Autore: Redazione

Piano Casa: a breve arriveranno le linee guida della Regione Campania?

Torniamo brevemente ad occuparci della legge n.19 del 28 dicembre 2009, più nota come Piano Casa, con cui la Giunta regionale della Campania approvò le norme relative agli interventi per il rilancio economico, la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, la prevenzione del rischio antisismico nonché la semplificazione amministrativa. Un provvedimento con il quale la Regione ha inteso, tra l’altro, contrastare la crisi economica e tutelare i livelli occupazionali attraverso il rilancio delle attività edilizie ed il miglioramento della qualità architettonica ed edilizia; favorire l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili; abbattere le barriere architettoniche; incrementare, in risposta ai bisogni abitativi delle famiglie in condizioni di particolare disagio economico e sociale, il patrimonio di edilizia residenziale pubblica e privata, anche riqualificando aree urbane degradate o esposte a particolari rischi ambientali. Piano Casa approvato dall’attuale amministrazione comunale durante il Consiglio comunale del 27 febbraio scorso. Nel far proprio il provvedimento urbanistico, il Civico consesso emendò la Delibera di Giunta comunale n.22 del 22.02.2010 con due emendamenti. Il primo recitava: “Tutti i progetti di ricostruzione, di cui alla legge regionale 19/09 art.5 che ricadono all’interno del nucleo di antico impianto, dovranno mantenere inalterato l’impianto tipologico di contesto”. Il secondo recitava: “Si impegna l’Amministrazione comunale a garantire la piena coerenza degli atti amministrativi in materia urbanistica, in particolare tra il dispositivo della Delibera di Giunta n.22 ed il nuovo Piano Urbanistico comunale, tenendo conto del processo di urbanistica partecipata”. In attesa che la Regione emani le linee guida, con le necessarie note esplicative, durante la seduta del 10 giugno scorso la Commissione consiliare Politiche del Territorio, presieduta dal Consigliere N.Stellato ed alla quale partecipava anche il Dirigente all’Urbanistica Arch.M.Santoro, si affrontava anche la questione sottotetti. Il dibattito produceva un atto d’indirizzo al Dirigente, in modo da consentirgli di richiedere delucidazioni agli organi sovracomunali sui punti più delicati del dispositivo legislativo regionale. Il Dirigente, su proposta anche del movimento Lista Trenta, incaricava due dipendenti della sua Direzione di occuparsi specificatamente della tematica. Infatti, come ricorda l’Arch.Sassone, “c’è il rischio che, una volta ottenuti i dovuti chiarimenti regionali, il III piano del Comune venga investito da un’ondata di richieste di autorizzazioni urbanistiche, alle quali non si riuscirà a far fronte, aumentando il numero delle pratiche in via di istruttoria”. Lista Trenta, inoltre, ritiene inopportuno concentrare la…

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Il Tribunale sentenzia che Cuono Pellini deve pagare ai Cannavacciuolo 100 mila euro

