Incendio devasta ex agriturismo confiscato, si sospetta il dolo

Un casale del ‘700 ristrutturato, sito in località “Lenza-Schiavone”, col patio delimitato da ampie arcate e poi gli orti, l’uliveto, lo chalet di legno, uno spazio attrezzato per i bambini. Un ex agriturismo completo di tutto, che lo Stato confiscò ad imprenditori del posto dediti, tra l’altro, allo smaltimento dei rifiuti e condannati, in via definitiva, a 7 anni per disastro ambientale aggravato.

Una sentenza poi confermata in data 17.05.2017 dalla Corte di Cassazione, a conclusione del processo d’Appello denominato “Ultimo Atto-Carosello”. Ma grazie all’indulto e ad altri provvedimenti, i Pellini in carcere sono rimasti poco più di un anno e mezzo.

L’agriturismo, che fa parte di un patrimonio confiscato di centinaia di milioni di euro, poteva essere dato in gestione, per essere riutilizzato a scopo sociale. Ed invece alla fine di agosto un incendio, forse di origine dolosa, lo semidistruggeva.

Finivano in cenere l’uliveto, gli orti, una parte dello chalet e l’area giochi. L’area interessata dal rogo veniva sottoposta a sequestro penale dal personale della Polizia Municipale, mentre la Procura di Nola coordinava le indagini, che non escludevano l’origine dolosa.

Peraltro l’incendio, domato la sera precedente dai Vigili del Fuoco, il giorno successivo riprendeva vigore, con una colonna di fumo visibile anche da lontano.

Il bene confiscato è circondato dall’immondizia, come del resto anche i vicinissimi ex impianti di smaltimento dei rifiuti, pure questi confiscati ai Pellini. Le porte, gli infissi e molti altri oggetti di valore sono stati trafugati dall’ex agriturismo rosa e bianco e dal suo chalet. I ladri hanno portato via pure l’inferriata del muro di cinta.

L’hanno staccata dal muro ed il varco principale d’ingresso è completamente spalancato. “Interpellerò la Commissione Ecomafia per tutte queste vicende assurde” – annunciava l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo. Tutto ciò capitava due anni dopo la confisca disposta dalla II sezione del Tribunale Misure di Prevenzione di Napoli, che ha nominato due amministratori giudiziari per la gestione del patrimonio confiscato.

Commissione parlamentare sulle Ecomafie di cui alcuni componenti, tra cui il deputato Antonio Del Monaco, scortati dalla Polizia, ispezionavano venerdì 27 agosto i beni confiscati ai fratelli Pellini. Intanto un altro incendio, di natura certamente dolosa, mandava in cenere le tre bellissime palme californiane, alte circa 20 metri, che adornavano l’ingresso dell’agriturismo.

Gli incendiari appiccavano il fuoco alle tre piante, distanti tra loro oltre dieci metri, una ad una. Piante tra l’altro molto costose, non solo per il loro pregio ma soprattutto per le loro dimensioni.

 

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