In arrivo un altro impianto di smaltimento di rifiuti speciali liquidi in località Calabricito

Era la stampa quotidiana, in data 17.09.2021, a riaccendere i riflettori sulla questione ambientale, riferendo dell’arrivo di un nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti speciali liquidi non pericolosi, anche industriali, per un quantitativo massimo di 50 tonnellate al giorno mediante le operazioni di smaltimento. Inevitabile l’ennesimo braccio di ferro con gli ambientalisti del posto e con tutti quelli, che si battono contro l’ampliamento del grande polo dei rifiuti di Acerra.

Stavolta è stata richiesta alla Regione l’autorizzazione unica per la riapertura del depuratore ubicato nell’area ex Indesit, nel bosco di Calabricito, zona di interesse storico, archeologico e naturalistico. La richiesta è stata presentata da una società di Pomigliano, che si occupa di trasporto stradale delle merci.

Dovrà essere valutata dalla Conferenza dei Servizi organizzata per il 30 settembre prossimo negli uffici del Dipartimento Ecologia della Regione Campania, al Centro Direzionale di Napoli. Ma l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo ha lanciato la notizia attraverso i social e ne è subito scaturita una lunga sfilza di commenti, tutti molto critici nei riguardi del progetto.

C’è chi addirittura si è spinto a promuovere una manifestazione di piazza, per “sventare questo nuovo arrivo indesiderato”. “Basta, non vogliamo più essere la pattumiera della Campania”, il liet motiv dei messaggi sul web. “Entro il 30 settembre metteremo in piazza il nostro no – preannuncia Cannavacciuolo – perché questo progetto è incompatibile con il vigente Piano Regolatore, che risale al 1982.

L’area del depuratore in zona ex Indesit, risalente agli anni ’70, è stata infatti successivamente dichiarata nel PRG a destinazione agricola e viabilità esistente e parte come zona di Rispetto. Per cui non si possono realizzare al suo interno nuove attività industriali e men che meno attività industriali di smaltimento dei rifiuti”.

Il depuratore, che la società pomiglianese vuole riattivare, fu realizzato ed autorizzato per depurare le acque reflue delle fabbriche dislocate accanto, al confine con il casertano, con il Comune di Cancello Scalo. Poi, con il progressivo smantellamento industriale, l’intero complesso produttivo fu acquistato da un gruppo immobiliare, che lo frazionò e lo vendette a pezzetti.

Uno di questi “pezzetti” è il depuratore, finito nella proprietà dell’azienda di traporti pomiglianese, che ora vuole smaltire e stoccare 50 tonnellate al giorno di rifiuti liquidi provenienti dalla Campania e da fuori regione.

Dalla lettura della documentazione emerge, che durante la Conferenza dei Servizi, tenutasi in data 21.03.2017, l’Asl Napoli 2 Nord aveva espresso il suo parere favorevole, mentre il Comune di Acerra aveva eccepito, tra l’altro, che “l’impianto di depurazione ivi esistente ed oggetto dell’istanza è stato in precedenza costruito, per depurare le acque reflue del precedente impianto Fiat Avio e non si comprende e non si giustifica la destinazione dello stesso impianto per una serie di attività differenti”.

E poi: “Non risulta chiaro, quale sia il recapito finale delle acque provenienti dallo stesso impianto e, a titolo precauzionale, il Comune fa presente, che a poche centinaia di metri (circa 200), insiste un’area sequestrata dall’Autorità Giudiziaria, il cui inquinamento è stato certificato dai competenti organi, in quanto presenti reflui tossici altamente inquinanti sotterrati. Per tutto quanto sopra il Comune esprime parere negativo alla realizzazione e gestione dell’impianto”.

Intanto la società di Pomigliano ritiene, che siano stati raggiunti gli obiettivi di bonifica per il suolo superficiale e profondo del sito in questione ed ha richiesto la convocazione della suddetta Conferenza dei Servizi.

Il progetto si aggiunge ad un altro Piano di smaltimento rifiuti, ossia la centrale a biometano, gas per carburanti da autotrazioni, che dovranno essere prodotti dalla fermentazione di oltre 80 mila tonnellate all’anno di rifiuti organici. L’impianto è stato individuato nella locale zona Asi. E, in questo caso, a marzo scorso, la Regione ha già rilasciato l’Autorizzazione Ambientale Integrata, cioè il sostanziale via libera a questo tipo di impianti.

Ma il Comune ha presentato ricorso al Tar. Per cui l’azienda proprietaria di Napoli attenderà la fine del contenzioso giudiziario, prima di aprire il cantiere in caso di esito favorevole al progetto. Nel frattempo contro l’arrivo della grande centrale di gas da rifiuti si è pronunciato più volte il Vescovo Antonio Di Donna. “Basta veleni, è contro Dio” – è l’anatema dell’alto prelato lanciato dall’altare della Cattedrale del Duomo davanti ai fedeli.

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