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Ex campo rom abusivo in zona Candelara, l’Asl intima di bonificare l’amianto

Ancora riflettori puntati sull’ormai ex campo rom abusivo, sito in località Candelara e sgomberato nella mattinata del 27 febbraio scorso, a seguito dell’abbattimento delle baracche irregolari, realizzate su un terreno privato, in ottemperanza all’Ordinanza dirigenziale n.83 del 28.11.2018, emessa dal Dirigente comunale all’Urbanistica e che scadeva il 1 marzo scorso. Nei giorni successivi, anche con la collaborazione della ditta, che si occupa del servizio cittadino di igiene urbana, si provvedeva alla caratterizzazione ed alla rimozione dei rifiuti provenienti dalle demolizioni, per un importo pari a 39.853.00,00 euro. Ma poiché l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo riteneva che “a Candelara c’è il pericolo di incendi, in quanto là abbiamo trovato tonnellate di rifiuti pericolosi: guaine bituminose, amianto, ingombranti, carcasse di auto, pneumatici, plastiche speciali ed in quanto quel sito è stato per anni una centrale abusiva di smaltimento e d’incendio di rifiuti, occorreva fare un’indagine approfondita, per procedere ad un’adeguata bonifica”. E presentò, in data 23.03.2019, un esposto-denuncia con allegato rilievo fotografico, indirizzato alla Procura della Repubblica di Nola, al Ministero dell’Ambiente, ai Carabinieri di Castello di Cisterna, all’ANAC, all’Asl Napoli 2 Nord e all’Arpac ed avente ad oggetto le emissioni in atmosfera di sostanze pericolose, la gestione illecita di rifiuti e la bonifica senza titoli autorizzativi dell’ex campo rom di Candelara. Dall’esposto si evince che gli ambientalisti “notavano che, all’interno del sito erano in corso operazioni di scavo con movimentazione di terreno misto a rifiuti. Il tutto con l’ausilio di mezzi d’opera, nonché di operai privi di dispositivi di protezione individuali), intenti ad “abbancare” i rifiuti (pericolosi e non) nei punti marginali del campo. Operazioni che comportavano – a detta degli istanti – l’emissione di polveri aereodisperse, chiaramente visibili anche ad occhio nudo. Ebbene, come riportato nei giorni scorsi anche dalla stampa quotidiana, a giudicare dalla riconsegna del sito nella disponibilità dei proprietari del terreno, la rimozione dei rifiuti disposta dal Comune era ufficialmente terminata il 30 marzo scorso. Ma per le autorità sanitarie non è così ed il Dirigente dell’Ufficio Igiene Ambientale dell’Asl Napoli 2 Nord, Michelangelo Luongo, dopo un sopralluogo effettuato in seguito alla denuncia di alcuni ambientalisti, rilevava che nella zona degli interventi sia stato rinvenuto, nonostante l’avvenuta rimozione sottoscritta dal Comune, “materiale frantumato contenente probabilmente amianto, rifiuti combusti, inerti ed urbani”. La presunta presenza di amianto, spaccato ed in grandi quantità, veniva fotografato da alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle ed ambientalisti…

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Tre campi contaminati interdetti al pascolo degli ovini

Allarme ambientale ad Acerra e a Casalnuovo, seppur per motivi diversi. Nel nostro territorio i Carabinieri dell’Unità Forestale, impegnati in un’attività di controllo del territorio, hanno infatti interdetto al pascolo tre terreni contaminati da inquinanti in vista delle imminenti festività pasquali, quando sono possibili macellazioni delle greggi, che pascolano in queste aree. I Militari dell’Arma imponevano anche ai gestori degli appezzamenti di terreno, di non produrre foraggi e di far analizzare i prodotti ortofrutticoli, prima che questi siano commercializzati. I fondi in questione ed interdetti al pascolo si trovano a via Degli Etruschi, dove c’è un campo contaminato coltivato a patate ed in località Frassitelli, al confine con il territorio del casertano. Preoccupazione anche nel vicino Comune di Casalnuovo dove alcuni ambientalisti, tra i quali Alessandro Cannavacciuolo, Vincenzo Petrella ed un Consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Christian Cerbone, denunciavano alla Procura della Repubblica di Nola, ai Carabinieri e all’Asl Napoli 2 Nord “lo stato in cui si trova l’area del parco pubblico in costruzione denominato Moneta”. I denuncianti sospettano che “nell’area delimitata di tutto il cantiere siano state sollevate polveri cancerogene”. Appena cinque giorni prima il Direttore dei Lavori del parco, l’Arch.Sergio Wirz, aveva reso noto, che sotto la superficie si trovano ancora vasche di amianto e che altre quantità del pericoloso minerale si trovano in tre cassoni, sistemati accanto alle abitazioni e ad una scuola elementare. E sotto un grande telone si trovano tonnellate di rifiuti speciali.  

