Auriemma: “Il Presidente non ha offeso solo me e la mia famiglia, ma l’intero Consiglio”.

Durante il Consiglio comunale dello scorso 27 maggio, celebre diventava la frase del Presidente del Civico consesso, Andrea Piatto, rivolta alla Consigliera Carmela Auriemma e ripetuta per ben due volte, ossia: “Lei sta facendo la comorrista”. Con tutte le polemiche che ne scaturivano.

Abbiamo ripercorso quei momenti, adesso, a distanza di circa un mese, con la stessa esponente pentastellata, la quale dice: “Ciò che più mi ha fatto male di quei momenti è stato, innanzitutto, la chiusura violenta e brusca del mio microfono da parte del Presidente il quale, però, ha lasciato acceso il suo, giusto per far sentire in modo chiaro e scandito l’offesa.

Poi la censura del presidente, dicendo che l’intervento non era pertinente anche se, in realtà, aveva sentito solo sei parole. Ho fatto appena in tempo, a pronunciare il termine camorra e mi è sembrato di ritornare indietro negli anni 90′, quando questa parola creava disagio ed imbarazzo.

In questa situazione mi ha dato sostegno la ferma convinzione, che alla Città interessa cosa stia succedendo in città. Del resto hanno sparato fuori una scuola, per fortuna chiusa, in pieno giorno. Io non ho figli, ma se fossi madre, non dormirei la notte. Cosa dobbiamo aspettare?

Inoltre – prosegue la professionista – i bilanci comunali sono “materia” ghiotta per la camorra ed era un mio dovere parlarne, affinché nessuno potesse dire in futuro: «Carmela, la camorra ha sparato fuori ad una scuola: perché non è stato detto nulla nel Consiglio comunale celebrato pochi giorni dopo? I fatti si trattano sul momento, non solo quando fanno comodo, per fare passerelle.

L’unica persona in Consiglio a darmi invece un sostegno, è stato il solo Consigliere Domenico Zito, l’unico che si è scandalizzato davanti a tutta quell’arroganza e superbia ed ha cercato di sostenere il mio intervento. Ma il presidente ha zittito anche lui”.

Perché ha “accettato” la rettifica del Presidente? “Perché non avrei dovuto farlo? Io, a differenza del Presidente, non sono una persona scorretta, non faccio giochini. Mi pare ovvio però che, dopo le correzioni, se si è veramente pentiti per quello che si è detto e se si riconosce l’errore, bisogna scusarsi. Quell’atteggiamento, quelle calunnie hanno offeso me, la mia famiglia, il gruppo ed il movimento che rappresento, hanno offeso tutto il Consiglio comunale e l’intera Città. Le scuse sono dovute.

Inoltre, a confermare e a riconoscere, che quel mio intervento in aula era importante e di stretta attualità, ci ha pensato lo stesso presidente Piatto nel convocare d’urgenza, per lo scorso 3 giugno, un Consiglio comunale monotematico su camorra ed emergenza criminalità. Tema che andava affrontato evidentemente senza tutti quegli appigli.

Ripeto, la camorra uccide in Città ed il presidente pensava al regolamento. Ma anche l’atteggiamento che ha continuato ad avere il presidente non va beneaggiungeva la Capogruppoiniziando poi una polemica con il Vescovo. Evidentemente non gli andava proprio giù questa convocazione.

Ma io ero contenta, che era stata fissata una seduta monotematica del Consiglio comunale sulla camorra, perché la mia Città avrebbe affrontato un tema così importante per il presente ed il futuro della stessa e lo si è tenuto nel luogo più rappresentativo della democrazia”.

 

An.Pa.

 

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