Nuovo impianto rifiuti, l’alt del Vescovo a De Luca: “State martoriando questa terra”.

Era un appello accorato quello del Vescovo Antonio Di Donna, in vista della Conferenza dei Servizi del 30 settembre scorso in Regione Campania sulla richiesta di rilascio dell’Autorizzazione unica per la costruzione di un impianto di trattamento di rifiuti speciali liquidi non pericolosi, anche industriali, per un quantitativo massimo di 50 tonnellate al giorno mediante le operazioni di smaltimento in località Calabricito.

Il Vescovo, che è anche Presidente della Conferenza Episcopale Campana, ancora una volta era «costretto» a scrivere alla Regione, per «ribadire lo smarrimento della popolazione di Acerra di fronte al cinico e beffardo progetto dell’ennesimo impianto di trattamento dei rifiuti su un territorio, per il quale da decenni è stato dichiarato il disastro ambientale».

E lo faceva con un forte appello, avanzando una coraggiosa ed impegnativa proposta: «Oggi chiedo che si intervenga, da parte di chi ne ha il potere, sulle leggi. In particolare sul Piano Territoriale Regionale (PTR), che si accanisce a configurare Acerra come territorio “industriale-urbano”, mentre la nostra città si configura piuttosto come territorio agricolo-urbano».

Monsignor Di Donna inviava domenica 26 settembre una lettera alla Direzione delle “Autorizzazioni ambientali e rifiuti” della Giunta regionale della Campania in vista della suddetta Conferenza dei Servizi, convocata sulla valutazione e sull’eventuale approvazione della richiesta di rilascio dell’Autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio dell’impianto.

Auspicando «che venga scongiurato questo accanimento», per il Vescovo «è sconcertante la ciclicità, con la quale il nostro territorio diventa suolo appetibile per la realizzazione di impianti di smaltimento e stoccaggio di rifiuti». Addirittura nel caso specifico, sottolinea Di Donna, «l’impianto in discussione sorgerebbe in una zona che, già di per se stessa, è inquinata e bisognosa di bonifica e, soprattutto, vicina alle sorgenti del Riullo e di notevole interesse paesaggistico ed archeologico. In più, a due passi dall’inceneritore. Per non dire che l’impianto in questione si aggiungerebbe ad altri impianti, che destano forti preoccupazioni tra gli abitanti di Acerra e dei Comuni circostanti».

Da qui la ripetuta denuncia dell’alto prelato: «E’ chiaro il disegno, di fare del nostro territorio il polo dell’immondizia e dei rifiuti pericolosi e non della Regione e forse oltre e di fare delle nostre terre, soprattutto Acerra, una città di scarto. E tutto questo “sulla testa dei cittadini”, ignorando quanto chiesto da Papa Francesco al numero 183 della Lettera enciclica Laudato sì:

“Nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano, su ciò che vogliono per sé e per i propri figli e possono tenere in considerazione le finalità, che trascendono l’interesse economico immediato”.

In questa situazione il presule si chiede: «Fino a quando dovremo assistere impotenti a questo scempio e dovremo ripetere, che questo territorio è saturo e che dev’essere blindato dall’allocazione di altri impianti? C’è ancora qualche Istituzione, qualche Ente responsabile che prenda a cuore le sorti di questo territorio, vincendo la cecità e la sordità di questi anni?».

Per monsignor Di Donna sembra di assistere a un «gioco delle parti: l’azienda fa richiesta alla Regione; la Regione dà il suo benestare; l’amministrazione comunale dà il parere negativo; gli ambientalisti protestano; il Vescovo alza la voce e tutto si conclude secondo un copione già scritto e la povera Acerra e, con essa, tutto il territorio, continua ad essere “lo scantinato” della Città metropolitana. Ed il bello è che tutto avviene “secondo la legge”. Ed intanto l’ammalato muore “secondo la legge”.

Ma le parole del Vescovo suscitavano, alcune ore dopo, la replica un pò piccata del Presidente del Consiglio comunale Andrea Piatto, il quale a distanza rispondeva: “Le parole del Vescovo sono condivisibili e di monito per tutti. Ma il copione non è già scritto.

L’amministrazione di Acerra ha già scongiurato, con una serie di ricorsi al Tar, l’arrivo di alcuni impianti e stiamo per costringere la Regione, a bonificare le discariche di Calabricito e Curcio, oltre a rimuovere le ecoballe del Pantano e i rifiuti abbandonati in varie località.

Questi sono i fatti. La città sta vincendo la sua battaglia non sui social ma nelle aule di Tribunale”.

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