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Quarta linea dell’inceneritore, è un No forte che si leva dalla comunità locale

Non accennano a placarsi le reazioni successive alle dichiarazione, di cui abbiamo riferito sullo scorso numero, rese dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e relative alla possibilità che la Regione Campania possa o debba portare a quattro le linee dell’inceneritore, sito in località “Pantano”. Secondo De Luca “a settembre avremo un periodo delicato per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dal momento che si dovrà procedere alla manutenzione generale dell’intero impianto di Acerra, che starà fermo per circa 40 giorni. Ci stiamo preparando da adesso, a trovare dei siti di stoccaggio provvisori, per evitare rifiuti per strada. E, dopo questo periodo, smaltire nell’arco di due, tre, quattro mesi i rifiuti accumulati (2 mila tonnellate al giorno che, solitamente, finiscono nel termodistruttore ndr). Il sito di stoccaggio servirà per le 70mila tonnellate di rifiuti, che si produrranno in quei 40 giorni. Stiamo trovando un sito di proprietà della Regione, faremo i lavori di impermeabilizzazione e poi, con calma, ci libereremo, quando l’impianto tornerà in funzione. Non si può avere quest’emergenza continua – aggiunge il Governatore – e dobbiamo progettare subito una quarta linea di riserva, da tenere nell’impianto. Anche se la sua costruzione richiede tempi non brevi. Infatti occorrono 2 anni e 120 milioni di euro. Motivo per cui dovremo lavorare, per reperire queste risorse. Dobbiamo creare una soluzione definitiva per la gestione del problema in Campania”. Il presidente parlava della situazione con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ed affermava: «Si era anche impegnato, a trovare uno sbocco per alcuni rifiuti, che portavamo ad Acerra in qualche impianto del Nord. Ma fino ad ora non abbiamo avuto riscontri. Vediamo se, nei prossimi mesi, anche dal livello ministeriale ci indicheranno altri sbocchi». Ma la polemica montava. Il Capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Maria Muscarà, dice: “E’ dal 2016 che De Luca è consapevole, che nell’autunno del 2019 il termovalorizzatore avrebbe chiuso per 45 giorni. A pochi mesi dalla paralisi si è limitato a piagnucolare e a tentare di scaricare le responsabilità sul Governo. Incapace, in questi anni, di far partire un piano di riduzione a monte dei rifiuti, ora gioca il ruolo della vittima”. E, tanto per restare nell’orbita del mondo pentastellato, la locale sezione dei 5 Stelle, attraverso il proprio portavoce, il Consigliere comunale Carmela Auriemma,…

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Cub SiCobas: “No alla quarta linea. De Luca pensi a far differenziare i rifiuti di Napoli”.

