Autore: Redazione

Tre campi contaminati interdetti al pascolo degli ovini

Allarme ambientale ad Acerra e a Casalnuovo, seppur per motivi diversi. Nel nostro territorio i Carabinieri dell’Unità Forestale, impegnati in un’attività di controllo del territorio, hanno infatti interdetto al pascolo tre terreni contaminati da inquinanti in vista delle imminenti festività pasquali, quando sono possibili macellazioni delle greggi, che pascolano in queste aree. I Militari dell’Arma imponevano anche ai gestori degli appezzamenti di terreno, di non produrre foraggi e di far analizzare i prodotti ortofrutticoli, prima che questi siano commercializzati. I fondi in questione ed interdetti al pascolo si trovano a via Degli Etruschi, dove c’è un campo contaminato coltivato a patate ed in località Frassitelli, al confine con il territorio del casertano. Preoccupazione anche nel vicino Comune di Casalnuovo dove alcuni ambientalisti, tra i quali Alessandro Cannavacciuolo, Vincenzo Petrella ed un Consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Christian Cerbone, denunciavano alla Procura della Repubblica di Nola, ai Carabinieri e all’Asl Napoli 2 Nord “lo stato in cui si trova l’area del parco pubblico in costruzione denominato Moneta”. I denuncianti sospettano che “nell’area delimitata di tutto il cantiere siano state sollevate polveri cancerogene”. Appena cinque giorni prima il Direttore dei Lavori del parco, l’Arch.Sergio Wirz, aveva reso noto, che sotto la superficie si trovano ancora vasche di amianto e che altre quantità del pericoloso minerale si trovano in tre cassoni, sistemati accanto alle abitazioni e ad una scuola elementare. E sotto un grande telone si trovano tonnellate di rifiuti speciali.  

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Confiscati i beni del patrimonio dei fratelli Pellini per un totale di 222 milioni di euro

Era la stampa quotidiana, a riaccendere sabato scorso i riflettori sul gruppo imprenditoriale “Pellini”, facente capo ai fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini condannati, com’è noto, il 29 gennaio del 2015 dai giudici della IV sezione della Corte d’Appello del Tribunale di Napoli a 7 anni di reclusione con l’accusa di disastro ambientale colposo. Una sentenza poi confermata in data 17.05.2017 dalla Corte di Cassazione, a conclusione del processo d’Appello denominato “Ultimo Atto-Carosello”, iniziato il 12 giugno del 2014. E questo, dopo che gli stessi quotidiani avevano ricordato come l’indagine della Guardia di Finanza di Napoli, su disposizione della sezione Misure di prevenzione del Tribunale partenopeo, il 14 febbraio 2017 aveva portato al sequestro preventivo di circa 222 milioni di euro. E cercando di ricostruire il patrimonio della famiglia di imprenditori acerrani, secondo quanto riferito alla stampa dal Procuratore Giovanni Colangelo, la somma sarebbe da ricondurre a 250 fabbricati, 4 aziende, 68 appezzamenti di terreno, 50 autoveicoli ed automezzi industriali, 49 rapporti bancari dislocati anche in altre province italiane e 3 elicotteri. Tra le società, che erano state sottoposte a sequestro, spiccano l’Atr e la Pellini srl (entrambe operanti nel recupero e nel riciclaggio dei rifiuti urbani industriali), la “Eli Service”, specializzata nel noleggio di mezzi di trasporto aereo e proprietaria, tra l’altro, di tre elicotteri e la “3P Real Estate”. Indagine dei finanzieri che era stata propedeutica al sequestro di 2 milioni e 200 mila euro, operato il 5 ottobre 2017 dalle Fiamme Gialle e riconducibile allo stesso gruppo imprenditoriale. La somma, un vero e proprio tesoro bis, era stata trovata al termine di un’accurata attività info-investigativa degli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli nelle casse di una società fiduciaria di Milano e nonostante le schermature normative, dietro cui si nascondevano i soldi. Anche se non era difficile per i Finanziari attribuire quel denaro ai Pellini, detenuti dal 19 maggio 2017 e poi scarcerati il 30 marzo 2018 a seguito dell’indulto. Milioni di euro in titoli di Stato e contanti intestati anche alle mogli ed ai suoceri dei tre imprenditori, visto che questi non si fidavano degli estranei. Adesso, a seguito della battaglia giudiziaria iniziata con l’udienza del 22 gennaio scorso presso il Tribunale di Napoli, la II Sezione dello stesso…

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Sicurezza stradale e soluzioni innovative: qui le strisce bianche sono sempre più pallide