Abbiamo più volte scritto che l’impianto sito in località Lenza-Schiavone e di proprietà della “Pellini srl” ha procurato non pochi grattacapi al noto gruppo imprenditoriale locale. Com’è noto l’impianto era stato la causa della sentenza di condanna (la n.1921/2008) emessa dal Tribunale di Nola nei confronti dell’imprenditore Cuono Pellini, titolare della “Pellini s.r.l.”, ad una pena di tre anni di reclusione; al pagamento di 15mila euro di ammenda per i reati di realizzazione di discarica abusiva, immissioni di esalazioni moleste e costruzione ed attivazione di impianto in assenza di autorizzazione all’inquinamento atmosferico ed al pagamento di una provvisionale di 100.000,00 euro in favore degli allevatori Mario e Vincenzo Cannavacciuolo (quest’ultimo morto di tumore qualche anno fa). Impianto di stoccaggio e trattamento di rifiuti ed oggetto di varie ingiunzioni di pagamento avanzate dal gruppo imprenditoriale e notificate al Comune (la somma complessiva che la ditta Pellini srl ha richiesto ormai ammonta ad oltre 11 milioni di euro, comprensivi di interessi, per il periodo che intercorre dal 15 novembre 2002 al 31 dicembre 2009). Somme contro il cui pagamento il Comune si è sempre opposto, costituendosi in giudizio. Un verdetto di condanna contro il quale l’imputato ha presentato ricorso in appello. Tornando all’impianto, che ha una dimensione di 15.000 mq; che fu sequestrato nel gennaio del 2006 dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Napoli Dr.ssa Maria Cristina Ribera e per l’utilizzo del quale il Comune pagava 5000,00 euro al giorno, occorre dire che contro il pagamento dei 100 mila euro ai suddetti allevatori il sig.Cuono, rappresentato e difeso dall’Avv.F.Acampora, l’anno scorso propose ricorso al Tribunale nolano, con cui chiedeva l’annullamento dell’atto di precetto notificatogli, per omessa indicazione della notifica del titolo esecutivo e per non aver indicato nell’intestazione del predetto atto di precetto, benché quest’ultimo costituisca atto di parte, l’autorità giudiziaria del Tribunale di Nola. Ovviamente i membri della famiglia Cannavacciuolo, regolarmente costituitisi e rappresentati e difesi dall’Avv.G.Bianco, negavano la nullità del precetto, perché il titolo esecutivo era facilmente identificabile dalle altre indicazioni nello stesso contenute e sostenevano che il titolo esecutivo, unitamente ad altro atto di precetto, era stato notificato all’opponente in data 05.05.2009. “L’opponente ha contestato la nullità dell’atto di precetto, perché non indicava la data di notifica del titolo esecutivo (la sentenza n.1921/2008 del Tribunale di Nola,…

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Igiene Urbana: si procede tra disservizi, ricorsi e proteste

In merito all’interminabile vicenda che si trascina ormai da anni e relativa all’appalto del servizio cittadino di igiene urbana, sullo scorso numero vi riferimmo dell’espletamento della gara relativa al periodo di cinque anni, il cui l’importo a base d’asta era stato rideterminato in euro 35.255.000,00 per l’intero quinquennio, corrispondente ad euro 7.051.000,00 annui. Delle tre offerte economiche pervenute al Municipio da parte delle tre imprese partecipanti (Ego Eco, Senesi spa ed Ecologia Falzarano srl), il plico della prima non veniva aperto, mentre durante la seduta del 16 giugno venivano aperte le buste delle altre due imprese, con l’esame delle offerte economiche. Non essendo ammessa a questa fase della gara la Senesi (perché priva dei requisiti richiesti dal bando e della quale non c’era nessun rappresentante alla gara), l’unica busta che veniva aperta era quella della Falzarano, proclamata aggiudicataria provvisoria e la cui offerta al ribasso, praticata sul suddetto importo, era appena dell’1,86%. Un ribasso che suscitava più di qualche perplessità. Adesso, in attesa che si esprimano gli organi giudiziari, a seguito dei ricorsi al TAR Campania annunciati contro il Comune dalle due società escluse dalla gara, l’obiettivo era puntato su ciò che maggiormente colpisce il cittadino-contribuente, ossia la qualità del servizio reso dall’impresa che opera in città. Perciò abbiamo riscontrato (con l’ausilio di qualche immagine), la qualità insoddisfacente e carente del servizio reso attualmente ad Acerra dalla società sannita nelle sue prime settimane di lavoro e che coinvolge indistintamente tanto le periferie quanto il centro storico. Riscontri effettuati anche da personale della Polizia Municipale, che è deputato al controllo del corretto svolgimento del servizio. Mancato spazzamento (spesso reiterato) di strade e marciapiedi; campane di vetro svuotate, solo quando ormai tracimanti; persistenza di ingombranti per giorni interi (materassi, elettrodomestici e suppellettili varie la fanno da padrone); lavaggio dei cassonetti a singhiozzo o inesistente; raccolta differenziata che torna ad assestarsi su percentuali risibili e bassissime; assenza di un numero verde, che l’impresa deve obbligatoriamente attivare ed al quale il cittadino può telefonare ed inoltrare le proprie richieste; mancata distribuzione dei sacchetti in un’area urbana raggiungibile dall’intera comunità; mancato lavaggio delle strade ecc. E tanto altro ancora. Emblematica di ciò che stavamo dicendo è la foto n.1 relativa alla campana di vetro allocata a via Manzoni ormai ricolma, con le buste…

