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I carrellati collocati all’esterno dei palazzi “in orario libero”. Il suolo pubblico usato come deposito!

Sull’ultimo numero, in merito al servizio di igiene urbana, scrivemmo che i controlli dei poliziotti municipali, unitamente al personale della società Tekra, sarebbero proseguiti anche nei giorni successivi, soprattutto nell’accertare la conformità dei rifiuti conferiti dai cittadini, l’utilizzo da parte degli stessi delle attrezzature a loro consegnate e l’eventuale rinvenimento di documentazione nei sacchetti abbandonati nelle varie aree del territorio comunale. I rifiuti conferiti non correttamente, secondo le regole, non venivano prelevati. Venivano prima accertate le violazioni da parte dei caschi bianchi, che avrebbero sanzionato, chi non ha correttamente differenziato e poi sarebbero stati successivamente raccolti. Con verbali elevati, pertanto, a quelli, che ancora recano disagi ai cittadini, che differenziano i rifiuti. E non mancava, in tal senso, un’ampia documentazione fotografica, pubblicata sul sito del sindaco delle video-apparizioni Lettieri. Addirittura è eloquente l’immagine del Vigile Urbano che, privo di guanti, mette le mani nella monnezza!! Ma, nonostante questo ‘schieramento di risorse umane’, il primo cittadino non riesce a far rispettare nemmeno l’Ordinanza sindacale n.15 del 12.04.2018, che reca in calce la sua firma e che è relativa al conferimento dei rifiuti solidi urbani da parte delle utenze domestiche e non domestiche. Nello specifico la problematica riguarda i carrellati multicolori lasciati nei pressi dei condomini e dei parchi, fin dalle prime ore del pomeriggio da parte di alcuni non meglio identificati individui, probabilmente incaricati dagli amministratori di condominio o dagli abitanti il parco, di ottemperare a tale compito. Purtroppo ne consegue che gli inquilini dei palazzi depositano i sacchetti dei rifiuti fuori dall’orario consentito (che, giova ricordarlo, va delle ore 20:00 alle ore 24:00). Con un aggravio della situazione igienico-sanitaria, che si registra soprattutto quando le temperature sono più elevate e quando ad essere conferite sono alcune frazioni di rifiuto. Sta di fatto che è compito del personale della Polizia Municipale, il cui organico è stato ampliato con ben 19 unità lavorative in più, verificare, che tutti i servizi siano espletati a regola d’arte, in esecuzione delle prescrizioni contrattuali e che venga osservata la suddetta Ordinanza. Oltre a ciò, a violare l’Ordinanza, ci si mettono anche alcune attività commerciali, che lasciano in forma stabile i bidoni sul suolo pubblico, soprattutto sui marciapiedi, usati come deposito, a fare bella mostra di sé e a ledere l’immagine ed il decoro urbano….

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Ampliamento impianto in zona Asi, rinviata a data da destinarsi la Conferenza dei Servizi

Era la stampa quotidiana, in data 27.05.2021, a riaccendere i riflettori sulla locale zona industriale, in merito all’ampliamento di uno stabilimento già esistente, dedito allo stoccaggio ed al trattamento dei rifiuti. Il riferimento è alla Ecodrin che, da alcuni anni, tratta rifiuti speciali e che ha chiesto al settore Ecologia della Regione Campania, di ottenere l’autorizzazione al trattamento di un quantitativo di scarti pericolosi. “Stop all’ampliamento della fabbrica, che aveva chiesto di stoccare e trattare nuovi quantitativi di rifiuti pericolosi. La Regione Campania – esordisce l’articolo – ha infatti rinviato a data da stabilire la riunione della Conferenza dei Servizi, fissata in un primo momento al 20 maggio scorso, per decidere sul rilascio di un’autorizzazione a beneficio di un’impresa privata, che opera nella locale zona industriale. Ma la Regione, presso cui l’impresa aveva fatto richiesta di autorizzazione per un nuovo ed ingente quantitativo di rifiuti, da depositare e trattare nello stabilimento in zona ASI, ha rinviato a data imprecisata la Conferenza, che era stata appunto fissata, per decidere sull’ampliamento. Intanto è sopraggiunta un’altra notizia, già circolata di recente – proseguiva l’articolo – e che sta facendo sollevare polemiche. L’imprenditore acerrano, che ha chiesto l’autorizzazione appena “congelata”, è indagato da qualche giorno per un traffico di rifiuti tra il Nord ed il Sud Italia. C’è pure un’altra inchiesta che lo riguarda: l’uomo è già stato condannato in primo grado dal Tribunale di Nola, l’anno scorso, ad un mese di arresto (pena sospesa). Reato: abusivismo edilizio. L’imprenditore aveva fatto realizzare un grande parcheggio abusivo accanto alla sua fabbrica. In quell’occasione gli ambientalisti avevano chiesto alla magistratura, di verificare se il parcheggio fosse stato realizzato con rifiuti triturati, tra cui amianto. Ma il Tribunale escluse quest’ipotesi”.  

