Beni confiscati ai Pellini, l’allarme del Ministro degli Interni Lamorgese: “Non si è fatto abbastanza”.

Era la stampa quotidiana, in data 18.11.2021, a riaccendere i riflettori sul gruppo imprenditoriale “Pellini”, facente capo ai fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini condannati, com’è noto, il 29 gennaio del 2015 dai giudici della IV sezione della Corte d’Appello del Tribunale di Napoli a 7 anni di reclusione con l’accusa di disastro ambientale.

Una sentenza poi confermata in data 17.05.2017 dalla Corte di Cassazione, a conclusione del processo d’Appello denominato “Ultimo Atto-Carosello”, iniziato il 12 giugno del 2014. Ecco cosa riporta l’articolo in questione. “Il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese lancia l’allarme sui beni confiscati nel napoletano, sollecita un coordinamento e chiede di blindare il tesoro dei fratelli Pellini.

Saccheggi, incendi dolosi e degrado stanno colpendo in particolare due simboli della storica inchiesta della magistratura. Ma il patrimonio è gigantesco, ha un valore di ben 222 milioni di euro confiscato dallo Stato nell’aprile del 2019.

Conti correnti milionari, ville, case, fabbriche, auto di lusso e persino elicotteri, che il Tribunale ha confiscato in primo grado due anni fa, ma sui quali pende una richiesta di restituzione, che sarà discussa a dicembre nell’appello avanzato dagli imprenditori dello smaltimento, condannati – prosegue l’articolo – per disastro ambientale dopo aver sversato, nei primi anni Duemila, grandi quantità di rifiuti ad Acerra ed in varie zone dell’hinterland.

L’obiettivo degli imprenditori è quello di cancellare la condanna per disastro ambientale, passata in giudicato quasi quattro anni fa e di salvare così la confisca. Il ministro Lamorgese ha fatto sapere, di aver interpellato gli organismi, che stanno gestendo i beni confiscati ai Pellini.

‘Non è stato fatto abbastanza: manca un coordinamento tra le istituzioni, in grado di tutelare i beni sottratti ai condannati per il disastro ambientale di Acerra’ – ha scritto nell’interrogazione Antonio Del Monaco, componente la Commissione parlamentare Antomafia.

Nel documento Lamorgese fa notare una difficoltà di fondo, legata al fatto che ‘l’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati non ha ancora assunto l’amministrazione dei beni in questione, perché pende il giudizio di appello sulla confisca’. Ma il ministro ha voluto lo stesso allertare gli uffici competenti.

‘E’ stata richiamata l’attenzione – scrive – sull’opportunità di avviare interlocuzioni con l’Autorità giudiziaria finalizzate ad individuare un percorso condiviso, che possa rafforzare l’azione delle istituzioni a salvaguardia della legalità e dell’ambiente’.

Sottolineati inoltre gli sforzi delle Forze dell’Ordine. Il tesoro dei Pellini è gestito dal 2017 da due amministratori nominati dal Tribunale di Napoli, sezione Misure di Prevenzione. Secondo quanto appreso gran parte del tesoro versa in buone condizioni. Sarebbe stato lo stesso Tribunale – aggiunge il quotidiano – ad aver appena verificato il buono stato complessivo dei beni.

Le case e le ville confiscate in primo grado sono in affitto. Una fabbrica di smaltimento è in liquidazione. Le altre società sono ancora attive e stanno operando in nome e per conto dello Stato. Si stanno anche caratterizzando i terreni inquinati per bonificarli.

Ad Acerra però ci sono due simboli di questa storia: un ex stabilimento malconcio per il trattamento degli scarti liquidi, ubicato lungo i Regi Lagni ed un agriturismo, un’imponente villa del ‘700, depredato di ogni cosa, vandalizzato ed incendiato ad agosto due volte. I Pellini, dei 7 anni di reclusione a cui sono stati condannati, ne hanno trascorso in carcere circa 3 grazie all’indulto.

‘Ma l’intervento del ministro Lamorgese – commenta l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo – è servito, a non far calare l’attenzione su un problema, per il quale bisogna fare ancora giustizia. Se anche fosse restituita ai tre condannati una parte dei beni, ciò non solo rappresenterebbe una sconfitta dello Stato, ma sarebbe un’ulteriore pugnalata alla nostra terra martoriata’.

Del Monaco auspica che ‘i proventi della confisca possano riparare almeno una parte del danno subito dal territorio”.

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