‘Vigna Solfatara’, un grande riconoscimento al Falanghina top di Antonio Iovino

Ancora alla ribalta l’agriturismo “Il Gruccione”, sito a Pozzuoli in via San Gennaro Agnano ed ormai teatro delle ricette e delle specialità gastronomiche, che hanno portato ai vertici del successo nazionale il giovane chef Giuseppe Iovino, dopo i continui consensi ottenuti ai fornelli dell’agriturismo di famiglia ed ospite di note e seguitissime trasmissioni televisive.

Questa volta, però, la nostra attenzione è maggiormente rivolta al papà di Giuseppe, Antonio, che già di recente esultò come grande viticultore dei Campi Flegrei, imponendosi con la sua eccellente Falanghina “Grande Farnia” dell’azienda Vitivinicola Montespina.

Ed è con il suo prezioso nettare 2020, infatti, che il noto produttore ha vinto a Merano il “The WineHunter Award 2022” (il riconoscimento firmato da Helmut Koecher e delle sue commissioni d’assaggio), posizionando il suo apprezzato vino tra le migliori eccellenze italiane. A parlare di lui è stato anche il Corriere del Mezzogiorno il 23 ottobre scorso, in un articolo redatto dal giornalista Gimmo Cuomo.

Nel quale si legge:

“Il Falanghina dei Campi Flegrei rappresentano un’espressione molto peculiare del vitigno a bacca bianco diffuso praticamente in tutta la regione (ed ormai anche oltre). Più tenue rispetto ai cugini sanniti ed irpini, anche più spiccatamente minerale. Assurse improvvisa e clamorosa notorietà, perché venne servito durante la cena di gala al G7 dell’ormai lontano 1994.

Ma non sempre ha trovato interpreti ispirati. In commercio si trovano bottiglie di qualità molto diversa: quelle davvero buone si possono contare sulle dita di una mano. E tra queste c’è sicuramente il Vigna Solfatara 2021, etichetta esordiente della piccola azienda di Antonio e Teresa Iovino, che si avvalgono della fattiva collaborazione dei figli Giuseppe e Consiglia.

Gran parte dei vigneti sono ubicati intorno al lago d’Averno. Il vino, di cui vi parlo, mutua invece il nome da una particella, che rientra nell’area immediatamente circostante il cratere del vulcano attivo e che rappresenta, a tutti gli effetti, una sottozona della doc Campi Flegrei. Una produzione limitatissima (1253 bottiglie numerate) ed un prezzo decisamente accettabile (sotto i 20 euro in enoteca) considerate l’esclusività e l’originalità del prodotto.

Si fa notare per il bel colore dorato, luminoso e per discreta consistenza, comunque superiore alla media doc. Propone al naso sentori nitidi di frutta (pera e pesca bianca e gialla), erbe aromatiche e dettagli minerali. Di corpo solido, non esasperato, è secco, morbido, piacevolmente verticale grazie alla sostenuta acidità e ad una pronunciata vena minerale.

Un Falanghina certamente ricco ed appagante, senza perdere per questo in eleganza. Vi consiglio di abbinarlo agli antipasti di pesce (insalata di mare, gamberetti saltati), primi marinari (dai classici spaghetti alle vongole ai paccheri con il coccio), alle grigliate di pesce. Buono anche sui latticini e sulle carni bianche anche in preparazioni salsate”.

I vini di Antonio sono all’attenzione anche del noto gourmet Luciano Pignataro. Dalle sue pagine, tra l’altro, si legge: “Le uve della premiata Falanghina, dopo essere state raccolte manualmente, sono subito trasferite in cantina, dove vengono diraspate e vinificate ad una temperatura controllata di circa 16°. L’affinamento, della durata di sei mesi, avviene in acciaio ed è seguito dall’imbottigliamento con microfiltrazione.

La “Grande Farnia” ha un colore giallo paglierino, brillante e presenta un gusto fresco e fruttato. Si tratta di un vino dalla gradazione alcolica di 12°, da bersi giovane ad una temperatura di circa 10-12 gradi”.

Ma di certo i riconoscimenti ad Antonio non finiscono qui, visto che a breve sarà insignito di un premio per le eccellenze imprenditoriali napoletane, che gli sarà consegnato nel capoluogo partenopeo.  

 

Elvira Castaldo

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