Auriemma interviene in trasmissione sulla vertenza lavoratori ex Montefibre

Lo scorso I luglio il Consigliere comunale Carmela Auriemma veniva invitata a partecipare alla trasmissione “EdOraDilaTua”, in onda sulla pagina di Rete NeT Vision per parlare, con altri ospiti, della vertenza degli ex lavoratori della Montefibre e dello sviluppo del sito di Contrada Pagliarone, dove la produzione è ferma dal maggio del 2004 per ristrutturazione e che sarebbe dovuta ripartire nell’estate del 2009.

Molti interventi sul tema durante la trasmissione si registravano anche da parte del Vescovo Antonio Di Donna, da sempre attento alle problematiche ambientali ed occupazionali del nostro territorio.

“E’ ormai dal 2018, che seguo la questione ex Montefibre, sia sotto l’aspetto occupazionale che ambientale – esordiva Auriemma – e l’ex colosso chimico rappresenta un fallimento delle proposte politiche avanzate negli ultimi 30 anni.

Manca una visione unitaria dello sviluppo del sito, che si presenta frammentato, spezzettato e senza una visione d’insieme. Un’area industriale nella quale si insiste, ad allocare aziende di trattamento dei rifiuti pericolosi e non. Inoltre le grosse iniezioni di denaro pubblico immesse in quel sito, non hanno mai risolto il dramma occupazionale dei lavoratori. Sotto l’aspetto ambientale, va precisato che, di quel sito, è stata fatta solo una caratterizzazione parziale.

Operai che, all’improvviso, sono stati privati di qualsiasi indennità, forma di sussidio o di sostegno, con cui poter mantenere le proprie famiglie ed iniziai, pertanto, a perorare la loro causa nelle sedi istituzionali. Si tratta di oltre 200 lavoratori, che avevano terminato l’indennità ordinaria e che attendevano di poter accedere a quella straordinaria.

Doveva intervenire il Ministero dello Sviluppo Economico – proseguiva la professionista – ed il 19 luglio del 2018 mi ritrovai all’esterno dei cancelli del polo chimico con questi lavoratori, non avendo però punti di riferimento né locali né sovracomunali, a cui rivolgerci.

Allora era ancora Ministro Luigi Di Maio e riuscimmo ad ottenere un tavolo di concertazione al Mise il giorno 26 luglio. Ma sviluppi concreti non si ebbero, perché è un sito regionale ed il Ministero poteva incidere su di esso in misura minima nella soluzione della vertenza. E non si trovò un investitore a livello nazionale.

Occorreva assicurare la mobilità in deroga ad oltre 200 lavoratori, obiettivo poi raggiunto. Tute blu che, all’improvviso, non avevano più fonti di reddito ed erano in una situazione drammatica, considerata anche la loro età.

L’unica cosa che chiedevano, era solo quella di poter lavorare. Eppure ad oggi non c’è un progetto concreto per quel sito che, nel frattempo, è stato svenduto. Pur essendovi ancora la questione dell’amianto da bonificare, che potrebbe vedere reimpiegati i lavoratori in tale operazione, sino all’età pensionabile, riconoscendo loro i benefici della legge 257/92.

Infatti – aggiungeva l’esponente pentastellata – non avendo accumulato i necessari contributi utili ai fini pensionistici, con un intervento legislativo si potrebbe favorire la loro situazione e mettere la parola fine al dramma per molti dei lavoratori. In tal senso c’è una mozione firmata dai parlamentari del Movimento 5 Stelle e che dev’essere depositata alla Camera.

L’impianto purtroppo non attira investimenti a causa della questione ambientale e dove c’è un dramma ambientale, ce n’è uno lavorativo. Per cui la grande sfida è quella di rompere questo paradigma e rendere il sito appetibile per un nuovo sviluppo compatibile e sostenibile.

Per 17 anni abbiamo avuto lavoratori costretti a ricorrere a trafile burocratiche, per vedersi riconoscere i propri diritti e che non hanno uno stipendio adeguato, in quanto prendono meno soldi, di chi percepisce il reddito di cittadinanza.

Il Recovery Fund mette a disposizione fondi, per risanare le criticità ambientali attraverso l’impego di manodopera che, nel nostro caso, già c’è. E soprattutto quando non ci sono investimenti privati – concludeva il Capogruppo consiliare – è lo Stato che deve intervenire.

Perciò occorre, che tutti si mettano attorno ad un tavolo, a cominciare dal mio partito di riferimento, per addivenire ad una soluzione dell’annoso problema. La storia della Montefibre e dei suoi lavoratori è lunga una vita ed è una delle tante storie incompiute della nostra città. Tanti fallimenti, tante promesse, tanti abbandoni.

Ma credo, che un risanamento ed un rilancio serio del sito compatibile con il territorio sia una vera opportunità per Acerra. Non è semplice, ma la politica è anche vedere una strada da percorrere, là dove tutti hanno costruito solo macerie”.

 

J.F.

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