In tantissimi al funerale di Giuseppe, il giovane investito a Pomigliano. L’omelia del Vescovo

Si svolgevano mercoledì 30 settembre i funerali del giovane Giuseppe Travaglino, il nostro concittadino di 26 anni, deceduto in ospedale lo scorso 23 settembre. A stroncare prematuramente la vita del giovane era stato un ragazzo di 19 anni che, alla guida della sua auto, una Fiat 500, aveva investito in pieno Giuseppe, mentre nella serata di venerdì 18 stava attraversando via Roma a Pomigliano d’Arco.

Giuseppe si era laureato in Economia e Commercio all’Università Federico II con 110 e lode ed era stato assunto proprio di recente come analista da una società controllata dallo Stato. Poco prima di essere assunto, aveva fatto un master ed era risultato il primo del suo corso.

Il ragazzo, quando era giunto al Pronto Soccorso, già presentava un quadro clinico disperato, perchè aveva subito un grave trauma cranico ed era stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico, finalizzato alla rimozione di un ematoma alla testa.

Dopo l’intervento era stato trasferito in terapia intensiva. Ma non c’è stato nulla da fare. In seguito al decesso, i genitori del 26enne avevano subito autorizzato l’espianto degli organi. Grazie a questo straordinario gesto altre vite, almeno otto, sono state salvate. Una folla grande ma composta partecipava ai suoi funerali, celebrati nella chiesa del Gesù Redentore nella quale, durante l’omelia, il Vescovo Antonio Di Donna, tra l’altro, diceva: “Giuseppe ha vissuto una vita ‘completa’. La sua non è una vita spezzata. Si può arrivare a 100 anni e non aver fatto granché della propria vita. Lui invece a soli 26 anni aveva raggiunto importanti traguardi ed un prestigioso impiego lavorativo”.

Un appello ai ragazzi “sbandati” della nostra città, affinchè “Giuseppe sia d’esempio, incitando a studiare come lui e ad essere persone migliori. Amava la vita, gli amici e le persone che facevano parte della sua vita. Cosa fanno gli Enti locali – aggiungeva l’alto prelato – per tutelare i nostri figli? Passatevi una mano per la coscienza. Le istituzioni politiche dovrebbero proteggere i giovani: ad Acerra non c’è nulla per loro e sono costretti ad andare negli altri paesi nel weekend”.

Erano in tantissimi ad accogliere la bara con palloncini bianchi e tante lacrime: dal proprietario del locale di via Roma a Pomigliano, dov’è avvenuta la tragedia ai professori dell’Ipe, fino agli amici ed ai familiari. All’esterno della chiesa era esposto uno striscione con una frase, che Giuseppe sentiva sua e che ora fa parte di questo cammino, da percorrere senza di lui: “Continuerò ad ammirare l’abbagliante splendore del mondo, anche quando mi ritroverò a camminare nell’ombra“. Tantissimi lo hanno voluto ricordare, a partire dalle Mamme di Acerra:

“Noi mamme piangiamo la morte prematura di un giovane, che amava la vita, un bravo ragazzo che era sempre pronto ad aiutare, a dare una mano, non si è mai tirato indietro. Ci sentiamo colpite da questa perdita, perché Giuseppe era anche nostro figlio. Che Dio ti accolga tra le sue braccia, arrivederci figlio nostro. Questa tragedia tocca tutti: ognuno di noi poteva trovarsi al suo posto ed è per questo che la sua morte non deve e non può essere vana.

Il dolore lancinante della comunità e della sua famiglia può e deve trasformarsi in un messaggio concreto, per salvare altre vite umane”.

 

Maria Luigia Feldi

 

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