L’improvvisa dipartita di Peppe, di cui ricordiamo la grande cultura e gli esilaranti monologhi

Era lo scorso 2 febbraio, quando si spegneva improvvisamente Giuseppe Tanzillo, per tutti Peppe, attore di teatro, speaker radiofonico ed intrattenitore televisivo. Il 65enne spirava nella clinica “Villa dei Fiori”, dov’era stato ricoverato qualche giorno prima per un malore.

Aveva passato circa 40 anni tra palcoscenici e studi radiofonici e televisivi. Era un profondo conoscitore della lingua inglese, che insegnava insieme alle materie letterarie. La notizia della sua morte, in breve, faceva il giro della città, destando profonda commozione e numerosi post sui social, perché Peppe era molto ben voluto ed apprezzato da tutti, grazie alla sua lunga carriera di attore nelle compagnie teatrali cittadine.

Tutti ricordano le sue performance ed i suoi monologhi brillanti, costruiti con un’ironia, che lasciava trasparire una cultura solida e vasta.

Ma anche le sue interpretazioni del teatro classico napoletano, che gli sono valse la “militanza” nelle compagnie teatrali cittadine. Negli anni ’80 condusse programmi radiofonici di successo in alcune emittenti locali, con lo stile di quelli che Renzo Arbore realizzava per le reti nazionali. Ma anche programmi culturali.

Infatti riuscì a mettere insieme, intorno ad un microfono, l’allora Vescovo Antonio Riboldi ed i rappresentanti dei Testimoni di Geova, dei Mormoni e degli Evangelisti, favorendo un dialogo tra diverse religioni, alquanto inusuale per quei tempi. Dal 1986 e per circa 20 anni ha recitato poesie ed aneddoti a Teleakery nell’ambito di “Classico Napoletano”, un programma di musica e cultura partenopea molto seguito.

Tanzillo lascia la moglie ed un figlio. I funerali venivano celebrati mercoledì 3 febbraio nel Duomo di Acerra e ad officiare era don Gustavo Arbellini il quale, tra l’altro, diceva: “La presenza di tante persone qui stamani, a dare l’ultimo saluto a Peppe, sta a testimoniare che egli ha agito, durante la sua vita, con generosità, altruismo, spesso dando gratuitamente lezioni, a chi non aveva la possibilità economica di corrispondergli del denaro”.

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