Il maxi rogo di Arzano è un ulteriore colpo alla già precaria situazione ambientale territoriale

Un altro duro colpo veniva inferto, di recente, alla già precaria situazione ambientale che vive il nostro territorio, più conosciuto come ‘Terra dei Fuochi’. Un vasto incendio, infatti, si verificava nei giorni scorsi, alle 7:00 circa del mattino, ad Arzano, in località “Squillace”, nella zona industriale, in un capannone adibito a deposito ingrosso gestito da cinesi, interessando un’area di 3 mila metri quadrati.

Dallo stesso immobile si levava una densa ed alta colonna di fumo nero, visibile a decine di chilometri di distanza ed un odore acre, che sarebbe arrivato addirittura a lambire il centro di Napoli ed i Comuni della provincia, così come il fumo spinto dal vento. Le fiamme coinvolgevano anche un capannone attiguo, adibito alla lavorazione di carte e cartoni.

Sul posto, allertati da residenti e passanti, giungevano i Carabinieri della locale stazione, i poliziotti municipali e numerose squadre di Vigili del Fuoco. Le operazioni di spegnimento si rivelavano da subito complesse, visti i materiali altamente infiammabili presenti nei capannoni, quali centinaia di bombolette spray e quelle piene di gas, utilizzate per caricare gli accendini e duravano per vari giorni, visti i continui focolai che si accendevano.

Ingenti ovviamente i danni alle strutture avvolte dalle fiamme, ma per fortuna non si contavano vittime o feriti. In poco tempo una parete del capannone veniva giù, mentre le altre risultavano pericolanti. Struttura poi sottoposta a sequestro. Sulle cause del rogo nessuna ipotesi veniva esclusa, compresa quella di un corto circuito o di un incauto comportamento.

Ma neanche la pista dolosa, in attesa della perizia dei caschi rossi, che indirizza le indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord e condotte dai Carabinieri. Subito il primo cittadino, Cinzia Aruta, diramava un comunicato, in cui chiedeva ai cittadini di tenere porte e finestre chiuse e di evitare spostamenti non necessari, anche per non intralciare le strade ai mezzi di soccorso.

Disponendo, tra l’altro, l’installazione di una centralina da parte dell’Arpac, per il monitoraggio dell’aria appestata per ore da un odore nauseabondo. Sull’episodio interveniva anche il Consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, che commentava:

“È davvero improbabile che tutti questi incendi, che stanno colpendo aziende del nostro territorio, siano frutto soltanto di coincidenze. Chiediamo alle Autorità ed alla Magistratura, di accendere un riflettore su questo fenomeno e di aprire un fascicolo. Questi roghi tossici stanno avvelenando la nostra terra e, a farne le spese, sono i cittadini.

Nel frattempo abbiamo chiesto all’ Agenzia regionale per la Protezione Ambientale, di monitorare le condizioni dell’aria, per capire se vi siano pericoli per la salute. Infine chiediamo ai Vigili del Fuoco, che ne hanno la competenza, di controllare i sistemi antincendio di tutte queste aziende”.

Intanto molti genitori accorrevano all’uscita delle scuole, per prelevare i propri figli, onde evitargli l’inalazione di pericolose polveri. Un incendio che riportava alla mente quello di nove mesi fa, quando ad andare in fiamme era stato un deposito di detersivi ed altri prodotti per la casa. che.

Intanto i tecnici dell’Arpac proseguivano nei controlli, anche nei giorni successivi, per verificare i disagi causati dall’incendio, attivando un laboratorio mobile e servendosi di un campionatore ad alto volume posizionato in zona, in grado di ricercare diossine e furani (composti organici altamente tossici per l’uomo) dispersi nell’aria.

Dalle prime analisi, non emergevano quantità di agenti tossici associabili ad un potenziale danno ambientale.

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