Guanti e mascherine usati gettati a terra: un rischio per la salute e l’ambiente

Guanti e mascherine usati gettati a terra. Ma anche bottigliette di sanificante vuote. Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le segnalazioni giunteci da parte dei cittadini. Motivo?

Il comportamento di una serie di soggetti incivili, che abbandonano questi “nuovi” rifiuti e, tra essi, i dispositivi di protezione individuale (D.P.I.) in particolare per strada, sui marciapiedi, nei parcheggi dei supermercati, nei pressi degli esercizi commerciali ecc. Nel bel mezzo di una crisi sanitaria, purtroppo molti cittadini si stanno lasciando andare a comportamenti incivili e lesivi per l’intera comunità locale e non. Legambiente, a tal proposito, parla di un doppio rischio.

“Innanzitutto il rischio è quello di un danno ambientale, visto che parliamo di dispositivi di protezione realizzati in fibre di polipropilene o poliestere, cioè plastica, oppure in lattice in nitrile, PVC ed in altri materiali sintetici.

Questi materiali, infatti, abbandonati lungo le strade o presso aiuole e cespugli, quando piove, rischiano di finire nei reticoli idrografici superficiali o tombinati, per poi arrivare direttamente in mare. Inoltre – prosegue l’associazione ambientalista – si tratta di dispositivi potenzialmente contaminati, che rappresentano un rischio sanitario per chiunque, anche per chi, inavvertitamente, vi entri a contatto (pensiamo, ad esempio, agli operatori ecologici). Ecco perché i cittadini devono adottare comportamenti responsabili e gettare questi rifiuti nell’indifferenziato, dopo averli accuratamente sigillati in appositi sacchetti dedicati, per essere sicuri che nulla fuoriesca”.

Con la raccomandazione di maneggiare il meno possibile la mascherina, senza toccarne le parti esterne. Pertanto sono ancora in troppi a non aver capito che, quando si gettano queste tipologie di rifiuti a terra, oltre ad imbrattare le aree pubbliche, ledendo il decoro urbano, il pericolo è quello di poter contagiare altre persone, se si è positivi al virus, senza saperlo.

L’Istituto Superiore di Sanità (I.S.S.) ha spiegato sul proprio sito, come smaltire questi materiali. Oltre a ciò uno studio pubblicato sulla rivista ‘Lancet’, ha dimostrato che il coronavirus resiste a diverse temperature su varie superfici. E su una mascherina potrebbe vivere anche fino a sette giorni.

“Ricordiamo che i dispositivi sanitari sono molto resistenti e potrebbero durare nell’ambiente decine di anni, come accade per le buste di plastica più spesse o i flaconi di liquidi più resistenti” – si legge sul sito di Legambiente Campania, dove viene sottolineato che “occorre responsabilizzare ed informare i cittadini, per ridurre o eliminare l’impatto ambientale dell’abbandono di questi rifiuti”.

Tornando alle sopra citate indicazioni dell’I.S.S. circa lo smaltimento specifico di guanti e mascherine in ambito domestico e sul luogo di lavoro, esso specifica che, “se si è positivi o in quarantena obbligatoria mascherine e guanti monouso, come anche la carta per usi igienici e domestici (fazzoletti, tovaglioli, carta in rotoli) vanno smaltiti nei rifiuti indifferenziati, possibilmente inseriti in un ulteriore sacchetto.

Per le attività lavorative, i cui rifiuti sono già assimilati ai rifiuti urbani indifferenziati mascherine e guanti saranno smaltiti come tali. Per le altre attività si seguiranno le regole vigenti secondo i codici già assegnati…”.

Inutile dire che, su questo tema, né il sindaco Lettieri, in qualità di autorità sanitaria, né Cuono Lombardi, in qualità di assessore all’Igiene Urbana e all’Ambiente, si sono fatti promotori di una campagna di corretta informazione sullo smaltimento dei dispositivi di protezione individuale, attraverso i manifesti ed i social, come accaduto altrove. Ma tant’è.

 

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