Il sottosuolo “restituisce” alla comunità acerrana un tesoro del passato

Il passato ritorna e spunta dal sottosuolo del nostro territorio una meravigliosa vestigia di un’antica civiltà, che dà subito lavoro agli storici ed agli archeologici. Nello specifico si tratta di una villa romana del III secolo dopo Cristo.

La scoperta è avvenuta ad Acerra durante i lavori di ampliamento della cosiddetta strada “Orientale”, in via Pacinotti, al confine con Afragola, all’interno della mai decollata area Pip (Piano Insediamento Produttivo). Qui, in un’ampia zona del cantiere, le ruspe si sono dovute improvvisamente fermare, visto che un’altra importante pagina di storia dell’hinterland partenopeo stava emergendo.

Del manufatto, una villa rustica, che secondo la Sovrintendenza Archeologica di Napoli sarebbe databile tra il primo ed il terzo secolo dopo Cristo, restano solo le mura perimetrali di fondazione. A renderlo noto, a seguito di un sopralluogo effettuato domenica 24 gennaio, a poche centinaia di metri dall’Asse Mediano e dall’Ipercoop, era il parlamentare Luigi Gallo (M5S), in qualità di componente della Commissione Bilancio della Camera. Il deputato grillino si sta occupando anche della possibile valorizzazione del parco archeologico dell’antica Suessula nell’ambito dei fondi del “Recovery Fund” su indicazione della Capogruppo consiliare Carmela Auriemma.

“Alla fine dello scavo si valuteranno le modalità di conservazione, di ciò che resta della villa romana” – rivelava l’Onorevole, dopo essersi consultato con la Sovrintendenza di Napoli. Che, insieme al Comune, sta cercando di riportare ad Acerra alcuni tra i reperti provenienti dalle campagne di scavo nelle antiche città di Acerrae e Suessola.

Ma quando tutto sembrava in dirittura d’arrivo, l’epidemia ha bloccato il trasferimento e l’allestimento del Museo Archeologico, la cui sede è stata individuata, almeno da una quindicina di anni, all’interno del Castello Baronale. Infatti, durante il sopralluogo, il parlamentare chiariva:

“L’emergenza Covid ha determinato una sospensione delle attività di allestimento, che riprenderanno appena possibile. E nei prossimi mesi, grazie ai fondi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, sarà attivato un progetto di manutenzione e restauro delle strutture archeologiche di Suessula: il foro ed i monumenti pubblici dell’antica città”.

Altre importanti antiche testimonianze acerrane sono custodite anche nel British Museum, a Londra. Il parco archeologico di Suessula, sito in località ‘Calabricito’, versa attualmente in uno stato di abbandono. Gli scavi furono dati in concessione all’Università di Salerno ma poi, per mancanza di fondi, dopo una prima tranche, in cui venne riportato alla luce il Foro, si interruppero.

Acerra ha un potenziale enorme ed inespresso in termini di sviluppo turistico e culturale. I nuovi resti archeologici venuti alla luce – precisa il Consigliere comunale Auriemma – ne sono l’ennesima conferma. La Casina Spinelli, il parco archeologico ed il bosco sono segmenti di un percorso culturale e gastronomico ed i fondi del Recovery Fund potrebbero essere l’occasione per la sua realizzazione.

Oltre a ciò va ricordato, che Acerra non è nuova a questi ritrovamenti. Basti ricordare che durante i lavori di rifacimento della strada provinciale, che collega Acerra a Caivano, fu ritrovata una necropoli, quasi subito mal ricoperta, per consentire la prosecuzione delle opere viarie”.

Del resto qui basta scavare nel sottosuolo, anche soltanto di mezzo metro, per entrare a contatto con la storia. Ovviamente occorre adesso valutare l’impatto, che una simile scoperta avrà sul prosieguo dei lavori relativi al miglioramento della viabilità di accesso ai centri commerciali ed ai collegamenti con i raccordi stradali interconnessi con la Stazione Porta.

Infatti assume un certo rilievo “il fermo lavori” dichiarato dalla Sovrintendenza archeologica nell’area del cantiere, in cui si sta procedendo al rinvenimento dei reperti. E non si sa, a questo punto, cosa possa succedere.

Ovviamente vale la pena ricordare, che i siti archeologici sono una risorsa non rinnovabile. Una volta che sono distrutti, le informazioni che contenevano vanno perdute per sempre.

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