Legambiente, il rapporto ecomafie 2020: in Campania 44 mila reati in 10 anni

Negli ultimi dieci anni in Campania sono stati 44.179 i reati contro l’ambiente, con 39.176 persone denunciate ed arrestate e 12.580 sequestri effettuati. La maggior parte dei reati sono concentrati nelle province di Napoli e Salerno, in particolar modo in questi ultimi dieci anni, il 38% dei reati contro l’ambiente, pari a 16.739, sono concentrati nell’area metropolitana napoletana mentre il 28%, pari a 12.261, nella provincia salernitana.

In Campania nel 2019 sono stati 5.549 i reati accertati di illegalità ambientale, con un 44% in più rispetto all’anno precedente. È questa la fotografia della Campania scattata dal Rapporto Ecomafia 2020 secondo la quale, in questi anni, a spartirsi la torta, insieme ad imprenditori, funzionari ed amministratori pubblici collusi, sono stati 90 clan attivi in tutte le filiere analizzate da Legambiente: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dai traffici di animali fino allo sfruttamento delle energie rinnovabili ed alla distorsione dell’economia circolare.

La legge sugli ecoreati, approvata nel 2015 ha portato, in Campania, all’avvio di 158 procedimenti penali, con 181 persone denunciate e 4 arrestate, insieme al sequestro di 98 beni, per un valore complessivo di 32,7 milioni di euro. Sono arrivate, invece, a quota 130 le inchieste chiuse dalle Forze dell’Ordine contro i trafficanti di rifiuti, 803 le persone denunciate per attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, 479 gli arresti ed il coinvolgimento di 207 aziende.

Il quantitativo di rifiuti movimentati illegalmente supera i 10 milioni di tonnellate. Anche nel 2019, il ciclo dei rifiuti resta il settore maggiormente interessato dai fenomeni più gravi di criminalità ambientale. Ancora una volta la Campania si piazza in vetta a livello nazionale alla poco lusinghiera classifica con 1.930 reati contestati, più del 20% sul totale nazionale.

Completano il mesto quadro regionale le 1.987 persone denunciate, i 19 arresti e i 1.074 sequestri. In Campania, inoltre, si continua a bruciare l’immondizia: dal primo censimento avviato da Legambiente nel 2013 a metà ottobre 2020, gli incendi ai vari tipi di impianti di gestione di rifiuti sono stati 142. La Campania, inoltre, si conferma capitale del cemento connection con 1.645 reati accertati nel 2019, con un incremento del 40% rispetto lo scorso anno con 1.238 persone denunciate, 2 persone arrestate e 332 sequestri effettuati.

“Questi numeri – dichiara Mariateresa Imparato, Presidente di Legambiente Campania – ci restituiscono una regione ancora piegata sotto il peso del cemento illegale, che continua ad essere un settore molto rilevante della criminalità ambientale, per il valore economico e per la pervicace diffusione sul territorio.

A far ben sperare, è l’approvazione di una norma fortemente voluta dalla nostra associazione: il potere sostitutivo affidato ai Prefetti, quando i Comuni non provvedono, entro sei mesi, ad eseguire le Ordinanze di demolizione da loro stessi emesse”.

A dire il vero il nostro territorio offre ampie testimonianze di rifiuti di varia tipologia, anche speciali e pericolosi, abbandonati quasi sempre da ignoti praticamente sul suo intero perimetro, tanto in periferia quanto al centro cittadino. Una situazione alimentata sia dal comportamento incivile dei ‘disobbedienti della differenziata’, quanto dallo scarso controllo da parte degli organi di vigilanza.

E che spesso comporta anche l’insorgere di precarie situazioni igienico-sanitarie, soprattutto quando le temperature sono più elevate e maggiore è il rischio, che tali sversatoi illegali divengano terreno fertile per i famosi e tristemente noti roghi estivi.

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