“Pedocriminalità – Fra tratti dispotici e menzogne”. Il nuovo libro del prof.Carlo D’Angelo

Si intitola “Pedocriminalità – Fra tratti dispotici e menzogne” (Casa editrice Edi) l’ultima pubblicazione del famoso psicologo-psicoterapeuta Carlo D’Angelo, già autore di altri libri, tra i quali “Nessun altro lo potrà fare per te”.

Questa volta il dott.D’Angelo offre un rinnovato approccio clinico e culturale al complesso fenomeno degli abusi sessuali sui minori. Nello specifico egli ‘prova’, al di là di ogni demagogia difensiva ed offensiva, a farci comprendere, che l’identità ministeriale dei consacrati nella chiesa per il Regno di Dio non è, di per sé, causa delle aberrazioni, che hanno visto la Chiesa come luogo di perversione, crimine e violenza fino all’abuso sessuale.

Nella drammatica piaga della pedocriminalità non c’è alcun amore per il bambino/a, ma si perpetua un vero e proprio crimine sul corpo innocente di quel bambino/a. La presentazione del libro è stata curata da don Tonino Palmese, prete e salesiano, che parte proprio dalle riflessioni offerte nel testo dal prof.D’Angelo, per approfondire la “tragedia”, che ha visto la Chiesa Cattolica coinvolta più volte come patologia e cura allo stesso tempo.

“Carlo D’Angelo entra con competenza nel tema – precisa don Tonino – ed evidenzia, che pedocriminalità include sia l’aspetto morale che penale del fenomeno e s’intende, con esso, qualsiasi forma di comportamento sessuale e vulnerabile verso i bambini e le bambine. Io intanto ho usato due lenti, per leggere questo testo: la fragilità e l’innocenza.

Circa la prima, sono persuaso, che abitare la fragilità, la propria e quella altrui, vuol dire riconoscere l’alto valore antropologico di tale scelta. Ogni essere va considerato, accolto e valorizzato per l’essere sempre, comunque e dovunque, non come “nient’altro che” ma come “tutt’altro che”.

Nel momento in cui, per definire l’altro, poniamo dei “paletti” dettati dalla nostra soggettività, c’è il reale pericolo di ridurre l’altro a schiena da scalare per il nostro delirio di onnipotenza. Lo stesso concetto di fragilità evidenzia come, in ogni tempo, gravi sempre un pericolo su una vita dedicata ad un’errata ricerca della perfezione.

La qualcosa comporta in tantissimi nevrosi, frustrazione e depressione. La fragilità è l’ermeneutica necessaria, per giungere ad un’idea e conoscenza dell’onnipotenza salvifica. La seconda lente – scrive il prete – ossia l’innocenza, è quella rappresentata dalla culla-letamaio di Betlemme.

Dio, anziché manifestarsi attraverso una teofania, chiese all’umanità di essere riconosciuto attraverso quella capacità di abbassamento su quella culla, per scrutare in quel Bambino il nostro destino e persino la nostra felicità. Mi sembra adatta al caso nostro un’espressione napoletana, ossia: “’E figli, nun songhe ‘e chi ‘e fa, ma ‘e chi ‘e cresce” (i figli non sono di chi li mette al mondo, ma di chi li cresce).

Questo detto nasce evidentemente in un contesto di vera accoglienza della vita, dove il piccolo viene accolto non solo in forza della sua condizione fragile, ma soprattutto perché si riconosce in lui il depositario di una dimensione essenziale per la sopravvivenza di questo mondo: l’innocenza”.

L’introduzione al libro è curata invece dal 64enne professionista acerrano, da anni dedito al disagio psichico di centinaia di persone. “Vedo che molte persone sperano di trovare la felicità e la pienezza della vita in situazioni obbligate che, non solo non danno la pienezza della vita, ma la svuotano ulteriormente. Tentano, allora, di trovarla in contesti di dominio, di espropriazione e di sottomissione che, non solo non fanno crescere la persona, ma la alienano e l’annientano.

Identifichiamo tre vie, che distruggono questo desiderio di pienezza e di ricerca della felicità: la via dell’avere sempre di più; quella del salire e la via del potere. Le tre bestie estendono i tentacoli al triplice imperativo che analizza Bauman: ‘comprare, usare e gettare’.

Tutto, nella società dei consumi, dev’essere consumato e rimpiazzato, dalle cose alle persone, dalle esperienze significative a quelle di poco conto, tutto deve esaurirsi in un rigoroso appiattimento del desiderio. Il presente scritto – riferisce ancora D’Angelo – si apre su tutte quelle forme di dipendenza dal potere e dal dominio del bisogno.

Si rende doveroso ed urgente dare risposte concrete alle persone, che vivono nel dolore ed alle loro famiglie, sia nella ricerca di percorsi di cura, che di accompagnamento a sostegno delle persone vittime della pedocriminalità. Il testo vuole farsi carico di promuovere una cultura della presenza dell’altro, contro una cultura dell’isolamento, dello scarto e del pregiudizio…”.

You May Also Like

About the Author: Redazione

eXTReMe Tracker