Non accennavano a placarsi le reazioni successive alle dichiarazione, di cui abbiamo riferito sullo scorso numero, rese dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e relative alla possibilità che la Regione Campania possa o debba portare a quattro le linee dell’inceneritore, sito in località “Pantano”. “A metà settembre avremo un periodo delicato per quanto riguarda la gestione dei rifiuti – aveva detto De Luca –  dal momento che si dovrà procedere alla manutenzione generale dell’impianto di Acerra, che starà fermo per circa 40 giorni. Dobbiamo prepararci da adesso a trovare aree di stoccaggio provvisorie dei rifiuti e, dopo questo periodo, smaltire nell’arco di due, tre, quattro mesi i rifiuti accumulati. Non si può avere quest’emergenza continua – aggiungeva il Governatore – e dobbiamo progettare subito una quarta linea di riserva, da tenere nell’impianto. Dobbiamo creare una soluzione definitiva per la gestione del problema in Campania”. Dunque dovranno essere individuate le aree, sulle quali insisteranno i rifiuti, che dovrebbero restare per pochi mesi. Anche se in passato non è stato così. Intanto sabato 23 marzo un gruppo di lavoratori del Consorzio Unico di Bacino (CUB) di Acerra aderenti al Si Cobas, in segno di protesta, bloccavano alcuni camion, che stavano per varcare l’ingresso dell’inceneritore, sui cui cancelli venivano appesi degli striscioni, che sintetizzavano i motivi della vertenza. Una protesta messa in atto, per manifestare contro le dichiarazioni di De Luca. Sul posto si portavano le Forze dell’Ordine, anche se non si registravano problemi di ordine pubblico. Il picchetto durava un paio d’ore, giusto il tempo di creare una lunga coda di autoarticolati dinanzi al varco dell’impianto. “De Luca parla ancora della quarta linea – dicevano alcuni manifestanti – ma non è possibile che Acerra meriti tutto questo. Il Governatore pensi alla città di Napoli e all’Asìa, la più grande azienda della zona, che differenzia poco o nulla”. Alcuni dei lavoratori, infatti, dopo la partenza del Piano Straordinario per il lavoro relativo ai Cub, è stato integrato nell’Asìa, che si occupa della raccolta dei rifiuti a Napoli e che, al momento, registra una percentuale di raccolta differenziata pari al 35%. Azienda per la quale lavora da alcuni mesi Giovanni D’Errico, il quale dice: “Serviamo solo a raccogliere la spazzatura, che di differenziato ha ben poco. Vogliamo denunciare questa situazione,…

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Riceviamo e pubblichiamo

Riceviamo e, di seguito pubblichiamo, il comunicato stampa dell’Ufficio legale Sparviero “L’Ufficio Legale Sparviero, in qualità di esponente della Lega con Salvini, nonché rappresentante legale delle Associazioni “Laboratorio Fare Ambiente” di Acerra e “S.T.O.G.”, ha intrapreso un’importante azione, per stimolare le istituzioni competenti, al fine di affrontare con metodo e determinazione il grave fenomeno della “Terra dei Fuochi” che, da più di un ventennio, colpisce gran parte del territorio campano. Con una serie di lettere dirette al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Campania ed alla Procura generale della Repubblica abbiamo chiesto, che si costituisca una commissione, che approfondisca gli studi di tutto il quadro ambientale, legale, sanitario, economico e sociale, di cui si compone la vicenda indicata. Infatti, con una prima lettera del 06/10/2018, indirizzata al Ministero dell’Ambiente, abbiamo chiesto, che sia data esecuzione all’ ”Accordo di Programma Operativo”, stipulato tra Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, il Sottosegretario presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione Campania, il Commissario Delegato ed il Comune di Acerra e che prevedeva lo stanziamento di più di 85 milioni di euro, al fine di attuare importanti opere di bonifica, valorizzazione del territorio acerrano, nonché di agevolazioni per la popolazione di Acerra. Con una seconda lettera del 15/01/2019, veniva chiesto ai Ministeri della Salute e dell’Ambiente, nonché alla Regione Campania, in occasione dell’udienza che si teneva presso il Tribunale di Napoli relativamente alla confisca definitiva del patrimonio dei F.lli Pellini, che ammonta a circa 222 milioni di euro, di dare attuazione al combinato disposto degli artt.18 della Legge n.349 del 1986 e 2043 c.c. Tale combinato prevede che i patrimoni confiscati definitivamente ai condannati per reati eco-ambientali, siano destinati alle opere di bonifica, nonché all’indennizzo delle vittime dell’inquinamento. Per quest’ultima parte abbiamo chiesto, che si organizzi una procedura per l’indennizzo diretto delle stesse grazie ad una valutazione della documentazione medico-legale prodotta, la valutazione del nesso di causalità e la determinazione di un equo indennizzo. Infine, a seguito della presentazione al Tribunale di Strasburgo di un numero molto elevato di ricorsi, finalizzati al risarcimento delle vittime della Terra dei Fuochi, abbiamo deciso di presentare con determinazione la vicenda alla Procura Generale mediante l’Ufficio delle Reti Ambientali, chiedendo di attuare una pressione sulle istituzioni competenti, per spingerle ad eseguire in…

