prodigò il Consigliere comunale Carmela Auriemma, soprattutto durante il Consiglio comunale del 29 settembre 2017. Infatti fino ad allora il Comune non aveva fatto nulla di concreto. In quell’occasione l’esponente pentastellata rappresentò al Civico consesso, che se l’azienda Cisette non avesse ottemperato all’obbligo di comunicare il progetto e la relativa richiesta anche al Comune, c’era un evidente vizio, che inficiava il provvedimento relativo…

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Conferenza dei Servizi sul un maxi-impianto di compost: la società ha chiesto ulteriori 30 giorni

Relativamente all’impianto di compost da realizzarsi nell’ex Montefibre da parte della società “New Green Fuel” ed alla Conferenza dei Servizi, tenutasi giovedì 23 luglio e di cui si riferiva in precedenza, la società chiedeva ulteriori 30 giorni, per poter integrare la propria documentazione. Ai quali vanno aggiunti altri 30 giorni, entro i quali la Regione deve indire una nuova Conferenza dei Servizi. E ciò, sia perché il Piano di Caratterizzazione è del 2015 e, quindi, risulta superato e che, pertanto, va aggiornato. E sia perché il Piano delle Analisi dei Rischi non ha specificato i valori relativi all’arsenico ed al magnesio, che vanno invece esplicitati, per poter ottenere la Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.). Documentazione che era stata consegnata agli Enti partecipanti alla Conferenza tre giorni prima. Il Comune, tra l’altro, avendo visto che gli unici elementi specificati erano i solfiti ed il dicloroetilene, avanzava le proprie osservazioni contrarie, anche se è l’Arpac l’organo deputato a dare una valutazione definitiva. Dei lavori mattutini della Conferenza dei Servizi veniva fatto un resoconto di pomeriggio durante la Commissione Ambiente, presieduta dal Consigliere comunale Salvatore Maietta. Non aveva mancato di far pervenire le proprie osservazioni alla Conferenza dei Servizi, soprattutto circa la V.I.A. il Consigliere comunale Carmela Auriemma.  

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Ordinanza sindacale non rispettata: niente pubblica incolumità e decoro urbano

Lo stato di abbandono in cui versa il territorio urbano è testimoniato, tra l’altro, anche dalle foto che pubblichiamo e che denotano una situazione igienico-sanitaria precaria ed un decoro urbano fragile. Già in passato ci siamo più volte dedicati alle condizioni, in cui versa il verde pubblico, con particolare riferimento alle specie arboree piantumate lungo corsi e strade e la cui incuria comporta varie problematiche. Qui ci interessa, invece, parlare del mancato rispetto dell’Ordinanza sindacale n.7 del 19.02.2020, avente ad oggetto “la pulizia e la manutenzione di terreni privati, aree libere, lotti non ancora edificati e/o corti di fabbricati”. Infatti l’immagine della città è offuscata anche da quegli appezzamenti di terreni privati, ai quali è diretta l’Ordinanza. Con la quale il sindaco Lettieri ha ordinato, “con effetto immediato e comunque, entro e non oltre 15 giorni dalla data di pubblicazione della stessa”, a tutti i proprietari dei fondi laterali alle strade comunali e vicinali e a tutti i proprietari frontisti di aree o spazi pubblici e, comunque, ai proprietari di aree incolte, abbandonate o aree artigianali industriali dismesse, ai responsabili dei cantieri edili aperti dalla data di entrata in vigore dell’Ordinanza, ai proprietari di aree inedificate recanti depositi temporanei/permanenti all’aperto, ai proprietari di aree verdi in genere, di ottemperare alle seguenti disposizioni, a tutela del territorio comunale. Ossia il taglio: della vegetazione incolta e, in particolare, di provvedere allo sfalcio delle erbe infestanti, loro rimozione e diserbo, mantenendo un’altezza del manto erboso per non più di 20 cm. Degli arbusti e delle sterpaglie cresciute anche impropriamente nei terreni incolti in prossimità di strade comunali e vicinali o prospicienti spazi e aree pubbliche. Delle siepi e dei rami che si protendono sul suolo pubblico. La rimozione di accumuli di materiale infiammabile presenti nelle predette aree ed in prossimità delle suddette strade. I proprietari dei fondi o chi per essi, sono obbligati: a tenere regolate le siepi vive, in modo da non restringere o danneggiare le strade; a tagliare i rami delle piante, che si protendono, in modo da costituire pericolo, oltre il ciglio stradale; a pulire sistematicamente il tratto di strada occupato da rami-foglie-frutti caduti dagli alberi dei fondi privati. Le operazioni di potatura e pulizia devono, in ogni caso, essere eseguite in ogni epoca in cui esse siano…

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Controlli ambientali: denunce e sequestri tra Acerra e Castel Volturno

