Asl Napoli 2 Nord, stop alle Usca. Duecento medici licenziati

Come riferito anche dalla stampa quotidiana, dallo scorso I luglio scattava inderogabilmente lo stop agli incarichi per circa 200 medici delle Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) impegnati nei servizi territoriali dell’Asl Napoli 2 Nord. La comunicazione giungeva via email ai diretti interessati con una nota a firma del responsabile dell’ufficio, che si occupa delle cure primarie.

Una decisione inaspettata, visti i bandi prorogati fino alla fine del 2022 nell’Asl Napoli 3 o rinnovati con nuovi incarichi disposti anche dall’Asl di Salerno. Anche la Napoli 1, dove sono stati chiusi molti rapporti di lavoro, ha tenuto in piedi una ventina di posizioni, per garantire alcuni servizi minimi relativi alle vaccinazioni ed ai controlli a domicilio nell’ambito delle cure a casa, mentre le vaccinazioni sono passate in carico soprattutto ai medici di medicina generale.

Intanto i casi di Covid stanno aumentando in maniera esponenziale proprio nei Comuni della cinta a Nord di Napoli, sebbene la maggior parte di essi si esprima con forme simili influenzali. Pochi gli ospedalizzati ma continua a registrarsi una quota di decessi tra fragili ed anziani, in cui la concomitanza di altre patologie rende il Covid una complicanza ancora molto terribile.

Ciò suggerirebbe l’uso sistematico, in queste categorie più a rischio, degli antivirali a prescrizione domiciliare ancora poco somministrati. La decisione dell’Asl Napoli 2 Nord ha scatenato la reazione dei sindacati della medicina di famiglie, sul piede di guerra e pronti a scrivere una nota di protesta congiunta. Lo scorso maggio, a fronte della fine dello stato di emergenza, l’attività dell’Usca dell’Asl Napoli 2 Nord è stata riorganizzata e pianificata per il solo mese di giugno.

Per ogni incaricato (poco meno di 200 camici bianchi) era stato indicato l’orario settimanale ed il massimale delle ore su base mensile, in relazione all’eventuale titolarità di altri incarichi compatibili, prevedendo un’attività di monitoraggio. La spesa mensile massima preventivata, tra unità distrettuali, centrale Usca ed attività tamponi, era stata prevista in massimo 1,3 milioni di euro.

Un bel risparmio per l’Asl. Ma alcuni pazienti non autosufficienti, disabili, affetti da demenza ed altre malattie degenerative, per i quali era stato, ad esempio, già pianificato un tampone domiciliare, non ricadranno più sulle competenze delle Usca (ci si chiede chi al loro posto?), in quanto anche i medici, che avevano questo compito, sono stati licenziati.

Visite, tamponi domiciliari, consegna dei farmaci, controlli dei device tecnologici per i malati cronici positivi, certificati di guarigione, tracciamenti ed attività distrettuali. Sono tutte attività devolute ad altre forze interne.

Il rischio è quello di allentare la presa in un momento di ripartenza dell’epidemia, che ha già messo in allerta gli organi regionali, che stanno mettendo a punto un piano di emergenza sia sul fronte ospedaliero, che delle cure domiciliari.

Un aumento dei casi di Covid che, in verità, a detta anche degli esperti, era atteso più per l’autunno prossimo, che non per la corrente stagione estiva.

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