Un centro educativo e sportivo per aiutare i ragazzi a rischio. Il valore dell’8xmille

«Ogni giorno apriamo le porte a 70 bambini, tra i 6 ed i 13 anni, seguiti dalla Caritas nel Centro diurno per bambini a rischio». Queste le parole di Vincenzo Castaldo, neo Direttore della Caritas di Acerra, impegnato a portare avanti la bella realtà di “Educ.Arte.Nativo”, spazio di aggregazione che sorge a due passi da piazza Duomo. Il presidio è stato realizzato dall’Ufficio diocesano dello Sport, in collaborazione con il Centro diurno della Caritas per i minori a rischio e gli oratori. 

Il Vescovo e Presidente della Conferenza Episcopale Campana Antonio Di Donna ha voluto fortemente la nascita di questa struttura, che è attiva dal 2015 e consente ai ragazzi, grazie al lavoro di educatori ed istruttori, di crescere insieme, studiare e praticare sport lontano dalle tentazioni della criminalità. L’obiettivo è dare una risposta concreta all’emergenza educativa, che attanaglia la città.

«Teniamo doposcuola e attività laboratoriali di informatica, cinema e teatro – continua Castaldo – e qui arrivano anche i bambini degli oratori ed i ragazzi più grandi, che si dividono tra basket, calcio e pallavolo nei nuovi campi inaugurati lo scorso ottobre».

Una Chiesa sempre più presente e pronta a scendere in campo con progetti concreti, per tutelare il futuro dei ragazzi e consentire loro di guardare il mondo con gli occhi della speranza. Le attività portate avanti sono completamente gratuite grazie all’impegno di decine di volontari ed al lavoro sinergico tra istituzioni e mondo ecclesiastico, che consente di prevenire fenomeni di devianza e difficoltà familiari, come ricorda anche Luisa Ruotolo, che ha guidato la Caritas fino a febbraio scorso. Il complesso Educ.Arte.Nativo accoglie al suo interno i ragazzi del doposcuola “Ti vengo a cercare” per minori con storie familiari di notevole disagio.

«Ti vengo a cercare, perché è proprio in strada, che i nostri volontari intercettano i minori in difficoltà – aggiunge Castaldo – facile preda della criminalità organizzata che, ad Acerra, opera proprio nel cuore della città, nel nostro quartiere.

L’obiettivo prioritario è strapparli ad un destino ormai scontato ed accoglierli nelle nostre aule dove, grazie agli educatori, scoprono il piacere dello studio e dell’aiuto reciproco. Il territorio in cui sorge questo spazio multidisciplinare non è semplicissimo.

Anzi spesso è teatro di azioni violente, essendo poste in essere da malviventi e spacciatori. Per questo motivo la struttura si pone come presidio di legalità, esempio di welfare innovativo, capace di coinvolgere associazioni e realtà cittadine, che costituiscono la parte sana della città.

“Educ.Arte.Nativo” è una delle opere al centro della nuova campagna informativa della CEI, che fa tappa in città e che, con i campi estivi, in questi mesi ha aperto le porte anche a 30 piccoli ucraini, accolti con le loro famiglie. Sono 300 i nuclei ospitati, sin dallo scoppio del conflitto, in strutture diocesane o dai loro connazionali residenti nel territorio acerrano.

«Grazie al contributo dell’8xmille, intervenuto con 280 mila euro triennali, abbiamo potuto ristrutturare lo spazio, posto alle spalle della Cattedrale – conclude il direttore della Caritas – trasformandolo in un centro multidisciplinare, in grado di accogliere bambini e giovani, per offrire loro una prospettiva di futuro. Dall’uscita da scuola all’ora di cena combattiamo lo svantaggio sociale e grazie ad una squadra di 90 volontari possiamo garantire l’animazione-educazione di bambini e ragazzi, la didattica a distanza, le attività sportive».

«Non è mai solo una firma. È di più, molto di più». Questo il claim della nuova campagna di comunicazione 8xmille della CEI. Un semplice gesto che vale migliaia di opere. La campagna racconta come la Chiesa cattolica, grazie alle firme dei contribuenti, riesca ad offrire aiuto, conforto e sostegno ai più fragili con il supporto di centinaia di volontari, sacerdoti, religiosi e religiose.

Così un dormitorio, un condominio solidale, un orto sociale diventano molto di più e si traducono in luoghi di ascolto e condivisione, in mani tese verso altre mani, in occasioni di riscatto.

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