E’ ormai da alcune settimane che le strade del territorio comunale “pullulano” dei neo-assunti agenti della Polizia Municipale, che operano agli ordini del Cap.Domenico De Sena, quantunque gli stessi siano stati messi in campo, senza aver ancora superato il periodo di prova, ma soprattutto senza aver partecipato (o portato a termine), nel mentre scriviamo, i corsi di formazione obbligatori. Ma non tali per gli aspiranti agenti della Polizia Locale acerrana. Insomma un vero e proprio mistero visto che questi svolgono compiti di Polizia Stradale (e forse anche di Polizia Giudiziaria). E, a testimoniare il fatto che l’organico dei poliziotti municipali si sia ampliato, ci sono addirittura gli atti amministrativi dai quali si desume, ad esempio, che le radio da destinare alla Protezione Civile, sono state invece destinate agli agenti della Polizia Municipale. Intanto multare e fare cassa è l’ordine categorico, che va di moda presso il Comando della Polizia Locale. Infatti non importa, che nessun agente quasi mai svolga viabilità, che non presenzi nei pressi delle scuole durante l’ingresso e l’uscita degli alunni, che non faccia ottemperare alle tante Ordinanze sindacali ecc. Adesso, volendo restare nell’ambito della funzione del controllo e della vigilanza, che sono in capo ai caschi bianchi, pur sapendo che il servizio di manutenzione stradale, manutenzione segnaletica orizzontale e verticale, patrimonio immobiliare comunale, ecc. è in capo al Dirigente comunale della III Direzione (che è anche il Dirigente Comandante ad interim della Polizia Municipale), non abbiamo motivo di dubitare, che il personale del Comando, posto spesso a “presidio” delle strisce blu, abbia prodotto decine e decine di relazioni relativamente allo stato, in cui versa la maggior parte della segnaletica stradale orizzontale presente sul territorio comunale, con specifico riferimento alle strisce pedonali, a quelle delimitanti gli stalli di sosta, alle scritte Stop ecc. per il rifacimento delle quali il Comune spende, ogni anno, migliaia di euro. E non solo per l’acquisto della vernice occorrente, ma anche per indire la gara. E le foto qui pubblicate, scattate lungo il trafficatissimo Corso Italia e nell’incrocio sito tra via Palatucci e via Manzoni, proprio nei pressi della Casa comunale, testimonia alla grande lo stato in cui versa la maggior parte della segnaletica stradale orizzontale (non quella di colore blu, ovviamente!!). Ossia una segnaletica spesso poco visibile, consumata o quasi…

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I parcometri mal-funzionanti e gli stalli di sosta “irregolari”

E’ noto che in città continuano a fioccare le multe, elevate dagli agenti della Polizia Locale, soprattutto nei confronti di coloro, che sostano la propria vettura negli stalli di sosta a pagamento, senza esporre il cosiddetto grattino. Così come è noto, che alcuni parcometri continuano ad essere mal funzionamenti e a non essere abilitati all’uso delle carte di credito o dei bancomat e, quindi, sono illegittimi e creano diversi disagi. Infatti per pagare il ticket per il parcheggio esistono diversi metodi: con le monete, bancomat, banconote ed attraverso un’app e gli ultimi due ad Acerra non esistono. Per quanto riguarda invece le carte bancarie o postali, nonostante che i tanti parcometri acquistati nel corso degli ultimi anni siano predisposti per accettarle, il servizio non funziona. Probabilmente perché non è mai stata attivata una partnership con una banca. In realtà però la possibilità di pagare con una carta è obbligatoria, così come recita la legge di Stabilità del 2016. Intanto la nostra attenzione si sposta ancora una volta sulle strisce blu. Infatti avrete notato che, a differenza degli altri Comuni, ad Acerra non sono presenti gli stalli (ovvero la delimitazione tra un posto auto e l’altro), se non quello con le strisce gialle riservato ai diversamente abili ed ai mezzi di trasporto pubblico. Ci sono infatti per lo più lunghi rettangoli, al cui interno è possibile parcheggiare il veicolo. Il motivo per il quale non ci sono stalli di sosta, almeno per adesso, è ignoto. Ma dando uno sguardo al Codice della Strada (C.d.S.), ci siamo imbattuti nell’art.149 comma 2 del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo C.d.S. che fa capo all’art.40 del C.d.S. che testualmente recita: “La delimitazione degli stalli di sosta mediante strisce è obbligatoria, ovunque gli stalli siano disposti a spina (con inclinazione a 45° rispetto all’asse della corsia adiacente gli stalli) e a pettine (con inclinazione a 90° rispetto all’asse della corsia adiacente gli stalli)”. Di conseguenza, anche se il Codice della Strada consiglia di delimitare gli stalli lungo gli assi paralleli alla strada, non facendolo, non si infrange alcuna norma. Ben differente è invece la situazione agli stalli posti a 45 e a 90 gradi. Ne potete trovare diversi lungo Corso Italia e a via Nobile. Questi stalli, realizzati con un unico grande rettangolo, sarebbero…