Contrasto ai reati ambientali, alto impatto nella cosiddetta Terra dei Fuochi: denunce e sequestri. E’ quanto avvenuto nei giorni scorsi nell’ambito di un’operazione interforze effettuata ad Acerra da Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza di Casalnuovo ed i Militari del Raggruppamento Campania dell’Esercito. I Militari dell’Arma della locale stazione, agli ordini del Comandante Giovanni Caccavale, hanno operato un blitz presso un gommista, dove i due soci titolari dell’attività sono stati denunciati per un illecito riguardante i rifiuti. Nello specifico gli pneumatici erano stati stoccati in un terreno risultato a destinazione agricola e quindi non idoneo, ad ospitare questo genere di scarti. La task force intervenuta sottoponeva a sequestro l’area, con apposizione di sigilli, affinché non venisse mutato lo stato dei luoghi e delle cose e che il reato, in corso di realizzazione, non fosse portato a conseguenze ulteriori, mediante il prosieguo dell’attività. Area che veniva posta a disposizione dell’Autorità giudiziaria ed il cui custode giudiziario veniva nominato il gestore dell’attività. La Polizia e le Fiamme Gialle, invece, hanno controllato diverse attività commerciali del tipo artigianale, sanzionando due meccanici sempre per alcune irregolarità ambientali. Sembra, infatti, che le due attività poco si curassero di tenere, secondo le normative vigenti, il registro di carico e scarico dei rifiuti speciali e pericolosi smaltiti proventi dall’attività ed obbligatorio per la tracciabilità degli stessi. Rifiuti che, se non smaltiti a dovere potrebbero finire, come spesso accade, abbandonati in discariche abusive. Volendo evidenziare la portata dell’operazione svolta, va specificato che erano sette attività imprenditoriali e commerciali controllate, di cui 5 sanzionate; 12 persone identificate, di cui 7 denunciati tra lavoratori irregolari e rei di illeciti ambientali, 5 autocarri controllati, di cui uno sequestrato, oltre 13.500 euro di sanzioni comminate, circa 1450 metri quadrati di aree sequestrate. Erano questi i numeri della prima azione di controllo straordinario del territorio nel nostro Comune per la provincia di Napoli e nel Comune di Castel Volturno per la provincia di Caserta programmata dall’Incaricato per il contrasto del fenomeno dei roghi nella regione Campania. Oggetto dei controlli erano, dunque, le officine meccaniche, il settore dell’edilizia e gli autolavaggi per il territorio acerrano e le aziende bufaline per Castel Volturno. L’operazione, che ha visto in campo 23 equipaggi per un totale di 54 unità interforze, è stata la prima…

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Spesi 40 mila per liberare l’area di Lenza-Schiavone da una discarica abusiva

Ammonta a 39.752,00 euro di denaro pubblico la somma impegnata dal Comune, stando a quanto recita la Determina n.749 del 19.06.2020, che reca la firma del Dirigente all’Ambiente Maria Piscopo, per l’intervento di somma urgenza di caratterizzazione, rimozione e smaltimento di un’enorme quantità di rifiuti, sversati da ignoti e rinvenuti in località Lenza-Schiavone, soprattutto all’interno dell’immobile acquisito a patrimonio comunale. Il rinvenimento avveniva ad opera del personale della Polizia Municipale, durante un servizio di controllo del territorio svolto con i volontari della Protezione Civile. Da premettere che il giorno 15, non risultava sversato nulla di particolare. Tre giorni dopo veniva rinvenuta una mega discarica di rifiuti abbandonati illecitamente consistenti in: cumuli di balle di indumenti, in numero di circa 25, oltre a rifiuti tessili in parte sciolti giacenti a terra ed un esteso cumulo di calzature. Tutti rifiuti presenti all’interno del sito, per un quantitativo stimato in 50 tonnellate, ad occupare una superficie di circa 200 mq. Vi erano, poi, diversi cumuli di ingombranti per un totale di circa 2 tonnellate, sversati lungo il muro di cinta e circa 7 tonnellate di materiale edile da risulta frammisto a vetro. Non mancavano, inoltre, vari cumuli di arbusti e fogliame e due cumuli di filtri di olio usati. Si trattava, quindi, di rifiuti pericolosi e speciali infiammabili con un altissimo rischio di incendio, soprattutto nel periodo estivo. Solo a seguito del rinvenimento di questa bomba ecologica, creata in un paio di giorni attraverso l’abbandono di varie tipologie di rifiuti, il Comune faceva intervenire la squadretta comunale di manutenzione, che rendeva inaccessibile l’area, chiudendo i varchi di accesso pedonali e sigillando il cancello carrabile tramite elettro saldatura. E qualcuno si chiede: ma non si poteva rendere il sito inaccessibile, prima che i soliti ignoti lo utilizzassero come discarica abusiva? Intanto si predisponeva il servizio di vigilanza del sito, effettuato dai poliziotti municipali, in attesa che la ditta, sita nella locale zona industriale e che aveva accettato di effettuare il servizio ad horas, desse il via alle operazioni, tese a liberare l’area dai rifiuti ivi abbandonati.  

