Equipaggio del 118 sequestrato in casa: “Dovete portare mio fratello in ospedale”.

Un equipaggio del 118, capitanato dal Dott.Corrado Violetti, veniva sequestrato, nei giorni scorsi, per diverse decine di minuti in un appartamento del complesso residenziale Ice-Snei, sito a Corso Italia, dopo che il medico si era rifiutato di portare un uomo in ospedale. A questo punto un familiare chiudeva la porta ed impediva ai sanitari di lasciare l’abitazione.

La situazione si risolveva dopo parecchio tempo e dopo lunghi momenti di tensione grazie alla mediazione di un altro familiare e all’arrivo dei Carabinieri che, nel frattempo, erano stati chiamati dall’equipaggio.

A denunciare l’accaduto era ‘Nessuno Tocchi Ippocrate’, l’associazione che segnala gli episodi di violenza ai danni dei sanitari durante i servizi del 118 ed all’interno degli ospedali.

Secondo quanto è stato possibile ricostruire, l’ambulanza era arrivata nel complesso popolare su richiesta di una famiglia, che voleva che un loro congiunto, paziente Covid ed etilista cronico, fosse trasportato in ospedale.

L’uomo, è però emerso, non presentava criticità e le sue condizioni di salute non erano tali, da giustificare il ricovero, né tantomeno il trasporto col mezzo in emergenza e, soprattutto, era stato dimesso dal Pronto Soccorso di Frattamaggiore circa un’ora prima.

Quando il medico ha spiegato che, quindi, non avrebbe autorizzato il trasporto, la sorella andava in escandescenze e chiudeva a chiave la porta di casa, impedendo di fatto ai medici ed agli infermieri di lasciare l’abitazione. Ed esclamava: “Da qui non uscite, se non portate mio fratello in ospedale”.

“La sorella – scrive Manuel Ruggiero, presidente di Nessuno Tocchi Ippocrate – rilanciando la segnalazione, pretendeva un nuovo trasporto in Pronto Soccorso, nonostante la stabilità clinica, come se l’ambulanza fosse un taxi.

Alla fine l’equipaggio veniva liberato attraverso la mediazione di un altro fratello e dei Militari dell’Arma. Chiediamo alla magistratura di applicare la massima pena, affinché questi episodi non macchino più i nostri camici sudati durante una pandemia, a dir poco estenuante”.

Interruzione di pubblico servizio e sequestro di persona sono i capi d’accusa, ai quali deve rispondere la sorella del richiedente dinanzi all’Autorità giudiziaria territorialmente competente.

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