De Luca: “Avanti con la quarta linea del termovalorizzatore e con gli impianti di compostaggio”.

Quella della quarta linea del termovalorizzatore, sito nella locale zona Asi, è un tema non certo nuovo. Infatti già a febbraio del 2019 vi erano state accese e vibranti proteste (tra le quali non mancarono quelle del Vescovo Antonio Di Donna), successive alle dichiarazioni rese dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e relative alla possibilità che la Regione Campania debba portare a quattro le linee del termodistruttore.

“A metà settembre avremo un periodo delicato per quanto riguarda la gestione dei rifiuti – aveva detto De Luca – dal momento che si dovrà procedere alla manutenzione generale dell’impianto di Acerra, che starà fermo per circa 40 giorni.

Dobbiamo prepararci da adesso a trovare aree di stoccaggio provvisorie dei rifiuti e, dopo questo periodo, smaltire nell’arco di due-quattro mesi i rifiuti accumulati. Non si può avere quest’emergenza continua – aggiunse il Governatore – e dobbiamo progettare subito una quarta linea di riserva, da tenere nell’impianto. Dobbiamo creare una soluzione definitiva per la gestione del problema in Campania”.

Insomma gli stessi concetti espressi giovedì 26 maggio 2022 dal Governatore a margine della presentazione di ‘Green Med Symposium, Stati generali dell’Ambiente in Campania’.

“E’ una richiesta – precisava De Luca – che ci ha fatto A2A, la società che gestisce l’impianto di Acerra. Ci segnalano, infatti, che da qui a qualche anno avremo un problema drammatico di manutenzione e di sostituzione di alcuni impianti, di alcuni forni. Ovviamente ci dicono che o ci si prepara, o da qui a 4-5 anni dovremo chiudere due linee, perchè diventa obbligatorio fare manutenzione. Dunque dobbiamo prepararci, sapendo che occorrono decine di milioni di euro.

Non sono piccoli interventi, per fare una linea di riserva, che ci consenta di avere una manutenzione programmata, cioè di poter chiudere ogni 3 o 4 anni una linea e sostituire completamente l’impiantistica”.

De Luca ricordava anche il progresso tecnologico degli impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati: “Oggi abbiamo impianti enormemente più efficienti, di quelli che abbiamo realizzato 15-20 anni fa. Io credo che dobbiamo essere previdenti e non arrivare ogni volta con l’acqua alla gola e pensare, che si chiude l’impianto di Acerra e non sappiamo, dove diavolo portare le migliaia di tonnellate di rifiuti. Dobbiamo essere responsabili e, una volta tanto, mettere in piedi una programmazione certa.

Ovviamente occorrono non meno di 70-80 milioni di euro: vediamo se sono in grado i gestori, di fare un investimento loro. Ma se non ce la fanno, come Regione Campania dovremo investire una somma, per avere una linea di riserva, che ci consenta di fare manutenzione“.

Ma, nonostante le promesse fatte ad Acerra, domenica 5 giugno, dall’ex trombato presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, in un intervento in cui diceva, che “Acerra non sarà più pattumiera d’Italia”, quattro giorni dopo la stampa quotidiana, attraverso un articolo, riportava le parole del presidente De Luca, che ribadiva:

“Sul ciclo dei rifiuti abbiamo solo un ritardo, del tutto ideologico, che riguarda gli impianti di compostaggio, per i quali come Regione abbiamo investito oltre 200 milioni di euro, ma ancora abbiamo delle resistenze in vari territori.

E’ uno degli impegni assunti con l’Unione Europea, per eliminare la sanzione. Gli impianti di compostaggio per il trattamento dell’umido vanno fatti, senza chiacchiere inutili, così come va fatta la quarta linea di riserva per l’impianto di Acerra.

Ogni volta che parliamo di impiantistica, dobbiamo fare un calvario – proseguiva il Governatore – e perdere mesi ed anni di tempo, per spiegare le cose più banali e semplici del mondo, affrontate in Paesi avanzati nelle politiche ambientali ma che ancora, in alcuni territori ed alcune aree sociali, diventano oggetto di ideologismi o di sciacallaggio politico. Il tempo delle banalità credo sia finito”.

In realtà si continuano ad esportare 140 mila tonnellate di frazione secca all’anno con una spesa rilevante (il costo per smaltire in impianti italiani e stranieri supera largamente i 140 euro a tonnellata) ed ambientale (i rifiuti viaggiano con camion e navi che, ovviamente, inquinanano).

Del resto il piano di chiusura dell’emergenza nel 2009 prevedeva due bruciatori oltre a quello di Acerra: uno a Napoli Est ed uno a Salerno. E per quest’ultimo impianto era previsto anche il Cip6, un contributo per le energie rinnovabili, che ne rendeva conveniente la realizzazione anche da un punto di vista economico. L’attuale piano regionale ha cancellato i due inceneritori, puntando tutto sulla differenziata.

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