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Scontro in città su mercato settimanale o piscina comunale

E’ di certo un argomento, che ha una valenza socio-economica e culturale notevole e che riguarda migliaia di persone tra operatori commerciali, acquirenti ed amministratori comunali. Il riferimento è al mercato settimanale di via Clanio, la cui sede dovrebbe essere allocata, stando a quanto prevede il Siad attualmente in vigore, nel quartiere Madonnella, nell’area conosciuta come “fungo”, che ha una superficie di 8400 mq, in via provvisoria o in via definitiva (dalla documentazione prodotta ciò non si evince con chiarezza). Un’area raggiungibile attraverso viabilità cittadina da più punti di Acerra ed al centro della quale insiste un manufatto realizzato per serbatoio idrico, a ridosso del quale esiste una manufatto, totalmente vandalizzato, adibito a servizi igienici. Ma non mancano le polemiche e le contrapposizioni, tra chi è favorevole allo spostamento del mercato del sabato in un’altra area della città e chi, invece, vuole lasciarlo nell’attuale area urbana anche per il futuro. L’esigenza del trasferimento degli esercenti dall’attuale sito alla periferia, com’è noto, è dovuta all’inizio dei lavori della costruenda piscina comunale, con annesso campo polivalente ed aree a verde attrezzato, da parte dell’impresa aggiudicataria dell’appalto. Un’opera da 4.554.000,00 euro per un finanziamento assicurato per 3 milioni di euro dal contributo erogato dall’Amministrazione provinciale di Napoli e per la restante somma da un finanziamento concesso dalla Regione Campania. Ma sono molti gli ostacoli che si frappongono tra l’avvio dei lavori e la risoluzione della questione mercato settimanale, al di là delle perplessità di avere una struttura sportiva in pieno centro cittadino. Come rilevato dall’Assessorato al Commercio, dall’elenco degli assegnatari di posteggio al mercato del sabato, allegato alla Delibera di Consiglio comunale n.8 del 29.03.2001, si evince che essi risultano essere complessivamente 157, distinti tra 43 alimentaristi e 114 non alimentaristi (in vero sarebbero 174, comprendendo gli spontisti ndr). La suddetta area nel rione Madonnella è stata misurata e sulla stessa è stato ipotizzato una superficie indicata disponibile (layout) di lotti di vendita in uso ai vari operatori del mercato. I lotti, raggruppati per categorie merceologiche e sistemati in modo da consentire una viabilità interna dell’utenza, sono in tutto 140. Perciò rimarrebbero fuori dall’area così disposta 17 operatori. Altra questione sarebbe quella relativa ai parcheggi, in uso sia ai mezzi degli operatori commerciali che agli avventori del mercato, che vanno disciplinati…

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Spostamento del mercato settimanale: alla fine spunta una soluzione condivisa

