Lo stop del Tar del Lazio agli inceneritori boccia lo SbloccaItalia del governo Renzi

La sentenza emessa dai giudici del Tar del Lazio in data 6.10.2020, sulla scia dell’ordinanza della Corte di Giustizia Europea, emessa a maggio dell’anno scorso e con la quale i giudici hanno sentenziato per il No a nuovi inceneritori e per lo stop all’ampliamento di quelli esistenti e di cui riferivamo nella pagina precedente, aveva effetti tangibili sull’intero ciclo dei rifiuti non solo campano.

E, come già detto, tutto era nato dal ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste “Comitato Acerra Donne del 29 Agosto” e “Mamme di Venafro”, legalmente rappresentate dall’Avvocato Carmela Auriemma, che è anche Capogruppo in Consiglio comunale del Movimento 5 Stelle. La quale, all’indomani della sentenza emessa, dichiarava:

“Ormai l’incenerimento è destinato a scomparire, soprattutto dopo il Decreto firmato il 15 maggio dell’anno scorso dal Ministro Costa, che vieta di bruciare o di conferire in discarica circa 1 milione di tonnellate di pannolini usati, che invece verranno recuperati e trasformati in materia prima. Inoltre il paradosso sta nel fatto che, in Campania sono cambiate in modo vistoso le percentuali di raccolta differenziata.

Eppure ad Acerra si brucia più spazzatura, anzichè diminuire le quantità portate ad un inceneritore che, ricordiamolo, è di proprietà della Regione e che è gestito da una società lombarda. A seguito di questa decisione del Tar del Lazio siamo ancora più motivati ad andare avanti.

Lasciatemi però dire – aggiungeva l’indomita professionista molto stimata, nel caso specifico, dalle associazioni ambientaliste – che questa vittoria nasce da lontano. Ossia dalle tesi di contrarietà al diritto dell’Unione europea sostenute dall’associazione “Mamme di Venafro”, da me rappresentata, nel giudizio instaurato da un colosso francese, per ottenere un aumento del quantitativo di rifiuti che, attualmente, brucia nell’impianto di Pozzilli.

Io me la ricordo ancora quell’udienza, a maggio 2017, con l’aula piena di cittadini, parroco compreso e vincemmo. Contro tutto e tutti. Nessuno ci credeva in quell’azione di opposizione, solo loro, le mamme ed i cittadini della Valle di Venafro, un territorio bellissimo ma anche tanto inquinato.

Ora – concludeva Auriemma – attendiamo il Consiglio di Stato, dove già nel 2015 abbiamo posto gli stessi quesiti comunitari, nell’unico giudizio attualmente esistente su quell’impianto, l’unica possibilità per gli acerrani, di veder riconosciute le proprie ragioni”. A seguito del pronunciamento della Corte di Giustizia Europea, l’allora Assessore regionale all’Ambiente Fulvio Bonavitacola, disse che “preferiva non commentare una sentenza che, al momento, non conosceva nei dettagli”.

Anche perché a Palazzo Santa Lucia allora ribadivano, che “la quarta linea dell’inceneritore si farà, perché si tratta di un adeguamento dell’impianto e non di un piano o di un programma di interventi, da sottoporre alla Valutazione di Impatto Strategica Ambientale”.

Il forno aggiuntivo in pratica servirebbe solo da supporto, quando una delle tre linee è in manutenzione e quindi non aumenterebbe i quantitativi di rifiuti trattati. Ma ora gli ambientalisti hanno una freccia in più al loro arco. Infatti non dimenticatevi, che Acerra ha una Vittoria in più nel Consiglio regionale.

 

 

 

 

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