Calcio, Italia-Turchia si è giocata a Konya, città da dove giunse il culto di San Cuono e Figlio

La nazionale italiana di calcio ha giocato la sua ultima partita, lo scorso 29 marzo, contro la Turchia a Konya. Che, per ironia della sorte, è una città, che ha profondi legami religiosi con la provincia napoletana. Proprio dall’antica Iconio, l’attuale Konya, una metropoli di oltre un milione di abitanti sita sull’altopiano anatolico, la tradizione vuole che sia giunto il culto dei santi patroni di Acerra.

San Cuono e suo figlio Conello furono messi a morte, dopo atroci supplizi, il 29 maggio del 275 dopo Cristo. Ma come, seicento anni dopo, la loro adorazione giunse dalla Turchia fino ad Acerra, è ancora un mistero. Per gli storici ci sarebbero due ipotesi.

La prima racconta che le reliquie di San Conone e del figlio, assieme alla notizia del loro martirio e della loro santità, sarebbero giunte ad Acerra nell’Ottavo secolo, quando l’imperatore romano d’Oriente vietò il culto delle immagini sacre.

Molti religiosi e fedeli, non volendo ubbidire alla proibizione, si rifugiarono soprattutto in Grecia ed in Italia meridionale, dove le popolazioni avevano accolto con indifferenza ed ostilità questa legge. Spesso portarono con sé immagini sacre e reliquie di santi, per salvarle dalla distruzione. Tra queste probabilmente c’erano anche le reliquie dei patroni di Acerra.

La seconda ipotesi, invece, racconta che alcuni fedeli di Acerra andati in pellegrinaggio in Terra Santa, durante il viaggio visitarono anche altre città dell’Asia Minore, nelle quali avevano vissuto santi e martiri. E fu proprio ad Iconio, che conobbero la storia di Conone e Conello e riuscirono a portare con sé le loro reliquie.

Di certo c’è, che nel 1079 il culto di San Cuono e Figlio era già radicato ad Acerra, che è l’unica città d’Italia, a venerare i due Santi. Una circostanza che ha spinto più volte il Vescovo Antonio Di Donna, a voler promuovere un gemellaggio tra Acerra e Konya, dove attualmente c’è una piccola comunità cattolica guidata da due suore.

Il progetto era entrato in una fase operativa, ma si è interrotto a causa della recente pandemia.

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