Nel volantino-appello, a cui accennavano nell’articolo precedente, firmato e distribuito dalla delegazione ambulanti Mercato-Giardino di Acerra, si legge: “Firmiamo per salvare l’unico spazio nel centro di Acerra, che potrà dare dignità alla città. No allo spostamento del mercato nel quartiere Madonnella. Il mercato rionale nel 2010 non può essere fatto per strada. Il mercato settimanale deve diventare Mercato-Giardino, fiera stabile, anche per la divulgazione della maschera di Pulcinella. Ciò consentirà alla nostra città di salvare l’unica area utile per concerti e manifestazioni di interesse nazionale. L’ubicazione del Mercato-Giardino in relazione proprio alla Protezione Civile, è vitale per il concentramento dei mezzi di soccorso in caso di calamità naturali. Firmiamo – prosegue il volantino – per chiedere di spostare l’ubicazione della piscina comunale in un altro sito periferico, come è stato fatto in tutte le città, senza intralciare il già sovraccarico traffico cittadino. Firmiamo per salvaguardare gli oltre 400 operatori ambulanti, che con le loro famiglie vivono esclusivamente di questo lavoro. Sindaco – concludevano gli ambulanti – cautela i nostri posti di lavoro, come hai cautelato i centri commerciali, che hanno messo in ginocchio le attività locali. Sindaco e Amministrazione dovete ascoltare il popolo, non gli interessi personali”. La questione veniva di nuovo affrontata lo scorso 29 giugno dalla Commissione consiliare “Attività Produttive”, presieduta dal Consigliere Domenico Rao ed alla quale prendevano parte una delegazione dei mercatali, i rappresentanti di alcune associazioni di commercianti, gli Assessori Nicola De Matteis e Giuseppe Terracciano ma nessun Dirigente del Comune, benchè convocati. Varie le proposte e gli interventi succedutisi durante l’accesa discussione. Iniziava il Consigliere Alfonso Maria Liguori, il quale affermava: “Il mercato non va spostato da via De Rosa, che rappresenta l’unica area della città, in cui poter organizzare eventi e manifestazioni. A leggere la relazione del Dirigente ai Lavori Pubblici, si comprende che per infrastrutturare la zona Madonnella nel rispetto delle normative vigenti, occorrono anni. Inoltre vi sarà una diminuzione dei clienti e del volume d’affari per i venditori, con conseguente crisi del settore. Ed ogni Siad che prevede espropri, che non vengano attuati in 5 anni, decade automaticamente. Perciò propongo la costituzione di una Commissione trattante, composta da Comune, Provincia, Regione, mercatali e ditta appaltatrice, perché conceda al Comune altro tempo, per individuare un’altra area, nella quale realizzare l’impianto…

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Condannata la “Acquedotti ScpA” per l’Iva richiesta sulla spesa di spedizione

Ancora riflettori puntati, da parte nostra, sulla società consortile mista “Acquedotti ScpA” e di cui il nostro Comune possiede una quota di partecipazione pari al 4% del pacchetto azionario. Società che si occupa dal I ottobre 2006 della gestione del servizio idrico integrato cittadino. Questa volta a riportare la società di via Castaldi alla ribalta è la sentenza n.565/2010 emessa dal Giudice di Pace di Acerra, nella persona del Dott.Giovanni Franzese, a seguito del ricorso proposto contro la stessa da alcuni cittadini, tra i quali figura anche un Consigliere comunale di maggioranza, rappresentati e difesi dagli Avv.G.Cianniello ed E.Albanese, per la restituzione di un indebito. I fatti. I suddetti cittadini, in qualità di utenti di fornitura idrica da parte della “Acquedotti ScpA”, la convenivano davanti al Giudice, esponendo che la società (convenuta in giudizio) negli anni 2006, 2007 e 2008, in esecuzione del contratto di fornitura, aveva emesso n.18 fatture, con le quali aveva incassato, indebitamente, la somma complessiva di euro 1,08 a titolo di iva al 10%, applicata alle spese di spedizione delle fatture. L’attore asseriva che le spese di spedizione delle fatture non sono soggette ad iva, così come previsto dall’art.15 del DPR 633/1972, per cui chiedeva la restituzione delle somme indebitamente percepite dalla convenuta, con la condanna alle spese, diritti ed onorari. La  “Acquedotti ScpA”, dal canto suo, dichiarava di non servirsi del sevizio postale per le spedizioni, ma della società “Ottogas srl”, con apposita convenzione, pagata regolarmente per l’attività espletata di servizio e non di spese vive e costi, come asserito dai ricorrenti. Un servizio soggetto ad iva pagato e fatturato. Perciò chiedeva che fosse dichiarata l’infondatezza della domanda con la condanna alle spese. “Le spese di spedizione della fattura relativa ai corrispettivi dovuti per la fruizione dei servizi – si legge nella sentenza – trovano disciplina nell’ambito del diritto civile e della volontà negoziale delle parti, dovendosi pertanto correlare all’obbligazione di pagamento del servizio per cui, ove sia contrattualmente previsto che esse gravino sull’utente e siano anticipate da chi emette la fattura, il relativo rimborso dev’essere escluso dalla base imponibile del corrispettivo per il servizio reso dal gestore. Infatti l’art.15 – I comma del DPR 633/1972, dispone che “non concorrono a formare la base imponibile le somme dovute a titolo di rimborso delle…

