I Vescovi del ‘900 in “mostra” nel Museo diocesano fino al 12 dicembre

La macchina da scrivere, con cui don Antonio Riboldi lanciava i suoi strali contro la camorra e con cui scrisse, nel 1982, “Per amore del mio popolo non tacerò”, lo storico documento contro il malaffare, poi sottoscritto da tutti i Vescovi della Campania.

Ma anche l’opera instancabile del suo successore Giovanni Rinaldi e quelle dei primi Vescovi che hanno retto la Diocesi di Acerra. A raccontare i circa 100 anni di storia della Diocesi, ci sta pensando una mostra dedicata ai “Vescovi di Acerra nel Ventesimo secolo”, che ha lo scopo di portare alla luce «il carisma e l’operato dei Pastori» alla guida della Chiesa locale nel ‘900.

Quattro prelati che si sono succeduti dal 1900 al 1999 con una pausa di dodici anni, in cui ad Acerra non venne nominato alcun capo della Diocesi. L’inaugurazione della mostra si teneva venerdì 22 ottobre nel Museo diocesano, sito a piazza Duomo. L’esposizione è visitabile sino al prossimo 12 dicembre, dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 13:00 e dal sabato alla domenica dalle 16:00 alle 20:00.

Alla tavola rotonda di presentazione nella Biblioteca diocesana partecipavano il Vescovo e Presidente della Conferenza Episcopale campana Antonio Di Donna, Mons.Ernesto Rascato, il delegato regionale della CEI per i beni culturali ecclesiastici, il sindaco Lettieri e lo storico locale Tommaso Esposito. Moderatore dell’incontro era il giornalista Antonio Pintauro. Dei Vescovi Francesco De Pietro, Nicola Capasso, Antonio Riboldi e Giovanni Rinaldi venivano illustrate la biografia, lo stemma episcopale, beni ed oggetti d’arte rappresentativi dei loro rispettivi operati.

Quattro opere realizzate dai docenti dell’istituto d’arte “B.Munari”, che offrono una lettura contemporanea del ministero dei Vescovi nella comunità cristiana e nel territorio. Venivano inoltre proiettati anche video inediti su momenti particolari della Chiesa acerrana e dei Comuni, che fanno parte della Diocesi.

La promozione culturale è da sempre opportunità di crescita umana – diceva monsignor Di Donna – ed il Museo diocesano, oltre ad essere un presidio di civiltà, in una piazza spenta e degradata socialmente, insieme al nuovo centro sportivo diocesano, al centro diurno per i minori a rischio ed alla costante presenza delle parrocchie nel tessuto sociale, può essere un valido sostegno, per infondere speranza”.

La mostra nel Museo diocesano è stata la prima iniziativa dopo la lunga sosta per la pandemia.

Il percorso espositivo mette in evidenza il vissuto e l’operato di questi uomini di Dio, con una selezione di opere che sintetizzano ed illustrano il loro carismatico operato.

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