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Con un post Lettieri annuncia una rivoluzione. Ma c’è il giallo dei vecchi e nuovi parcometri

Con un post pubblicato sui social, Lettieri annuncia una “rivoluzione-bluff”, utile a mascherare le inadempienze della sua amministrazione. “Proseguendo sulla linea condivisa con i commercianti – scrive il sindaco – di contrastare la sosta selvaggia, così da consentire a tutti di poter parcheggiare la propria auto e recarsi nei negozi, come da Determina qui pubblicata, forniremo la città di nuovi parcometri. Si tratta di una vera e propria rivoluzione, perché su questi nuovi parcometri si dovrà inserire la targa della propria auto, così da scoraggiare del tutto la sosta selvaggia ed abbassare le tariffe cittadine”. Insomma una vera e propria bufala, visto che per comprare i nuovi parcometri (che sostituiranno quelli acquistati tra il 2017 ed il 2018), il Comune spenderà solo (si fa per dire), 192 mila euro per tre anni. A questo punto la domanda sorge spontanea: quei parcometri che sono stati acquistati ed installati alcuni mesi fa, al posto dei parcometri vecchi ed obsoleti, che fine faranno? Ma soprattutto, perché non sono buoni, visto che il Comune ha pagato, per ognuno di loro, 1800,00 euro cadauno? Forse la risposta non ci sarà, ma tanti resteranno i dubbi, che meritano di essere trasmessi ai Magistrati della Procura della Corte dei Conti e a quelli della Procura di Nola, al fine di accertare se l’acquisto di quelle attrezzature rigenerate, di certo condiviso dall’amministrazione, non sia stato un affare a perdere. E non tutti ricordano che i commercianti non hanno mai condiviso l’aumento delle tariffe. Anzi, hanno apertamente manifestato contro il sindaco. Ed in alcuni quartieri cittadini, nonostante le relazioni di alcuni ufficiali addetti alla viabilità, le cose sono peggiorate. Come a via Diaz, dove mancano i segnali di divieto di sosta, nonostante che i funzionari incaricati abbiano scritto, che “la strada è ad alta densità di traffico, grazie anche alla presenza di diversi esercizi commerciali e per consentire una decongestione del traffico veicolare, è opportuno trasferire i 42 stalli di sosta a pagamento nelle strade adiacenti…”. Ma di tutto ciò nulla è stato fatto.   Nino Pannella

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Il Mistero sugli abiti d’ordinanza forniti a 5 dipendenti comunali

Mistero sulla fornitura della massa vestiaria ad alcuni dipendenti comunali (addetti ai servizi esterni dell’Ente di Viale della Democrazia), per la quale il Comune spende ogni anno, senza alcun controllo, migliaia di euro. I beneficiari sono tre messi comunali, l’autista del Sindaco e l’usciere della Segreteria del primo cittadino. Nonostante che il vestiario in questione (abito completo con camicia, cravatta, calzini e scarpe) venga fornito due volte all’anno da almeno 10 anni, da quanto è trapelato, sembrerebbe che nessuno mai abbia visto gli interessati indossare l’abito d’ordinanza. Non è da escludere che, nei prossimi giorni, qualcuno provvederà a fare chiarezza sulla singolare vicenda, prima che possano giungere le telecamere di qualche emittente televisiva nazionale, per trovare le misteriose divise. Secondo alcune indiscrezioni (che, almeno per adesso, non trovano conferme ufficiali) sembrerebbe che, negli anni scorsi, alcuni dipendenti abbiano avuto l’ardire, di chiedere anche l’indennità di lavaggio delle divise. Pretesa che venne comunque prontamente rifiutata da un ex Dirigente del Comune, che si trovò “tra le mani” l’insolita richiesta. In tutti i modi non sarebbe male, che il personale addetto ai servizi esterni (come i messi notificatori e l’autista del sindaco), svolgessero le proprie mansioni ed andasse in giro in giacca e cravatta, visto che hanno in uso le auto di servizio. Facendo un vigoroso passo indietro, va precisato che nei diversi regolamenti dell’Ente comunale, vi è traccia di un apposito “capitolo” per la massa vestiaria per gli uscieri, l’autista ed i messi notificatori. Ciò nonostante l’Ente ogni anno provvede alla fornitura del kit completo, senza mai preoccuparsi di sanzionare chi, pur avendo il necessario abbigliamento, evita di indossarlo, utilizzando i più comodi e funzionali abiti personali. E’ ovvio che i beneficiari dell’abito d’ordinanza (che è assimilabile alla divisa in uso agli agenti della Polizia Locale o della squadretta comunale di manutenzione), potrebbero richiedere all’Ente la disponibilità di un apposito “ripostiglio”, nel quale lasciare l’abito d’ordinanza alla fine della giornata di lavoro. Quasi sicuramente questa loro richiesta metterebbe in difficoltà l’ufficio preposto che, a quanto pare, non sembra avere la disponibilità di un idoneo spogliatoio, fornito dei necessari armadietti con tutto l’occorrente. Si spera ora che, nei prossimi giorni, il Dirigente preposto al Personale provveda a diramare un’apposita circolare, che obblighi (pena sanzioni pecuniarie o disciplinari) i cinque dipendenti…

