Benvenuti nel “suk” acerrano. Alimenti e bibite esposti sui marciapiedi al sole ed agli agenti inquinanti

E’ noto, che dallo scorso 4 agosto il dott.Felice D’Andrea è stato riassunto in servizio al Comune di Acerra nel ruolo di Dirigente Comandante della Polizia Municipale.

Un Comando, il cui organico è stato ampliato con ben 20 unità lavorative in più e che adesso è “irrobustito” da una figura di grande spessore. Ma, a quanto pare, le criticità che affiggono la comunità locale, comprese la mancata osservanza di svariate Ordinanze sindacali da parte dei cittadini e a cui devono ottemperare i poliziotti municipali, sono sempre le stesse.

Intanto prosegue quotidianamente l’esposizione all’aperto di merce di varia tipologia, soprattutto alimentare. Eppure con la sentenza n.6108/2014 la Corte di Cassazione ha sancito il divieto di esporre frutta e verdura all’aperto fuori dai negozi, sui marciapiedi o sulle bancarelle in zone di grande traffico, per cattivo stato di conservazione degli alimenti.

Rischiano quindi una sanzione i titolari dei negozi ortofrutticoli, che espongono la loro merce all’esterno dell’esercizio, per violazione della legge n.283/1962, in quanto la norma sancisce, che “è vietato, nella preparazione degli alimenti o bevande, vendere, detenere per vendere o somministrare come mercede ai propri dipendenti, o comunque distribuire per il consumo, sostanze alimentari: […] b) in cattivo stato di conservazione“.

Verdura e frutta esposte all’aperto sono soggette a subire un deterioramento ed un peggioramento qualitativo da parte degli agenti atmosferici e delle sostanze inquinanti, con possibili effetti negativi sulla salute dei consumatori.

L’acquisto di prodotti alimentari sulle bancarelle può però anche esporre a rischi legati alle maggiori difficoltà per garantire, soprattutto nel periodo estivo, una corretta temperatura di conservazione degli alimenti deperibili e determinare una carenza di informazioni per il consumatore, dovute ad un’etichettatura incompleta o assente.

Oltre a ciò lasciare sotto il sole le bottiglie in plastica di acqua è reato, perché il commerciante deve usare tutte le accortezze necessarie con gli alimenti deteriorabili, al fine di evitare di mettere a rischio la salute dei consumatori. Con la sentenza n.39037/18, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna emessa dal Tribunale di Messina (con un’ammenda di 15 mila euro) nei confronti di un commerciante.

Insomma, l’acqua esposta per un lungo o breve periodo al sole fuori dal magazzino, perde le proprietà contenute nella bottiglia e quindi, potenzialmente, può contaminare l’acqua ed avere conseguenze sul nostro organismo.

Ed anche se nessun cliente lamenta un malore, dopo aver bevuto quell’acqua, questo non significa, che ci troviamo davanti ad una pratica lecita da adottare.

E qui le foto ben documentano, nel mentre scriviamo, lo stato in cui versa il territorio comunale, sia in periferia che nel centro e ciò che vedono (o dovrebbero vedere) ogni giorno i Vigili Urbani, molto affezionati al blu delle strisce a pagamento ed ai soliti posti. Di blocco, naturalmente.

 

J.F.

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