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Questione ambientale tra emergenze e scontro tre Enti pubblici

A seguito delle pressioni esercitate sull’Amministrazione comunale targata Esposito dalle locali associazioni ambientaliste, dallo scorso 21 giugno è partito ad opera del Comune il censimento delle attività industriali attive in zona Asi, nella quale restano sospese tutte le autorizzazioni ambientali integrate, fino a quando non sarà portato a termine il censimento stesso, con relativa caratterizzazione dei siti. Soddisfatto il Consigliere comunale Alfonso Maria Liguori (Pdl) che dichiara: “Dopo tante richieste disattese, finalmente il Comune ha fatto propria la richiesta mia e delle associazioni ambientaliste. Il censimento delle imprese in zona Asi è una vittoria, perché sovverte il precedente indirizzo, che era quello del rilascio, da parte della Regione Campania, dell’autorizzazione ambientale integrata, necessaria per l’ottenimento della valutazione d’impatto ambientale ad ogni singola azienda, senza tenere conto dell’effetto sommatorio che il parco industriale ha sulla nostra città. E’ dalla prima seduta del Civico Consesso – concludeva il presidente dell’Associazione Osis – che avevo avanzato invano questa proposta, che ora finalmente è stata accolta”. Intanto le associazioni ambientaliste e la famiglia Cannavacciuolo, allevatori di ovini interessati da un divieto di pascolo sul nostro territorio e che rivendicano la possibilità di poter riprendere la loro attività di pastorizia sui terreni siti in contrada Pagliarone, nei pressi dell’ex Montefibre, recapitavano in Comune un’interpellanza urgente, nella quale chiedevano di visionare e di ricevere copia dei dati dell’Osservatorio Ambientale e relativi agli sforamenti dell’inceneritore, le azioni intraprese dall’Amministrazione cittadina contro la Delibera regionale, che da il via libera a Ngp e se l’Ente comunale abbia presentato progetti tesi alla salvaguardia del territorio e se ha richiesto all’Arpac i dati ufficiali circa gli sforamenti delle polveri sottili. Un esponente della famiglia Cannavacciuolo, intanto, dice di aver denunciato un episodio avvenuto il 6 giugno scorso, quando dalla sua proprietà, a ridosso della Friel, ha sentito un rumore assordante e odore di gas, che ha provocato anche ai suoi familiari bruciore agli occhi. Avvertiti i Vigili del Fuoco, questi rispondevano che era tutto a posto. Intanto la Provincia di Napoli, a seguito di lavori di bonifica dell’Arpac, comunicava al Comune la presenza di due scarichi abusivi nei Regi Lagni ricadenti nel nostro Comune, nel tratto compreso tra le località note come “Ponte di Napoli” e“Masseria Setola”, per la verifica di alcuni scarichi attivi non a conoscenza dell’Ente…

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Non concessa ancora l’Autorizzazione Ambientale alla centrale nell’ex Montefibre