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Consegnati i “BootCamp”, il kit per le neo mamme o prossime a diventarlo

Venivano presentati nei giorni scorsi, all’interno del reparto di Ostetricia e Ginecologia della clinica “Villa dei Fiori”, diretto dal primario Dottor Giuliano Ciccarelli i “BootCamp”, realizzati dalla Regione Campania. Si tratta dei kit per le pazienti del reparto (prossime a diventare mamme o che hanno da poco partorito), presentati dall’Assessore regionale alle Pari Opportunità Chiara Marciani e dalla dottoressa Antonella Ciccarelli. Il componente l’esecutivo regionale campano, al termine della presentazione, visitava il reparto (che assiste 1500 parti all’anno) ed il Pronto Soccorso (che assiste oltre 60 mila pazienti). Il presidio ospedaliero di Villa dei Fiori è entrato ormai da tempo di diritto tra le strutture d’eccellenza della sanità della Regione Campania, con le sue 56mila prestazioni all’anno, i 248 posti letto, i 600 dipendenti, il Pronto Soccorso attivo h 24 ed un’unità di emodinamica di primissimo ordine, unico presidio d’emergenza convenzionato dell’intera area metropolitana di Napoli, insieme alla clinica “Pineta Grande” di Castel Volturno. Il kit realizzato dall’Ente regionale vuole essere un punto di riferimento per tutte le famiglie ed in particolare per le donne, che stanno affrontando la maternità. All’interno vi sono consigli e suggerimenti. Oltre al kit di “addestramento”, veniva consegnata anche una guida pratica per genitori, con l’idea di promuovere iniziative di sostegno ed indicazioni di buone prassi rivolte ai neo genitori. L’assessore spiegava il perché di quest’iniziativa alle mamme presenti e diceva: “Grazie innanzitutto a voi per l’accoglienza e per aver organizzato quest’iniziativa. La nascita di un piccolo è uno dei giorni più importanti per una famiglia e quindi BootCamp vuole essere un aiuto. Naturalmente sia la guida, che i consigli non si sostituiscono ai consigli dei medici e dei pediatri, ma vuole essere un punto di riferimento, su quelle che sono alcune regole. Per esempio all’interno del kit vi sono le date dei vaccini, ma anche consigli nutrizionali, visto che anche come Regione facciamo molta attenzione all’alimentazione. Non abbiamo voluto trascurare le mamme, che hanno voglia di tornare al lavoro o che vogliono lavorare, quando i figli sono un pò più autonomi. Nella guida ci sono anche dei consigli sui progetti che portiamo avanti come Regione Campania, come ad esempio sui voucher per nidi, per i campi estivi. Consigli per le mamme che lavorano, in modo da poter conciliare al meglio vita lavorativa…

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Miracolo operaio ad Acerra, 12 lavoratori acquistano la fabbrica con il Tfr