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Trasferito da via Manzoni ai Frassitelli (in aperta campagna!!) l’Ufficio “Ecosportello

E’ dallo scorso I giugno che l’Ufficio denominato “Ecosportello” (o Eco-Punto), che si trovava nei locali del Comune lungo una stradina pedonale, che collega via Manzoni a Viale della Democrazia ed i cui addetti, che sono dipendenti della società Tekra, che effettua per conto del Comune il servizio cittadino di igiene urbana, si interfacciavano con gli utenti attraverso una finestra ricavata nel muro della Casa comunale, è stato trasferito presso l’isola ecologica, sita in località Frassitelli. Un ufficio “attrezzato” (quantunque non vi abbiano mai messo neanche il telefono, il fax, la fotocopiatrice ecc.!!), nato per coordinare il personale addetto allo start up, dove dal lunedì al sabato potevano recarsi gli utenti, per ritirare l’attrezzatura ed il materiale informativo, per poter effettuare il servizio di raccolta differenziata esibendo, tra l’altro, la bolletta che dimostra di essere il titolare del ruolo Ta.Ri. O anche per poter autorizzare gli addetti alla raccolta, a prelevare i mastelli all’interno dell’abitazione, nel caso di cittadini allettati. Sta di fatto che, come comunicato sul proprio sito internet (ma non ancora attraverso l’affissione di manifesti in città), la società di Angri ha trasferito tale ufficio a chilometri di distanza dal centro cittadino, con conseguenti disagi per i cittadini e gli addetti allo stesso. Ovviamente è ancora avvolto nel mistero il motivo, per il quale tale Ufficio, utile anche a recepire le segnalazioni di disfunzione del servizio di igiene urbana, sia stato confinato in aperta campagna, raggiungibile solo con mezzi propri!! Innanzitutto tale trasferimento doveva avvenire, a partire già dal 18 maggio, come annunciato agli utenti dalla società due giorni prima sul proprio sito e, secondo alcuni ben informati, come comunicato al Comune alcuni giorni prima. Tant’è vero che era tutto pronto, per trasferire le suppellettili presso il suddetto centro di raccolta. Poi sarebbe arrivato il diniego da parte sia del Dirigente al ramo, Salvatore Pallara, che del Direttore Esecutivo del Contratto, Cristoforo Pacella i quali, probabilmente, avranno evocato il rispetto del Capitolato Speciale d’Appalto, che parla “dell’attivazione di uno sportello informativo facilmente accessibile da parte degli utenti e che costituisse uno strumento valido, che permette di raggiungere, grazie al reale supporto tecnico fornito all’utenza, obiettivi di valenza socio-politica e tecnica”. Inoltre la Relazione Tecnica Illustrativa della società salernitana parla di “uffici da allestirsi in locali messi…

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Mons.Antonio Di Donna: “La pandemia non ci faccia dimenticare l’emergenza ambientale”.

L’omelia pronunciata da Monsignor Antonio Di Donna durante la Celebrazione eucaristica di domenica 10 maggio in Cattedrale, in diretta streaming e senza concorso di popolo conserva, ad oggi, tutta la sua attualità, visto che la questione ambientale è ancora irrisolta; vista la quotidiana accensione dei roghi sul territorio e visto il giornaliero rituale degli sversamenti abusivi di rifiuti di varia tipologia ed il loro conseguente rinvenimento. Oltre al dato clamoroso che, nonostante le tante assunzioni fatte al Comune in questi anni, Lettieri non ha mai assunto un Dirigente all’Ambiente, con titoli e requisiti tecnici specifici!! «Cari amici – esordisce il Vescovo – ormai verso la conclusione di questo primo periodo del tempo di pandemia, la speranza è che, una volta terminata, medici, infermieri, volontari, forze dell’ordine ed istituzioni continueranno ad aver cura di noi con la stessa passione, competenza e spirito di sacrificio dimostrati in questi giorni e, per i quali, li ringraziamo. Anche se, comprensibilmente, lo faranno in forme ed orari più adeguati. Ma io chiedo loro, di non mollare e di continuare ad aver cura del popolo, della gente! Anzi, permettetemi un’ulteriore riflessione. Ah! Se si mettesse lo stesso impegno, da parte soprattutto delle istituzioni, nel combattere un’altra emergenza connessa con quella sanitaria, che stiamo vivendo: l’emergenza dell’inquinamento ambientale che, in questo tempo, sembra sia passata in secondo piano. Eppure non si è cessato di morire per inquinamento ambientale in questo tempo di pandemia! L’ultima vittima, la ricordo, come faccio di solito in questo triste elenco dei giovani, che muoiono nelle nostre terre, è Stefano, giovane brillante di 24 anni, laureato e sportivo. La sua morte non ha fatto notizia – prosegue Di Donna – come le altre morti di ragazzi e giovani negli anni e nei mesi passati. I medici erano impegnati nella cura del Covid 19. E’ stato un pò abbandonato, la sua famiglia ha penato molto. A questo proposito rivolgo un appello: che gli ospedali, man mano che chiudono, grazie a Dio, i reparti Covid, ritornino al più presto alla loro normalità. Forse comprendiamo che, a causa di quest’emergenza, sono state sospese visite, terapie, anche di malati gravi. Questo deve finire. Una volta che andiamo verso la fine dell’emergenza e della pandemia, si riprendano al più presto negli ospedali le visite, le terapie…

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