Impianto di smaltimento di rifiuti liquidi: dubbi sigli atti di compravendita e di frazionamento

Circa l’arrivo del nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti speciali liquidi non pericolosi, anche industriali, per un quantitativo massimo di 50 tonnellate al giorno mediante le operazioni di smaltimento, di cui riferivamo in precedenza, un altro organo di stampa, in data 19.09.2021, affrontava la questione attraverso un articolo, in cui si legge:

“Si profila un autunno incandescente, se dalla Regione Campania arriverà (com’è quasi certo) il nulla osta alla riapertura del depuratore, ubicato nell’area industriale dell’ex Indesit, da anni dismessa. Pronti a salire sulle barricate (un modo di dire), in vista delle prossime elezioni amministrative del 2022, non solo i pseudo ambientalisti locali, ma anche alcune forze politiche civiche in cerca di visibilità.

Nel frattempo – prosegue il quotidiano – resta il giallo, di com’è stato possibile, vendere e frazionare un’ex area industriale senza un piano di caratterizzazione della stessa. Negli anni scorsi la vicenda venne in qualche modo portata alla ribalta, ma presto i riflettori si abbassarono e tutti dimenticarono, che l’ex impianto industriale Indesit non poteva essere frazionato in mancanza di un piano di caratterizzazione, mai rinvenuto nei cassetti dell’Ufficio Tecnico del Comune.

Nel frattempo nell’ex area Indesit, passata di proprietà del Consorzio Area, sono stati creati capannoni di piccole e grandi dimensioni, dove c’è di tutto e di più.

Insomma un vero e proprio mistero – prosegue l’articolo – sul quale nessuno ha mai voluto mettere mano, neppure per acquisire qualche atto di vendita che meriterebbe, a detta di molti, di finire sotto la lente d’ingrandimento della magistratura nolana. Scontato che in questo mese, in mancanza di una “resistenza” vera da parte del Comune, arriverà il placet della Regione.

Tutto sommato un atto dovuto, visto e considerato che, nel corso di questi anni, in tanti hanno preferito non vedere e non sentire, fingendo di non accorgersi che nell’ex area Indesit, per anni abbandonata, tutto era cambiato, senza mai fare nessuna caratterizzazione, per verificare l’eventuale inquinamento delle matrici ambientali.

Se fosse vero (come probabilmente lo è), che quell’area è stata dichiarata (nel Piano Regolatore generale del 1982) a destinazione agricola, ci sarebbe da chiedere, come mai nessuno è intervenuto, nel corso di questi decenni, per ripristinare la legalità ma, soprattutto, come sono stati regolarizzati gli atti di compravendita e di frazionamento senza il rispetto delle normative vigenti.

Le verità su quest’intrigante vicenda – conclude il quotidiano – sembrano essere ben note ad un gruppo di imprenditori e politici dell’area di centrosinistra che, per qualche tempo, hanno avuto la possibilità di lavorare in quel fazzoletto di terra agricola, trasformato ad area industriale e ricco di millenni di storia.

In ogni modo quell’area ricade nel cosiddetto Parco Archeologico di Suessola, ricco di preziosi reperti, parte dei quali sono stati portati via da esperti tombaroli e venduti al mercato nero.

A poche centinaia di metri c’è anche la discarica di Calabricito, portata alla luce a metà degli anni ’90 e dimenticata da tutti, all’interno della quale non vi sono solo i rifiuti solidi urbani scaricati dal Comune di Acerra, ma centinaia di tonnellate di rifiuti tossici e nocivi provenienti dall’ex polo chimico industriale Montefibre. E, in 30 anni, nessuno si è mai preoccupato, di fare una seria azione di bonifica dell’area”.

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