Ancora nulla di fatto per il via libera definitivo alla centrale a biomasse in funzione in via provvisoria da tre anni nell’area ex Montefibre. La “Friel”, la società che gestisce l’impianto acquistato 7 anni fa dalla Ngp, dovrà fornire chiarimenti entro il prossimo 31 luglio ai componenti la Conferenza dei Servizi, convocata per il rilascio dell’Autorizzazione Ambientale Integrata necessaria per l’esercizio definitivo dell’impianto. A chiedere un supplemento d’indagine è stato il Comune, rappresentato dal Segretario generale Dr.ssa M.Piscopo e da un funzionario dell’Ufficio Tecnico. Secondo il Dirigente, prima di rilasciare una qualsiasi autorizzazione all’esercizio definitivo dell’impianto, è necessario chiarire quale sia l’impatto della nuova centrale elettrica da 74 megawatt di potenza, alimentata ad olio vegetale, sul territorio circostante. In particolare l’Ente di Viale della Democrazia ha chiesto all’Arpac i risultati delle analisi sulle emissioni in atmosfera e sull’inquinamento acustico dell’impianto effettuate negli anni scorsi e di recente, ma mai divulgate. Alla Friel è stato anche richiesto di dimostrare che la riconversione dell’impianto, una volta alimentato ad olio combustibile ed oggi ad olio di palma, non ne abbia di fatto incrementato la potenza termica oltre la soglia dei 50 megawatt consentiti e che non vi siano stati “effetti negativi per l’uomo e per l’ambiente”. Alla Conferenza dei Servizi hanno preso parte il Comune, la Friel, l’Asl Napoli 2, la Regione e l’Arpac, mentre era presente anche una delegazione dei comitati ambientalisti acerrani ed i membri della famiglia Cannavacciuolo, che nei mesi scorsi avevano denunciato l’azienda per presunte emissioni nocive rilasciate nell’atmosfera. La centrale alimenta le linee elettriche della Terna (la società targata Enel che gestisce la rete nazionale) in futuro dovrebbe servire, anche quando e se ripartirà il polo chimico, sito in contrada Pagliarone fermo da oltre 5 anni. L’investimento della Friel ammonta a circa 100 milioni di euro e dà lavoro a circa 25 lavoratori ex Ngp. “La centrale ceduta dalla Ngp nel 2003 – dichiara il rappresentante della società – era un impianto esistente e munito delle autorizzazioni alle emissioni ed agli scarichi”. I vertici societari assicurano, inoltre, che l’olio di palma utilizzato, prima di essere scaricato dalle navi provenienti dalla Nigeria, viene sottoposto ad analisi dagli uffici doganali. Il Comune ha inoltrato all’Arpac una valutazione ambientale strategica dell’intera area industriale, per conoscere l’impatto che le varie…

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Ital Ambiente srl: sequestrato impianto di frantumazione degli inerti

