La Casina Spinelli? Crollata, diroccata, dimenticata ed ormai abbandonata a se stessa

Si trova lì, ormai da anni e connotata dai più svariati aggettivi negativi: abbandonata, crollata, diroccata, dimenticata, ecc.

Il riferimento è alla Casina Spinelli di cui, nel 2014, si registrò il crollo di una parte importante, ossia quello della cupola. Allora i residenti lanciarono l’allarme, specificando che “guardando il lato sinistro della Casina, si erano accorti che la cupola era franata, probabilmente di notte” e dopo che la locale sezione dell’Archeoclub aveva organizzato una visita guidata agli scavi dell’antica Suessola.

Un crollo visibile a tutti, anche se la parte franata era caduta all’interno del parco di interesse regionale e con la presenza di alcune pietre, che prima non c’erano.

A crollare, dunque, era stato un intero cantonale sul lato sinistro della dimora settecentesca, con oltre 10 metri cubi di muratura venuti giù. Per fortuna nessuno riportò danni fisici a seguito del crollo, dovuto anche al degrado e all’abbandono, in cui è stato lasciato uno dei più bei e famosi monumenti della città e residenza estiva di proprietà degli eredi dei Conti Spinelli.

L’ultimo crollo era avvenuto la notte del 6 gennaio del 1994, quando una parte del tetto crollò, provocando lo sfondamento del salone centrale ed il rimaneggiamento della facciata principale. Uno spiraglio per il recupero e la riqualificazione della struttura era rappresentato dai circa 5 milioni di euro ad essa destinati dalle compensazioni ambientali, dovute al Comune per la presenza dell’inceneritore sul nostro territorio e per la sua acquisizione a patrimonio comunale.

Soldi che però furono dirottati verso il I Circolo didattico, chiuso in seguito di un’Ordinanza dell’ex Commissario straordinario Marcello Fulvi del 14 ottobre 2011, vista la necessità di effettuare lavori di consolidamento del solaio della struttura scolastica, che garantissero gli standard minimi di sicurezza. Ed è così, che la Casina Spinelli rimase senza i mezzi necessari, per avviare una concreta opera di recupero.

Nel frattempo non sono stati prodotti atti o iniziative da parte dell’amministrazione targata Lettieri (quella che dice e scrive, di sostenere le iniziative che sostengono e promuovono le attività culturali e conoscitive del territorio), che vadano nella direzione di recuperare tale struttura.

Intanto occorrerebbe verificare lo stato fisico dell’edificio, le reali possibilità di restauro e le risorse indispensabili per acquisirlo a patrimonio pubblico. Magari promuovendo un concorso di idee, per decidere in merito alla sua destinazione. Eppure stiamo parlando di un’area che la Regione Campania, attraverso la Delibera n.170 del 29/04/2011, riconobbe come Parco Urbano d’Interesse Regionale.

Il che non solo dà una profonda tutela all’area di Suessula, alla Casina Spinelli, alle sorgenti del Riullo e, in generale, a tutta quell’area, che un tempo era conosciuta come bosco di Calabricito ma, nel tutelarla, le offre anche una prospettiva.

Per intenderci, quindi, quell’area è preservata e tutelata: nessuna colata di cemento o mostro industriale può esservi realizzato. La decisione arrecò soddisfazione alla pressante richiesta dell’ex sindaco Tommaso Esposito, che aveva sollecitato l’inserimento dell’antica città di origine osco-estrusca tra le aree di interesse storico-ambientale della regione.

L’area del Parco Urbano si estende per circa 438 ettari e comprende testimonianze archeologiche tra le più importanti del Sud, grazie agli scavi svolti a cura della Soprintendenza Archeologica, a numerose testimonianze storico-architettoniche (come la Casina Spinelli) e di architettura rurale (mulini, antiche vasche per la lavorazione della canapa).

Inoltre l’area del Parco è attraversata da antiche sorgenti e corsi d’acqua (Riullo, Mefito). Il riconoscimento avvenne in ottemperanza a quanto disposto dalla Legge regionale n.17/2003, assolve agli obiettivi di tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e storico-archeologico di tale ambito territoriale e concorre alla formazione della Rete Ecologica Locale.

La tutela e la valorizzazione del patrimonio ambientale e storico-archeologico dell’antica Suessula diventarono, quindi, obiettivi determinanti per lo sviluppo di un territorio. A seguito del riconoscimento, infatti, potevano (e possono?) essere intercettati molteplici canali di finanziamento, regionali ed europei, per fare in modo che il Parco si strutturi materialmente, diventando una vera e propria risorsa per la città, un percorso ambientale e culturale.

Coniugare salvaguardia ambientale, valorizzazione dei beni culturali e creazione di posti di lavoro. Ma i sopra citati crolli e gli attuali “inquilini del palazzo bianco di Viale della Democrazia” consentono ancora di essere ottimisti?

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