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Allarme polveri sottili, sforati i limiti in molti Comuni. La Chiesa si mobilita a Pomigliano

Dopo le piogge ed i venti di primavera, che ne avevano attutito l’impatto i killer delle nostre vie respiratorie, le polveri sottili, riprendono il sopravvento nel territorio della “mal’aria”, la zona orientale dell’hinterland napoletano. Dati preoccupanti. A Pomigliano già alla fine di maggio, venivano raggiunti e superati i 35 giorni di sforamento massimo delle polveri PM 10 consentito dalla legge nell’arco di un anno: qui ammontavano a 36 i superamenti dal primo gennaio scorso. Una situazione di allarme percepita da una parte della popolazione, tanto che il parroco della chiesa madre della città delle grandi fabbriche, don Peppino Gambardella, dava il via ad una serie di processioni contro l’inquinamento: marce silenziose e preghiere nei luoghi dello scempio ambientale. Ma il quadro è sconfortante in un’ampia fetta di questa parte della provincia. Tremendi i dati rilevati dalle centraline dell’Arpac, l’Agenzia regionale per la Protezione Ambientale, anche nei Comuni vicini. Ben 61 gli sforamenti delle PM 10, sempre dal primo gennaio, a San Vitaliano, 39 al confine tra Volla e Casalnuovo, 33 a Casoria, 33 ad Acerra. Numeri che confermano il triste primato campano della peggiore aria consolidato dal territorio ad Est della provincia. Peggio di così in nessun altro posto della regione, nemmeno nella trafficatissima piazza Garibaldi, a Napoli, dove gli sforamenti sono stati 17 da gennaio. A tutto questo si deve aggiungere l’inadeguatezza dei sistemi di controllo. Alcuni esempi lampanti. A Pomigliano non fornisce dati da un anno, da maggio 2020, la seconda centralina per il controllo della qualità dell’aria, quella del Comune, installata sul tetto del Municipio. L’altra, quella dell’Arpac, attualmente funzionante, si trova nella zona industriale, sul lato occidentale degli stabilimenti Stellantis ex Fiat e Leonardo ex Alenia. Infrastrutture precarie anche ad Acerra, dove stava rilasciando dati, in modo più o meno costante, la centralina dell’Arpac piazzata nel centro cittadino, mentre non funziona da mesi quella installata dall’Agenzia regionale nell’area industriale in cui, peraltro, sono attivi l’inceneritore e diversi impianti, che emettono continuamente fumi dai camini e polveri durante le quotidiane attività industriali. “C’è una carenza di fondo – fa notare Marì Muscarà, Consigliere regionale M5S – e le attuali centraline non sono in grado, di stabilire da dove provengano le fonti inquinanti. Cosa che, invece, sono in grado di fare quelle di ultima generazione, che…

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Terra dei Fuochi, ancora sversamenti e roghi tossici al confine con Casalnuovo

E’ dei giorni scorsi l’ennesimo rogo in area “Scafatella”, al confine di Casalnuovo, appiccato dai soliti ignoti senza scrupoli. Un’area che è ormai una vera e propria discarica a cielo aperto, dove l’ecomafia la fa da padrone. Alcuni delinquenti, dunque, davano l’ennesimo schiaffo a cittadini ed istituzioni, appiccando un rogo, che generava un’alta nuvola densa di fumo nero e che creava problemi alla circolazione stradale. “L’area Scafatella/Cinquevie è una barzelletta – dichiara Gabriel Aiello, del Movimento ci avete ucciso la salute – perché i roghi avvengono ogni giorno negli stessi punti. Si sa che è un inceneritore a cielo aperto e che gli sversamenti abusivi ed i conseguenti roghi tossici e nocivi si verificano tutti i giorni. Ma nessuno fa niente, nessun Sindaco dei 4 Comuni interessati si pone il problema. E’ inaccettabile, che si lasci fare indisturbati a questi criminali. L’ultimo report della Prefettura conferma la tesi, che noi comitati abbiamo capito due anni fa, ovvero che i roghi avvengono in aree ristrette e Scafatella/Cinquevie è una di queste. Adesso si deve agire – aggiunge Aiello – non possiamo più accettare una simile situazione. Tra l’altro a pochi metri dai rifiuti e dai roghi i contadini continuano a coltivare i loro campi”. La stagione dei roghi è quindi iniziata nel peggiore dei modi, con tonnellate di rifiuti di varia tipologia sversate ed incendiate, soprattutto in aree periferiche, grazie anche agli scarsi o inesistenti controlli degli organi di vigilanza. Ed è così che la Terra dei Fuochi brucia ancora, stando al grido degli ambientalisti.

