Manodopera irregolare nei campi, blitz dei Carabinieri. Denunciato un 62enne

Blitz contro il caporalato, agricoltore beccato nei campi con manodopera irregolare. E’ quanto avveniva nei giorni scorsi in un fondo sito a Contrada Varignano, dove i Carabinieri della locale stazione, agli ordini del Comandante Giovanni Caccavale, denunciavano un 62enne di San Felice a Cancello per sfruttamento del lavoro sommerso ed immigrazione clandestina.

L’uomo, infatti, stava utilizzando per la raccolta delle patate sette stranieri risultati irregolari ad un controllo. Oltre che penalmente, veniva sanzionato anche amministrativamente con una somma complessiva pari a 35 mila euro. Un controllo che rendeva necessario l’intervento sul posto di personale dell’Asl Napoli 2 Nord. L’attività di contrasto al ‘caporalato’ dei Militari dell’Arma, inoltre, avveniva in sinergia con i colleghi del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Napoli.

Gli accertamenti sarebbero proseguiti anche nei giorni successivi, per dare un forte segnale di contrasto allo sfruttamento della manodopera nei campi. Uno scenario che, purtroppo, non sembra essere cambiato nonostante l’anno scorso il Decreto Rilancio avesse previsto la possibilità della regolarizzazione dei lavoratori irregolari impegnati nei lavori agricoli.

Già nei mesi scorsi, in un’operazione anti ‘caporalato’ nelle campagne di Acerra, i Carabinieri della locale stazione avevano denunciato il titolare di un’azienda agricola. L’operazione era stata messa a segno in un campo agricolo, in cui stavano effettuando una raccolta di ortaggi nove immigrati extracomunitari, tutti privi del contratto di lavoro.

Tutta manodopera impiegata completamente a nero. Quattro dei lavoratori sfruttati erano risultati anche clandestini, privi del permesso di soggiorno. A quel punto i Militari dell’Arma trattenevano ed interrogavano due persone del posto, che stavano di fatto gestendo la manodopera finita sotto il giogo del caporalato. Si trattava del proprietario di una nota azienda di prodotti agricoli e di un suo dipendente.

Al termine delle indagini i Carabinieri denunciarono entrambi a piede libero per concorso in intermediazione e sfruttamento del lavoro nero. Sequestrato anche il veicolo, con il quale i lavoratori venivano prelevati ed accompagnati nei terreni per la raccolta degli ortaggi.

Nei confronti del titolare dell’azienda furono emesse sanzioni relative alla violazione delle norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e di sospensione dell’attività lavorativa, per un ammontare di circa 50 mila euro. L’operazione anti ‘caporalato’ posta in essere veniva poi intensificata nei giorni successivi.

Una vera e propria piaga che in Italia coinvolge oltre 450 mila persone, costrette a lavorare sottopagate anche per 12 ore al giorno, senza alcun rispetto per la loro dignità, ma soprattutto in condizioni decisamente difficili.

Per non parlare delle precarie condizioni abitative, in cui sono spesso costretti questi lavoratori. Secondo fonti, che non trovavano conferme ufficiali, l’attività svolta dai Carabinieri sembrava essere partita, a seguito del ferimento di un giovane extracomunitario di origine africana, giunto in condizioni critiche in un presidio ospedaliero della zona.

Partendo dalle informazioni raccolte in loco, apparentemente false, i Militari dell’Arma davano corso ad un’attività di appostamento finalizzata al rintraccio dei connazionali del ferito, che poi venivano individuati il giorno successivo, mentre venivano fatti salire all’interno di un furgoncino, per essere trasportati dal ‘caporale di giornata’ sul posto di lavoro. Chiudere definitivamente il cerchio, grazie alle conoscenze ed alle competenze del personale dei Carabinieri in forza al Nucleo Ispettorato del Lavoro, era stato quasi un gioco da ragazzi.

In ogni modo situazioni del genere si registrano non solo ad Acerra, che ha un territorio agricolo molto vasto, ma anche nell’area del giuglianese e nella zona del casertano, la cosiddetta “Terra di Lavoro”, dove purtroppo il lavoro nei campi viene svolto prevalentemente da lavoratori africani e da quelli provenienti dell’Est europeo, per lo più da donne, che in ogni condizione climatica, dall’alba al tramonto, lavorano senza sosta per meno di 30 euro al giorno.

Una vera e propria miseria, che favorisce solo i tanti falsi braccianti che, pur non avendo mai lavorato un solo giorno, incassano sostanziosi aiuti dallo Stato.

Adesso la novità, se così la si vuol chiamare, sembra rappresentata da alcune ordinanze sindacali che, a tutela della salute dei lavoratori agricoli, sulla scorta di quelle emesse in alcuni Comuni pugliesi, vengono prese in considerazione anche in alcuni territori campani, ossia quella di vietare il lavoro nei campi negli orari, in cui le temperature di questa torrida estate raggiungono picchi troppo elevati.

 

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