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De Luca: “Occorre la quarta linea dell’inceneritore”. Lettieri replica: «Ad Acerra non la farete».

Tornava in auge, nei giorni scorsi, la possibilità che la Regione Campania possa o debba portare a quattro le linee dell’inceneritore sito in località “Pantano”. E ciò a seguito delle dichiarazione rese dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, il quale diceva: “A metà settembre avremo un periodo delicato per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dal momento che si dovrà procedere alla manutenzione generale dell’impianto di Acerra, che starà fermo per circa 40 giorni. Dobbiamo prepararci da adesso a trovare aree di stoccaggio provvisorie dei rifiuti e, dopo questo periodo, smaltire nell’arco di due, tre, quattro mesi i rifiuti accumulati. Non si può avere quest’emergenza continua – aggiungeva De Luca – e dobbiamo progettare subito una quarta linea di riserva, da tenere nell’impianto. Dobbiamo creare una soluzione definitiva per la gestione del problema in Campania”. Si preannuncia, pertanto, un’estate più calda, visto che dovranno essere individuate le aree, sulle quali insisteranno i rifiuti. Dovrebbero restare per pochi mesi, ma in passato non è stato così e vi sono rimasti per anni. Intanto già a novembre scorso il Sindaco Lettieri, sull’ipotesi di realizzare una quarta linea dell’inceneritore, disse: «Ad Acerra la quarta linea non la farete! Quest’Amministrazione, insieme a tutta la città, sarà contro questa scellerata e pericolosa scelta politica, che ancora una volta scarica sul territorio di Acerra l’ennesima emergenza rifiuti a discapito della sola comunità, che sopporta da anni l’impianto, che brucia i rifiuti di tutta la Regione Campania. Chiediamo al Presidente della Regione Campania De Luca, di rivedere il piano regionale dei rifiuti e di abbandonare ogni ipotesi di realizzare la quarta linea. Chiediamo al Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, di provvedere ad adottare provvedimenti legislativi chiari, che impediscano la realizzazione di un’altra linea nell’impianto e che vietino ogni ulteriore imposizione sul nostro territorio. Le ragioni di queste richieste sono note: il territorio di Acerra ha già pagato tanto e tuttora sopporta lo smaltimento dei rifiuti di tutta la Regione. E’ il territorio scelto, più di dieci anni fa, dallo Stato come vittima sacrificale, per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti di tutta la Regione. Una visione che tragicamente ritorna oggi dopo dieci anni, al prospettarsi di una nuova emergenza. E’ venuto il momento che la Regione Campania di De Luca…

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Niente caratterizzazione di acque e terreni senza la pulizia straordinaria delle aree

