L’appello del Vescovo ai politici durante l’omelia ai Santi patroni: “Date un’anima alla città”.

No alla localizzazione di industrie di trattamento dei rifiuti tossici nella zona a Sviluppo industriale “perché bisogna custodire i bambini, che si ammalano di inquinamento ambientale”.

Evitare la dismissione del Liceo musicale, che è una risorsa e che sarebbe un peccato perdere, “perché Acerra è da sempre la città della musica, che è una materia bella e non inferiore alle altre”.

Rilancio dell’agricoltura locale con i fondi del Recovery, ammodernandola e creando unità tra gli agricoltori e valorizzazione del patrimonio archeologico dell’antica Suessola.

Sono i 4 “principi chiave” del patto per la città di San Cuono e Figlio. Ad esporlo con passione lo scorso 29 maggio era, durante l’omelia in onore della ricorrenza dei Santi patroni di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, direttamente dal pulpito della Cattedrale del Duomo ed al cospetto del sindaco Lettieri e degli amministratori locali.

“Bisogna combattere il virus dell’indifferenza verso il bene comune, altrimenti non si va da nessuna parte Da sempre gli Acerrani non hanno invocato i patroni per grazie personali, ma per tenere la città lontano dai flagelli, dalle calamità che l’hanno colpita nei secoli, quali le inondazioni, la peste o la stessa pandemia, che ha raggiunto il suo picco soprattutto l’anno scorso” – ammoniva il Vescovo.

Una stoccata che, in molti, hanno collegato al costume politico emerso dalle inchieste giudiziarie su accertati o presunti voti di scambio praticati, in alcuni casi, nelle scorse tornate amministrative. “Senza idee comuni non c’è azione comune e quindi non c’è più tempo da perdere. E’ giunto il momento di un patto in vista delle scadenze elettorali del prossimo anno fondato su principi cardine non negoziabili” – tuonava dall’altare l’alto prelato.

Un patto possibilmente comune a tutte le forze politiche, che andrebbe al di là della normale dialettica tra maggioranza ed opposizione, per dare “un’anima” alla città. “Auspico in tal senso – sottolineava il battagliero Di Donna – un confronto pubblico, che non può essere fatto solo su facebook e quindi invito le forze sociali e politiche, a fare proprio il patto per una città vivibile e a misura d’uomo.

Se per disegnare una città, ci si limita ad approcci settoriali, come quello economico o urbanistico o dell’edilizia, non si va molto lontano. Sono approcci necessari, ma non sufficienti a disegnare una città” – ammoniva inoltre il Vescovo.

Il riferimento è ai numerosi cantieri aperti sul territorio comunale per il rifacimento di strade e piazze, che non riuscirebbero a dotare la città di un’anima, di un collante, “che faccia di individui un popolo e non un nido di vipere o un inferno collettivo. Perché nessuno si salva da solo”. Per Di Donna “il dramma ambientale è uno scopo, su cui tutti devono unirsi”.

Le istituzioni “devono blindare il territorio”, dalla localizzazione di aziende inquinanti, ma i cittadini devono diventare “sentinelle della propria terra e dell’operato di chi governa ed anche la Chiesa deve fare la propria parte”.

Il Vescovo faceva poi gli auguri di buon onomastico a tutti quelli, che portano il nome Cuono “e soprattutto ai bambini, i cui genitori hanno avuto il coraggio di dare loro tale nome, che oltre i confini acerrani appare strano ed inusuale, dimostrando che il legame tra la città ed i suoi Santi protettori è ancora forte ed attuale”.

Ed infine invocava la protezione dei Santi patroni sulle varie categorie lavorative della città, compresi gli operatori cittadini della comunicazione, “perché anche i giornali qualche volta possono essere fastidiosi, ma hanno un ruolo importante in città”.

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