Consorzio di Bonifica, ai Consiglieri comunali l’onere di votare un atto ‘impegnativo’

Dicevamo, dunque, in precedenza, che il perno dell’intera questione relativa al Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno, è la sentenza della Corte costituzionale n.188/2018.

La quale precisa, che l’art.860 del Codice Civile stabilisce, che “i proprietari dei beni situati entro il perimetro del comprensorio sono obbligati a contribuire nella spesa necessaria per l’esecuzione, la manutenzione e l’esercizio delle opere, in ragione del beneficio che traggono dalla bonifica…Anche alla luce della giurisprudenza di legittimità, detto vantaggio dev’essere diretto e specifico, conseguito o conseguibile dal singolo fondo a causa della bonifica, idoneo a tradursi in una qualità del fondo, non essendo sufficiente un beneficio relativo al complessivo territorio e meramente derivante, solo per riflesso, dall’inclusione in esso del bene (Corte di cassazione, sezione V civile, sentenza n.11801/2013)”.

Ma, se è lo stesso Dirigente ai Lavori Pubblici del Comune, Giovanni Soria, che ha attestato per iscritto, che “agli atti, non risultano documentazione di opere effettuate sul territorio comunale da parte del Consorzio di Bonifica del bacino dal 2010 al 2018”, quale contributo dovremmo pagare?

A dire il vero nel 2013 anche la Dirigente dell’Ufficio Tecnico comunale, Concetta Martone, aveva attestato quanto documentato dal Soria.

Nel frattempo sovviene un altro quesito, ossia: ma ad Acerra esiste un depuratore, verso il quale convogliare le acque reflue provenienti dalle abitazioni, site nella cinta urbana? Infatti la stessa sopra citata sentenza della Corte costituzionale (se qualcosa non vi è chiaro, potete anche interpellare il Consigliere comunale Gallo Aquilino – Presidente della Commissione Bilancio e Finanze), specifica che “il beneficio, che giustifica l’assoggettamento a contribuzione consortile non è legato, con nesso sinallagmatico di correspettività, all’attività di bonifica, come sarebbe, se si trattasse di un canone o di una tariffa, che invece tale nesso presuppongono.

Con riferimento proprio ad una prestazione patrimoniale di natura non tributaria questa Corte (sentenza n.335/2008) ha dichiarato incostituzionale la previsione di debenza della tariffa riferita al servizio di depurazione, anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi.

Nondimeno – prosegue la sentenza – nel caso dei contributi consortili di bonifica, il beneficio per il consorziato-contribuente deve necessariamente sussistere, per legittimare l’imposizione fiscale. Esso però consiste non solo nella fruizione, ma anche nella fruibilità comunque concreta, e non già meramente astratta, dell’attività di bonifica, che in ragione del miglioramento che deriva all’immobile del consorziato, assicura la capacità contributiva, che giustifica l’imposizione di una prestazione obbligatoria di natura tributaria”.

La mancata opera del Consorzio di Bonifica inficia anche quella parte della Delibera di Giunta n.105 del 4.11.2020, di indirizzo al Consiglio comunale, in cui si legge che “la Corte ha precisato, che i proprietari di beni immobili agricoli ed extragricoli, ricadenti nell’ambito di un comprensorio di bonifica, che traggono un beneficio consistente nella conservazione o nell’incremento del valore degli immobili, derivante dalle opere pubbliche o dall’attività di bonifica effettuate o gestite dal Consorzio, sono obbligati al pagamento di un contributo consortile, secondo i criteri fissati dai Piani di Classifica elaborati ed approvati”.

L’imposta in questione è frutto di un Decreto regio, che risale addirittura al 1933. Il Consorzio dovrebbe svolgere attività di vigilanza sul territorio, di difesa idraulica e tutela ambientale del territorio di competenza dalle esondazioni e di distribuzione dell’acqua per usi irrigui ed ha il potere di imporre contributi alle proprietà consorziate.

In verità molti sono stati sempre i dubbi ed i malumori tra la popolazione, che non riusciva a spiegarsi i motivi, per i quali doveva pagare ogni anno una simile tassa, nonostante che i servizi non si intravedessero. Addirittura le lamentele dei contribuenti erano relative alle modalità, con cui veniva recapitata la tassa. Infatti in molti sostenevano, di non aver mai ricevuto l’avviso di pagamento ma direttamente la notifica del tributo, maggiorato quindi delle spese da corrispondere.

Insomma è sui Consiglieri comunali, che grava l’onere di votare un atto ‘impegnativo’, che qualche esponente dell’opposizione potrebbe trasmettere, tra gli altri, alla Procura della Corte dei Conti.

 

J.F.

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