La discarica non fu bonificata. Il Gip: “L’indagine sul sindaco deve procedere e va approfondita”.

Era un noto quotidiano, in data 4.5.2021, a riaccendere i riflettori sull’ormai nota discarica di Calabricito, interessata da un violento incendio nel pomeriggio del 20 luglio del 2019.

Ecco quanto riportato nell’articolo. “Bonifiche mancate ad Acerra: il Tribunale di Nola dispone un’indagine a carico del sindaco Raffaele Lettieri. Reato ipotizzato: aver omesso gli atti amministrativi dovuti, per bonificare la discarica abusiva del Bosco di Calabricito.

Dopo il disastroso incendio del 2019 torna dunque alla ribalta la questione dell’enorme invaso di campagna, utilizzato dall’ecomafia fino ai primi anni ‘90, per inghiottire i fusti tossici degli impianti chimici del Nord Italia. Questo perché – prosegue l’articolo – il Gip del Tribunale di Nola, Daniela Critelli, ha accolto il ricorso, con cui gli ambientalisti Alessandro Cannavacciuolo ed Antonio Montesarchio chiedevano, che fosse respinta la richiesta di archiviazione di un procedimento aperto dalla Procura di Nola a carico di Lettieri. Procedimento scaturito da una denuncia degli stessi ambientalisti, ma che lo stesso Pubblico Ministero aveva chiesto di archiviare.

Dai documenti, però, emerge una colpevole inerzia: il sindaco va indagato per omissione” – ha invece scritto nell’Ordinanza il Gip Critelli, che ha respinto la richiesta di archiviazione, “perché mancano richieste dell’organo requirente in riferimento all’indagato ed anche perché è mancata proprio un’indagine, tesa ad approfondire quanto denunciato”.

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha inoltre fatto notare, che il reato di omissione in atti d’ufficio non si può considerare prescritto, perché “il protrarsi dell’inerzia colpevole, che sembra emergere dalla complessiva documentazione processuale, può manifestarsi come reato continuato quando, nonostante le sollecitazioni formali puntate a far agire il pubblico ufficiale, ma rimaste senza esito, la situazione dello scarico dei rifiuti potenzialmente pericolosa continui a dare i suoi effetti negativi e quando l’adozione di un atto dovuto sia però in grado, di far cessare il pericolo”.

Il giudice – aggiunge il quotidiano – ha quindi disposto, che “il Pubblico Ministero provveda, entro sei mesi, ad effettuare le indagini indicate ed ogni altro approfondimento ritenuto necessario o utile”. C’è un altro elemento, che ha spinto il Gip a bocciare l’archiviazione dell’indagine sul sindaco.

Quest’inchiesta, sempre secondo ciò che afferma il Giudice per le Indagini Preliminari, era stata impropriamente inserita in un altro procedimento, che riguardava tutt’altra questione e tutt’altri indagati, poi archiviato. “Non era affatto possibile – aggiunge sostanzialmente il magistrato – mettere le due indagini in connessione e quindi archiviarle entrambe, come se fossero un unicum. Per cui l’indagine su Lettieri, che non c’entra nulla con quella archiviata, deve procedere e, anzi, dev’essere avviata effettivamente ed approfondita”.

Il sindaco di Acerra – conclude l’articolo – è ora formalmente indagato, per aver omesso azioni finalizzate alla tutela della salute pubblica ed alla salvaguardia dell’ambiente. “Questo del Gip – commenta Francesco Picca, legale di Lettieri – è un provvedimento di estrema garanzia, perché ha evidenziato la circostanza, che il PM avesse avanzato una richiesta di archiviazione per due episodi completamente differenti tra di loro, di cui quello relativo a Calabricito non aveva registrato alcuna attività d’indagine.

Quindi il giudice ha ritenuto opportuno separare le due vicende e disporre, che il pm valutasse autonomamente l’episodio di Calabricito. Depositeremo gli stessi documenti già depositati in Procura, dai quali era già emersa l’inesistenza di ipotesi omissive a carico del sindaco”.

L’incendio di circa due anni fa, la cui natura restava tutta da accertare (anche se si propendeva per la quasi sicura origine dolosa), devastò l’ex Sito di Interesse Nazionale, creò non poca preoccupazione e sprigionò un’altissima nube nera, le cui sostanze si depositarono sui prodotti agricoli della vasta campagna locale.

 

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