In fiamme deposito di auto in disuso, alta nube tossica interessa vari Comuni

Venerdì 18 giugno, al nostro già martoriato territorio, veniva inflitta l’ennesima e grave ferita. Infatti un incendio, la cui natura restava tutta da accertare attraverso le opportune analisi e verifiche (anche se si propendeva per la quasi sicura origine dolosa), spargeva nell’aria altri veleni, contenuti nell’alta ed acre nube nera visibile a chilometri di distanza.

L’inferno scoppiava alle ore 14:30 circa, in via Tavernola, a Caivano, una traversa dello svincolo dell’asse mediano, a meno di 200 metri dai complessi edilizi del popoloso Parco Verde. Le fiamme devastavano un deposito di veicoli dismessi, sequestrato di recente, perché il titolare aveva depositato abusivamente circa 200 veicoli da rottamare su un terreno adiacente.

Un’area trasformata in una discarica a cielo aperto, contenente copertoni esausti e tutto quello, che era stato lasciato in fretta e furia dagli occupanti di un accampamento rom fatto sgomberare. Un micidiale mix di “monnezza tossica” dissecata al punto giusto e circondata da sterpaglie, a cui è bastato avvicinare un cerino acceso o una fonte infiammabile, per innescare uno dei più grossi e paurosi incendi mai verificatisi in questa zona.

Tanto da indurre gli abitanti del Parco Verde, investito in pieno dalla nube tossica, a dare l’allarme, telefonando al locale Comando della Polizia Municipale. Ma inutilmente, visto che per motivi di bilancio a Caivano il sabato e la domenica pomeriggio i poliziotti municipali non lavorano.

Ma mentre la nube nera, già alta, sospinta dalle raffiche di tramontana, si abbatteva su mezza provincia a Nord di Napoli, costringendo migliaia di persone a chiudere finestre e balconi proprio nell’ora più calda, per evitare di rimanere intossicati, sul luogo del rogo giungevano con diverse autobotti i Vigili del Fuoco di Afragola, di Napoli ed i Carabinieri della locale Tenenza, agli ordini del Ten.Antonio La Motta.

Il fumo, spinto dal forte vento, interessava anche il vicino svincolo dell’asse mediano e quello della Nola-Villa Literno, costringendo centinaia di automobilisti ad improvvisi rallentamenti. Le nere nubi, inoltre, scaricavano il loro contenuto di veleno anche sui campi coltivati nell’intera area.

Le operazioni di spegnimento si concludevano solo dopo sei ore di duro lavoro, quando i caschi rossi avevano circoscritto e spento i continui focolai, alimentati dal materiale infiammabile e dalle forti raffiche di vento.

Rifiuti ingombranti, dunque, che dopo l’azione del fuoco, sono stati classificati come rifiuti speciali pericolosi, il cui smaltimento costa un occhio della testa e la cui gestione è affidata a ditte spesso in odore di camorra.

I Militari dell’Arma, che avviavano le dovute indagini, che sarebbero proseguite anche nei giorni successivi, sentivano il titolare del deposito ed acquisivano agli atti le immagini del sistema di videosorveglianza, mentre i tecnici dell’Arpac, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale iniziavano il monitoraggio dell’aria.

Puntuale arrivava anche il grido di dolore del parroco don Maurizio Patriciello, la cui parrocchia dista in linea d’aria dal rogo circa duecento metri. “La mia parrocchia. La mia gente. I miei bambini. Sempre bistrattati, avvelenati ed umiliati. Quando non ci sono controlli. Quando il territorio è in balia di tutti, accadono questi scempi. E la povera gente si ammala e muore”.

Sull’inquietante episodio, di cui riferivano svariati organi d’informazione, interveniva anche il Consigliere regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli, il quale diceva:

“Ci sono timori fondati, di trovarci alla vigilia di una nuova drammatica stagione dei roghi, visto il moltiplicarsi di segnalazioni nelle ultime settimane.

Per contrastare questo fenomeno, servono più controlli da parte delle Forze dell’Ordine sull’intero territorio, per difendere la salute e l’incolumità dei residenti ed assicurare alla giustizia criminali senza scrupoli”.

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