Allarme polveri sottili: sforati i limiti in molti Comuni

Dopo le piogge ed i venti di primavera, che ne avevano attutito l’impatto i killer delle nostre vie respiratorie, le polveri sottili, hanno ripreso il sopravvento nel territorio della “mal’aria”, la zona orientale dell’hinterland napoletano. E i dati, che si riferiscono al mese scorso, sono preoccupanti, perché già a metà 2022 erano stati raggiunti e superati i 35 giorni di sforamento massimo delle polveri PM 10 consentito dalla legge nell’arco di un anno.

A conquistarsi la maglia nera della qualità dell’aria in Campania nel 2022, con oltre 94 sforamenti, è stato il Comune di Volla dove, secondo l’Agenzia regionale per la Protezione Ambientale (Arpac), si è superato il limite di concentrazione di 50 microgrammi per metro cubo d’aria.

La normativa europea stabilisce che, in un anno, non bisognerebbe sforare tale limite per più di 35 giornate. Ma il quadro è sconfortante in un’ampia fetta di questa parte della provincia. Tremendi i dati rilevati dalle centraline dell’Arpac.

Maglia d’argento, nella classifica al rovescio dell’inquinamento dell’aria, per San Vitaliano: 68 (il dato è aggiornato al 18 dicembre 2022) le giornate di sforamento della soglia di 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili. Ma non si esaurisce qui, purtroppo, la drammatica mappa dell’inquinamento.

Nel nostro Comune, che ospita il termovalorizzatore più grande d’Europa, l’aria è particolarmente malsana in prossimità della scuola Caporale: 61 giornate di polveri sottili oltre la concentrazione di 50 microgrammi per metro cubo.

Un fenomeno che è stato messo in relazione, tra l’altro, alla circostanza che il centro abitato è attraversato da alcuni passaggi a livello e che quando questi sono chiusi, molti automobilisti restano con il motore acceso, in attesa che riaprano le trasversali.

E ciò, nonostante che nei pressi degli attraversamenti ferroviari, vi siano i cartelli con ordinanze e leggi, che impongono di spegnere il motore dei veicoli. Inoltre è stato superato il limite dei 35 giorni in prossimità della scuola Capasso (sono 40 alla data del 18 dicembre scorso) e della zona industriale (52 le giornate di superamento del limite fino al 20 dicembre).

Un altro allarme si registra a Pomigliano d’Arco, come certifica la centralina dell’Arpac situata nell’area Asi. Qui sono stati 50 (il dato è aggiornato al 18 dicembre) gli sforamenti. Una situazione di allarme percepita da una parte della popolazione, tanto che l’ex parroco della chiesa madre della città delle grandi fabbriche, don Peppino Gambardella, promosse una serie di processioni contro l’inquinamento con marce silenziose e preghiere.

L’elenco ovviamente è lungo ed include altri Comuni quali Casalnuovo e Casoria. Naturalmente c’è una carenza di fondo e le attuali centraline spesso non sono in grado di stabilire, da dove provengano le fonti inquinanti. Cosa che, invece, sono in grado di fare quelle di ultima generazione, che non sono nelle disponibilità degli Enti locali.

Così com’è molto debole la risposta delle istituzioni al pericolo incombente. Eppure la concentrazione e la conseguente inalazione di polveri sottili può avere un impatto sul nostro corpo, manifestando effetti immediati come ad esempio irritazione a occhi, naso e gola e problemi di respirazione, mal di testa e stanchezza.

Ma non tutti manifestano problemi evidenti allo stesso modo. L’effetto del contatto con le polveri sottili può provocare malattie più gravi, che si manifestano più nel lungo periodo. Studi epidemiologici hanno evidenziato associazioni tra le concentrazioni del Pm10 ed un incremento di mortalità e ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e respiratorie. E’ stato inserito infatti dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro tra i cancerogeni di gruppo 1, cioè agenti sicuramente cancerogeni per l’uomo.

Gli studi dimostrano, inoltre, che in Europa annualmente si registrano decessi per oltre 500.000 persone a causa dell’inquinamento atmosferico ed i dati riguardanti l’Italia sono allarmanti: 90 mila decessi prematuri.

 

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