Il Sud dimenticato. Il Recovery Plan scippato al Mezzogiorno

La pandemia e la conseguente crisi economica hanno spinto l’Unione Europea alla sospensione del Patto di Stabilità e a formulare un piano di sostegno all’economia dei singoli Stati Membri con il lancio, a luglio 2020, del programma Next Generation EU.

In cifre, la quantità delle risorse messe a disposizione sono pari a 750 miliardi di euro e le risorse destinate al Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF), la componente più rilevante del programma, sono reperite attraverso l’emissione di titoli obbligazionari dell’UE. L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del NGEU: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza ed il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa (REACT-EU).

Il solo RRF garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro, da impiegare nel periodo 2021- 2026, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto. L’Italia intende inoltre utilizzare appieno la propria capacità di finanziamento tramite i prestiti della RRF, che per il nostro Paese è stimata in 122,6 miliardi. Considerando anche il REACT-EU, si arriva ad un totale di 223,92 miliardi di euro. Lo Stato italiano ha realizzato, così, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e pubblicato sul sito del Governo italiano.

Esso cita, a pagina 4, che il 40% circa delle risorse territorializzabili del Piano sono destinate al Mezzogiorno, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale. Ed ecco lo scippo! Il 40% costituisce il riequilibrio territoriale?

Ma, soprattutto, come si è giunti a stabilire il 40% per il Mezzogiorno? Questo purtroppo il PNRR non lo dice, esplicita con particolare minuziosità gli “Assi strategici e priorità trasversali” cioè la digitalizzazione e l’innovazione, la transizione ecologica ed inclusione sociale, che sono i fattori trainanti della trasformazione del Paese, cita per ben 66 volte il Mezzogiorno.

Ma mai espone il calcolo, di come si è giunti al 40%. Infatti l’assenza di indicazioni sulla concentrazione territoriale è denunciata anche dallo stesso Servizio Studi di Camera e Senato che, nel Dossier n.18 del 25.01.2021, precisa che “il PNRR non reca una ripartizione territoriale delle risorse, per cui non è possibile, allo stato attuale di dettaglio del Piano, definire la quota parte della spesa complessiva, che verrà destinata al Mezzogiorno”.

Però, il calcolo lo possiamo fare noi, la soluzione viene offerta dallo stesso regolamento (UE) 2021/241 che, all’art.11, determina i criteri di ripartizione delle risorse a fondo perduto. Esso stabilisce i tre indicatori, quali: il PIL medio pro-capite del Paese beneficiario; il numero degli abitanti ed il tasso di disoccupazione medio nel periodo 2015-2019.

Applicando lo stesso calcolo per l’assegnazione della prima tranche, sostituendo gli indicatori relativi con quello delle isole e del sud, si ricava una percentuale pari al 68%. I motivi che spiegano che questo calcolo è corretto sono numerosi.

La protesta dei 500 Sindaci, lo scorso 25 aprile, contro la ripartizione dei fondi, è l’ulteriore prova della disparità di trattamento, Essi affermano che al Sud doveva andare il 70% ed invece è andato solo il 40%. Pertanto sono stati sottratti al Sud 60 miliardi di euro.

Purtroppo i Parlamentari del Sud hanno votato contro il proprio territorio, Essi hanno votato un Recovery Plan, che scippa il Mezzogiorno, un voto contro la Giustizia e contro l’Equità.

 

Dott. Gennaro Iovino – Candidato Sindaco di Acerra

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