Il Vescovo analizza la grave emergenza socio-sanitaria ed economica in atto

E’ un Monsignor Antonio Di Donna a 360° quello che, di recente, anche in qualità di Presidente della Conferenza episcopale campana, nominato a tale carica il 26 gennaio scorso, rendeva un’intervista alla stampa quotidiana. Il primo punto toccato dal Vescovo era relativo all’emergenza socio-sanitaria. “L’emergenza sanitaria – esordiva Di Donna – ha acuito le disuguaglianze sociali ed economiche già esistenti, riducendo in povertà nuove categorie, che prima della pandemia non erano considerate a rischio, come ad esempio quelle legate alla ristorazione.

L’emergenza sanitaria ha fatto ulteriormente deflagrare il sistema di protezione sociale, evidenziando le lacune politiche di welfare nel nostro Paese. Oggi i poveri sono soprattutto i cinquantenni disoccupati, le madri sole, i padri separati, i pensionati. Inoltre la pandemia ha acuito la solitudine esistenziale di tantissimi, perfino dei giovani. In questo periodo le nostre Caritas hanno assistito una marea di ‘invisibili’, che decine di Ordinanze e di Decreti non hanno nemmeno sfiorato.

Mi riferisco a chi non ha una casa e che, quindi, non può restare a casa; a chi non ha gli strumenti, per interpretare norme ed indirizzi sanitari; a chi non sa compilare un modulo; a chi non ha una connessione ad internet e a chi associa tre componenti letali: disagio economico, solitudine e disagio psichico. I servizi pubblici spesso risultano in difficoltà – proseguiva l’alto prelato – motivo per cui la pressione sulle nostre Caritas è altissima. Non ci sottraiamo.

La situazione, però, è preoccupante: le Caritas sono sole, senza risorse sufficienti e con volontari impagabili ma impauriti. La Caritas Campania può essere un interlocutore privilegiato per la Regione, aiutarla a strutturare interventi di sostegno che includano tutti, anche gli ‘invisibili’. Detto questo mi chiedo: la Chiesa è solo questo in tempo di pandemia? In una società che riduce la questione alla sola dimensione socio-sanitaria, la Chiesa non ha più niente da dire e da fare?

Io penso di no. Il nostro compito è quello di offrire un supplemento d’anima, dare un orientamento, indicare una rotta, una luce in questa notte, che è scesa su di noi”. Esprimendosi più specificatamente sull’emergenza sanitaria, il Vescovo diceva: “Papa Francesco più volte ha chiesto, che nessuno resti indietro e che i vaccini siano per tutti. C’è il rischio che, soprattutto al Sud, ampie fasce della popolazione restino escluse ancora per molto tempo.

Si faccia presto e si arrivi ad una vaccinazione di massa che, oggi, appare l’unico modo per far ripartire il tutto. Ovviamente la Chiesa, come già sta facendo per l’assistenza, è disponibile ad offrire le sue strutture, per giungere a quest’obiettivo. Intanto occorre riconoscere, che il Governo ha messo in campo molti aiuti economici, che sono serviti da veri ammortizzatori sociali.

Ma essi si stanno rivelando purtroppo insufficienti. Senza considerare, che tali aiuti non sempre sono arrivati a destinazione. Penso, ad esempio, alla cassa integrazione. Lentezza della burocrazia o altro? Inoltre – aggiungeva Di Donna – l’erogazione di sussidi ha favorito anche una certa ingiustizia. Magari c’è chi percepisce il reddito di cittadinanza senza lavorare e chi, invece, con un lavoro regolare è costretto a chiudere. Invece di disperdersi in sussidi e bonus, forse occorrerebbe sostenere le aziende, permettere loro di dare lavoro e, ovviamente, poi verificare che lo facciano.

Il vero obiettivo è creare lavoro, condizione fondamentale della dignità e del benessere. Che futuro avremo, quando più della metà dei giovani sarà senza lavoro? Un popolo non può vivere di assistenzialismo.

Inoltre lo sblocco dei licenziamenti sarebbe una vera iattura e non deve accadere. Questa pandemia ha messo alla prova non solo le singole persone, ma interi popoli. Penso ai Governi, che devono prendere decisioni su cosa sia più importante, ossia se preoccuparsi della gente o tenere in moto il sistema economico.

Papa Francesco dice spesso, che noi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca.

Non esiste una crisi sanitaria, una sociale ed una economica. Sono tutte interconnesse tra di loro. E sono facce della stessa crisi”.

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