Di nuovo in primo piano l’attività dall’azienda “Ital Ambiente srl”, sita nella zona ASI di Acerra e di cui già parlammo agli inizi di aprile in merito alla richiesta di Autorizzazione Ambientale Integrata (A.I.A.), avanzata dalla società alla Regione Campania. Autorizzazione richiesta, tra l’altro, all’esercizio delle operazioni di smaltimento o recupero dei rifiuti pericolosi e non e di cui si parlò lo scorso 7 aprile in sede di Conferenza dei Servizi, durante la quale emergevano anche alcuni codici Cer, che individuano i rifiuti che Italambiente potrebbe trattare. E non c’è da stare tranquilli, in quanto ci sono, tra gli altri, rifiuti petroliferi, conciari, ceramiche, ceneri di incenerimento dei rifiuti ed il percolato. L’attenzione, intanto, era rivolta all’ispezione ed al conseguente sequestro, effettuato lo scorso 20 maggio, dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato di Napoli e dai tecnici dell’Arpac all’impianto fisso di frantumazione degli inerti, sito all’interno del capannone e all’area circostante all’uscita del filtro a manica. Un’azione congiunta, susseguente agli esposti inoltrati alla Procura della Repubblica di Nola dalle associazioni ambientaliste locali contro gli sforamenti ed i 10 codici Cer autorizzati alla società e dai Consiglieri comunali Tardi (Mpa) e Mondella (Uniti per Bigliardo). Ital Ambiente, come si evince dal Decreto dirigenziale n.527 del 28 aprile 2010 e trasmesso al Comune dalla Regione Campania in data 13.05.2010, aveva ottenuto l’Autorizzazione relativa all’esercizio dell’impianto mobile di recupero dei rifiuti. Il verbale, redatto dalla Forestale e dall’Arpac alla presenza dell’Amministratore Unico dell’azienda, stabilisce che la confisca è motivata dal non funzionamento dell’impianto di aspirazione “che non assolve alla funzione di abbattimento delle polveri prodotte. Stante l’urgenza ed al fine di evitare che il reato potesse essere portato ad ulteriori conseguenze, si è proceduto al sequestro. L’impianto in funzione era mal funzionante – recita ancora il verbale – data la notevole quantità di polveri in sospensione, tali da rendere necessaria la sua interruzione, per poter accedere all’interno del capannone stesso. All’uscita del filtro a manica, inoltre, non era presente alcun raccoglitore delle polveri prodotte al termine del ciclo di lavorazione”. Le polveri erano accumulate anche sulla pavimentazione del capannone e all’esterno della porta d’accesso. L’impresa è in possesso dell’autorizzazione provvisoria delle emissioni in atmosfera, rilasciata dalla Regione nel maggio del 2004, ma stando alla relazione dell’Ing.F.Fontana, redatta cinque mesi prima,…

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Determina dirigenziale sospetta: presentato un esposto dai Consiglieri del Pdl

Questa volta è la Determina dirigenziale n.706 del 21.05.2010 ad essere parte integrante di un esposto presentato dal gruppo consiliare del Popolo della Libertà. Con tale atto amministrativo, considerato dubbio dal Pdl, il Comune impegnava la cifra di 2650,00 euro per l’acquisto di volumi della Costituzione italiana da inviare ai ragazzi acerrani, al momento del compimento del loro 18° anno di età. Il provvedimento reca la firma del Vice-Segretario generale e del Dirigente comunale ai Servizi Finanziari. Secondo i Consiglieri firmatari dell’esposto-denuncia Bigliardo, Di Fiore, Esposito, Buonavolontà e Liguori ci sarebbero gli estremi per presunti abusi commessi dal Presidente del Consiglio comunale R.Lettieri. La denuncia veniva inviata alla Corte dei Conti, alla Procura Regionale della Campania, alla Procura della Repubblica di Nola ed al Prefetto di Napoli. Secondo gli esponenti dell’opposizione con la Determina dirigenziale contestata sarebbero state date disposizioni di spesa in assenza di poteri, in violazione della legge, in assoluto abuso d’ufficio. I firmatari chiedevano anche accertamenti, al fine di verificare se sono stati disposti altri ordini di spesa analoghi. Nell’esposto presentato veniva chiesto anche di verificare, se nel caso di specie ricorrono fatti penalmente rilevanti e se ciò ha determinato una responsabilità contabile in danno del Comune delle autorità preposte e dello stesso Presidente del Civico consesso. Il numero uno della Pubblica Assise, però, non ci stava e ribatteva: “Ho ritenuto opportuno far acquistare al Comune i volumi della Costituzione italiana da inviare ai giovani acerrani al compimento del diciottesimo anno d’età. Comprendo la preoccupazione di qualcuno che giovani concittadini possano appassionarsi alla libertà, alla circolazione del libero pensiero ed al diritto al lavoro. Ma grazie a Dio la Costituzione, nata sull’ansia di libertà ed il sangue di un’Italia, che usciva da vent’anni di regime fascista, non solo è ancora in vigore, ma rappresenta il riferimento di tutti e per ciascun cittadino italiano”.

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