La Diocesi di Acerra ripercorre 40 anni di storia diocesana tra “memoria e profezia”

Si teneva nei giorni venerdì 17 e sabato 18 settembre scorsi, nella Cattedrale del Duomo, il 40° Convegno Ecclesiale organizzato dalla Diocesi di Acerra dal tema: “Memoria e Profezia”, moderato dal giornalista Antonio Pintauro.

Relatori della due giorni, organizzata sia in presenza che in streaming, per rispettare le normative anti-Covid, sono stati il Vescovo Antonio Di Donna ed il Vicario generale don Cuono Crimaldi. Norme che hanno fatto optare anche per la cancellazione di uno spettacolo finale. Per il Vescovo si tratta “di una ripresa, di una ripartenza, dopo il tempo sospeso dell’epidemia”, che ha impedito lo svolgimento del Convegno l’anno scorso.

L’alto prelato ha anche esortato tutti “a pregare il Signore, affinchè ci faccia superare questo lungo periodo di stanchezza, di incertezze, che ha generato tante solitudini, l’aumento delle convivenze, il ricorso a strumenti tecnologici che allontanano il contatto umano e le disaffezioni all’eucarestia domenicale ed alle buone pratiche, come a quella di recarsi alle funzioni religiose”.

“Possiamo continuare a fare, quello che abbiamo fatto sempre?” – si chiede il prelato. La risposta è quella di limitarsi ad assicurare l’essenziale alla pastorale ordinaria, ma di dedicare più tempo e risorse al “pensare cosa fare”, per “evitare che il mondo vada per conto proprio, mentre noi ci affanniamo in tante cose”.

Con lo sguardo profetico a quella “Chiesa del futuro”, già tratteggiata dal giovane Joseph Ratzinger 50 anni fa, quando egli prevedeva una Chiesa cattolica di minoranza, che avrebbe riacquistato rilevanza, ripartendo da piccole comunità evangelizzanti.

Di Donna ha auspicato che “il virus cessi nelle sue mutazioni, mentre i prossimi anni saranno segnati dal cammino sinodale, che condurrà sino al Giubileo del 2025”. E se memoria serve, per attingere a ciò che si è fatto e per esprimere gratitudine al Signore, per il traguardo che ci ha fatto raggiungere e a quelli che si sono adoperati, affinchè si compisse tale cammino, importante è anche la profezia.

Intesa come rinascita, ripartenza, che coinvolga, come ha detto anche Papa Francesco, dal basso, ossia dalle parrocchie, dai luoghi comuni, per poter ascoltare tutti. Secondo il Vescovo sarebbe opportuno superare la formula del Convegno diocesano, incominciando a prepararlo in tempo utile, fin da gennaio ad esempio. Nel settembre del 1981 la Diocesi acerrana veniva convocata per il primo Convegno dal titolo “Comunione e Comunità”.

“Ma il seme era stato gettato tre anni prima, con la lettera pastorale ‘Rinnoviamoci insieme’, scritta dopo un lungo periodo di amministrazione apostolica al suo arrivo in città nel 1978 dal Vescovo Antonio Riboldi, poi deceduto nel 2017” – spiega don Crimaldi. “Era la prima stagione del dopo concilio – prosegue il Vicario – e della presa di coscienza, della necessità di laici corresponsabili nella Chiesa”.

Da qui la nascita “degli organismi di partecipazione”, per una Chiesa vera “casa e scuola di comunione”, fino alla costituzione della “Curia pastorale” sui tre pilastri della “catechesi, liturgia e carità” ed agli appelli negli anni recenti per “una conversione missionaria della pastorale ordinaria”, prima di Monsignor Giovanni Rinaldi ed oggi dell’attuale pastore.

“Fare memoria è un dovere verso le nuove generazioni – aggiunge don Crimaldi – e verso chi ha scritto la storia passata. Ovviamente il Convegno diocesano ha preso nuovo slancio, quando la partecipazione è stata globale, interessando sia le componenti religiose dell’apparato ecclesiastico e sia quelle del mondo laico. Tutte coinvolte in maniera attiva, a portare il loro contributo, per far crescere la Chiesa, mentre la scuola di formazione degli operatori pastorali è stata una grande conquista, dando ai laici la possibilità di esercitare vari ministeri importanti”.

 

J.F.

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