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Spunta un nuovo impianto in zona Asi. Ma il Vescovo tuona: “No ad altri rifiuti. Cittadini svegliatevi”.

Era la stampa quotidiana, in data 11.05.2021, a riaccendere i riflettori sulla locale zona industriale, in merito all’ampliamento di uno stabilimento già esistente, dedito allo stoccaggio ed al trattamento dei rifiuti. “Dopo il via libera della Regione alla realizzazione della centrale di produzione del metano dalla decomposizione dei rifiuti organici (il riferimento è al progetto della napoletana “New Green Fuel srl” di realizzare nell’ex Montefibre, su di un’area di 41 mila metri quadrati, un impianto di produzione di gas metano dal trattamento di oltre 80 mila tonnellate di rifiuti organici all’anno provenienti dalla raccolta differenziata, di scarti vegetali, con tanto di Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) rilasciata dalla Regione Campania il 9 febbraio scorso), gli ambientalisti e la Chiesa di Acerra scendono di nuovo sul piede di guerra. Gli ecologisti del territorio, guidati da Alessandro Cannavacciuolo – esordisce l’articolo – hanno lanciato l’allarme, rendendo nota l’esistenza di un progetto per lo stoccaggio ed il trattamento di nuovi quantitativi di rifiuti. Il prossimo 20 maggio la Regione riunirà infatti una Conferenza dei Servizi per l’approvazione dell’ampliamento della Ecodrin, stabilimento che da alcuni anni stocca e tratta rifiuti speciali nella locale zona industriale. Quest’azienda, intanto, ha chiesto al settore Ecologia della Regione, di ottenere l’autorizzazione al trattamento di un quantitativo di scarti pericolosi. Ma il Vescovo di Acerra domenica 9 maggio ha, ancora una volta, tuonato dall’altare contro i piani di smaltimento dei rifiuti destinati all’agro acerrano. “Le istituzioni, il Comune e la Regione devono ormai prendere posizione, per proteggere la madre terra. Devono blindare il territorio di Acerra e tutto l’hinterland tra Napoli Nord e Caserta – ha detto Antonio Di Donna, durante l’omelia della festa della mamma, pronunciata nel sagrato del Santuario della Madonna di Pompei – perché non possiamo più ospitare impianti di trattamento e stoccaggio dei rifiuti. Ci vuole una moratoria, ci vogliono leggi”. Al momento però – prosegue il quotidiano – non si sa, a quanto ammontino i nuovi quantitativi di rifiuti previsti nell’ambito dell’ampliamento delle attività della Ecodrin. “Abbiamo chiesto da giorni al Comune di Acerra l’accesso agli atti – racconta Cannavacciuolo – ma ancora ce li devono rilasciare. Noi comunque non appena li avremo, il 20 maggio ci recheremo alla Regione, per partecipare alla Conferenza dei Servizi”. Le perplessità sono molte. Era stata la…

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Legambiente, il rapporto ecomafie 2020: in Campania 44 mila reati in 10 anni

