Ripresi gli scavi a Contrada “Curcio”, ma subito riemergono rifiuti di varia tipologia

Era un noto quotidiano, a riportare alla ribalta della cronaca, a distanza di circa quattro anni, uno dei luoghi simbolo dell’inquinamento ambientale, ossia la vasca “Rosano”, un terreno all’epoca coltivato di circa 20 mila metri quadrati, sito in Contrada Curcio ed oggetto dell’Ordinanza sindacale n.34 dell’11.12.2017 (che recava in calce la firma dell’ex Vice-sindaco C. Lombardi).

L’Ordinanza era susseguente al procedimento penale, dal quale si evinceva, che l’area in questione era stata oggetto di discarica anaerobica, realizzata alla fine degli anni ‘80 ed inizio degli anni ‘90 mediante sbancamento e successivo riempimento di una vasca, profonda presumibilmente 4/5 metri, con rifiuti di varia tipologia e provenienza.

Allora i soliti ignoti sversarono decine di fusti contenenti vernici e diluenti, forse provenienti da uno stabilimento della zona, che aveva chiuso i battenti qualche anno prima. Cava di cui si occuparono i poliziotti municipali nel 1997 e, in particolare, l’ormai scomparso Tenente Michele Liguori, deceduto di tumore nel 2014.

I caschi bianchi, su delega della Procura di Nola, sequestrarono l’area, la cui messa in sicurezza e bonifica fu affidata alla ‘Jacorossi’, società pubblica che però fallì e che fu messa in liquidazione. Da allora trascorsero quasi due decenni di silenzi.

Il piano di caratterizzazione e le operazioni di rimozione, recupero e/o smaltimento dei rifiuti abbandonati presenti nell’area, con conseguente piano di indagine preliminare, redatto a cura del proprietario tramite ditta specializzata, finalizzato all’accertamento di eventuali contaminazioni delle matrici ambientali e relativo progetto di smaltimento, da presentare al Dirigente dell’Ambiente del Comune, dovevano prendere il via al 30° giorno dalla notifica dell’Ordinanza.

Ed in effetti, quasi venticinque anni dopo le indagini svolte nel 1993 dalla Sogin e dall’Anpa, l’Agenzia Nazionale per l’Ambiente, su ordine del Commissario di Governo, con l’ausilio di metal detector, fotografie aeree e satellitari e raggi infrarossi, il 16 febbraio 2018 presero il via le operazioni di carotaggio. I tecnici dei due organismi governativi rilevarono la presenza, sotto il vasto fondo, di materiali metallici contenenti diluenti come il tricoloroetilene ed il tracloroetilene.

Le due sostanze cancerogene furono scoperte grazie alle analisi della falda acquifera. Attività iniziate nel fondo, che corre lungo via Sperduto e denominato vasca, in quanto in passato si era riempito d’acqua, diventando una sorta di laghetto artificiale, dove i cacciatori si appostavano, per cacciare i volatili, che gli si calavano sopra.

Ma cosa rinvennero le parti interessate durante il sopralluogo? Tre trincee esplorative, due delle quali avevano raggiunto una profondità di circa 7 metri dal piano della campagna, fino a raggiungere lo strato cosiddetto “saturo” del terreno (intriso dalla falda acquifera che affiora). Infatti negli scavi c’era acqua, molto probabilmente proveniente dalla falda, visto che la stessa si attesta intorno ai 7/8 metri durante la stagione invernale. Meno profondo risultava essere il terzo scavo.

Ma già a 2 metri circa di profondità, come si poteva notare sulle pareti degli scavi effettuati nel suolo dalla ruspa, erano presenti rifiuti di varia tipologia, ma tutti probabilmente provenienti dall’abbandono di rifiuti solidi urbani. Oltre alla fuoriuscita dal sottosuolo di esalazioni giudicate potenzialmente pericolose. Da qui l’ennesimo stop e la prescrizione dei tecnici dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, ai proprietari del fondo.

Le operazioni di scavo nell’appezzamento intanto riprendevano il 7 novembre scorso, eseguite con la supervisione dei tecnici dell’Arpac e facevano emergere rifiuti di ogni sorta. Dalle tenaglie dei mezzi meccanici, che stanno sondando il sottosuolo, facevano capolino anche un bidone di metallo e poi pneumatici, plastiche triturate, materiali ferrosi e materiale edile da risulta.

I risultati di quest’indagine saranno portati all’attenzione della Conferenza dei Servizi, istituita ad hoc dalla Giunta regionale della Campania, per valutare le azioni da intraprendere.

“Siamo contenti del fatto, che le nostre denunce abbiano prodotto frutti concreti – commentava Alessandro Cannavacciuolo, dell’associazione Volontari Antiroghi – e saremo presenti anche alla prossima riunione della Conferenza dei Servizi, nel corso della quale saranno valutate le azioni da intraprendere per questo sito. Tutti sapevano di questo problema ma con la morte di Liguori qualcuno sperava, che la questione finisse nel dimenticatoio. Ma così non è stato e non sarà mai”.

 

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