Torna alla ribalta l’ex Montefibre, ossia il polo chimico tessile acerrano, dove la produzione è ferma dal maggio del 2004 per ristrutturazione e che sarebbe dovuta ripartire nell’estate del 2009. Questa volta il fronte non è tanto quello occupazionale, ma quello ambientale e, nello specifico, quello che riguarda la pulizia straordinaria di alcune aree di proprietà della Montefibre spa, ubicate nel sito industriale in origine di proprietà della sola società. Infatti, come comunicato dai curatori fallimentari della società in liquidazione, destinatari a gennaio scorso di un verbale di diffida, notificatogli dal Comando della Polizia Municipale, le suddette attività di pulizia straordinaria sono ad uno stato avanzato di lavorazione ed i rifiuti raccolti sono stati catalogati e registrati secondo le normative vigenti. Materiali che vanno smaltiti entro 90 giorni dalla data di registrazione in carico e, pertanto, pochi giorni prima della fine del mese corrente. E allora? Sembrerebbe (e tutto ciò nel mentre scriviamo) che, quantunque richiesta a gennaio e a febbraio scorsi, l’autorizzazione a riprendere almeno tale attività non sia mai giunta alla società Montefibre in liquidazione, quantunque la stessa abbia trasmesso i documenti ed i chiarimenti richiesti. Né siano giunti riscontri alle note inviate dalla società, sita a Contrada Pagliarone, di cui alcuni tecnici si sarebbero anche recati presso gli Uffici del Comando. Da precisare che giammai la società ha posto in indirizzo alle sue note gli altri organi politici o dirigenziali del Comune. Ovviamente la diffida aveva comportato il blocco del cantiere; l’interruzione delle attività di smaltimento e l’impossibilità di intervenire anche per la sola messa in sicurezza dei confezionamenti già approntati dalle imprese incaricate e risultanti dalle procedure concorsuali. Lo stallo dei lavori comporta, inoltre, un danno alla società, rimediabile solo autorizzando le ditte incaricate delle operazioni di pulizia straordinaria, ad intervenire urgentemente a completare i lavori. Oltre a ciò, senza la cessazione degli effetti della diffida e senza il completamento delle attività di pulizia straordinaria di dette aree, non si può procedere alle attività di caratterizzazione dei terreni e delle acque di falda, autorizzate dal Decreto dirigenziale di aprile 2017 e che saranno poi comunicate alle autorità competenti. Ma quali sono queste aree da pulire e da quali materiali? Sono quelle destinate da Montefibre spa (dagli inizi dell’attività produttiva di fine anni ’70 fino…

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Inquinamento record, lo studio sulle polveri sottili assolve industrie ed inceneritore. Scoppia la protesta

Dopo tre anni di lavoro veniva reso noto, lo scorso 16 marzo, lo studio della “Federico II” sulle cause dell’inquinamento nel territorio della provincia a Est di Napoli. Per l’occasione gli ecologisti accorrevano nel Consiglio comunale di Pomigliano d’Arco, indossando mascherine bianche ed impugnando buste zeppe di polveri appena raccolte dai balconi di casa. Dallo studio, denominato “MonAir” (Aria Mia), è emerso che la super contaminazione di Pomigliano e dintorni è per il 60% dovuta al traffico dei camion e delle vetture private ed alle emissioni dei camini dei riscaldamenti da biomasse e carburanti, ai forni delle pizzerie ed alle cucine dei ristoranti. Un altro 30% di questa pesante contaminazione da polveri sottili sarebbe causata dallo smog proveniente quasi ogni giorno dalla vicina cinta urbana di Napoli. Smog metropolitano che si sposta quasi sempre versoi la conca compresa tra Pomigliano e Nola, seguendo la consueta traiettoria metereologica ovest-est. Una conca stretta e molto chiusa sia dal Vesuvio che dalle cime appenniniche. Ad ogni modo sempre qui, nel territorio delle fabbriche, solo il 10% dei fattori inquinanti è attribuibile alle emissioni industriali. Per la ricerca sono stati anche piazzati in vari punti della città alcune piantine di leccio, albero le cui foglie sono estremamente sensibili all’inquinamento. I risultati sono stati confrontati con le condizioni dei lecci delle foreste appenniniche. Sulle foglie “sentinella” di Pomigliano sono stati riscontrati quantitativi di nichel, cadmio, cromo, rame e piombo 7 volte superiori a quelli dei lecci forestali. “L’inquinamento da nichel, cadmio e cromo a Pomigliano è recente ed è attribuibile alla combustione delle biomasse ed alle emissioni industriali, mentre quello da rame e piombo è riconducibile ai gas di scarico dei veicoli” – dichiara Giulia Maisto, Professoressa associata di Ecologia del Dipartimento di Biologia della Federico II. Cause comunque ancora da chiarire. Il lavoro dei ricercatori prosegue. Intanto i Comuni campani più contaminati dalle polveri sottili nel 2018 sono San Vitaliano, con 122 giorni di sforamento dei limiti, Pomigliano, con 101 giorni e Acerra, con 73. Dall’inizio del 2019 San Vitaliano si conferma il centro più “cinese” della regione con 43 sforamenti. In provincia di Napoli si trovano rispettivamente al secondo e terzo posto di questa triste classifica, Acerra, con 26 sforamenti e Pomigliano, con 24. Ma purtroppo “primeggiano” anche Aversa (28), Casoria…