Negli ultimi dieci anni in Campania sono stati 44.179 i reati contro l’ambiente, con 39.176 persone denunciate ed arrestate e 12.580 sequestri effettuati. La maggior parte dei reati sono concentrati nelle province di Napoli e Salerno, in particolar modo in questi ultimi dieci anni, il 38% dei reati contro l’ambiente, pari a 16.739, sono concentrati nell’area metropolitana napoletana mentre il 28%, pari a 12.261, nella provincia salernitana. In Campania nel 2019 sono stati 5.549 i reati accertati di illegalità ambientale, con un 44% in più rispetto all’anno precedente. È questa la fotografia della Campania scattata dal Rapporto Ecomafia 2020 secondo la quale, in questi anni, a spartirsi la torta, insieme ad imprenditori, funzionari ed amministratori pubblici collusi, sono stati 90 clan attivi in tutte le filiere analizzate da Legambiente: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dai traffici di animali fino allo sfruttamento delle energie rinnovabili ed alla distorsione dell’economia circolare. La legge sugli ecoreati, approvata nel 2015 ha portato, in Campania, all’avvio di 158 procedimenti penali, con 181 persone denunciate e 4 arrestate, insieme al sequestro di 98 beni, per un valore complessivo di 32,7 milioni di euro. Sono arrivate, invece, a quota 130 le inchieste chiuse dalle Forze dell’Ordine contro i trafficanti di rifiuti, 803 le persone denunciate per attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, 479 gli arresti ed il coinvolgimento di 207 aziende. Il quantitativo di rifiuti movimentati illegalmente supera i 10 milioni di tonnellate. Anche nel 2019, il ciclo dei rifiuti resta il settore maggiormente interessato dai fenomeni più gravi di criminalità ambientale. Ancora una volta la Campania si piazza in vetta a livello nazionale alla poco lusinghiera classifica con 1.930 reati contestati, più del 20% sul totale nazionale. Completano il mesto quadro regionale le 1.987 persone denunciate, i 19 arresti e i 1.074 sequestri. In Campania, inoltre, si continua a bruciare l’immondizia: dal primo censimento avviato da Legambiente nel 2013 a metà ottobre 2020, gli incendi ai vari tipi di impianti di gestione di rifiuti sono stati 142. La Campania, inoltre, si conferma capitale del cemento connection con 1.645 reati accertati nel 2019, con un incremento del 40% rispetto lo scorso anno con 1.238 persone denunciate, 2 persone arrestate e 332 sequestri effettuati. “Questi numeri – dichiara Mariateresa Imparato, Presidente di Legambiente…

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La discarica non fu bonificata. Il Gip: “L’indagine sul sindaco deve procedere e va approfondita”.

Era un noto quotidiano, in data 4.5.2021, a riaccendere i riflettori sull’ormai nota discarica di Calabricito, interessata da un violento incendio nel pomeriggio del 20 luglio del 2019. Ecco quanto riportato nell’articolo. “Bonifiche mancate ad Acerra: il Tribunale di Nola dispone un’indagine a carico del sindaco Raffaele Lettieri. Reato ipotizzato: aver omesso gli atti amministrativi dovuti, per bonificare la discarica abusiva del Bosco di Calabricito. Dopo il disastroso incendio del 2019 torna dunque alla ribalta la questione dell’enorme invaso di campagna, utilizzato dall’ecomafia fino ai primi anni ‘90, per inghiottire i fusti tossici degli impianti chimici del Nord Italia. Questo perché – prosegue l’articolo – il Gip del Tribunale di Nola, Daniela Critelli, ha accolto il ricorso, con cui gli ambientalisti Alessandro Cannavacciuolo ed Antonio Montesarchio chiedevano, che fosse respinta la richiesta di archiviazione di un procedimento aperto dalla Procura di Nola a carico di Lettieri. Procedimento scaturito da una denuncia degli stessi ambientalisti, ma che lo stesso Pubblico Ministero aveva chiesto di archiviare. “Dai documenti, però, emerge una colpevole inerzia: il sindaco va indagato per omissione” – ha invece scritto nell’Ordinanza il Gip Critelli, che ha respinto la richiesta di archiviazione, “perché mancano richieste dell’organo requirente in riferimento all’indagato ed anche perché è mancata proprio un’indagine, tesa ad approfondire quanto denunciato”. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha inoltre fatto notare, che il reato di omissione in atti d’ufficio non si può considerare prescritto, perché “il protrarsi dell’inerzia colpevole, che sembra emergere dalla complessiva documentazione processuale, può manifestarsi come reato continuato quando, nonostante le sollecitazioni formali puntate a far agire il pubblico ufficiale, ma rimaste senza esito, la situazione dello scarico dei rifiuti potenzialmente pericolosa continui a dare i suoi effetti negativi e quando l’adozione di un atto dovuto sia però in grado, di far cessare il pericolo”. Il giudice – aggiunge il quotidiano – ha quindi disposto, che “il Pubblico Ministero provveda, entro sei mesi, ad effettuare le indagini indicate ed ogni altro approfondimento ritenuto necessario o utile”. C’è un altro elemento, che ha spinto il Gip a bocciare l’archiviazione dell’indagine sul sindaco. Quest’inchiesta, sempre secondo ciò che afferma il Giudice per le Indagini Preliminari, era stata impropriamente inserita in un altro procedimento, che riguardava tutt’altra questione e tutt’altri indagati, poi archiviato. “Non era affatto possibile…