Sei anni lontani dal lavoro, altri 3 per provare a rilevare l’azienda, macchinari comprati all’asta con il proprio Tfr. Poi sabotaggi, un incendio e tante difficoltà. Ma alla fine i 12 operai di “Screen Sud” ce l’hanno fatta. Ora la fabbrica di Acerra è di loro proprietà. Fattura 2 milioni di euro all’anno e va a gonfie vele. L’hanno acquistata con la liquidazione di 15 anni di lavoro, sborsando anche l’anticipo di mobilità e con l’aiuto di LegaCoop. “Trovo difficoltà a spiegarlo – racconta Raffaele Silvestro, presidente della cooperativa ed ex responsabile commerciale della vecchia società fallita – ti alzi da casa tua e vieni a casa tua. Trovi più energie in tutto quello che fai, perché lo fai per te. È un’esperienza unica”. Gli operai, titolari della propria azienda (si chiamano workers buyout, operai di un’impresa in crisi che la salvano, rilevandola con le proprie forze), lavorano in un capannone di 1.800 metri quadri nella zona Asi su due turni. Dalle 6 alle 22 qui le luci sono accese, le macchine in funzione e anche le braccia degli operai. La stanchezza lascia il posto ai sorrisi, ai caffè bevuti insieme al distributore, anche alle 10 di sera, con la schiena spezzata. Hanno dai 36 ai 50 anni non ancora compiuti. “Lavoriamo per noi stessi – prosegue Silvestro – non è tutto rosa e fiori. Ci sono gli screzi ma si superano. Il nostro è un matrimonio a 12. Sono stato il primo a pensare, che dovevamo provarci. Ero il capitano, ho dovuto scegliere se vivere o morire ed ho chiamato sulla scialuppa di salvataggio i colleghi, con cui potevo collaborare. In una cooperativa si richiede sacrificio, vera collaborazione. So che se ci sono difficoltà, chiedo ai miei compagni di rinviare lo stipendio, per pagare un fornitore e mi dicono di sì”. La coop produce 3mila metri quadri al mese di telai in acciaio, reti antintasanti-setaccio per le industrie estrattive e l’edilizia, oltre al mercato italiano (soprattutto il Nord Est) una buona parte della loro produzione viene esportata in Nord Africa, Australia ed Europa. Erano in 50, quando a Nola lavoravano per la società Lafer, poi fallita e messa in liquidazione. Non tutti hanno risposto all’appello della cooperazione: solo in 12 ci hanno creduto e si sono salvati…

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Edizione integrale del 3 Aprile 2019

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Quarta linea dell’inceneritore, è un No forte che si leva dalla comunità locale

Non accennano a placarsi le reazioni successive alle dichiarazione, di cui abbiamo riferito sullo scorso numero, rese dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e relative alla possibilità che la Regione Campania possa o debba portare a quattro le linee dell’inceneritore, sito in località “Pantano”. Secondo De Luca “a settembre avremo un periodo delicato per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dal momento che si dovrà procedere alla manutenzione generale dell’intero impianto di Acerra, che starà fermo per circa 40 giorni. Ci stiamo preparando da adesso, a trovare dei siti di stoccaggio provvisori, per evitare rifiuti per strada. E, dopo questo periodo, smaltire nell’arco di due, tre, quattro mesi i rifiuti accumulati (2 mila tonnellate al giorno che, solitamente, finiscono nel termodistruttore ndr). Il sito di stoccaggio servirà per le 70mila tonnellate di rifiuti, che si produrranno in quei 40 giorni. Stiamo trovando un sito di proprietà della Regione, faremo i lavori di impermeabilizzazione e poi, con calma, ci libereremo, quando l’impianto tornerà in funzione. Non si può avere quest’emergenza continua – aggiunge il Governatore – e dobbiamo progettare subito una quarta linea di riserva, da tenere nell’impianto. Anche se la sua costruzione richiede tempi non brevi. Infatti occorrono 2 anni e 120 milioni di euro. Motivo per cui dovremo lavorare, per reperire queste risorse. Dobbiamo creare una soluzione definitiva per la gestione del problema in Campania”. Il presidente parlava della situazione con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ed affermava: «Si era anche impegnato, a trovare uno sbocco per alcuni rifiuti, che portavamo ad Acerra in qualche impianto del Nord. Ma fino ad ora non abbiamo avuto riscontri. Vediamo se, nei prossimi mesi, anche dal livello ministeriale ci indicheranno altri sbocchi». Ma la polemica montava. Il Capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Maria Muscarà, dice: “E’ dal 2016 che De Luca è consapevole, che nell’autunno del 2019 il termovalorizzatore avrebbe chiuso per 45 giorni. A pochi mesi dalla paralisi si è limitato a piagnucolare e a tentare di scaricare le responsabilità sul Governo. Incapace, in questi anni, di far partire un piano di riduzione a monte dei rifiuti, ora gioca il ruolo della vittima”. E, tanto per restare nell’orbita del mondo pentastellato, la locale sezione dei 5 Stelle, attraverso il proprio portavoce, il Consigliere comunale Carmela Auriemma,…

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