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Allarme sforamenti polveri sottili: stop alle auto inquinanti

Polveri sottili alle stelle, stop alle auto euro zero ed uno e limitazioni al riscaldamento. A spingere il Sindaco Lettieri ad adottare l’Ordinanza n.5 del 25.02.2019 che vieta ai veicoli vecchi, di circolare fino al 30 giugno prossimo e di limitare l’uso del riscaldamento domestico fino al 22 marzo, per un massimo di 7 ore al giorno a 18 gradi, sono stati i dati sulla qualità dell’aria delle centraline Arpac. Nel 2019 gli sforamenti del temibilissimo Pm10 sono stati, fino ad ora, 26 nei pressi della scuola media “Capasso”, 19 vicino alla scuola media “Caporale”ed 11 nella zona Asi, dove svettano le ciminiere dell’inceneritore. Nel 2018 i giorni di sforamento furono 72 per la Caporale, 61 per la Capasso e 64 per la zona industriale (su 35 tollerati in un anno). Il Sindaco vieta di tenere accesi i motori dei veicoli fermi nel traffico da più di un minuto. Le multe oscillano dai 163 ai 658 euro. Anziani, bambini o persone fragili sono invitati a limitare la loro permanenza all’aperto. Reiterato l’invito alle mamme “di tenere i bambini ad un’altezza di 30-50 centimetri dal suolo”. Per quanto riguarda i veicoli, sono esentati dalle suddette limitazioni i veicoli elettrici o ibridi dotati motore elettrico; quelli funzionanti a gpl o a metano; quelli immatricolati per trasporti specifici ed autoveicoli per usi speciali; quelli a servizio di persone impedite o limitata capacità motoria, muniti di contrassegno speciale con a bordo il titolare dell’autorizzazione; i veicoli dei medici e dei veterinari in visita domiciliare urgente; quelli delle Forze dell’Ordine; i taxi e i veicoli N.C.C. in servizio, le macchine agricole ecc.

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Isola ecologica chiusa ed abbandono dei rifiuti: l’intervento del Consigliere Auriemma

Oltre al suo impegno politico, svolto nelle sedi istituzionale locali e sovracomunali, il Consigliere comunale Carmela Auriemma (Mov.5 Stelle) non manca di raccogliere le segnalazioni dei cittadini e di recarsi di persona, unitamente agli esponenti del suo movimento, nei luoghi oggetto di segnalazione. Come accaduto nella mattinata di giovedì 14 febbraio e di cui Auriemma dice: “Sono stata all’isola ecologica di via Edison (ex via Mulino Vecchio) per un sopralluogo. L’ho trovata chiusa “per manutenzione” in un totale stato di abbandono e con rifiuti sversati all’ingresso. Ho subito segnalato la grave situazione al Dirigente comunale responsabile, chiedendo anche di conoscere le misure adottate dall’Amministrazione, affinché l’ennesima chiusura dell’isola non creasse, ancor di più, un aumento del fenomeno di abbandono dei rifiuti. L’appalto del servizio di igiene urbana costa ai cittadini acerrani circa 8 milioni di euro all’anno. Troppo per questi disservizi così evidenti. So che già il giorno dopo hanno ripulito l’area. Ma resta il disagio della chiusura e l’inadeguata o totale mancata informazione della stessa alla cittadinanza”.

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