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Centinaia i metri cubi di rifiuti abbandonati di varia tipologia rinvenuti dai caschi bianchi

Un’area trasformata in sito di stoccaggio abusivo di rifiuti abbandonati di varia tipologia, anche speciali. E’ quanto aveva accertato, fin dal febbraio 2019, il personale del Comando della Polizia Municipale, a seguito di un sopralluogo effettuato lungo il prolungamento di Corso Italia, in un’area che si presentava in parte cementata, in parte coperta di brecciame ed in parte a nudo, nella quale erano depositati centinaia di metri cubi di rifiuti, costituiti da rifiuti elettronici (Rae), pneumatici, ingombranti, materassi, sanitari, oggettistica, porte di legno, mobili, vetro, plastica, pedane in legno, divani, guaine bituminose e pezzi di ricambio di auto. Il proprietario del fondo, un 83enne di Casalnuovo, dopo aver ricevuto dall’Ufficio Ambiente del Comune la comunicazione dell’avvio del procedimento per la rimozione e lo smaltimento dei suddetti rifiuti ed anche la successiva Ordinanza sindacale, precisava che nessuna responsabilità era da ascrivere a suo carico, in quanto il terreno in questione era nella piena ed esclusiva disponibilità materiale di un 77enne di Acerra, che aveva pertanto violato il Decreto Legislativo n.152/2006. Circostanza confermata anche dal Tar Campania, a cui era ricorso. Infatti il proprietario aveva dimostrato, nel corso del procedimento, di non avere alcuna relazione fisica o potere di fatto sul bene, trovandosi lo stesso nella disponibilità materiale di un altro soggetto. Nello specifico l’anziano di Acerra, nel frattempo deceduto a febbraio 2020. A febbraio di quest’anno i poliziotti municipali effettuavano un ulteriore sopralluogo accertando, anche con rilievo fotografico, che i rifiuti insistono ancora nell’area e, pertanto, venivano diffidati gli eredi del soggetto deceduto (tre figlie ndr), ad adempiere alle prescrizioni contenute nell’Ordinanza sindacale n.25/2019. Si è così giunti all’Ordinanza sindacale n.26 del 15.04.2021, che reca la firma del sindaco Lettieri, con la quale si ordina alle eredi, di rimuovere e di smaltire, entro 30 giorni dalla notifica dell’atto, i rifiuti abbandonati, attraverso una ditta in possesso delle prescritte abilitazioni. Rifiuti che devono essere caratterizzati ed interessati da un piano di rimozione, che dev’essere trasmesso all’Ente comunale prima dell’avvio dell’intervento. Nel caso di inottemperanza a quanto prescritto, sarà il Comune ad intervenire in danno e, pertanto, tutti i costi sostenuti dall’Ente di Viale della Democrazia saranno addebitati ai soggetti omissivi, contro i quali saranno poste in essere anche misure di carattere penale. Allo stato, nel mentre scriviamo, i rifiuti sono…

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Inceneritore, respinto il ricorso degli ambientalisti. Ok del Tar all’ampliamento della vasca

Era la stampa quotidiana, in data 30.04.2021, a riaccendere i riflettori sull’unico inceneritore della Regione Campania, ossia quello di Acerra e a divulgare la notizia del via libera del Tar Campania ai lavori di ampliamento della vasca di contenimento delle ceneri dell’impianto. Infatti veniva respinto il ricorso dei comitati ambientalisti e, quindi, sarà allargata la vasca per lo stoccaggio dei rifiuti di combustione, che passerà da 753 a 1.160 metri cubi. Anche se, in verità, durante tutti questi anni di attesa del verdetto, la nuova vasca è stata già costruita dall’A2A, la società lombarda che gestisce l’impianto, sito nella locale zona industriale. “I lavori – scrivono nella sentenza dello scorso 16 marzo i giudici amministrativi della V Sezione, presieduta da Maria Abbruzzese, estensore Pierluigi Russo – sulla base della documentazione acquisita, non determinano l’aumento della quantità di rifiuti da conferire e smaltire, né un potenziamento della capacità produttiva dell’impianto TMV, che resta inalterata, né l’incremento delle immissioni in atmosfera, ovvero la modifica di qualsiasi altro elemento essenziale dell’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale”. Il ricorso era stato presentato dal Comitato “Donne 29 Agosto” e dall’Associazione “Forum Ambientalista” contro la Regione Campania ed il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e nei confronti dell’A2A, legalmente rappresentata dall’avvocato Luca Tozzi. Le associazioni civiche avevano impugnato il Decreto dirigenziale della Regione n.145 del 21 ottobre 2016, che definiva una “modifica non sostanziale dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata col Decreto n.1653 dell’1 dicembre 2014 per l’impianto di termovalorizzazione di Acerra”. Decreto contro il quale, oltre agli ecologisti, anche il Comune di Acerra aveva fatto ricorso al Tar. Poi però il riscorso dell’Ente comunale era stato respinto già nel 2018, molto prima di quello degli ambientalisti. I giudici del Tribunale Amministrativo regionale, però, dopo aver valutato la questione e sulla scorta anche di altre decisioni della magistratura, hanno ritenuto corretta la procedura seguita dalla Regione Campania. “Come può leggersi nella relazione allegata all’istanza di A2A (del 3.8.2016) – scrivono i giudici nella sentenza depositata in data 29.04.2021 – il progetto prevede l’incremento di volume della preesistente vasca di calcestruzzo armato per lo stoccaggio dei residui di combustione, da 753 a 1.160 metri cubi, mediante l’abbattimento di una preesistente parete, la realizzazione di una nuova area di carico coperta, con nuove passerelle sul…

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Giornata mondiale della Terra: “Gallarate chiama Acerra”.

Il 22 aprile 2021 abbiamo celebrato la Giornata Mondiale della Terra con il gemellaggio online tra noi, alunni dell’IC “Ferrajolo-Siani” di Acerra e quelli dell’IC “Cardano” di Gallarate (VA), entrambe nella Rete delle Scuole Green d’Italia. Il progetto nasce dalla lungimiranza delle Dirigenti scolastiche Germana Pisacane del “Cardano” e Carolina Serpico del “Ferrajolo-Siani”, di unire Nord e Sud Italia, per difendere la Terra da inquinamento, spreco e sfruttamento di risorse ed è stato curato dalle docenti De Luca Giovanna e Sommaruga Carla del “Cardano” e Peluso Anna Lucia, De Luca Maddalena e Adamo Carla del “Ferrajolo-Siani”. “La giornata nasce dal forte desiderio di condividere le buone prassi attuate in funzione delle realtà territoriali. Il vostro lavoro nell’ambito dell’educazione civica e del rispetto ambientale è veramente radicato ed efficace, nel far crescere gli alunni come veri cittadini attivi, rispettosi di ciò che li circonda” – ha detto la Preside Pisacane – ed è una scuola, dalla quale abbiamo tanto da apprendere e che oggi offrirà ai nostri studenti degli spunti di riflessione interessanti”. La Preside Serpico, dal canto suo, ha affermato: “Se da un lato siamo nell’età, in cui si formano le coscienze critiche, dall’altro siamo nel tempo, in cui si deve non reagire, ma pro-agire per la Terra. Oggi testimoniamo come le scuole sui territori si muovano con molto interesse, impegno e passione in tal senso. Il nostro obiettivo a lungo termine è cercare di trasferire tutto ciò alla collettività e nel contesto sociale e culturale, che ci accoglie. Da qui la Rete delle Scuole Plastic Free Agenda 2030, da noi voluta e sottoscritta da tutte le scuole pubbliche e private del territorio, dal Comune e da LegaAmbiente Acerra”. Noi della 3E “Ferrajolo” abbiamo spiegato, cosa vuol dire essere sentinelle ambientali, illustrando la nostra storia, il perché Acerra ha perso i suoi valori di società contadina e non si è trasformata in città (agro)-industriale, le logiche dell’inquinamento, il fenomeno Terra dei Fuochi e le nostre azioni e proposte per la tutela del creato. Con le 5A-5B-5C “Battisti”, 5A-5B “Manzoni” e 1A-2F “Cardano” noi della 2F-3C-3E “Ferrajolo”e 2A “Siani” abbiamo discusso gli obiettivi 3-12-13-14-15 dell’Agenda 2030, convenendo che è necessario: Utilizzare la doppia piramide alimentare come bussola di noi consumatori consapevoli per un’alimentazione sana con merende “sballate”, prodotti locali…

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